VYASA KRSNA-DVAIPAYANA.
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MAHA-BHARATA.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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            Testo fornito dal progetto:
    SATHYA - ANANDA. Le verit che danno gioia.
  Referente Luca Pistolesi. email: pistluca@ats.it.
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Presentazione.
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Cinquemila anni or sono; una tranquilla e lussureggiante foresta dell'India; una conclave di santi asceti. Arriva Suta Gosvami, un giovane eppure gi rinomato saggio. Gli asceti chiedono notizie riguardanti i suoi ultimi pellegrinaggi e Suta racconta di aver assistito a un grandioso sacrificio, durante il quale Vaisampayana, uno dei discepoli del celeberrimo Vyasa, racconta la meravigliosa storia chiamata Maha-bharata. Saunaka chiede a Suta di ripetere fedelmente tutto ci che ha ascoltato e quest'ultimo accetta di buon grado. Inizia cos il Maha-bharata di Vyasa, una delle pi magnificenti opere che l'uomo sia stato capace di riportarci.
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Introduzione.
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Il Maha-bharata,  il pi grande fra i poemi epici e religiosi indiani assieme al Ramayana. Maha-bharata significa letteralmente: Grande Bharata, da intendersi come: Grande saga dei discendenti di Bharata. E' conosciuto anche come Krisnaveda, cio libro sacro di Krishna.
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Seppur collocato nell'ambito di un'antica epopea, il Mahabharata,  inserito nella raccolta dei testi la cui lettura  tradizionalmente consentita a tutti gli hindu, ivi compresi gli appartenenti alla casta dei sudra e alle donne.
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Al suo interno  inserita la Bhagavad-gita, precisamente nel Libro 6, il BHISHMA PARVA, al capitolo 88. Questo capitolo, che viene generalmente preso come un testo a s stante,  uno dei testi religiosi pi importanti dell'Induismo, in cui si intende compendiare l'intero scibile dei contenuti della dottrina e della scienza dello yoga, per cui, a differenza del Ramayana, il Mahabharata tratta anche della moksa, cio la definitiva liberazione dal ciclo delle nascite e delle morti, il samsara.
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Nella percezione degli hindu di ieri come di oggi, il Maha-bharata  portatore anzitutto di un messaggio spirituale: quello della scienza dello yoga, che trasmette il supremo segreto capace di trasformare l'agire umano da fonte di un insolubile legame con la sofferenza a strumento di emancipazione dal disagio del divenire.
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Composto originariamente in lingua sanscrita,in versi poetici detti sloka, ne sono a noi giunte a noi almeno 3 edizioni: la versione cosidetta "meridionale" in pi di 95.000 versi; la seconda versione detta "settentrionale" o vulgata con circa 82.000, e in ultimo la versione ricostruita in epoca moderna, detta "critica" che conta circa 75.000 versi. Con l'aggiunta della appendice, detta khila, resta il poema epico pi imponente non solo della letteratura indiana, ma dell'intera letteratura mondiale.
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La tradizione hindu narra che il poema religioso sia opera del mitico saggio Vyasa, il Compilatore, appellativo di Krishna Dvaipayana, che include se stesso tra i pi importanti personaggi dinastici del racconto. I fatti narrati nel Maha-bharata sono, sempre secondo la tradizione, avvenuti nel 32esimo secolo avanti Cristo, quindi al termine dell'era Dvapara-yuga che precede l'era attuale detta del Kali-yuga.
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Gli studiosi ritengono che il Maha-bharata derivi da un originale lavoro molto pi breve, chiamato Jaya, traducibile come Vittoria, a significare la vittoria del dharma sull'adharma grazie all'intervento del dio Krisna. Si pensa infatti che da questo poema di circa 8.800 strofe, risalente al Quarto secolo avanti Cristo, si sia sviluppato ed arricchito nel corso dei secoli fino al Quarto secolo dopo Cristo, passando per una versione intermedia denominata Bharata di complessive 24.000 strofe. Gli autori delle prime versioni del Maha-bharata attinsero con ogni probabilit a tradizioni epiche ancora pi antiche, risalenti alle tradizioni delle invasioni arie e forse anche prima in considerazione del fatto che la mitologia qui presente ha una tipica struttura indoeuropea.
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La sua messa per iscritto, fu tarda, ed avvenne su corteccia di betulla nel nord dell'India e su foglie di palma nel sud, questo prima dell'introduzione della carta avvenuta nell'undicesimo secolo. I pi antichi testimoni conservatisi fino a noi risalgono a manoscritti del 16esimo secolo.
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Va tuttavia evidenziato come la ulteriore copiatura e diffusioni dei manoscritti nel corso dei secoli ha riguardato solo chi poteva disporre dell'opera, il quale si poteva sentire libero di fare delle aggiunte, per quanto riguarda "racconti" da lui conosciuti ma assenti nel testo, oppure promuovere delle correzioni, o intervenire laddove il testo risultava "corrotto" o, infine, redigere delle note a margine. Questi interventi avvenuti lungo i secoli, seppur promossi al fine di migliorarne la redazione, possono aver alterato, e non poco, il testo originale.
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A ci va aggiunto, con tutto quello che ne consegue, la traduzione in altre lingue e dialetti differenti dal sanscrito, come ad esempio il bengali o il malayalam, e la ulteriore copiatura e diffusione di questi nuovi testi.
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Indice di questa parte.
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Libro 1: ADI PARVA.
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1. L'arrivo di Suta Gosvami.
2. Suta inizia a raccontare.
3. I serpenti vengono maledetti.
4. I naga allarmati.
5. Il sacrificio dei serpenti di Janamejaya.
6. Inizia la narrazione.
7. L'emergenza causata dagli asura.
8. Shantanu e Bhishma.
9. Shantanu incontra la seconda moglie.
10. La storia di Amba.
11. Vyasa genera tre figli.
12. Kunti e il figlio del sole.
13. Pandu viene maledetto.
14. La nascita dei Pandava.
15. La morte di Pandu.
16. Predizioni funeste.
17. Il primo attentato.
18. L'arrivo di Drona.
19. La storia di Drona e Drupada.
20. Ekalavya il nishada.
21. La storia di Karna.
22. Il torneo.
23. La vendetta di Drona.
24. Il complotto.
25. Gli avvenimenti di Varanavata.
26. I fratelli rakshasa.
27. Ad Ekachakra.
28. La notizia del torneo.
29. Lo svayamvara di Draupadi.
30. L'incontro dei Pandava con Krishna.
31. L'apparente riconciliazione.
32. La divisione del regno.
33. Arjuna in pellegrinaggio.
34. Arjuna e Subhadra.
35. Il rogo della foresta di Khandava.
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Libro 2: SABHA PARVA.
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36. La costruzione del sabha.
37. La storia di Jarasandha.
38. Campagna militare dei Pandava.
39. Krishna e Sishupala.
40. Duryodhana umiliato.
41. Il piano diabolico.
42. L'invito.
43. Il gioco dei dadi.
44. Gli insulti a Draupadi.
45. Insulto dopo insulto.
46. Si gioca ancora.
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Libro 3: VANA PARVA.
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47. Nella foresta di Kamyaka.
48. La maledizione di Maitreya.
49. A Dvaitavana.
50. La partenza di Arjuna.
51. L'incontro con Shiva.
52. Arjuna nei pianeti celesti.
53. Il pellegrinaggio verso Mandara.
54. Sulle vette dell'Himalaya.
55. Bhima incontra Hanuman.
56. Il ritorno di Arjuna.
57. La storia di Nahusha.
58. Ritorno a Kamyaka.
59. Duryodhana sconfitto e umiliato.
60. La disperata decisione.
61. Il rajasuya di Duryodhana.
62. La disavventura di Jayadratha.
63. Il lago misterioso.
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Libro 4: VIRATA PARVA.
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64. L'inizio dell'anonimato.
65. Il sogno di Karna.
66. Indra chiede la carit.
67. Gli insulti di Kichaka.
68. Si diffonde il terrore dei gandharva.
69. Consiglio ad Hastinapura.
70. L'attacco di Susharma.
71. Arjuna sconfigge i Kuru.
72. Il segreto  svelato.
73. Il matrimonio di Abhimanyu.
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Libro 5: UDYOGA PARVA.
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74. Gli alleati a consiglio.
75. Arjuna e Duryodhana a Dvaraka.
76. Krishna auriga di Arjuna.
77. L'arrivo degli eserciti.
78. Il messaggio di Dritarashtra.
79. I consigli di Sanjaya e di Vidura.
80. Krishna ad Hastinapura.
81. Karna e il mistero della sua nascita.
82. Kunti va a trovare Karna.
83. Drishtadyumna nominato comandante.
84. Bhishma nominato comandante.
85. I re neutrali.
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Fine Indice.
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Maha-bharata.
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Libro 1: ADI PARVA.
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1. L'arrivo di Suta Gosvami.
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Circa cinquemila anni fa, nel corso del suo peregrinare, il santo ed erudito Suta Gosvami, desiderando portare i propri omaggi ad alcuni saggi che da anni svolgevano un impegnativo sacrificio, giunse in una radura della foresta di Naimisha, in India, la splendida nazione conosciuta a quei tempi con il nome di Bharata-varsha.
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I rishi, dal cuore completamente purificato da ogni identificazione con la materia, riconobbero immediatamente il figlio di Romaharshana, che nonostante la sua giovane et era gi considerato degno di ogni rispetto. Lo salutarono e gli offrirono un seggio. Cos, dopo aver mangiato del cibo offerto alle divinit e essersi rimesso dalle fatiche del lungo viaggio, Suta si accomod su un tappetino tessuto con erba kusha e offr rispettosi ossequi a tutti.
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"Noi sappiamo che in questi ultimi anni hai viaggiato molto," dissero i saggi, "e che sei stato in numerosi luoghi sacri. Da dove provieni, ora, o Suta? Raccontaci tutto; noi ti ascoltiamo."
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"Provengo dalla santa arena del grande sacrificio dei serpenti di Maharaja Janamejaya," rispose Suta, "ove mi  stato concesso l'onore di ascoltare la sacra e meravigliosa storia chiamata Maha-bharata, composta da Vyasa. Subito dopo, colto da curiosit, sono andato a visitare Samanta-panchaka, il luogo in cui tempo fa si combatt la battaglia fratricida tra i figli di Dritarashtra e quelli di Pandu, i protagonisti di questa fantastica narrazione, che  in s stessa una meditazione sul Signore Supremo Shri Krishna e arreca a tutti, oratori e ascoltatori, il massimo del beneficio spirituale. Se volete posso ripetervela dall'inizio, esattamente come l'ho ascoltata, senza aggiungervi niente di mio."
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E allora, comodamente seduti secondo le varie posizioni dello yoga sui loro tappetini di erba santa, i saggi si apprestarono con grande felicit ad ascoltare il Maha-bharata.
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2. Suta inizia a raccontare.
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Dopo essersi sottoposto a severe penitenze e prolungate meditazioni, il saggio Vyasa, che per tutta la sua vita aveva sempre mantenuto fede ai propri voti e osservato le pratiche delle ascesi spirituali, studi con grande attenzione e seriet l'eterna conoscenza contenuta nei Veda, testi che a quel tempo non erano ancora stati messi per iscritto, ma erano ripetuti solo in forma orale. Consapevole delle difficolt in cui sarebbe incorsa la gran parte della gente, di regola poco incline al ragionamento analitico, cerc di rendere in maniera semplice e chiara i concetti filosofici ivi espressi.
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Intanto gli avvenimenti che il rishi si accingeva a narrare erano in pieno svolgimento e la presenza di Shri Krishna sul pianeta gli diede l'ispirazione giusta per delineare nella sua mastodontica opera anche i principi fondamentali della spiritualit. E nella sua mente vasta e profonda come l'oceano, la storia che avrebbe poi chiamato Maha-bharata prese corpo, con tutte le sue delicate forme espressive e i suoi concetti divini racchiusi nell'incalzare delle vicende.
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Dal giorno in cui il saggio aveva cominciato a meditare e a richiamare nella sua mente il Maha-bharata erano trascorsi diversi anni e, quando alla fine lo ebbe terminato, ritenne opportuno metterlo per iscritto in modo da divulgarlo tra le genti. In quei giorni in suo aiuto venne il Deva Ganesha che fu ben felice di accettare l'incarico di scrivano; e ben presto l'intera opera divenne una meravigliosa realt. Il Maha-bharata fu diviso in 18 Parva e 1.929 sezioni, con un totale approssimativo di 100.000 versi.

Ben tre anni trascorsero prima che l'intero lavoro fosse compiuto. Sappiate, o saggi dal cuore totalmente libero dalle terribili contaminazioni della lussuria e della rabbia, che mai in questo mondo fu messa per iscritto un'opera pi sublime. Ascoltate con attenzione mentre la recito.
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3. I serpenti vengono maledetti.
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Un giorno il virtuoso re Parikshit, durante una battuta di caccia, arriv alla capanna del saggio Shamika, al quale chiese di offrirgli qualcosa che potesse dissetarlo. Ma questi, che era seduto in una posizione yoga ed era chiuso dentro se stesso, rapito dall'estasi di una profonda meditazione trascendentale, non s'accorse affatto dell'arrivo del sovrano, per cui non si mosse n apr gli occhi che teneva ben chiusi per non essere distratto da cose esterne.
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Parikshit era esausto, e in pi da ore era tormentato da una sete insopportabile, per cui il suo stato mentale era alterato e certamente poco predisposto alla gentilezza e alla cordialit, doti che solitamente lo contraddistinguevano. Continu a chiamarlo senza ricevere risposta.
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"Questo rishi ignora le pi elementari regole dell'ospitalit," pens, "e non si cura affatto di me. Non ha voglia di adempiere ai suoi doveri e per questo fa finta di essere immerso nella sua meditazione. Ma gli insegner io a rispettare il suo re."
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Senza riflettere sul grave errore che stava per commettere, prese con la punta dell'arco un serpente morto e glielo pose attorno al collo a m di ghirlanda. Poi and via infuriato. Cosa aveva spinto Parikshit a comportarsi in quel modo ingiusto?
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Egli non era un uomo qualsiasi ma un puro devoto del Signore ed era sempre stato in pieno possesso delle sue facolt intellettive; era mai possibile che un semplice stato di affaticamento avesse potuto turbarlo fino a quel punto? Certamente quel giorno fu qualcosa di superiore a spingerlo a quell'atto iniquo.
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Il saggio Shamika non si era ancora destato dalle sue riflessioni, quando pass davanti alla sua modesta capanna un ragazzo che era amico di Shringi, suo figlio. Quest'ultimo, per quanto fosse virtuoso, era di temperamento terribilmente focoso e impulsivo, e difficilmente riusciva a controllare le proprie emozioni. A questo punto vi sar facile immaginare le sue reazioni quando, avvertito dall'amico, accorse sul luogo. Shringi era giovane, ma grazie agli insegnamenti del padre aveva gi sviluppato dei forti poteri mistici, per cui in meditazione riusc a ricostruire l'accaduto. Allora, senza neanche attendere che il padre riaprisse gli occhi, decise di vendicare l'insulto.
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"Questi kshatriya sono accecati dalle ricchezze e dal rispetto che il popolo conferisce loro," sibil, "e troppo spesso dimenticano che tutto ci che  in loro possesso lo devono alle benedizioni e alla saggezza che noi brahmana elargiamo generosamente senza voler nulla in cambio. Questo Parikshit ha ora passato il segno; offendendo mio padre che era innocente, ha meritato la morte."
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Senza riflettere sulle gravi conseguenze che avrebbero potuto conseguirne, egli santific dell'acqua e si concentr nella recitazione dei mantra vedici. Poi con tono solenne disse: "Esattamente fra sette giorni, il vile che ha osato oltraggiare mio padre con una ghirlanda di rettile morto, morir proprio per il morso di un serpente."
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Quando il saggio Shamika si svegli, trov davanti a s suo figlio che, con le lacrime agli occhi, lo inform dell'intero accaduto. La reazione del padre fu immediata. "Cosa hai fatto," disse al figlio, "non ti rendi conto che Parikshit  il monarca pi santo che esista al mondo e che la nostra serenit dipende dalla sua protezione? Per un'offesa cos insignificante hai condotto il mondo intero a una catastrofe certa. Quando la societ si ritrova priva di una guida pura e onesta, tutti ne soffrono e la pace  sconvolta. Ma purtroppo quando un brahmana, anche se giovane e incosciente come te, pronuncia una maledizione questa  destinata a sortire effetti. Tuttavia io avvertir Parikshit e far tutto ci che  in mio potere per salvarlo."
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Quel giorno stesso uno dei discepoli di Shamika si rec a Hastinapura, la capitale, e raccont al sovrano gli ultimi avvenimenti. Questi, affranto, scosse la testa. "Accolgo la maledizione di quel giovane come un autentico augurio. Infatti dal giorno in cui ho osato maltrattare in maniera tanto villana un santo, dentro di me non ho avuto pi pace. Sono contento di pagare cos il mio debito. Attender la morte con serenit, consapevole del fatto che in tal modo avr l'opportunit di espiare il mio peccato."
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Non  da tutti poter conoscere il momento esatto della propria morte e in questo senso Parikshit pot ritenersi fortunato perch ebbe la possibilit di spendere quegli ultimi sette giorni che gli restavano da vivere nel migliore dei modi: ritiratosi sulle rive del Gange, colse l'opportunit della presenza di Shukadeva Gosvami per ascoltare a viva voce la sacra scrittura chiamata Shrimad-Bhagavatam fino all'ultimo momento. E puntualmente, trascorsi che furono i sette giorni, il serpente Takshaka gli infuse il suo veleno e il re abbandon le proprie spoglie mortali. Pochi giorni dopo il trono vacante fu rilevato dal giovane figlio Janamejaya.
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Passarono gli anni. Divenuto adulto, Janamejaya cominci a chiedersi quali fossero state le vere ragioni della strana morte del padre, il quale sembrava sapere ci che gli sarebbe accaduto; cos, grazie ad approfondite ricerche condotte presso gli anziani della corte, venne ben presto a capo dell'intera vicenda. Per giorni rimugin su ci che aveva saputo e alla fine giunse a delle conclusioni.
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"Mio padre era innocente: aveva sete e non si era accorto che il saggio stava meditando. Perci si  comportato in quel modo. Ma non  ammissibile una vendetta sui brahmana, che rappresentano Dio sulla Terra; dunque l'unica cosa che mi resta da fare  uccidere l'orrido serpente che ha avvelenato mio padre, insieme a tutta la sua stirpe. Io sterminer l'intera razza dei serpenti. Ripulir questo mondo dalla loro presenza malefica."
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Riun allora i sacerdoti pi esperti, i quali dopo aver tenuto consiglio fra di loro dissero: "O re, nei Veda sono contemplati numerosissimi sacrifici, tra cui quelli destinati alla distruzione di alcune specie ritenute nocive. Tra queste ci sono anche i naga. Ma ti avvertiamo che  un sacrificio lungo, dispendioso e colmo di pericoli. Per attuarlo devi avere una determinazione incrollabile."
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"Dentro di me ho gi deciso," ribatt Janamejaya, "la morte di mio padre chiama vendetta. I serpenti sono una razza malvagia e molestano uomini, donne e bambini. E' mia opinione che essi debbano essere sterminati. Considerato che tecnicamente la cosa  possibile, io desidero che i preparativi comincino subito." Non trascorsero molti giorni che il regno di Janamejaya fu scosso da un'attivit febbrile e intensa.
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4. I naga allarmati.
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I naga, venuti a conoscenza delle intenzioni di Janamejaya, si informarono circa le autentiche possibilit di pericolo che avrebbero potuto correre. Le notizie che ricevettero purtroppo non lasciavano presagire nulla di buono; egli aveva infatti invitato a presiedere alla cerimonia i pi potenti brahmana del mondo, e quindi vi erano solide possibilit che il sacrificio sortisse pieno effetto. Si sentirono persi e un senso di terrore si insinu anche nell'animo dei pi coraggiosi. Cos, desiderando trovare un rimedio, si precipitarono dal loro re per metterlo al corrente di tutto.
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"Fratelli," rispose loro Vasuki, "dovete sapere che i pi anziani fra di noi sapevano gi da tempo che un momento di simile crisi sarebbe prima o poi giunto e che presto o tardi avremmo dovuto difenderci dal pericolo reale di una completa distruzione della nostra specie. "Noi siamo degli esseri empi, invidiosi, e ci serviamo del nostro veleno per uccidere anche quando non siamo minacciati. Gi i nostri progenitori si sono macchiati di gravi colpe e per questo, in diversi momenti della storia, siamo stati maledetti a perire tutti in un grande fuoco distruttore.
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Agli albori della nostra stirpe abbiamo scatenato le ire di nostra madre; col trascorrere del tempo ci siamo inimicati molti grandi saggi, come Utanka e il potente Ruru; e tutti indistintamente hanno invocato il castigo divino contro di noi. Ma  bene che vi racconti quel che  accaduto molti millenni fa.
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"Il nostro progenitore, il saggio Kashyapa, spos le figlie di Prajapati Daksha, tra le quali Kadru e Vinata. Ambedue erano particolarmente ansiose di avere dei figli, per cui Kashyapa disse loro: "Care mogli, voi avete fatto molto per me e poich io desidero rendervi felici, vi prometto che ambedue procreerete molto presto. Inoltre voglio offrirvi la possibilit di scegliere tra una prole numerosa ma non molto potente e una caratterizzata da pochi figli ma eccezionalmente forti."
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"Kadru scelse la prima possibilit, Vinata la seconda. Negli anni che seguirono Kadru gener la nostra stirpe, mentre l'altra dovette attendere a lungo prima di poter concepire. Durante quel periodo di attesa, un giorno, mentre erano a passeggio sulle rive dell'oceano, le due donne videro da lontano un fantastico cavallo bianco che correva come il vento. Estasiate da tanta eleganza e fierezza di portamento, le mogli di Kashyapa cominciarono a commentarne le fattezze perfette. Tuttavia dopo un p quella che era cominciata come una semplice conversazione fin con lo sfociare in una discussione dai toni alquanto accesi.
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"Kadru infatti sosteneva di aver scorto sulla coda del superbo animale dei peli neri, mentre Vinata si dichiarava sicura di averla vista completamente bianca e immacolata. La polemica divenne cos forte che alla fine, pur di non cedere, le due donne si ritrovarono a scommettere: "Domani andremo a cercarlo e vedremo da vicino chi ha ragione. La perdente diventer per sempre la schiava dell'altra."
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"Ma la notte Kadru non riusc a dormire. Placata la foga del momento, cominciava a dubitare di aver ragione e solo all'idea di diventare schiava di Vinata si sentiva fremere dalla paura. Cos chiamati i suoi figli, i naga, disse loro: "Miei cari, credo di aver commesso un'imprudenza a scommettere con Vinata e ho paura che abbia avuto ragione lei a dire che la coda di quel cavallo  interamente bianca. Ma io non voglio trascorrere la mia vita al suo servizio, per cui vi prego, andate a cercare quell'animale e confondetevi fra i peli della sua coda, in modo che io non debba pentirmi per sempre di aver agito troppo a cuor leggero."
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Ma i serpenti ribatterono: "Madre, ci meravigliamo di te. Come puoi pensare di comportarti in modo cos sleale? Noi ci rifiutiamo di prestarci a questo gioco empio." In quel momento, sentendosi abbandonata anche dai suoi figli, Kadru, disperata, li minacci usando toni sempre pi accesi. Ma davanti al loro netto rifiuto, Kadru perse il lume della ragione e li maledisse: "Poich mi avete disubbidito, sappiate che in futuro sarete tutti distrutti, voi e la vostra progenie. Arderete vivi nel gigantesco fuoco del sacrificio del re Janamejaya."
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Ora sembra che sia giunto il momento in cui la maledizione potrebbe avverarsi." A quelle parole, tutti i naga presenti tremarono per la paura, ma Vasuki li rassicur. "Tuttavia una strada di salvezza esiste. Infatti quando Brahma seppe quello che era successo, intervenne in nostro favore e predisse che un giorno all'interno della nostra razza sarebbe nato un saggio, una grande personalit che sarebbe riuscita a evitare lo sterminio completo.
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"La profezia dice che il nostro salvatore sarebbe nato dal seme di un saggio di nome Jaratkaru. In questo momento esiste realmente un asceta con questo nome che sta cercando moglie. Non ci sono dubbi:  lui il predestinato. Io far in modo che sposi mia sorella, cosicch sar il loro figlio a salvarci dalle fiamme di Janamejaya."
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E le cose si svolsero secondo i piani del re: il rishi Jaratkaru spos la sorella di Vasuki e da loro nacque un figlio di nome Astika, che divent un brahmana celebre per la sua grande conoscenza e realizzazione spirituale.
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5. Il sacrificio dei serpenti di Janamejaya.
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Intanto i preparativi per il grande sacrificio dei serpenti erano quasi ultimati. Attorno alla grande arena preparata dai migliori ritvik dell'epoca, tutti perfetti conoscitori della scienza dei sacri Veda e di tutti gli aspetti tecnici riguardanti i vari cerimoniali, fervevano i preparativi. Nessun dettaglio era trascurato: la piattaforma sacrificale e tutto il resto erano totalmente concordi con le ordinanze vediche.
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Intanto cominciarono ad arrivare gli ospiti, numerosi saggi celebri per la loro sapienza e per la stretta osservanza dei principi della spiritualit. Tra gli altri vi erano Vyasa e suo figlio Shukadeva, accompagnati dai loro discepoli; giunsero anche Uddalaka, Pramataka, Asita, Devala, Narada, Parvata, Atreya e centinaia e migliaia di altri. In sostanza vennero tutte le pi importanti personalit del tempo.
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Quando il sacrificio ebbe inizio, l'atmosfera vibr sotto l'effetto magico dei suoni e delle melodie dei mantra vedici recitati dai brahmana, mentre il fuoco del sacrificio, alimentato senza sosta dalle abbondanti libagioni di burro chiarificato, divampava sempre pi alto. Per giorni e giorni i sacerdoti, vestiti completamente di nero, continuarono a recitare a voce sempre pi alta gli inni dei Veda e a gettare il burro purificato nelle fiamme. Il calore intenso provocava loro piaghe in tutto il corpo e rendeva i loro occhi cos arrossati che quasi sanguinavano, ma essi non si curavano del dolore e seguitavano a svolgere disciplinatamente i loro rispettivi compiti. Poi, quando il sortilegio divenne sufficientemente forte, cominciarono a recitare in coro e a voce alta i mantra destinati alla distruzione dei rettili, chiamando questi ultimi per nome, uno ad uno.
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A quel punto, immobilizzati e prigionieri di quella forza incontrastabile, i serpenti cominciarono a sentirsi risucchiati in direzione dell'arena, verso il fuoco che, altissimo e vorace, sembrava li stesse attendendo. Gridando per il terrore, uno ad uno cominciarono a cadervi dentro, dapprima a decine, poi a migliaia e poi ancora a centinaia di migliaia. Il rumore dei grossi rettili che cadevano nel fuoco e il puzzo dei loro corpi bruciati cominci ad invadere l'atmosfera, mentre i brahmana non cessavano di recitare gli inni divini.
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Nel frattempo Takshaka, l'autore della morte di Parikshit, si era rifugiato nei pianeti celesti, ad Amaravati, dal suo amico Indra, sicuro che l sarebbe stato protetto dall'effetto devastatore dei mantra. Invece ad un certo punto anch'egli si sent come in uno stato ipnotico e fu trascinato da una forza superiore in direzione della Terra. Terrorizzato chiam Indra in suo aiuto, ma per quanto questi cercasse di trattenerlo, la potenza dei brahmana risucchi Takshaka nello spazio.
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In pochi minuti si ritrov nell'atmosfera terrestre. Indra intanto non aveva desistito e con tutte le sue forze tentava ancora di impedirgli di precipitare ulteriormente, mentre il naga gridava disperato. "Aiutami Indra, amico mio, solo tu puoi salvarmi la vita. Non abbandonarmi." Ma quei mantra erano cos potenti che finirono per trascinare persino il deva della pioggia in direzione del terribile fuoco.
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La situazione stava facendosi terribilmente critica. Anche i pi potenti naga, fra cui lo stesso sovrano, cominciarono a sentire i primi malori e un forte senso di panico colse tutti. Il sacrificio di Janamejaya stava riuscendo perfettamente: a quel punto non rimaneva altro da fare che ricorrere ad Astika, l'unica loro ancora di salvezza.
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Quel giovane brahmana, dalla mente controllata e dal volto sereno, giunse il giorno stesso in cui Takshaka, evocato dai brahmana, stava per essere risucchiato dal fuoco distruttore. Accolto da tutti con cortesia e grande rispetto, egli rivolse sagge parole ai presenti ed elogi la maestosit del sacrificio in atto. Sentendolo discorrere con tanta eloquenza e amabilit, Janamejaya si rivolse ai brahmana che lo assistevano nello svolgimento del sacrificio.
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"Questo giovane dimostra la conoscenza di un saggio anziano ed esperto. Io credo che sia meritevole di ricevere qualsiasi onore. Desidero fargli dei doni. Concedetemi il permesso di sospendere la cerimonia per pochi istanti e poi riprenderemo." "Noi non vogliamo porre in discussione il fatto che qualsiasi brahmana che mostri evidenti qualit brahminiche meriti sempre assoluto rispetto e che il dovere di ogni regnante sia di concedergli qualsiasi cosa desideri o di cui abbia necessit. Ma, o re, noi abbiamo un cattivo presentimento.
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Noi sospettiamo che questo ragazzo sia venuto per ostacolare l'adempimento del sacrificio. Non promettergli niente. Questo non  il momento adatto per concedere carit. L'assassino di tuo padre, Takshaka, sta arrivando e presto lo vedrai apparire in cielo. Tra pochi minuti avrai ottenuto la tua tanto agognata vendetta. Aspetta, dunque, perch noi abbiamo buoni motivi per credere che la tua generosit potrebbe risultarti fatale."
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Janamejaya rimase interdetto. Non sapeva cosa fare. Sentiva che quei consigli erano giusti, eppure uno dei suoi principi fondamentali era sempre stato quello di non indietreggiare mai di fronte alle richieste di un brahmana, e non aveva mai mancato a quello che considerava un suo voto solenne. Alla fine decise di rischiare.
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"O giovane anacoreta, chiedimi qualsiasi cosa e io te la conceder," disse allora. Allo stesso tempo per pregava l'hotri di far presto, di non perdere altro tempo, cos da accelerare l'arrivo di Takshasa e la sua distruzione nelle fiamme.
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E intanto che Astika rifletteva, il gigantesco naga apparve, simile a una grande nuvola nera apportatrice di tempesta, ancora avvinghiato a Indra. Ma allorch i due, simili a saette, stavano precipitando in direzione del fuoco sacro, verificando il pericolo ormai imminente, Indra si divincol e fugg a precipizio abbandonando l'amico alla sua sorte.
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Janamejaya, eccitato, urgeva il sacerdote di accelerare la caduta, mentre il giovane brahmana guardava pacificamente. Poi disse: "O glorioso re, io non desidero ricchezze n onori; ti chiedo solo che questo sacrificio sia immediatamente interrotto."
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A quelle parole, Janamejaya si allarm. "O brahmana, perch vuoi questo? La morte di quell'assassino per me  di fondamentale importanza: a te invece non pu interessare. Posso darti enormi ricchezze, propriet, l'intero mio regno, ma lasciami la vendetta."
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Tuttavia Astika ripet la richiesta. "Non ho bisogno di nulla. Le ricchezze mi lasciano indifferente, cos come il potere temporale. Ti chiedo solo che questo sacrificio sia sospeso per sempre."
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Janamejaya guard i brahmana presenti, per chiedere consiglio e, tutti concordi sulla cosa giusta da farsi, dissero: "O re, tu hai incautamente promesso, e ora non puoi pi tirarti indietro. Se non vuoi che i tuoi atti pii siano immediatamente annullati, e se non vuoi macchiarti dell'onta della falsit per aver mancato a una promessa, devi fermare questo yajna senza altro indugio, anche se il tuo nemico  oramai prossimo alla morte."
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A malincuore Janamejaya ordin la sospensione. E Takshaka riusc a salvarsi.
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6. Inizia la narrazione.
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A questo punto della narrativa, Suta si ferm. Uno dei saggi pi importanti di Naimisha, Shaunaka, chiese: "Tu ci hai appena raccontato la storia che si riferisce al sacrificio dei serpenti voluto da Janamejaya e la ragione che lo aveva spinto a una cos sanguinosa vendetta. Poc'anzi ci hai anche detto che in quella occasione hai ascoltato la cronaca delle gesta dei celebri figli di Pandu.
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Noi sappiamo che a un certo punto della loro esistenza si sono scontrati con i loro cugini, i figli di Dritarashtra, su un campo di battaglia e che il risultato fu devastante. Come mai successe tutto ci? Cosa ha spinto loro, cos virtuosi e distaccati dagli averi materiali, a combattere addirittura contro i loro stessi parenti e amici? Raccontaci la sacra storia chiamata Maha-bharata senza tralasciare nessun particolare."
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Suta rispose: "Comincer col riportarvi le circostanze nelle quali io mi sono ritrovato ad ascoltarla. Quando il rishi Krishna Dvaipayana Vyasa venne a conoscenza del sacrificio di Janamejaya, decise di recarsi ad assistere alla cerimonia, accompagnato dal figlio Shukadeva e dai suoi discepoli principali. Allorch questi, con passo solenne, entr nell'arena Janamejaya lo vide e si sent colmo di gioia; in cuor suo, inoltre, avvertiva che grazie al solo fatto che il rishi fosse presente la vittoria gli avrebbe sicuramente arriso.
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Alzatosi immediatamente dal proprio seggio, si fece avanti per accoglierlo con tutti gli onori. Dopodich, appena si furono tutti comodamente seduti, gli chiese: "O brahmana, tu hai potuto assistere personalmente alle vicende dei Kuru e dei Pandava, i miei bisnonni; li hai conosciuti ed aiutati con i tuoi saggi consigli, consolandoli nei momenti pi difficili. Nessuno meglio di te pu quindi illuminarmi circa la loro vera storia. "Dimmi, quale fu la causa di un cos grave disaccordo? Io vorrei comprendere perch delle anime elevate come i Pandava sono arrivate al punto di scagliarsi contro i loro stessi cugini.
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Da quel che si racconta, i cinque fratelli erano completamente puri e liberi dalla collera, dall'invidia e da ogni vizio. E allora, come hanno potuto accettare di combattere una guerra che ha avuto l'effetto di sterminare l'intera generazione degli kshatriya del tempo? Per arrivare a un passo tanto grave dovevano avere il buon senso evidentemente ottenebrato da qualche speciale disegno del destino. Raccontami nei dettagli tutto ci che successe."
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Vyasa allora disse: "Il mio caro discepolo Vaisampayana ti render partecipe di quella sacra storia. Egli  stato mio allievo 
per lungo tempo e, sotto la mia direzione,  diventato perfettamente abile nel recitare e spiegare questo Purana." E cos quel brahmana dall'atteggiamento mite e gentile incominci a riferire i fatti in questione, cos come li aveva imparati dal maestro. Quel giorno io ero proprio l, tra i presenti, cosicch ho potuto ascoltarne i contenuti con rapita attenzione. Ora vi ripeter l'intera storia esattamente come l'ho ascoltata dal puro discepolo di Vyasa.
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7. L'emergenza causata dagli asura.
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Molto tempo era passato da quando Parashurama, l'incarnazione della Personalit di Dio, era sceso sulla terra per purificarla da quelle ventuno generazioni di guerrieri che non si erano curati di osservare e difendere le eterne leggi della virt. Vistesi private dei loro uomini, massacrati dalla collera del Signore, le donne appartenenti alla classe kshatriya presero una decisione che, sebbene fosse autorizzata dai Veda, era estremamente grave.
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Poich sulla Terra coloro che difendevano la pace cominciavano a scarseggiare e le forze del male perseveravano nella loro opera distruttrice, queste si videro costrette a cercare un provvedimento che potesse far rivivere la casta che nel passato si era tanto prodigata per mantenere la pace tra i popoli. La decisione presa fu quella di avere figli dai brahmana pi potenti.
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Cos, benedetti dalla classe pi sacra, gli kshatriya che nacquero si rivelarono ben diversi dai loro antenati: tutti spiritualmente evoluti e ricchi della conoscenza pi pura, si comportarono in modo ideale, riportando la societ agli antichi splendori. Da allora alcune epoche si erano avvicendate.
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Mentre si era ancora in dvapara-yuga, l'influenza negativa del kali-yuga cominci pesantemente a farsi sentire: fu proprio in quel periodo cos delicato che nel sistema planetario superiore scoppi una feroce guerra che vide in campi opposti i deva e i demoni. Durante quegli immani e sanguinosi scontri questi ultimi furono rovinosamente sconfitti per cui, decimati e privi di guide e luoghi dove rifugiarsi, decisero di incarnarsi su questo pianeta, in seno alle famiglie kshatriya. Il loro piano era di dominare questo mondo in modo poi da riorganizzarsi e sferrare altri attacchi contro i loro nemici di sempre.
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In quegli anni le nascite aumentarono e il mondo fu invaso dall'arrivo di milioni di bambini che erano le incarnazioni degli asura pi malvagi. Infatti fin dai primi anni di vita cominciarono subito a spadroneggiare e a disturbare i popoli della Terra. E cos la pace era di nuovo in pericolo. Questi demoni, praticamente invincibili in battaglia, si unirono formando eserciti la cui forza militare era cos vasta che la Terra stessa cominci a non poter pi sopportare il loro peso fisico.
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Fu a quel punto che Bhumi and a chiedere aiuto a Brahma. E il primo essere dell'universo, nato senza l'ausilio di alcuna donna ma direttamente dalla potenza del Signore, riun a s tutti i deva e parl loro. "Voi avete sconfitto i vostri nemici in battaglia, ma essi si stanno riorganizzando sul pianeta Terra. Ora, giacch la vita laggi  diventata impossibile,  giunto il momento che voi vi adoperiate per risollevare gli umani da quel gravoso fardello. Sconfiggete i vostri nemici prima che diventino troppo forti: incarnatevi nelle stesse famiglie kshatriya, e distruggete quelle forze malefiche."
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I deva rifletterono un poco, poi risposero. "E' senz'altro nostro dovere correre a dare sollievo a quelli che soffrono, ma dubitiamo che saremo in grado di vincere se il Signore Krishna non ci accompagner. Abbiamo saputo che gli asura sono diventati molto forti, in questi anni, e si sono organizzati. Egli deve quindi venire ad aiutarci." Interpellato, il Signore Krishna, che ha numerosi altri nomi tutti altrettanto meravigliosi a sentirsi quali ad esempio Vishnu e Narayana, rispose: "Io vi seguir. Incarnatevi sulla Terra in seno alle famiglie dei brahmana e degli kshatriya. Presto impegneremo gli asura in una battaglia e li costringeremo a rintanarsi nei pianeti inferiori."
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Ottenuto l'assenso del Signore, i deva cominciarono a nascere in gran numero. La loro potenza fisica e le loro capacit guerriere erano incommensurabili cosicch fin dalla loro infanzia affrontavano i demoni uccidendone a migliaia e a centinaia di migliaia, finch giunsero al momento cruciale della guerra di Kurukshetra. Ora, per, ascoltate nei dettagli come successe.
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8. Shantanu e Bhishma.
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Il re Shantanu era il quarantasettesimo discendente della nobile stirpe di kshatriya che provenivano da Brahma attraverso il deva della luna, Chandra. Suo padre si chiamava Pratipa, ed era stato un grandissimo re, amato dai sudditi per la sua saggezza e rettitudine. Shantanu ricordava sempre un episodio raccontatogli dal padre quand'egli era ancora molto giovane.
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"Un giorno mentre meditavo su Vivasvan," gli aveva narrato Pratipa, "una ragazza sorse dalle acque del Gange e, con l'evidente desiderio di avermi come marito, si sedette sulla mia coscia destra. Io le dissi: 'Cara ragazza, non sai che una donna non deve avvicinarsi a un uomo mentre questi sta meditando? Inoltre tu ti sei seduta sulla mia coscia destra, come di solito fanno le figlie o le nuore. Quindi io non posso accettarti come moglie, ma se lo desideri potrai diventare mia nuora.' "Io so che quella ragazza torner e ti chieder di sposarla. Non rifiutarla, ma se vuoi ottenere grandi meriti non domandarle mai la sua identit n cosa voglia realmente da te."
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Erano passati gli anni, e Pratipa era diventato anziano. Cos si era ritirato nella foresta per spendere gli ultimi anni di vita nel servizio devozionale e nella meditazione. Shantanu aveva ereditato il trono del padre e governava con eguale rettitudine e capacit. Ancora giovane, egli amava particolarmente le lunghe passeggiate sulle rive del Gange, da solo, assorto in uno stato mentale sereno e pacifico. Si sentiva soddisfatto perch il popolo, felice del suo modo di governare, rispettava le leggi e viveva pacificamente.
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Un giorno, mentre camminava senza meta sulle rive del fiume sacro, vide una bellissima ragazza che, senza nessuno che la accompagnasse, gli veniva incontro guardandolo con insistenza. La situazione era alquanto insolita poich il tramonto si stava apprestando e di solito a quell'ora le ragazze non andavano in giro sole. Lui si avvicin.
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"Cosa fai qui da sola?" le chiese con tono gentile. "Il giorno sta per terminare e il sole si  gi nascosto dietro l'orizzonte. Tra poco sar buio, ed  pericoloso per una ragazza andare in giro senza accompagnatori." Lei non rispondeva. "Hai un aspetto soave e dolce," riprese Shantanu, "e la tua bellezza  irresistibile. Mi incuriosisci. Dimmi, chi sei e da dove vieni? Chi sono tuo marito e i tuoi genitori?"
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"Non ho un marito, sono una ragazza nubile," rispose lei, "e sto passeggiando per queste rive senza un motivo n una meta precisa. Per quanto riguarda il mio nome e la mia provenienza non voglio, per ora, rivelarli a nessuno. Tu, piuttosto, dimmi, chi sei? Dai vestiti che indossi sembri uno kshatriya di nascita nobile."
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"Il mio nome  Shantanu," rispose lui, "e sono il re di queste terre. Non importa se per ora non vuoi dirmi il tuo nome; sappi per che hai gi conquistato il mio cuore e che ti vorrei al fianco come moglie."
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La ragazza sorrise. Il re era un uomo giovane, affascinante e dall'aspetto fiero; anch'ella si sentiva attratta a lui. "Come potrei rifiutare una simile occasione? Accetto senz'altro, ma ho necessit di porti delle condizioni."
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A quelle parole Shantanu era gi felice. Quella ragazza aveva una voce cos gentile, quasi melodiosa, che addolciva il cuore. Si sentiva rapito da quella bellezza celestiale e pronto a qualsiasi cosa pur di averla con s. "Io sono re di vasti territori e non ho difficolt a soddisfare qualsiasi tuo desiderio. Dimmi cosa vuoi e lo avrai."
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La misteriosa ragazza disse: "Non devi mai esigere di sapere il mio nome e la mia provenienza, e neanche obiettare n criticare qualsiasi cosa far, anche quelle che sembreranno le pi strane. Se accetti queste condizioni senza neanche sapere perch io le ponga, sar felice di sposarti e venire a vivere con te. Ma se trasgredirai al patto me ne andr immediatamente. Pensaci bene, dunque."
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Il re era cos preso da quella ragazza che non pens neanche a cosa ci potesse comportare e accett qualsiasi condizione. Insieme andarono ad Hastinapura e pochi giorni dopo il matrimonio fu celebrato. Pass pi di un anno da quel giorno e fu un periodo di intensa lietezza e felicit. Il re era felice e soddisfatto insieme alla sua amata regina.
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Dopo poco pi di un anno ella partor un maschio, ma la contentezza fu soffocata da una tragedia inaspettata: fra lo stupore e l'orrore di tutti, la regina prese il neonato e lo gett nel Gange, uccidendolo. Shantanu, che aveva tanto aspettato il suo erede, era disperato, ma non pot dire niente, ricordando le condizioni poste: non doveva ostacolare n criticare la moglie, altrimenti questa l'avrebbe abbandonato. A parte quello che sembr a tutti un momento di follia, per il resto era una donna eccezionale, amorevole, gentile, profondamente affezionata al marito e ai suoi doveri di moglie e di regina.
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Poi nacque il secondo figlio, che segu la stessa sorte del primo. E poi il terzo e il quarto. Shantanu era disperato. Non riusciva a capire le ragioni di un comportamento del genere. Cosa la spingeva a uccidere i suoi figli? Ma aveva troppa paura di perderla per protestare. Negli anni che seguirono, uccise sette dei suoi figli, tutti allo stesso modo, annegandoli nel fiume. E arriv l'ottava gravidanza.
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Quando il bimbo nacque, la regina lo prese e con calma agghiacciante si diresse verso il fiume, con l'evidente intenzione di affogare anche quel neonato. Ma Shantanu non riusc pi a tollerare l'orrore che lo pervadeva. "Ora basta," le grid. "Cosa fai? Che mostro sei? Perch uccidi i nostri figli? Io non capisco perch commetti questi crimini, ma ti impedir di uccidere ancora."
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Tuttavia anche lui si rendeva conto che doveva esserci un mistero dietro quei comportamenti strani. Infatti la regina, nonostante la violenta sfuriata, non manifest nessuna delle reazioni che una persona normale ha in tali circostanze. Non reag in nessuna maniera, aveva solo l'aria triste, dispiaciuta. "Mi dispiace di averti fatto soffrire," disse lei con la solita voce suadente, "ma c' una ragione a tutto questo. Credimi. Una volont superiore a noi tutti mi ha forzata a uccidere i nostri figli." Si interruppe, guardandosi attorno.
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"Ora dovr andare via. Ricordi la condizione che ti posi? Se mi avessi contrariata io ti avrei lasciato. Anche ci fa parte dei piani del destino, questa forza tante volte a noi incomprensibile. Io devo andare via, ora. Questo bambino, che chiamer Devavrata, verr via con me, e quando sar cresciuto te lo riporter e rester con te."
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Shantanu non voleva perderla, e sentiva dentro di s un grande dolore, ma fu anche preso da una forte curiosit di sapere cosa aveva causato quei drammatici avvenimenti. "Ma spiegami almeno cos' successo. Perch ti sei comportata cos? Perch hai ucciso i nostri figli? Cosa o chi ti ha forzata?"
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"Io sono Ganga, la dea del fiume Gange," rispose lei. "Questo grande fiume, santificato dalla testa del dio Shiva, che scende dai pianeti celesti e che continua a scorrere su questa terra,  mio." Shantanu era sorpreso: sua moglie una dea? La dea del fiume Gange? Non poteva crederci. "Se vuoi posso raccontarti cosa successe nella tua vita precedente e il motivo che mi ha indotta ad annegare i nostri figli." E inizi a narrare.
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"Nella vita precedente tu eri il re terreno Mahabhishaka. Le tue qualit di virt e saggezza erano tali che eri in grado di recarti in qualsiasi momento nei pianeti celesti e soffermarti a parlare e a tenere compagnia a Indra. "Un giorno tu eri l, insieme a grandi saggi e deva di questo universo, quando mi notasti fra di loro. Fosti invaso da un irrefrenabile desiderio sessuale che, per quanto provassi, non riuscisti a controllare. Io mi accorsi di questo tuo sentimento e in cuor mio desiderai poterti contraccambiare. "Purtroppo fra noi un'unione era impossibile, in quanto io ero una dea e tu un mortale; dunque il solo anelito che avevamo provato era gi di per s un atto peccaminoso.
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Brahma si accorse di ci che stava accadendo e ci maledisse, dicendo: 'Poich siete caduti preda di un desiderio sessuale illecito, non siete degni di restare su questi pianeti; dunque nascerete sulla Terra, in quel mondo privo di colori e di reali bellezze. Vi sposerete e vivrete insieme per un certo periodo. Dopodich vi lascerete e soffrirete molto per questa separazione. Che questa sia la vostra espiazione.' E cos successe. Tu sei nato come figlio del re Pratipa, e io ora sono qui con te, come una comune mortale."
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Shantanu ascoltava. Naturalmente non ricordava nulla della sua vita precedente, in quanto gli uomini dimenticano tutto al momento della nascita; tuttavia qualcosa lo spingeva a credere a quella storia. "Ma cosa c'entra tutto ci con l'uccisione dei nostri figli?" le chiese.
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Ganga riprese. "Nella vita precedente questi bambini erano gli otto Vasu e si sono ritrovati a nascere come nostri figli per effetto di una condanna simile alla nostra. Ascolta; ti racconter in breve cosa accadde. "Un giorno essi stavano passeggiando con le mogli in una foresta del loro pianeta celeste, quando videro una stupenda mucca che apparteneva al saggio Vasishtha. Una delle donne ne fu cos incantata che preg il marito di prenderla per portarla nei loro giardini. Incapace di ribattere, egli port via con s il pacifico animale.
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"Quando il saggio torn all'eremo, non trov pi la sua mucca, necessaria allo svolgimento dei sacrifici. Per un p la cerc, poi in meditazione torn indietro nel tempo, al momento in cui si era svolto il furto e, resosi conto dell'accaduto, lanci una potente maledizione contro i Vasu. 'Coloro che hanno rubato la mia mucca cadranno nel pianeta dei mortali, dove la vita  breve e colma di angosce.' In seguito, grazie all'intercessione di Brahma, Vasishtha modific la maledizione in modo che solo colui che aveva preso la mucca sarebbe rimasto a lungo in questo mondo, mentre gli altri sarebbero nati e subito dopo ritornati nel loro pianeta d'origine.
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"Quando gli otto deva furono a conoscenza del loro destino, vennero da me e mi dissero: 'Noi sappiamo che anche tu hai ricevuto una maledizione che ti impone di scendere nel sistema planetario mediano; dunque ti chiediamo di diventare nostra madre e di annegarci nelle acque del Gange subito dopo la nostra nascita, cos da renderci possibile un immediato ritorno al nostro pianeta.' Promisi loro di farlo. "I sette figli che ho ucciso sono coloro che non avevano partecipato direttamente al furto della mucca, mentre quest'ultimo, che io chiamer Devavrata,  il vero colpevole. Egli vivr a lungo su questa terra, e sar un uomo glorioso e rispettato.
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"Capisci ora," concluse Ganga, "perch mi sono comportata in quella maniera? Avevo promesso ai Vasu di restituirli al loro mondo celeste." Ora tutto era chiaro; tuttavia, giacch l'appagamento della curiosit  in circostanze simili un magro palliativo, Shantanu, placata la sete di sapere, si sent ad un tratto infelice. Lei ora sarebbe dovuta andare via. "Ti ho amato molto e vorrei restare con te, ma non posso. Ci rivedremo," disse lei. E scomparve.
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Sedici anni dopo Ganga torn e gli affid il figlio, Devavrata, che era bello come un sole. Subito dopo il giovane fu nominato principe ereditario al trono e non trascorse molto tempo che a corte tutti si sentirono conquistati dai suoi modi amabili ed educati.
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9. Shantanu incontra la seconda moglie.
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A quei tempi, tra le classi sociali superiori, gli kshatriya erano gli unici cui fosse permesso cacciare, ma solo determinate specie animali. Essi imparavano cos ad uccidere per difendere i loro territori. Un giorno, mentre Shantanu inseguiva un cervo, sent odore di fiori di foresta, talmente buono e intenso che non seppe resistervi. Deciso a portare via con s quei fiori, segu la scia fino al fiume, dove vide una donna impegnata a pulire una barca. Era lei che emanava quel profumo celestiale.
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Si avvicin e con gentilezza le rivolse la parola. "Ho sentito un meraviglioso profumo e l'ho seguito, ma certamente non mi aspettavo che provenisse da un ragazza. Chi sei tu?"
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"Mi chiamo Satyavati e sono la figlia adottiva di un pescatore," rispose lei, imbarazzata dalle occhiate di desiderio che il re le lanciava. "Sei bellissima," le disse questi con irruenza. "Il tuo fascino mi ha stregato e vorrei averti con me. Io sono il re Shantanu, il signore della terra dei Bharata. Ti voglio come mia moglie. Vieni via con me."
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"Tu sai che non posso decidere da sola," gli rispose Satyavati. "Chiedi a mio padre: io accetto la tua proposta, e se anche lui lo far ti seguir senza indugi." Condotto alla sua casa, Shantanu chiese Satyavati in sposa e il pescatore ringrazi gli dei per la buona fortuna che era toccata alla figlia, ma chiese che fossero osservate certe condizioni.
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"Questo matrimonio  una grande cosa per mia figlia," disse, "ma voglio anche che i miei nipoti diventino re dopo che avrai 
abbandonato il trono; se sei d'accordo su questa condizione, potrai averla come moglie."
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Shantanu era esterrefatto. "Tutto ci  assurdo," disse. "Tu sai benissimo che io ho gi un figlio, Devavrata, che  il principe ereditario e non posso certo privarlo del suo diritto di nascita. Chiedimi ci che vuoi: ricchezze, onori, ma non questo."
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Fu tutto inutile; il pescatore non voleva accettare nulla se non la promessa che i figli di Satyavati avrebbero regnato sul trono di Hastinapura. Shantanu era innamorato di quella ragazza, ma non se la sent di fare un torto simile al figlio, per cui torn in citt sconsolato, consapevole del fatto che mai avrebbe potuto dimenticare Satyavati.
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Passarono alcune settimane; Devavrata si accorse che suo padre non era pi felice e sereno come una volta e gliene chiese le ragioni. Shantanu rispose evasivamente e non volle rivelare il suo segreto. Per ogni giorno che passava si chiudeva in s stesso sempre di pi e si rifiutava di parlarne con chiunque. Devavrata, preoccupato, cominci a indagare finch, con un astuto raggiro, riusc a convincere l'auriga, che aveva assistito alla scena, a raccontargli l'accaduto.
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Risolto il mistero, il giorno stesso Devavrata and a trovare il pescatore e tent in ogni maniera di convincerlo a concedere la figlia in sposa a suo padre. Ma lo trov irremovibile: era deciso a vedere i nipoti sul trono. "Se  solo questo che vuoi," gli disse il virtuoso principe, "sei gi accontentato. Io non ambisco alle gioie e al potere di questo mondo e non ho difficolt nel rinunciare al mio diritto di nascita in favore dei tuoi nipoti. Avrai ci che vuoi, purch mio padre sia felice."
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"Sei un giovane dai principi morali grandi e solidi come le montagne," convenne ammirato il pescatore, "e so che tu manterrai la promessa: ma tuttavia che dire dei tuoi figli? Chi mi dice che quando essi saranno arrivati all'et giusta non avanzeranno pretese al trono?"
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"Io non voglio altro che sapere mio padre felice," ribatt Devavrata con fermezza, "questo  il mio primo principio. Se hai timore che i miei figli un giorno potrebbero pretendere il trono dai tuoi nipoti, allora giuro che non mi sposer: e che questo sia un voto che mai romper in nessuna circostanza."
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Appena Devavrata ebbe pronunciato il voto di celibato perpetuo, dal cielo si ud risuonare una voce celestiale che diceva: "Bhishma, Bhishma," che significa "colui che pronuncia un voto difficile e lo osserva." Da quel giorno Devavrata fu chiamato Bhishma.
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Shantanu non fu affatto contento del giuramento fatto dal figlio, ma Devavrata gli fece capire che quella decisione si sarebbe rivelata un bene per entrambi. Riconoscente, il monarca benedisse il figlio a morire solo quando egli stesso lo avesse desiderato.
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Cos Shantanu spos Satyavati. Nacquero due figli: il primo fu chiamato Citrangada, il secondo Vicitravirya. Pure, il tempo inesorabile spogli di ogni cosa il grande e virtuoso re Shantanu, che mor quando Citrangada era ancora troppo giovane per governare. Bhishma, in attesa della maggiore et del fratellastro, assunse la guida dello stato. Appena Citrangada ebbe raggiunta la maggiore et, ascese al trono, ma non govern a lungo: in un combattimento contro un gandharva che aveva il suo stesso nome, fu sconfitto e cadde morto. Suo fratello minore, Vicitravirya, era ancora troppo giovane, e cos l'onere del governo ricadde di nuovo sulle spalle di Bhishma.
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10. La storia di Amba.
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Quando Vicitravirya si fu apprestato alla maggiore et, Bhishma e Satyavati cominciarono a pensare a un suo eventuale matrimonio. Vennero a conoscenza che le tre stupende e virtuose principesse di Kashi, Amba, Ambika e Ambalika avevano raggiunto l'et giusta per il matrimonio e che il re, loro padre, aveva intenzione di considerare le proposte avanzate dai numerosi principi contendenti. A quei tempi le principesse usavano scegliere i loro sposi tra i pi valorosi, e a questo fine venivano organizzati dei tornei chiamati svayamvara. Dopo averne ampiamente discusso con Satyavati, Bhishma decise di andare a Kashi al posto di Vicitravirya per conquistare le principesse.
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Quando Bhishma entr nell'arena della capitale di Kashi, stava per iniziare il torneo. Alla comparsa del famoso guerriero si lev un robusto mormorio di sorpresa. "Che il figlio di Ganga sia stato avvinto dalla bellezza delle tre fanciulle e abbia deciso di abbandonare il suo voto di celibato? Non vediamo altra ragione per cui egli si trovi qui oggi," dissero alcuni.
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"Non c' altra spiegazione per questo suo arrivo precipitoso e non annunciato a questo torneo, dove la sua maestria nell'uso delle armi gli aggiudicher senz'altro la vittoria," aggiunse qualcuno. Ma altri ancora sembrarono intuire la verit. "No, non crediamo. Bhishma non tradirebbe mai il voto fatto. Piuttosto egli vorr ottenere le principesse per il giovane Vicitravirya, ancora troppo debole e inesperto per sperare in una vittoria contro cavalieri tanto valorosi."
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Certo  che l'arrivo del guerriero dalle origini divine aveva causato un certo stupore. Kashiraja gli offr rispettosi saluti, fornendogli l'opportunit di spiegare a tutti il motivo della sua presenza. Sentite le sue vere ragioni, i pretendenti ne furono molto seccati, in quanto vedevano cos svanire ogni probabilit di conquistare le bellissime principesse. L'ira si impadron di molti di loro, che si allearono contro Bhishma, il quale, per nulla intimorito, onor bene la sua fama di invincibile combattente, affrontando da solo centinaia di avversari. Dopo aver sconfitto tutti i principi presenti, questi fece salire con la forza le principesse sul carro di guerra e le port via con s.
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Intanto che il carro sfrecciava in direzione di Hastinapura, Amba, la primogenita, lo implor di lasciarla, perch amava un principe di nome Shalva. Ma mentre ascoltava la ragazza, Bhishma vide in lontananza il carro di Shalva che si avvicinava di gran carriera; egli allora si ferm determinato a combattere contro chiunque lo osasse sfidare. Senza pi ascoltare le implorazioni di Amba, Bhishma affront e sconfisse il valoroso principe, risparmiandogli tuttavia la vita.
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Arrivarono ad Hastinapura. Quando fu davanti a Vicitravirya, Amba disse: "Nel momento in cui sono stata presa, io ho implorato Bhishma di non portarmi qui, perch non potr mai amare nessun uomo all'infuori del principe Shalva. Ti chiedo dunque di lasciarmi libera."
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"Cara ragazza," rispose il gentile Vicitravirya, "se il tuo cuore appartiene a qualcun altro e vuoi vivere con lui e non con me, sei libera di andare. Non voglio unirmi con una donna che non mi desidera." Amba ringrazi di cuore e, scortata dai soldati Kurava, and da Shalva. "Per tanto tempo," gli disse appena fu arrivata, "abbiamo desiderato vivere insieme e amarci, e quando Bhishma allo svayamvara mi ha presa e mi ha trascinata sul suo carro avevo perso le speranze. Ma Vicitravirya mi ha lasciata libera. Ora possiamo sposarci."
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"Cara Amba," rispose Shalva, "tu sai quanto ti abbia amata e puoi immaginare quanto mi coster dirti ora queste parole, ma non mi sento di sposare una donna che mi ha visto sconfitto e umiliato in combattimento, anche se essere vinti da Bhishma non  affatto un disonore. Mi dispiace, ma non posso accettarti." Amba tent di convincerlo con ogni argomento, ma non vi riusc.
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Cos, abbandonata dall'uomo che amava, torn da Vicitravirya, chiedendogli protezione. Ma questi rifiut. "Non posso sposare una donna il cui cuore  appartenuto a un altro," disse lui. Amba era disperata. Che poteva fare, ora? Da chi andare? I normali sogni di una ragazza della sua et, di avere una famiglia, una casa e dei figli, erano stati distrutti. A quei tempi, infatti, nessuno avrebbe mai sposato una donna cui fosse accaduta una storia del genere. Infine le venne in mente colui che aveva causato le sue disgrazie. And da Bhishma.
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"Quando mi hai afferrata per il braccio," disse la ragazza, "e mi hai intimato di salire sul carro, io ti ho pregato di lasciarmi libera, ti ho parlato del mio amore per Shalva e del fatto che non volevo sposare nessun altro, ma tu nella foga non mi hai ascoltata e cos hai rovinato la mia vita. Che ne sar di me? Nessuno mi vorr pi. Il tuo dovere  ora di riparare all'errore commesso: devi accettarmi come moglie e darmi ci che hanno tutte le ragazze della mia et."
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"Ma tu sai del mio voto di celibato," disse Bhishma irrigidendosi. "Io non posso sposarmi. Mi dispiace di tutto ci che  successo, non era nelle mie intenzioni farti del male. Nel clamore della battaglia non ho sentito le tue parole, altrimenti non ti avrei portata via insieme alle tue sorelle. Perdonami, ma non so come rimediare all'errore commesso. Non posso sposarti. Non potr mai rompere un voto preso con tanta solennit."
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Amba divenne furibonda. Lo preg, lo minacci, ma non ci fu nulla da fare: Bhishma era fermo nella sua decisione. Cos la sfortunata principessa usc dalla sala pronunciando minacce contro di lui. E Amba prese a viaggiare, chiedendo ai pi celebri e potenti re dell'epoca di vendicarla, di sfidare e uccidere Bhishma per lei, ma non trov nessuno che se la sentisse di affrontare l'invincibile figlio di Ganga. Solo Parashurama tent di consolarla e persino si scontr con Bhishma, ma alla fine dovette rinunciare al proposito: Bhishma era veramente troppo forte.
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La sconfitta di Parashurama fu per Amba una delusione terribile. Persino questi non era riuscito a darle l'unica cosa che oramai voleva dalla vita, quella vita che per lei era diventata un inferno. Non solo nessuno aveva pi voluto darle una famiglia, ma nessuno voleva o poteva procurarle la vendetta. Decise, cos, di ritirarsi nella foresta e divenire un'asceta. Per molti anni affront severe austerit per propiziarsi il dio Subrahmanya, che alla fine le apparve affidandole una ghirlanda.
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"Mia sfortunata ragazza, prendi questa corona di fiori; sappi che chiunque la indosser diventer il nemico giurato di Bhishma." Allora Amba riprese a viaggiare per i numerosi regni, ma la stessa cosa si ripeteva: nonostante la provenienza divina, nessuno volle indossare la ghirlanda. Disperata e oramai privata di ogni speranza, Amba la appese a un chiodo fuori dalle porte della capitale del re Drupada.
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Poi torn nella foresta e in un grande fuoco s'immol. Amba sarebbe poi rinata come Shikhandi, la figlia di Maharaja Drupada: lei stessa sarebbe diventata la nemica giurata di Bhishma e avrebbe fortemente concorso alla sua morte.
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11. Vyasa genera tre figli.
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Vicitravirya visse felicemente con le sue regine, ma non a lungo: una malattia mortale lo colse giovanissimo. Satyavati era disperata: aveva perso il marito e due figli in pochissimo tempo e per di pi la prestigiosa razza dei Bharata rischiava di estinguersi. L'unico che potesse ripristinarla era Bhishma, ma per quanto lei tentasse di indurlo a generare figli con le mogli del fratellastro, egli rifiutava con vigore l'idea, ricordando alla matrigna il voto di brahmacarya. La situazione era seria: cosa si poteva fare? A quel punto, con molta titubanza, Satyavati rivel a Bhishma un segreto.
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"Credo che sia giunto il momento di confidarti una cosa del mio passato che ho sempre taciuto a tutti. Come sai, io sono nata da una apsara, la quale dopo avermi partorito mi lasci cadere nel fiume, dove venni ingoiata da un pesce. Il pescatore che mi ritrov nel ventre dell'animale mi adott. A quel tempo non avevo l'odore fragrante di ora, al contrario emanavo un insopportabile puzzo di pesce. Un giorno fui vista dal saggio Parashara, il quale fu attratto da me tanto che desider avere un figlio.
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"Io non volevo, ma lui mi convinse, sostenendo che oltre a farmi riacquistare la verginit subito il parto, mi avrebbe anche impregnata di un gradevole odore di fiori di foresta. Cos partorii un bambino al quale vennero dati i nomi di Krishna Dvaipayana e Vyasa; egli divent il saggio glorioso che anche tu ben conosci.
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"Ora," continu Satyavati, "secondo le regole vediche, in momenti di eccezionali frangenti, come quelli che stiamo affrontando, dei saggi particolarmente qualificati possono fecondare le regine allo scopo di ottenere prole di grande qualit. Questo  sicuramente il caso di Vyasa, che  senz'altro uno dei rishi pi austeri e spiritualmente avanzati, e inoltre fa parte della nostra stessa famiglia."
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Bhishma trov che l'idea era buona e ne parl con Ambika e Ambalika, le quali accettarono. Satyavati mand dei messaggeri all'eremo del figlio, il quale, vista la grave circostanza, approv la cosa. Ma c'era un particolare che si sarebbe rivelato determinante: Vyasa era molto alto, aveva un portamento solenne, e il suo aspetto incuteva timore; per di pi le dure austerit a cui si sottoponeva avevano reso il suo corpo davvero sgradevole alla vista. Cos, quando durante la notte entr nella stanza di Ambika, la donna scorgendolo in penombra sent agghiacciarsi il sangue dal terrore e chiuse gli occhi.
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Alle prime luci dell'alba Vyasa si rec da Satyavati. "Tua nuora Ambika non  riuscita a sopportare la mia vista," le disse il saggio, "e nel vedermi ha sbarrato gli occhi. Per questa ragione avrai un nipote molto forte, ma privo di vista sia materiale che spirituale."
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La notte seguente Vyasa entr nelle stanze di Ambalika, che riusc a tollerare pi della sorella, ma non pot fare a meno di impallidire dalla paura. "Questo tuo secondo nipote," rifer poi Vyasa alla madre, "sar un grande uomo, ma poich nel vedermi la madre  impallidita, avr una carnagione bianca come la luna, e in pi non  destinato a vivere a lungo."
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Nel corso del tempo Ambika partor un figlio maschio, cieco come era stato previsto da Vyasa, e fu chiamato Dritarashtra. Anche Ambalika partor un maschio che fu chiamato Pandu. Dopo la nascita dei nipoti, Satyavati chiam ancora Vyasa. "Figlio caro," gli disse, "ti sono riconoscente per aver permesso alle due mogli di Vicitravirya di avere dei figli, evitando cos l'estinzione di una delle discendenze pi nobili di Bharata-varsha.
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Tuttavia Dritarashtra  cieco e non potr governare normalmente, mentre Pandu, come hai tu stesso predetto, non vivr a lungo. Dunque d ancora figli alle due regine, cosicch il tutto non rischi di diventare vano." "Far come tu mi chiedi," rispose il sapiente, "ma sar l'ultima volta, poich le ingiunzioni vediche proibiscono che un tale atto possa ripetersi pi di tre volte. Questa notte visiter ancora Ambika."
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Avvertita da Satyavati, la regina sul momento accett ma poi, ripensando al portamento imperioso e austero di Vyasa, fu pervasa dallo sgomento e si pent di aver accettato tanto prontamente. Il solo pensiero di quell'imminente incontro le incuteva terrore. Cos convinse un'amica, una delle sue attendenti, a farsi trovare nelle sue camere quella notte, sicura che nel buio non l'avrebbe riconosciuta.
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Inaspettatamente alla ragazza la cosa non riusc cos difficile, anzi fu molto cordiale con il saggio, che le disse: "Siccome tu non sei stata disturbata dal mio aspetto e hai pensato solo a far del bene, avrai un figlio grandissimo, che sar un'incarnazione di Dharmaraja, il dio della giustizia." Nel corso del tempo nacque un bambino che fu chiamato Vidura. E fu subito dopo quella nascita che Vyasa torn nel suo eremo himalayano.
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Il tempo trascorse. I tre fanciulli crebbero amati da tutti, e in special modo dallo zio Bhishma, che li trattava come se fossero stati i suoi stessi figli. Quando i principi raggiunsero l'et da matrimonio, Bhishma si preoccup di trovare loro delle buone mogli. Dritarashtra spos la casta Gandhari, figlia del re Subala di Gandhara.
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Questa pia donna, appena venne a sapere che avrebbe avuto un marito cieco, non volle avere niente che non fosse anche in possesso del consorte e si mise una benda agli occhi, giurando di non toglierla mai pi. Nello stesso periodo il secondogenito Pandu spos Madri, la figlia del re di Madra.
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12. Kunti e il figlio del sole.
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Il re Sura, della stirpe dei Vrishni, aveva un figlio di nome Vasudeva e una figlia di nome Pritha. Suo cugino Kuntibhoja invece non era riuscito ad averne, cos Sura pens di concedergli la ragazza in adozione. Quando la fanciulla entr nel palazzo dello zio, ricevette il nome di Kunti, essendo stata adottata per l'appunto da Kuntibhoja. Quelli furono anni di felicit per lei, che con i suoi modi aggraziati ed amabili si era accattivata l'affetto dei genitori adottivi e di tutti i frequentatori della corte.
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Un giorno arriv in citt, per una visita, il saggio Durvasa. Quest'ultimo aveva grandi poteri mistici, ma era anche particolarmente irascibile. Si raccontava che in momenti d'ira potesse pronunciare maledizioni terribili dai risultati devastanti. Nei giorni in cui egli dimor da loro, Kunti lo serv con grande impegno, riuscendo nella difficile impresa di soddisfarlo. Prima di ripartire Durvasa pens di ricompensarla.
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"Cara ragazza," disse il rishi, "tu mi hai servito con grande impegno e fedelt, quindi io vorrei darti qualcosa che in futuro ti torner utile. Ti insegner un potentissimo mantra con il quale potrai chiamare al tuo cospetto qualsiasi deva, che sar costretto a soddisfare ogni tuo desiderio." A quel tempo Kunti era poco pi di una bambina e non cap cosa il saggio intendesse dire con "ogni tuo desiderio". In realt si riferiva al desiderio di generare figli.
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Erano passati diversi mesi dalla partenza del saggio, quando una mattina Kunti, nel veder sorgere il sole, rimase incantata dalla bellezza di quell'astro celeste. Si chiese quanto dovesse essere bello il deva che governava un pianeta cos caldo e affascinante, e prov un forte desiderio di vederlo personalmente. Fu allora che le venne in mente il mantra che Durvasa le aveva insegnato, e impulsivamente lo recit, pensando a Vivasvan.
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Appena un attimo dopo la stanza fu inondata da una luce abbagliante e l Kunti, protetta dal mantra stesso, si trov di fronte al tanto adorato deva. Ma subito la ragazza si rese conto di essersi comportata troppo superficialmente chiamando davanti a s una divinit solo per un gioco infantile cos, dopo avergli offerto delle preghiere, si scus con lui.
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"Non devi scusarti affatto," rispose Vivasvan sorridendo, "poich la tua avvenenza  tale che pu attrarre anche un abitante dei pianeti superiori. Ora io sono qui, pronto a soddisfare ogni tuo desiderio." Kunti impieg del tempo prima di capire la verit, e quando la apprese si sent disperata. "Come posso io generare un figlio?" disse fra le lacrime. "Non sono ancora sposata, e se facessi una cosa del genere nessuno mi vorrebbe pi."
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"Non preoccuparti per questo," rispose il deva, "poich nostro figlio nascer immediatamente dopo la nostra unione e tu non perderai la verginit. "Cos nacque Karna. Al momento della nascita indossava un'armatura naturale e due meravigliosi orecchini, che erano un tutt'uno col corpo. Kunti, estasiata dalla straordinaria bellezza e grazia del bambino, sent nascere in s un grande amore materno; pure la ragione le impose di non lasciarsi trasportare dai sentimenti per cui, ponendolo in una cesta, lo abbandon alla corrente del Gange, facendolo sorvegliare a distanza da una ragazza.
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Non molte ore dopo la cesta venne raccolta da Atiratha, un guidatore di carro da guerra della casta dei Suta, e dalla moglie Radha i quali, non avendo avuto figli e desiderandone uno da tempo, lo adottarono. Fino agli ultimi tragici giorni della battaglia di Kurukshetra, pochissimi sarebbero venuti a conoscenza della storia dell'unione di Kunti con Vivasvan.
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13. Pandu viene maledetto.
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Qualche anno dopo Kunti spos il virtuoso e prode Pandu. La vita del giovane, in compagnia delle sue due mogli, trascorreva in piena delizia, ma l'ombra della predizione di Vyasa si stava apprestando. Un giorno di primavera, mentre era a caccia nella foresta accompagnato da Kunti e Madri, Pandu scorse due cervi che si accoppiavano vicino a degli alberi. In quel momento, dimentico delle regole scritturali che proibiscono l'uccisione di qualsiasi animale nell'atto dell'accoppiamento, questi scagli un freccia che penetr nel corpo del maschio. Con grande sorpresa del re, l'animale ferito cominci a parlare.
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"Io non sono un cervo, ma un eremita che vive in questi boschi. Accecato dall'intossicazione della caccia, tu mi hai colpito mentre, sotto queste sembianze assunte grazie ai miei poteri mistici, mi accoppiavo con la mia legittima sposa. Hai commesso un grave errore. Io ti predico che morirai appena tenterai di avere un rapporto sessuale con le tue mogli."
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Il saggio mor pochi istanti dopo. Affranto dai sensi di colpa per aver ucciso un brahmana e per la maledizione che da quel momento gli avrebbe impedito di avere figli, Pandu, accompagnato dalle consorti, abbandon il regno e si ritir nella foresta. Per i Bharata, che si ritrovarono ancora una volta senza re, fu una grande disgrazia. Come gi detto, essendo Dritarashtra condizionato dalla cecit, ancora una volta Bhishma si vide costretto a governare, in attesa della nascita dei figli di uno dei due nipoti.
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14. La nascita dei Pandava.
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Passarono gli anni. Nel frattempo per le spose di Pandu il desiderio di avere figli diveniva sempre pi prepotente. Allora, pur sapendo della maledizione inflitta al marito, decisero di parlargliene per trovare una qualche soluzione. "Gli anni si dissolvono come neve al sole," disse Kunti, "e noi non abbiamo ancora avuto figli. Ogni donna si augura di averne e anche in noi l'esigenza della maternit  diventata molto forte. Come possiamo risolvere questo dilemma che oramai da parecchio disturba le nostre giornate?"
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Pandu era desolato. "Anch'io vorrei tanto avere dei figli, ma sapete bene che non posso, in quanto ci mi costerebbe la vita. In una circostanza del genere non so proprio quale potrebbe essere la decisione migliore per tutti." In quei giorni Kunti aveva riflettuto molto sul problema e aveva deciso di rivelare l'avvenimento della benedizione di Durvasa al marito, ma non gliene aveva ancora parlato per timore che lui potesse non essere d'accordo. Invece quale fu la gioia di Pandu alla notizia di diventare il padre di una prole generata addirittura da esseri di pianeti superiori!
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Nei giorni che seguirono, Kunti si prepar a chiamare i deva. "Io voglio che il mio primo figlio possegga innanzitutto le qualit della giustizia e della rettitudine," pens lei, "cos chiamer Yamaraja." Dall'unione del deva che regola la giustizia e il passaggio delle anime da un corpo all'altro, nacque un maschio che fu chiamato Yudhisthira.
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"Ora desidero un figlio che sia forte come mai nessuno lo  stato," pens poi Kunti, "cos chiamer a me Vayu." E nacque un secondo maschio che fu chiamato Bhima. "Ora desidero un terzo figlio che sia il pi valoroso in combattimento, e questo figlio lo avr da Indra." E dalla loro unione nacque Arjuna. A quel punto, sentendosi completamente soddisfatta, decise di 
non procreare pi. Ma vedendo Madri avvilita, Kunti le sorrise e le disse: "Cara amica, so che anche tu desideri molto dei figli. Ora ti insegner il mantra, cosicch tu stessa potrai generare."
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Volendo prole di bell'aspetto e dalla grande erudizione e saggezza, Madri si appell ai gemelli Ashvini Kumara, medici dei deva, e da loro ebbe due gemelli che chiam Nakula e Sahadeva. Pur non essendo figli diretti di Pandu, essi furono sempre conosciuti come i cinque Pandava, perch nati dalle sue mogli.
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Nel frattempo ad Hastinapura era successo un fatto importante. Gandhari, che pure era rimasta incinta, aveva sperato di partorire prima di Kunti, cosicch suo figlio avrebbe avuto la prerogativa sul diritto al trono. Dunque si pu ben immaginare la sua delusione quando le fu data la notizia della nascita di Yudhisthira. La collera le fece perdere completamente i lumi della ragione e, accecata dall'ira, si colp il ventre e abort. A corte erano tutti disperati, ma Vyasa venne e compose l'aborto, dividendolo in cento parti.
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L'anno successivo, nello stesso giorno della nascita di Bhima, nacque il primogenito di Dritarashtra, che fu chiamato Duryodhana. Proprio nel momento della sua nascita, per, dei terribili segni premonitori apparvero, tali da far presagire gravissime disgrazie. Vidura osservava quei presagi infausti e assorto in gravi riflessioni, and a trovare Dritarashtra.
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"Io so quanto tu sia felice della nascita del tuo primogenito, ma i segni che sono apparsi sopra la nostra citt ci fanno capire che non  un'anima pia. Al contrario egli sembra destinato a causare danni enormi. Osserva quelle saette sopra i palazzi, e ascolta come ululano i nostri cani; avverti i tremori sui nostri corpi e guarda come le murti piangono. Fratello mio, tuo figlio porta con s un destino di disgrazie e immani dolori che spartir con tutti noi. Ascoltami: se vuoi salvare la nostra famiglia, il nostro regno e tutta la razza degli kshatriya non lasciarlo vivere. Fallo uccidere immediatamente."
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A quelle parole Dritarashtra fremette."Anche se purtroppo non posso vedere, anch'io sento nel mio cuore presagi terribili, apportatori di morte e capisco anche quanto giusti siano i tuoi consigli. Ma non riesco neanche a pensare di uccidere mio figlio: come potrei? Ho atteso tanto questo momento. Non ci riuscirei mai."
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Vidura insistette, e con lui anche Bhishma, ma i due non furono capaci di fargli accettare la cosa. E cos Duryodhana visse. Nel corso del tempo nacquero 100 figli e una figlia.
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15. La morte di Pandu.
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I Pandava trascorsero la loro infanzia nella foresta, ricevendo i primi insegnamenti dai saggi che vivevano negli eremi. Trascorsero quindici anni felici per Pandu, in compagnia dei figli e delle mogli, ma ci che  scritto nel libro del karma di ognuno di noi  inevitabilmente destinato ad accadere. Ricorderete infatti ci che Vyasa disse alla madre dopo l'incontro con Ambalika: "...questo tuo nipote non  destinato a vivere a lungo..."
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Cos accadde che un giorno di primavera Pandu, mentre gli altri erano nella foresta, vide sua moglie Madri da sola, e un forte desiderio sessuale lo invase al punto da non sapervi resistere. Pertanto, nonostante quest'ultima tentasse di ricordargli la maledizione del rishi, volle possederla; in quel preciso istante cadde al suolo senza pi vita. Madri pianse e grid aiuto, richiamando l'attenzione di Kunti e dei cinque ragazzi che, giunti sul posto, videro Pandu al suolo senza vita.
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"Come hai potuto accettare di accoppiarti con lui," grid Kunti, "sapendo della maledizione che gravava su di lui? Dovevi rifiutarti, ricordargli cosa l'aspettava se lo avesse fatto..." "Io ho cercato di resistergli, di ricordargli della maledizione del brahmana," pianse la regina affranta, "ma lui sembrava fuori di s, come se fosse stato posseduto da un demone. Non ho avuto la forza fisica di resistergli."
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I saggi della foresta consolarono le due donne e i cinque ragazzi e pochi giorni dopo celebrarono i riti funebri durante i quali il corpo fu bruciato sulla pira. Madri pens di non poter vivere con il rimorso di ci che aveva causato, pur involontariamente, e segu Pandu nella morte. Kunti adott i suoi figli.
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Dopo la tragedia, i Pandava decisero di tornare ad Hastinapura, il regno del padre, per approfondire gli studi. Inoltre Yudhisthira era il principe ereditario al trono, per cui appena il periodo scolastico fosse terminato avrebbe dovuto governare sul vasto regno dei Bharata. Cos i cinque giovani, accompagnati dalla madre e da molti saggi, si incamminarono verso la capitale. Kunti e i cinque Pandava furono ricevuti dai parenti con calore.
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16. Predizioni funeste.
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Non molto tempo dopo l'arrivo dei figli di Pandu, ricevuto con tutti gli onori, nella citt dei Kuru arriv Vyasa. Il giorno seguente il saggio volle parlare alla madre. "Tempi tenebrosi si avvicinano," disse, "tempi in cui la verit verr momentaneamente coperta dall'empiet e dalla falsit. Molto sangue e lacrime di madri, mogli, figli, amici e parenti scorreranno su queste terre. Non passer molto tempo e su questo mondo non ci sar nessuno che non avr qualcuno da piangere." Satyavati era allarmata dalle parole del figlio. "Cosa dici? Cosa avverr e chi dovr piangere i propri cari?"
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"I figli di Dritarashtra sono dei malvagi, e per colpa della loro empiet l'intera stirpe degli kshatriya della terra perir in una terribile guerra. Non c' nulla che possa essere fatto per evitarla, visto che Dritarashtra non ha voluto seguire i consigli di Vidura al momento della nascita di Duryodhana. Questa guerra  voluta dai deva e dallo stesso Signore Supremo. Presto molto dolore scorrer come una maledizione su tutta Bharata-varsha."
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Satyavati sapeva che le parole di Vyasa non avrebbero potuto rivelarsi erronee, per cui, non volendo assistere a quegli avvenimenti catastrofici, annunci di volersi ritirare per una vita meditativa nella foresta. Ambika e Ambalika vollero seguirla.
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17. Il primo attentato.
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Per i cinque giovani inizi una vita completamente diversa. I tempi piacevoli ma austeri della foresta erano andati, e per la prima volta provarono le gioie del mondo regale, fatta di sfarzi e opulenze di ogni tipo. Fra i giochi di giovent, il tempo trascorreva piacevolmente, ma i ragazzi non prestavano minore attenzione all'apprendimento. Insieme a molti altri principi, i Pandava approfondirono gli studi a cui erano stati iniziati dai saggi della foresta. Essi erano ragazzi ingegnosi e per apprendere le cose non dovevano fare sforzi particolari.
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E pi i giorni passavano e pi risultava chiaro che i cinque figli di Pandu avessero doti straordinarie che permettevano loro di eccellere sopra tutti gli altri: Yudhisthira era il pi saggio e virtuoso di tutti, Bhima il pi forte, Arjuna il pi abile con le armi, Nakula e Sahadeva erano i pi bravi nel trattare con i cavalli.
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Duryodhana, il primogenito di Dritarashtra, che cresceva in costante compagnia dei cugini, cominciava a sentirsi irritato da quella supremazia che gli rovinava i suoi giochi giovanili; non c'era sport in cui il migliore fra di loro non fosse uno dei Pandava. Poi dall'irritazione sorse a poco a poco l'invidia e poi il rancore.
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Non bisogna dimenticare che se Yudhisthira fosse nato un anno dopo o se i Pandava non fossero pi tornati ad Hastinapura, egli avrebbe ereditato il trono dei Bharata. La prospettiva di non poter mai diventare re infastidiva sempre pi il giovane che a quell'et cominciava gi a dare importanza al proprio futuro.
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L'invidia divenne bruciante, in special modo nei confronti di Bhima il quale, nella sua giovanile innocenza, non si lasciava sfuggire nessuna occasione per umiliarlo davanti a tutti. In special modo nella lotta, grazie alla sua forza sovrumana, Bhima lo sconfiggeva regolarmente. Duryodhana non poteva fare a meno di ricordare i tempi passati, quando non erano ancora giunti i cugini ed egli era oggetto delle attenzioni di tutti gli abitanti a corte, ma ora tutti parlavano solo di loro, tutti elogiavano in continuazione solo loro. In quel periodo il giovane soffr molto.
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Duryodhana aveva uno zio materno che si chiamava Shakuni. Particolarmente affezionato al nipote, egli avvert che qualcosa non lo faceva essere del suo solito umore e si chiese cosa potesse essergli successo. Cos, in un momento in cui lo trov solo, gli parl. "E' parecchio tempo che ti vedo adombrato e lo trovo strano. Solitamente sei sempre gioviale e pronto allo scherzo con tutti. Hai forse qualche problema? qualche pensiero che ti preoccupa particolarmente? Apriti dunque con me, Duryodhana, dimmi cos' che ti rende cos triste."
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"Cosa mi preoccupa?" ribatt il principe. "E' cos difficile da capire? Prima che arrivassero i Pandava io ero destinato a diventare il re dei Bharata e sicuramente l'imperatore del mondo intero. Tutte le attenzioni erano per me e tutti mi coprivate di affetto. Inoltre io ero sempre il migliore e nessuno mi vinceva nei giochi di guerra. "Ma da quando sono arrivati loro, i figli di Pandu, ogni cosa  cambiata. Io non diventer re a causa della cecit di mio padre, e Yudhisthira, che  nato un anno prima di me, presto salir al trono. E come se non bastasse, la loro superiorit  reale, lui  veramente migliore di me sotto tanti aspetti e dove non riesce i suoi fedelissimi fratelli gli danno sempre il massimo appoggio.
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Immagina se un giorno ci dovesse essere un serio litigio fra me e Yudhisthira: hai mai visto combattere Bhima? La sua forza fisica non  umana, cos finch ci sar lui Yudhisthira pu dormire sonni tranquilli. E poi Arjuna... la sua istruzione militare  appena iniziata, eppure usa le armi come se non avesse mai fatto altro fin dai primi anni della sua vita. Guarda Nakula... hai mai visto un ragazzo pi bello? Le sue fattezze fisiche sono tanto perfette quanto quelle dei deva dei pianeti pi alti e si batte con l'agilit di un gandharva. Le fanciulle non hanno occhi che per lui. E Sahadeva? Pensa che riesce persino a dialogare con i cavalli e li cavalca in maniera perfetta.
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"Tutti e cinque sono virtuosi, gentili, intelligenti e nessuno pu fare a meno di amarli incondizionatamente. Il nostro Bhishma stravede per loro, il maestro Kripa riserva per loro le sue gentilezze pi particolari, i visi dei brahmana di corte si illuminano quando li vedono, e persino mio padre non nasconde il suo apprezzamento nei loro confronti. Insomma, da quando sono arrivati, io e i miei fratelli non esistiamo pi e non abbiamo le stesse prospettive che avevamo prima. Considerando questa situazione, non dovrei sentirmi amareggiato?"
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La sfuriata di Duryodhana fu lunga e amara; forse non aspettava altro che di sfogarsi con qualcuno, ma di sicuro aveva scelto la persona sbagliata. Ci sarebbero state molte cose che Shakuni avrebbe potuto dire per lenire il dolore del nipote, per fra le tante scelse le meno opportune.
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D'altra parte non tutte quelle lamentele avevano reale fondamento; era fuori dubbio che gli anziani di corte amassero i Pandava e che li riservassero di speciali premure, ma non era affatto vero che Duryodhana fosse stato accantonato. I cinque ragazzi inoltre erano vissuti nella foresta, senza nessun agio, e avevano dovuto sopportare la sofferenza di vedere il padre morto, per cui era naturale che gli anziani Kurava cercassero di farli sentire amati e protetti. Ma anche lui, Duryodhana, era al centro di manifestazioni d'affetto, anche se ovviamente non era proprio come prima della venuta dei Pandava.
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Un ragazzo normale della sua et si sarebbe sentito appagato da quelle attenzioni, ma egli purtroppo non era una persona normale: aveva un problema grande, intrinseco alla sua natura: era invidioso, non sopportava nessuno che avesse qualcosa pi di lui. La sua gelosia era proporzionale alla forza di Bhima e all'abilit di Arjuna.
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"Immaginavo qualcosa del genere," gli rispose Shakuni, "e anch'io stavo considerando con seriet la situazione. Io so che i Pandava hanno qualit eccezionali, che sembrano quasi di origine divina. In tutto il mondo non si trovano giovani come loro. Quando saranno cresciuti prenderanno il comando di questo vasto regno per diritto di nascita, e sicuramente governeranno con forza. Allora cosa rimarr a te e ai tuoi fratelli? Al massimo il comando di qualche provincia, e sarete per sempre assoggettati ai presuntuosi cugini.
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Qualcuno potrebbe dire che essi sono cos buoni d'animo che non faranno mai pesare il fatto di essere i governanti supremi, ma noi lo sappiamo che il potere d alla testa e fa perdere ogni virt. Nipote mio, sono d'accordo con te: tutto fa credere che un giorno, ritenendoti un potenziale nemico, i figli di Pandu marceranno contro di te e i tuoi fratelli allo scopo di eliminarvi. Io non ho dubbi che accadr proprio questo."
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Perch Shakuni aveva detto quelle parole al nipote? Probabilmente riteneva proprio che le cose sarebbe dovute inevitabilmente andare in quel modo, ma c'erano anche altre ragioni. Non dimentichiamo che egli era lo zio diretto di Duryodhana e che logicamente preferiva avere lui come re dei Bharata piuttosto che Yudhisthira, del quale temeva la potenza.
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Un giorno che il giovane figlio di Gandhari fosse diventato re, il suo regno, quello dei Gandhara, ne avrebbe tratto grandi profitti. Sicuramente non poteva prevedere quali pieghe avrebbe preso il futuro.
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"Ma del resto cosa si pu fare?" riprese Duryodhana. "Yudhisthira  l'erede di diritto e noi non possiamo convincere mio padre, Bhishma e tutti gli anziani ad andare contro le ordinanze scritturali che sono sempre state osservate da ogni famiglia nobile. Per noi non c' nulla da fare."
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"Un principe come te, che appartiene a una stirpe celebre in tutto il mondo per valore e intelligenza," ribatt in tono combattivo lo zio, "non deve mai sentirsi inerte davanti alle difficolt, ma ha sempre il dovere di agire con grande vigore; ne va di mezzo il futuro tuo e dei tuoi familiari, me stesso compreso. Agisci con forza. Non  vero che non si pu fare niente per risolvere questa situazione. Per ogni problema esiste una soluzione; basta saperla trovare."
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Duryodhana fu colpito da quelle parole. Fino ad allora aveva considerato la cosa come una maledizione alla quale era impossibile sottrarsi, per cui ci era vissuto accanto con rassegnazione, ma ora, ascoltate le parole dello zio, una luce di speranza si accese nel suo cuore e le prime idee diaboliche cominciarono velocemente a scorrergli nell'intimo corroso dall'invidia.
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"Bisogna al pi presto togliere il potere ai Pandava," incalzava Shakuni, "perch col tempo essi stringeranno nuove amicizie e alleanze, e la loro potenza aumenter, fino a che arriveremo al punto in cui essi saranno realmente diventati invincibili."
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Convinto da Shakuni, Duryodhana liber la propria invidia di qualsiasi inibizione. "E' vero, dobbiamo agire contro quella che  la fonte prima della loro forza e io so quale : Bhima. Lo possiamo vedere persino quando giochiamo. Chiunque attacca Yudhisthira, immediatamente Bhima interviene con la sua forza sovrumana e lo libera da ogni pericolo. E pi il tempo passa, pi diventa forte. Se vogliamo liberarci dei Pandava dobbiamo prima eliminare Bhima."
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Cos, messo al corrente anche Dusshasana, il fratello minore, concertarono il piano di avvelenare e gettare Bhima nel fiume. La cosa non riusc loro difficile perch nessuno avrebbe mai sospettato che Duryodhana fosse arrivato a tal punto. La sua gelosia nei confronti dei cugini era risaputa, ma sembrava pi che altro una cosa da ragazzi.
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I tre cospiratori mischiarono del veleno nel cibo del Pandava, il quale, dopo averlo mangiato, cadde al suolo apparentemente senza vita. A quel punto lo legarono e lo gettarono nel Gange. Convinti di essere riusciti ad ucciderlo e, pienamente soddisfatti della loro nefandezza, ritornarono al palazzo.
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Intanto il corpo di Bhima era stato inghiottito dalle acque del fiume e sprofondava inesorabilmente verso gli abissi. Nelle profondit del Gange vivevano molti serpenti velenosi che, scorta quella presenza umana, temettero di essere in pericolo per cui la attaccarono, mordendola ripetutamente.
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Il veleno dei naga, mischiatosi a quello che Bhima aveva ingerito, caus una reazione chimica tale da agire come antidoto. Vedendo quel corpo muoversi nonostante il loro potentissimo veleno, essi se ne stupirono e corsero ad informare il loro sovrano Vasuki dello strano avvenimento. Questi volle recarsi di persona sul posto per accertarsi dell'accaduto e immediatamente riconobbe in quella persona priva di sensi Bhima.
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"Senza saperlo avete salvato la vita al prode figlio di Pandu," proclam Vasuki, "che ci aiuter a liberare il mondo dalla indesiderata potenza degli asura. Sorvegliatelo e curatelo. E appena star sul punto di svegliarsi, correte ad avvertirmi."
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Bhima dorm profondamente per qualche giorno. Poi cominci a sentire la coscienza tornare. Ma nel momento in cui riapr gli occhi quale fu il suo stupore nel vedersi circondato di serpenti. I naga, infatti, appena si erano resi conto che il loro ospite si stava risvegliando, si erano affrettati a chiamare Vasuki. Cos in quel momento erano tutti l, al suo capezzale. "Dove mi trovo? E chi siete voi? Perch sono in queste acque?"
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"Io sono Vasuki, il figlio maggiore di Maharshi Kashyapa. Tu sei affondato in queste acque e stavi per morire a causa di un potente veleno che avevi ingerito, ma loro, mordendoti, ti hanno salvato. Devi sapere che tu sei protetto dal Brahman Supremo, la Persona Divina stessa, che veglia su di te e sui tuoi fratelli.
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Sappi che si avvicinano tempi molto difficili e che le vostre vite saranno costantemente in pericolo. Non fidatevi dei vostri cugini: essi sono anime malefiche, specialmente Duryodhana, il quale  invidioso di voi. E' stato lui a mettere il veleno nel cibo, e se non fosse stato per la tua nascita divina e per la protezione di cui godi insieme ai tuoi fratelli, saresti morto. Torna da loro, e d'ora in poi vigilate attentamente."
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Vasuki diede da bere a Bhima una pozione divina che moltiplic la sua gi considerevole forza fisica. Per effetto di quell'elisir, egli sprofond di nuovo in un sonno profondo, e dorm per otto giorni. E dopo averne trascorso altri due in compagnia di Vasuki, il Pandava torn sulla terra.
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Ai fratelli, che nel frattempo avevano vissuto momenti di profonda angoscia, raccont tutto ci che era successo. "Da oggi in poi dovremo stare molto attenti, poich sembra che Duryodhana abbia ormai messo fine al periodo della fanciullezza e abbia intenzione di commettere azioni diaboliche," concluse Yudhisthira.
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Kunti, Vidura e Bhishma, venuti a conoscenza di quel terribile avvenimento, cominciarono seriamente a preoccuparsi. Quando Duryodhana seppe che Bhima era ancora vivo, si riun con Shakuni e Dusshasana per progettare altri piani su come sbarazzarsi degli invadenti cugini.
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18. L'arrivo di Drona.
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Un giorno, mentre i principi giocavano in giardino, un uomo alto vestito di nero, con la testa coperta da un grande cappuccio, si ferm ad osservarli. A un certo punto la palla con la quale i ragazzi giocavano cadde nel pozzo e per quanti sforzi essi facessero non riuscivano a recuperarla. Il viandante rise a voce alta.
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"E' mai possibile che i discendenti di una stirpe prestigiosa come quella dei Bharata non sappiano fare una cosa cos semplice come quella di recuperare una palla caduta in un pozzo?"
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"Non  affatto facile recuperarla senza bagnarsi," risposero i principi alquanto stizziti, "ma se tu credi di poterci riuscire, allora mostraci come fare."
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Lo sconosciuto sorrise; poi chiese un arco e vi pose una freccia. Con un abile gioco di rimbalzi riusc a recuperare la palla; dopodich volle un anello d'oro. Yudhisthira gli diede il suo e questi, tra la sorpresa generale, lo gett nel pozzo. Prima che i giovani potessero protestare, prese dei fili d'erba dal terreno e mormor dei mantra, al che con decisione li scagli nel pozzo, agganciando l'anello. Poi ne lanci degli altri in rapida successione e ad ognuno collegava il filo d'erba precedente, formando una catena. In quel modo riusc a tirare fuori l'anello. I principi erano esterrefatti.
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"Chi sei tu? e qual  il tuo nome? Non abbiamo mai visto fare cose del genere con una tale bravura." "Bhishma mi conosce," rispose. "Andate da lui e raccontategli ci che ho fatto. Allora saprete il mio nome."
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Appena Bhishma sent come il misterioso personaggio avesse recuperato la palla e l'anello, cap subito che si trattava di Drona e corse fuori a riceverlo. Era il migliore maestro d'armi del tempo. La sua abilit era incomparabile e tutti i re di Bharata-varsha facevano a gara perch egli istruisse i loro figli nella nobile arte marziale.
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I principi Bharata fino ad allora erano stati istruiti da Kripa, ma era fuori dubbio il fatto che Drona potesse offrire loro un insegnamento a un livello ben diverso, che solo lui era in grado di impartire. Pertanto Bhishma si sent onorato di chiedergli di rimanere a corte come Acarya di tutti i principi.
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19. La storia di Drona e Drupada.
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Chi era Drona? Figlio del celebre saggio Bharadvaja, questi era un brahmana rinomato per la grande conoscenza e santit, ma privo di qualsiasi ricchezza materiale. Per quella ragione era giunto alla corte dei Kuru. Ma per capire le ragioni dell'arrivo di questo importante personaggio bisogna fare qualche passo indietro e ritornare ai tempi della sua infanzia.
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Quando era poco pi di un bambino, Drona era stato il compagno di giochi di Drupada, il figlio del re di Panchala. Durante i loro giochi Drupada gli aveva promesso in pi riprese che, in segno di profondo apprezzamento verso di lui, quando avesse ereditato il trono del padre gli avrebbe ceduto met del regno.
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Erano passati tanti anni e i due amici si erano ormai persi di vista. Drona aveva sposato Kripi, figlia di Gautama Muni e sorella di Kripa. Come abbiamo gi detto in precedenza, la loro vita si incentrava sugli studi e le adorazioni religiose, per cui erano pieni di conoscenza spirituale e di serenit interiore, ma non possedevano niente, al punto da non potersi permettere neanche di dar da bere del latte al figliolo Asvatthama.
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Ma la cosa non era sembrata tanto tremenda a Drona fino al giorno in cui gli amici di Asvatthama non avevano pensato di burlarsi di lui e, preparata una bevanda a base di polvere di riso, gliel'avevano porta dicendo: "Bevi, questo  latte. L'abbiamo messo da parte apposta per te."
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Il ragazzo, che non credeva ai propri occhi, lo aveva bevuto tutto d'un fiato. E tanta era stata la felicit di aver potuto finalmente assaporare del latte che era corso dai genitori danzando e gridando: "Ho bevuto il latte! ho bevuto il latte!"
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Quella volta Drona si era reso conto che il loro stato di povert era veramente esagerato e che il figlio ne stava soffrendo troppo, e poich egli non aveva mai dimenticato le promesse fatte dall'amico aveva pensato bene che fosse giunto il momento di recarsi da Drupada. Ma quando questi aveva ascoltato la richiesta del brahmana lo aveva deriso in tono sprezzante.
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"Come hai potuto prendere sul serio una promessa del genere?" aveva detto. "Quando si  ragazzi si dicono tante cose insensate... non crederai davvero che io ti voglia dare met del mio regno?"
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E tutti i presenti avevano riso di lui. Maltrattato e beffato, Drona era stato cacciato via. Egli in seguito aveva tentato in vari modi di procurarsi quel benessere che tanto avrebbe giovato alla sua famiglia, ma a quei tempi imperversava una grande crisi economica e nessuno aveva potuto accontentarlo.
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Un giorno era venuto a sapere che Parashurama stava distribuendo ai brahmana le sue ricchezze, ma lo sfortunato Drona era arrivato troppo tardi: a Parashurama erano rimaste solo le armi. Cos aveva accettato quelle, con tutti i segreti per utilizzarle in battaglia. Non aveva trovato le ricchezze, ma per lo meno aveva un mestiere e anche il mezzo di vendicarsi dalle umiliazione subite da Drupada.
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Per questa ragione era venuto ad Hastinapura. Con dei discepoli come i principi Bharata e con un alleato come Bhishma avrebbe potuto ottenere oltre alle ricchezze anche la vendetta.
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Cos ebbe inizio il corso di insegnamento dei Pandava, tenuto dal sapiente e severo maestro. Fra tutti, nonostante Drona fosse totalmente imparziale, il migliore si rivel Arjuna, il terzo dei fratelli Pandava, per cui solo a lui, e neanche al suo stesso figlio, affid il segreto di come lanciare e ritirare il Brahmastra, una micidiale arma atomica, ammonendolo per di usarla solo contro nemici che non fossero di questo mondo. Arjuna accett il dono con quella naturale modestia che lo aveva sempre fatto amare da tutti.
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20. Ekalavya il nishada.
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Un giorno arriv ad Hastinapura un giovane di pelle molto scura e dai vestiti laceri che, con profonda umilt, chiese al maestro di accettarlo come studente. Drona lo guard con sospetto.
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"Tu sai che io accetto nella mia scuola solo giovani di sangue reale e di stirpe aryana," gli disse, "perci prima che io ti prenda sotto la mia direzione  necessario che tu mi parli della tua discendenza."
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Il giovane non pens neanche per un attimo di mentire a colui che dentro di s aveva gi accettato come sua guida; sapeva bene che un rapporto importante come quello col proprio insegnante non poteva cominciare con una bugia tanto grossa.
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"Mi chiamo Ekalavya," rispose con tono gentile, "e mio padre  il re dei Nishada. So che il mio popolo non  considerato aryano, ma ti prego di accettarmi ugualmente. Io sar per te un discepolo fedelissimo e mi impegner al massimo per seguire le tue istruzioni. Sii misericordioso. Io non potrei accettare nessun altro guru all'infuori di te."
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I Nishada erano considerati un popolo dai costumi barbarici, e cos Drona, per quanto avesse apprezzato le parole sincere del giovane, declin gentilmente la richiesta. La delusione non fece cambiare idea a Ekalavya che divenne ancora pi deciso a prendere istruzioni solo da Drona. Cos si ritir nella foresta e costru una statua di creta del tutto simile a colui che oramai considerava suo acarya e l si esercit, adorando e venerando quella forma.
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Pass del tempo. Un giorno, mentre i principi erano nella foresta, uno dei loro cani s'imbatt nella radura dove Ekalavya si stava esercitando. Vedendo quella figura alta e scura, l'animale s'impaur e abbai, ma prima che potesse richiuderla una serie di frecce gli bloccarono la bocca senza ferirlo. Con quell'insolita museruola, il cane spaventato corse dai padroni, che si stupirono della prodezza dello sconosciuto arciere.
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Venuto a conoscenza del fatto, Drona volle approfondire la questione: accompagnato da Arjuna, cerc e trov Ekalavya. Il giovane Nishada, appena vide il maestro, gli si gett rispettosamente ai piedi.
"Chi ti ha insegnato a usare l'arco in quella maniera?" gli chiese.
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"Il mio guru  Drona," rispose il giovane, "e prendo ordini solo da lui." La questione era delicata. I Nishada erano una popolazione tradizionalmente nemica dei Bharata e la loro mancanza delle fondamentali virt spirituali li rendeva tutti potenzialmente nemici dei Pandava. Doveva fare in modo che Ekalavya non continuasse a progredire in quel modo, che non diventasse pi abile di Arjuna.
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Per qualche istante riflett sulla questione, poi disse: "Se io sono il tuo maestro, allora mi devi il guru-dakshina." "Sono pronto a darti qualsiasi cosa," rispose Ekalavya, al quale non sembrava vero di essere stato accettato come discepolo, "dimmi cosa posso fare."
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"Voglio la cosa pi preziosa che hai. Visto che hai imparato a usare l'arco cos bene, devi darmi il tuo pollice destro."
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Senza pensarci, Ekalavya se ne priv. Cos mutilato, continu ad esercitarsi e nonostante tutto divenne un valoroso arciere, ma perse molta della sua velocit. In questo modo Drona aveva assicurato la futura supremazia di Arjuna nell'uso dell'arco.

Qualche anno dopo, prima della fatale guerra di Kurukshetra, Ekalavya sarebbe morto ucciso da Krishna durante un combattimento.
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21. La storia di Karna.
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Ricorderemo come Kunti, prima del matrimonio con Pandu, avesse generato un figlio da Vivasvan, il deva del sole. Poich Karna  uno dei personaggi chiave del Maha-bharata, dobbiamo di nuovo retrocedere nel tempo per scorrere le pagine della storia di questa particolare figura sino al momento presente.
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Abbandonata alla corrente del Gange e seguita da una ragazza che la controllava dalla riva, la cesta con il neonato era stata raccolta da Atiratha e da sua moglie Radha. Non sapendo chi fossero i genitori che l'avevano abbandonato, i due, che erano privi di figli, avevano deciso di adottare il bambino. Gli anni erano passati. Karna era cresciuto.
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Atiratha apparteneva alla casta dei suta, i quali si occupavano di guidare i carri da guerra degli kshatriya. Essendo quella la sua attivit naturale, aveva tentato di insegnarla al figlio, introducendolo nei segreti del mestiere, ma fin dall'infanzia Karna si era sempre rifiutato di seguire il padre. Non gli piaceva guidare i carri, n ricevere ordini dai guerrieri. Al contrario rimaneva incantato appena vedeva un arco, una spada, o un celebre guerriero in groppa al suo cavallo. Avrebbe voluto diventare uno kshatriya, non un suta.
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Quando ne aveva parlato al padre, questi era rimasto alquanto dubbioso, consapevole di quanto fosse complicato a quei tempi cambiare i doveri occupazionali pertinenti alla casta di nascita. Per anni aveva tentato di fargli cambiare idea, ma inutilmente: Karna voleva diventare un soldato a tutti i costi.
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Cos un giorno il padre gli aveva detto: "Io non posso insegnarti a combattere, ma se proprio vuoi imparare devi trovare un maestro che ti istruisca; non puoi farlo da solo."
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E Karna, spinto da quella forte natura guerriera che da sempre sentiva dentro di s, arrivato alla giusta et aveva lasciato casa e si era messo alla ricerca di un maestro degno che lo iniziasse alle nobili arti marziali. Ma quello, purtroppo, non era l'unico cruccio che turbava la vita dello sfortunato: un altro problema lo angosciava enormemente. Il padre gli aveva raccontato, infatti, di come lo avesse raccolto dalle acque del Gange e del mistero che aleggiava intorno alla sua nascita. Il desiderio di scoprire le sue vere origini aveva sempre pesato in maniera determinante sul suo cuore.
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Nei suoi viaggi alla ricerca di un guru, lo troviamo anche ad Hastinapura, dove sarebbe stato rifiutato da Drona, per la stessa ragione per cui era stato rifiutato Ekalavya. Ma Karna non aveva giurato eterna dedizione a quel particolare maestro, il suo pi forte desiderio era di diventare uno kshatriya, quindi un qualsiasi maestro, purch qualificato, sarebbe andato bene. Ma nessuno aveva potuto accettarlo come discepolo a causa dell'umilt delle sue origini. Da chiunque egli si recasse la risposta che riceveva era la stessa: "sei il figlio di un suta, non posso accettarti come discepolo."
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E cos Karna aveva continuato a vagare, sentendosi ad ogni rifiuto sempre pi frustrato e umiliato: nessuno gli voleva insegnare l'arte del combattimento. Pi di una volta si era sentito scoraggiato, ma al pensiero che con tutta probabilit non avrebbe potuto mai fare nient'altro che il suta, aveva preferito infine correre un grosso rischio: andare da Parashurama e quando egli gli avrebbe chiesto della sua famiglia gli avrebbe mentito.
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"Se gli dico che sono un suta, egli mi rifiuter per la stessa ragione per la quale mi hanno rifiutato gli altri; se invece affermo di essere uno kshatriya mi respinger lo stesso in quanto odia gli kshatriya. Quindi dovr dirgli che sono un brahmana."
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Le considerazioni di Karna erano corrette; infatti chi conosce la storia di Parashurama sa che questi era un avatara divino sceso sulla terra per annientare l'intera stirpe guerriera, cosa che aveva fatto per ben ventuno volte. Nella sua stessa indole esisteva dunque un forte astio verso tutta quella classe che aveva combattuto aspramente. Presentarsi come tale sarebbe stato addirittura meno consigliabile che presentarsi come un suta.
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Aveva viaggiato per giorni, finch era giunto nel ritiro himalayano del saggio. Nel vederlo aveva avuto l per l un attimo di esitazione. L'aspetto di Parashurama era davvero terribile: alto e imponente, la figura forte e possente, era vestito con semplici indumenti da asceta e portava i capelli raccolti in un unico punto sopra la testa.
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Ma ci che lo aveva colpito in maniera particolare erano stati gli occhi, che brillavano come carboni ardenti, e una forte energia mistica che si sprigionava dall'intero essere. Dopo avergli offerto rispettosi omaggi, Karna gli aveva rivolto la parola.
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"Rispettabile rishi, sono il figlio di un brahmana e sono venuto da te per apprendere l'arte dell'uso delle armi. Accettami dunque come discepolo e io ti servir con tutto me stesso."
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Cos Parashurama lo aveva tenuto con s addentrandolo nei pi reconditi segreti della scienza marziale. Col trascorrere del tempo Karna si era sentito baciato dalla fortuna perch neanche nei suoi sogni pi azzardati aveva mai immaginato di poter vivere giorni di cos intensa felicit. Tuttavia l'esistenza di Karna non era affatto destinata a essere lieta; la malasorte era ancora in agguato, pronta a danneggiare di nuovo il generoso giovane.
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Un giorno, mentre il maestro riposava con la testa poggiata sulle sue gambe, un insetto carnivoro si era attaccato al ginocchio di Karna e aveva cominciato a morderlo. Il dolore era intenso e, man mano che l'animale penetrava nella gamba, diventava insopportabile, ma lui, che non voleva disturbare il sonno del maestro, non si era mosso n aveva proferito lamento, tollerando con grande forza d'animo.
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Ma nonostante gli sforzi del discepolo, quando il sangue aveva cominciato a uscire, l'odore forte aveva svegliato Parashurama che aveva compreso all'istante cos'era successo. I suoi occhi avevano cambiato subitamente espressione e si erano accesi come il fuoco del sacrificio quando l'hotri lascia cadere il burro chiarificato.
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"Mi hai mentito," aveva detto Parashurama con voce ferma, "tu non sei un brahmana. Non puoi esserlo. Solo uno kshatriya avrebbe potuto sopportare un dolore simile. Mi hai ingannato. Non capisci quanto sia grave mentire al proprio maestro?"
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"L'ho fatto solo perch volevo diventare tuo allievo," aveva tentato di discolparsi Karna, "e per nessun altro motivo. Ti prego, perdonami, non cacciarmi."
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"La colpa di aver mentito al proprio guru  cos grave che non posso perdonarti. Tu mi hai strappato con l'inganno i segreti delle armi umane e divine, ma sappi che nel momento in cui ne avrai pi bisogno dimenticherai l'arte di utilizzarle e nella tua mente tutto diventer buio, oscuro. In quel momento, quando sarai di fronte al tuo pi odiato nemico, rimarrai inerme e non potrai difenderti."
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Maledetto e cacciato, Karna se ne era andato con il cuore gonfio di amarezza. Qualche giorno dopo un altro sfortunato evento lo aveva colpito. Per errore aveva ucciso la mucca di un brahmana, il quale infuriato l'aveva maledetto: "Quando ti troverai davanti al tuo pi grande nemico, le ruote del tuo carro sprofonderanno nel fango e non riuscirai a sollevarle."
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Dopo quel secondo episodio, Karna era ritornato alla casa dei genitori. Dopo qualche tempo era venuto a conoscenza del torneo che si sarebbe tenuto ad Hastinapura: in quell'occasione si sarebbero riuniti i principi dei casati pi rinomati e avrebbero dato spettacolo di abilit marziali: poteva essere la sua grande occasione! Cos aveva deciso di andarci.
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In questo modo la storia della vita di Karna si congiunge a quella dei Pandava e dei Kurava.
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22. Il torneo.
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Intanto grazie agli insegnamenti del guru, i giovani avevano sviluppato grandi doti guerriere nell'uso di tutti i tipi di armi. Come era tradizione a quei tempi, Drona, Bhishma, Dritarashtra e gli anziani della corte ritennero che era arrivato il momento di darne una dimostrazione al popolo.
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Quelle erano occasioni di grande festa, e i cittadini avevano piacere di ammirare la forza di coloro che sarebbero stati i loro futuri reggenti. Per l'occasione era fatto costruire un gigantesco anfiteatro in grado di ospitare centinaia di migliaia di persone.E arriv il giorno.
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Fu uno spettacolo superbo. A turno i principi si cimentarono in una fantastica mostra di destrezza, forza e coraggio. Il momento pi caldo fu senz'altro quando, armati di mazza, si scontrarono Bhima e Duryodhana: neanche il carattere amichevole della rappresentazione riusc a nascondere i vecchi rancori; per separarli ci vollero parecchi attendenti che, solo dopo grandi sforzi, riuscirono a farli smettere.
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Comunque fra tutti colui che fu maggiormente applaudito e che risplendette di luce abbagliante di gloria fu Arjuna, il quale mostr grandi numeri di abilit, specialmente nell'uso dell'arco, conquistandosi il cuore di tutti. Ma del resto, chi non amava gi Arjuna, cos ricco di grandi qualit umane e spirituali? Lo spettacolo di sovrumana destrezza dur a lungo.
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Mentre il pubblico stava tributando al Pandava il meritato applauso, un improvviso fragore proveniente dalle tribune richiam l'attenzione di tutti. Immediatamente anche il minimo mormorio si plac e tutti si voltarono in quella direzione. Proprio vicino a una delle entrate, si stagli una figura alta, dall'aspetto possente e dai lineamenti nobili.
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Era Karna che, con i lunghi capelli biondi, risplendeva come il sole a mezzogiorno. Aveva attirato lo sguardo di tutti su di s sbattendo le sue ascelle con tanta violenza da provocare un rumore simile al tuono. La sua voce era profonda e quasi melodiosa.
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"Se questo torneo," disse guardando Arjuna, " stato indetto per mostrare il valore, il coraggio e la forza fisica di chiunque ne possegga, allora vorrei dimostrarti che non solo tu, Partha, ne sei ricco, e che al contrario ci che ci hai fatto vedere sono cose straordinarie solo per il semplice popolo, ma non sorprendono i veri guerrieri valorosi."
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Bhishma gli concesse il permesso di esibirsi, e bisbigli di stupore si levarono dalla folla quando questi ripet con aria di noncuranza le prodezze che Arjuna aveva compiuto; poi disse: "Hai visto che ci che hai fatto non  cos straordinario? Ora battiti contro di me."
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Per nulla intimorito Arjuna si prepar al duello. Karna lo guardava come se volesse incenerirlo, il suo cuore era pieno di rabbia verso coloro che erano kshatriya anche di nascita oltre che per valore. Quando aveva visto Arjuna combattere aveva visto che questi era il migliore di tutti e aveva desiderato sconfiggerlo. Come poteva immaginare che il suo antagonista era in realt il fratello minore?

In quel momento Bhishma, preoccupato, si alz e ordin di fermare tutto. Poi parl. "Giovane sconosciuto, come sai, le nostre tradizioni impediscono agli kshatriya di combattere contro chi non sia qualificato in termini di nobilt. Tu hai lanciato la sfida a un guerriero che tutti conosciamo, Arjuna, il figlio di Pandu. Egli  un principe di nobili origini ed  perfettamente qualificato per un duello. Ma noi non conosciamo te. Se vuoi batterti devi prima dirci chi sei e chi sono i tuoi genitori."
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A quelle parole Karna si sent disperato. Ancora ritornava il solito assurdo problema che gli impediva di esternare ci che sentiva dentro di s. Saputa la verit, Bhima lo derise chiamandolo vile auriga.
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Ma Duryodhana, che fino a quel momento aveva osservato la scena senza dire una parola, guardando Karna con attenzione si convinse che qualcosa di strano nella sua nascita doveva esserci, in quanto tutto nella sua persona rivelava una certa signorilit aristocratica. Tutti avevano ben visto quel che era in grado di fare con le armi e ci lo indusse a realizzare che un uomo come quello gli sarebbe tornato sicuramente utile in futuro.
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Si alz dal seggio e disse: "Come pu un uomo simile essere nato in una famiglia di suta? Non  possibile. Guardatelo. E' evidente che fa parte della nostra casta, anzi si direbbe di origini celestiali. Osservatelo bene: non avete visto cosa ha saputo fare con le armi? Io vi dico che Karna  uno kshatriya e per dimostrarvi che la mia convinzione  totale, lo nomino re di Anga."
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La nomina del figlio del suta al trono di Anga caus un enorme clamore. Dopo aver proferito tali parole, Duryodhana condusse Karna con s. Da quel giorno nacque una saldissima e profondissima amicizia tra i due.
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I Pandava intanto si erano gi pentiti di aver insultato Karna, poich a loro era chiaro, come lo era a tutti, che questi sarebbe stato per sempre un loro terribile nemico. Cominciarono a temerlo in modo particolare.
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23. La vendetta di Drona.
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Trascorsi anche i giorni dello spiacevole incidente del torneo, il corso di studi dei principi poteva considerarsi praticamente concluso. Drona si sentiva soddisfatto di tutti, e in particolare dei figli di Pandu che erano diventati veramente dei combattenti eccezionali. Ora il suo sogno sarebbe potuto diventare realt.
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Un giorno riun a s i discepoli. "Tu ci hai insegnato tutto ci che sappiamo," gli disse Yudhisthira, "e hai fatto cos tanto per noi che qualsiasi cosa sar insufficiente per ripagarti. Ma la tradizione vuole che il discepolo, alla fine dei suoi studi, tenti di sdebitarsi col proprio guru offrendogli quello che egli desidera. Noi siamo in debito con te. Dicci: c' qualcosa che possiamo fare?"
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"S, c' una cosa che dovete fare per me," rispose Drona, "ma prima promettetemi che non esiterete a fare ci che vi chieder." A quelle parole tutti ebbero un momento di esitazione, nel timore che poi non sarebbero stati in grado di soddisfare le sue richieste.
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Solo Arjuna rispose senza indugi. "Qualunque cosa tu chiederai io lo far." Drona abbracci e benedisse Arjuna. Poi disse: "Voglio che mi portiate prigioniero qui ad Hastinapura il re Drupada."
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Drona raccont poi la storia del dissenso con Drupada, e mentre raccontava l'entusiasmo guerriero dei giovani cresceva sempre di pi. Non avevano immaginato che avrebbero potuto ritrovarsi cos presto su un campo di battaglia. Non volendo perdere tempo, tutti si prepararono per la spedizione con grande solerzia, e in pochi giorni il nutrito gruppo dei discepoli di Drona si ritrov alle porte del regno nemico.
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Ma le spie di Drupada erano sempre all'erta, per cui messo al corrente della spedizione, il re si era gi preparato alla battaglia. Appena Duryodhana vide in lontananza l'esercito nemico che veniva loro incontro, il suo spirito s'infiamm e decise di attaccare subito, certo delle propria superiorit militare. E senza prendere alcuna precauzione, guidato principalmente dal suo ardore, ordin agli altri di seguirlo. Ma i Pandava, che avevano sentito parlare di Drupada e dei suoi guerrieri come di soldati dal valore impareggiabile, non condividevano quella strategia.
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"Cugino, Drupada non  un soldato da sottovalutare," disse Yudhistihira, "cos come non lo sono i generali del suo esercito. Dobbiamo concertare qualche strategia prudente e non lanciarci in questo modo all'attacco."
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"Per sconfiggere questo nemico non abbiamo necessit di strategie. Dobbiamo solo attaccare e sconfiggerlo. Ma se avete paura potete aspettarci qui. Noi conquisteremo il guru-dakshina per soddisfare il nostro maestro." Offesi, i Pandava dichiararono che sarebbero scesi sul campo di battaglia solo dopo la sconfitta di Duryodhana. In poco tempo le previsioni dei figli di Pandu si avverarono: i giovani Kurava furono sgominati.
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Nel vedere Duryodhana e gli altri tornare feriti e spaventati, i cinque fratelli concertarono un piano e poi andarono all'attacco. Dopo un aspro combattimento, sopraffecero e presero prigioniero il potente e valoroso re. Il drappello ripart per Hastinapura.
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E i due si ritrovarono di nuovo l'uno di fronte all'altro. Era passato molto tempo dall'ultima volta che si erano incontrati, ma ora la situazione era cambiata: il re non era pi sul trono e il brahmana non era pi vestito poveramente n chiedeva l'elemosina. Le circostanze si erano invertite. Fu Drona a rompere il silenzio.
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"Da ragazzi siamo stati grandi amici, abbiamo giocato insieme e ci siamo divisi tutto quello che avevamo; perch te ne sei dimenticato e mi hai trattato in quel modo? Guarda, sei mio prigioniero, potrei ucciderti e prendere tutto quello che possiedi, ma non lo far. Per dimostrarti che io ricordo la nostra vecchia amicizia, prender solo quello che mi spetta: mi avevi promesso met del tuo regno e quella prender. Il resto sar ancora tuo."
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Drupada fu rimesso in libert. Ma non riusc mai a perdonare l'umiliazione subita e cerc sempre il modo di ottenere la propria vendetta.
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24. Il complotto.
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Dopo qualche tempo, Dritarashtra invest Yudhisthira della carica di principe ereditario. Ovviamente ci non poteva rendere il re particolarmente felice, in quanto avrebbe preferito che a succedergli fosse stato il figlio Duryodhana; ma certamente non poteva opporsi alle millenarie tradizioni vediche. Infatti, non avendo egli potuto governare a causa della propria cecit, Duryodhana aveva perduto il diritto automatico al trono. In quella circostanza il re sarebbe dovuto diventare il primogenito fra i suoi figli e quelli di Pandu. Yudhisthira era nato un anno prima, dunque aveva pieno diritto al trono. Duryodhana moriva dall'invidia e dal dolore.
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In quel periodo Bhima e Duryodhana lasciarono Hastinapura per andare a Dvaraka, dove presero lezioni sull'uso della mazza da Balarama, il fratello di Krishna, perfezionando ulteriormente la loro destrezza guerriera.
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E sempre nello stesso periodo anche Arjuna ricevette ulteriori istruzioni da Drona, il quale gli diede l'opportunit di migliorarsi con l'arco.
Un giorno il Pandava chiese al maestro: "C' qualcuno su questa Terra che pu vincermi in duello?" "S, c'," rispose Drona. "E' Krishna, della razza dei Vrishni. Egli non  un uomo come tutti gli altri, la sua origine  divina e nessuno potr mai sconfiggerlo. Devi stringere con lui la pi solida delle amicizie e sotto la sua protezione anche tu diventerai invincibile."
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Trascorse un anno relativamente tranquillo, durante il quale l'amore del popolo verso i Pandava cresceva, cos come lievitava l'odio di Duryodhana. Un giorno, allo stremo della sopportazione, fece chiamare Shakuni per parlargli.
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"Non riesco pi a tollerare la vista di questi maledetti che prosperano ogni giorno di pi. Il popolo  dalla loro parte, l'esercito anche, il patriarca Bhishma nutre per loro un grande affetto, e Drona apprezza Arjuna al punto che sembra che esista solo lui. Persino mio padre non ha mai nascosto l'affetto per questi diabolici cugini. Sono stati abili, non c' che dire, a guadagnarsi la simpatia di tutti."
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"Io te lo dissi tempo fa," ribatt Shakuni, "che un nemico va distrutto subito, prima che abbia la possibilit di diventare forte attraverso alleanze. Duryodhana, per il bene tuo e del casato a cui appartieni, devi distruggere i Pandava!"
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"Lo so bene che questa  l'unica cosa da farsi, ma abbiamo gi provato ed abbiamo fallito. Questa volta dovremo fare le cose con maggiore accortezza perch non possiamo permetterci di sbagliare ancora, o rischieremo di perdere i nostri alleati."
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Cos con Shakuni, Karna e Dusshasana, Duryodhana progett un terribile complotto per uccidere i Pandava. Il primo passo fu di convincere il padre a mandare i nipoti a Varanavata per un periodo di riposo; la cosa non fu difficile, in quanto Duryodhana riusciva quasi sempre ad ottenere da quest'ultimo qualsiasi cosa.
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Dal canto suo Dritarashtra sospett che il figlio stesse complottando qualcosa di grave. E tuttavia non volle ostacolarlo. Sentiva questa sua rivalit nei confronti dei Pandava diventare ogni giorno pi prepotente e pur di non vederlo soffrire si augurava che Duryodhana riuscisse ad ottenere ci che desiderava in maniera non violenta.
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Ottenuto il consenso del padre, Duryodhana fece costruire una grande casa con materiali tutti altamente infiammabili e mand sul posto Purochana, suo fedele amico, con l'intenzione di farvi appiccare fuoco appena se ne fosse presentata l'occasione. A Varanavata i Pandava correvano un pericolo mortale.
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25. Gli avvenimenti di Varanavata.
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Giunse il giorno della partenza. Anche Vidura aveva intuito che c'era qualcosa di strano in quel viaggio organizzato dai nipoti, e che i figli di Pandu potevano essere in pericolo. Avendo cos indagato sui retroscena dell'organizzazione del viaggio, era venuto a conoscenza del complotto criminale, ma aveva preferito non mandare tutto a monte in quanto sarebbe stato perfettamente inutile: Duryodhana avrebbe sicuramente atteso un'altra occasione per eliminare i Pandava.
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Perci durante il commiato, parlando un dialetto che solo pochi conoscevano, rivolse oscuri messaggi di avvertimento a Yudhisthira, il quale cap e gli sorrise con riconoscenza. Accompagnati da Kunti, i Pandava partirono.
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Gi messi all'erta da Vidura, non ci misero molto ad accorgersi di come era stata costruita la casa, per cui decisero di non fidarsi di nessuno e di stare sempre all'erta. Durante il giorno e la notte c'era sempre uno di loro che montava la guardia, e ci rendeva impossibile a Purochana di appiccare il fuoco. Ma quella situazione non poteva durare all'infinito.
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"Non possiamo continuare cos per sempre," riflett a voce alta Yudhisthira un giorno, "dobbiamo fare qualcosa. Dobbiamo scegliere se affrontare apertamente i nostri cugini o nasconderci in attesa di momenti migliori."
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Bhima era del parere che non avevano bisogno di nascondersi, che potevano con la loro forza fisica attaccare e distruggere i malvagi, ma in realt non era cos facile. Era vero che essi sarebbero stati in grado di sconfiggere in duello i cugini, ma costoro non erano soli, avevano dalla loro parte gente come Bhishma, Drona, Kripa, Karna, Asvatthama e molti altri alleati che in caso di conflitto si sarebbero uniti a loro.
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Certamente quasi tutte quelle persone erano pi legate sentimentalmente ai cinque fratelli che ai figli di Dritarashtra, ma in caso di conflitto non avrebbero potuto aiutarli militarmente, in quanto debitori verso la corte, nella quale avevano vissuto agiatamente e ricevuto ogni sorta d'onori per tanti anni.
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In caso di guerra avrebbero dovuto combattere contro i Pandava e ci precludeva a questi ultimi ogni possibilit di vittoria. Di fatto tutti li apprezzavano, ma nessuno avrebbe potuto aiutarli concretamente. La situazione era pi complicata di quanto sembrava. Erano indecisi sul da farsi.
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L'idea giusta arriv dal buon vecchio zio Vidura. Incaricato in gran segreto da quest'ultimo, un minatore fidato giunse a Varanavata, dove fu accolto con calore dai Pandava.
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"Mahatma Vidura mi ha mandato da voi," disse, "e vuole sapere come state." "Stiamo bene, ma come puoi vedere siamo minacciati da un grave pericolo. Questa casa pu bruciare in pochi istanti e noi corriamo il rischio di ardere vivi tutti. Viviamo in uno stato di costante allerta. E poi, cosa fare per risolvere definitivamente la minaccia che Duryodhana rappresenta per noi?"
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"Vidura mi ha spiegato la situazione," rispose il minatore, "e mi manda a dire di non preoccuparvi. Egli vi consiglia di nascondervi per un certo periodo, in modo che possiate prepararvi nel caso di una guerra. Appiccate voi stessi fuoco alla casa, in modo che tutti pensino che siete morti mentre invece starete fuggendo nelle foreste."
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I Pandava accolsero il consiglio con entusiasmo. In pochi giorni di duro lavoro, l'esperto scavatore riusc a costruire un tunnel che conduceva in una fitta boscaglia appena fuori la citt. Sarebbero cominciati tempi duri, ma almeno sotto un certo aspetto le cose sarebbero migliorate: con quella mossa Duryodhana si era definitivamente messo allo scoperto.
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In una notte senza luna, in cui gli attendenti a insaputa dei Pandava avevano ospitato una donna con cinque figli, essi appiccarono il fuoco alla loro casa e a quella dove in quel momento Purochana dormiva. E mentre le fiamme si levavano altissime e incontrollabili, i Pandava con la madre fuggirono lungo il tunnel e in pochi minuti si ritrovarono all'aperto, nella foresta, in salvo. Il piano riusc in pieno, nessuno sospett niente.

Ad Hastinapura tutti versarono lacrime amare per la morte dei loro cari principi. Anche Vidura e Bhishma, pur sapendo la verit, si videro costretti a piangere e a disperarsi in modo da non destare sospetti. Dritarashtra, il re cieco nel corpo e nello spirito, che aveva capito che non era stata una disgrazia, da una parte fu sinceramente dispiaciuto, ma dall'altra era contento perch in quel modo Duryodhana ora avrebbe potuto ereditare il potere e ritrovare la serenit persa a causa della sua sfrenata invidia.
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26. I fratelli rakshasa.
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Ma ritorniamo ai Pandava. La fuga dei cinque fratelli era tanto affannosa che Kunti non riusciva a tenere il passo. Bhima allora prese la madre sulle spalle di modo che poterono ricominciare a correre con maggiore velocit. Percorsero molta strada, quella notte, in quella fitta foresta popolata solo da animali della giungla e da rakshasa.
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Qualche ora dopo, quando ritennero di essere oramai lontani da Varanavata, si fermarono per riposare. "Adesso siamo al sicuro," disse Bhima, " inutile continuare a correre nella notte. E poi nostra madre  stanca e ha bisogno di dormire. E anche voi dovete riprendere fiato. Vi preparer dei giacigli cosicch potrete dormire comodamente. Io che non sono stanco far la guardia."
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Questi, da quando era iniziata quell'avventura, era sempre stato stranamente tranquillo e non aveva commentato granch gli sviluppi della loro situazione. Anche in quegli ultimi giorni aveva parlato poco e i fratelli lo avevano colto spesso soprappensiero. Ma in quel momento alla vista della madre che si apprestava a dormire all'aperto in una foresta selvaggia, riparata solo da un albero, non riusc pi a contenere la rabbia.
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"Ma come potete essere cos calmi? Come riuscite a tollerare una situazione del genere? Non vedete come siamo ridotti? Nostra madre, che merita tutti gli onori,  costretta a correre nella foresta di notte per fuggire da un nemico, come se non avesse nessuno in grado di proteggerla. Noi stessi dobbiamo dormire in terra su un giaciglio di erba alla stregua di mendicanti. Ma perch stiamo fuggendo come se avessimo di fronte un nemico che non siamo in grado di battere?
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Basterebbe poco per risolvere una volta per tutte il problema causato dall'empio figlio di Dritarashtra: prendiamo le nostre armi e corriamo ad Hastinapura; affrontiamo Duryodhana e i suoi degni compagni faccia a faccia e facciamola finita con loro. Anzi, se voi non volete farlo, far tutto io da solo. Con la sola forza delle mie braccia distrugger i nostri maledetti cugini e tutti i loro alleati."
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"Non dire queste cose, Bhima," rispose Yudhisthira. "Non possiamo rispondere al malvagio con la malvagit. Dobbiamo cercare di fare qualsiasi cosa per evitare lo scontro armato. Pensaci bene cosa significherebbe una guerra: i nostri parenti, i nostri amici, i nostri conoscenti, tutti verrebbero coinvolti e noi contro di loro non possiamo combattere. Non possiamo uccidere i nostri padri, zii, cugini, nonni, maestri, amici. Sii paziente. La guerra deve essere la soluzione estrema: quando veramente avremo realizzato che non esiste altra via d'uscita, allora combatteremo contro di loro. Solo quando vedremo che non ci resta altro da fare. Solo in quel caso non avremo trasgredito alle leggi divine."
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Arjuna, Nakula e Sahadeva si ritrovarono d'accordo con il fratello maggiore. Bhima insistette ancora, valendosi di altri numerosi argomenti, tutti avvalorati da evidenze scritturali, ma non riusc a convincerli. I suoi fratelli avrebbero fatto ogni cosa pur di evitare una sanguinosa guerra. Si addormentarono.
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Solo Bhima rimase sveglio, seduto su di un masso. Mentre guardava la madre e i fratelli dormire distesi sul terreno, una furia incontrollabile gli bruciava il cuore, cos violenta che si mordeva continuamente le labbra al punto da farle sanguinare. Avrebbe dato chiss cosa pur di afferrare la sua mazza e correre ad Hastinapura a massacrare i nemici, ma non poteva disobbedire a Yudhisthira, che era il fratello maggiore e che rispettava e amava sopra ogni altra cosa. Tuttavia quello che aveva imposto al suo corpo non era riuscito a farlo anche al cuore, sempre convinto di volere solo una cosa: la distruzione di tutti i figli di Dritarashtra. E nella sua mente non potevano esserci altro che pensieri di vendetta.
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Era notte fonda. Non lontano dal loro accampamento, vivevano un rakshasa di nome Hidimba e la sorella Hidimbi. Da anni i due spargevano morte e dolore e gli abitanti di quella regione tremavano solo a sentirne parlare. E accadde che, nonostante la lontananza, Hidimba sent la loro presenza.
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"Sento odore di carne umana," disse alla sorella, "ci devono essere degli uomini non lontano da noi. Saranno degli stranieri. Non sanno che questa  la mia foresta? Che folli sono stati ad avventurarsi in un posto come questo senza conoscerlo. Sorella, vai l subito. Ho fame: dunque uccidili e portami le loro carni."
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Prontamente Hidimbi obbed e corse nella direzione che il fratello le aveva indicato, finch, giunta sul posto, vide cinque figure che dormivano e una che montava la guardia seduta su di un masso: era un uomo, dallo sguardo furibondo, che stringeva i pugni per la rabbia e mormorava terribile minacce. Osservandolo meglio, not il portamento nobile, il corpo possente e i lineamenti magnifici. In quel momento le frecce di Kamadeva colpirono il cuore della rakshasi che abbandon qualsiasi pensiero omicida.
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"Come si pu ammazzare un uomo cos bello e nobile?" pens. "Non riuscir mai a farlo. Mi piace, mi ha stregato il cuore, e non riesco neanche a pensare di doverlo eliminare. Al contrario, user le mie arti per convincerlo ad accettarmi come moglie e ad amarmi."
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Rapita dall'amore per Bhima dimentic il demoniaco fratello che intanto diventava sempre pi impaziente di gustarsi il prelibato pranzetto procuratogli da Hidimbi. Cos, quando dopo i primi attimi di sbandamento costei si ricord della sua missione, le croll il mondo addosso.
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"Se non gli obbedisco, mio fratello  capace di ucciderci tutti." Per un po fu torturata dall'incertezza, poi il forte sentimento d'amore che aveva inesorabilmente stregato il suo cuore prevalse sulla paura, per cui assunte le fattezze di una avvenente ragazza, usc dal nascondiglio e and incontro a Bhima.
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Quando questi la vide sospett subito che la fanciulla nascondeva qualcosa di strano. "Chi sei?" le chiese. "Cosa fa una ragazza giovane come te in una foresta infestata da animali feroci e da rakshasa? Sei tu stessa un rakshasa? Si sa che questi esseri demoniaci possono prendere qualsiasi fattezza, anche quelle di una donna giovane e carina."
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Lei non tent neanche di mentire; sapeva che aveva poco tempo per salvarli dal crudele fratello. "Io sono Hidimbi, la sorella del rakshasa Hidimba. Mio fratello ha sentito la vostra presenza e mi ha mandata qui per uccidervi, cos da potersi sfamare. Ma io, dopo averti visto, non me la sono sentita. Voi correte un pericolo mortale. Vi prego fuggite immediatamente. E' gi parecchio tempo che sono partita, perci fra poco mio fratello comincer ad insospettirsi del ritardo e verr di persona."
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Bhima cap il sentimento che spingeva la rakshasi a metterli in guardia, ma non prov alcuna apprensione. "Se tuo fratello vuole venire a combattere, che venga pure," rispose scrollando le spalle. "E se vuole cibarsi dei nostri corpi, se li guadagni. Mia madre e i miei fratelli hanno camminato per tutta la notte e sono stanchi; di certo non li sveglier per un rakshasa."
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"Mio fratello ha la forza di centinaia di elefanti," rispose la ragazza alquanto sorpresa da quelle parole, "e nessuno mai  riuscito a vincerlo in duello. Ti prego, tu non sai ci che dici: fuggite senza perdere altro tempo."
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Bhima non rest per nulla impressionato dalla descrizione della forza del rakshasa e continu a dirle che non aveva alcuna intenzione di disturbare i suoi familiari. Nel frattempo l'affamato Hidimba cominciava a chiedersi la ragione di tanto ritardo e a scalpitare per l'impazienza; dopo un po pens che fosse meglio andare a vedere di persona cosa stava succedendo. .
Ci si pu immaginare la rabbia e lo stupore del demone quando, giunto sul posto, trov la sorella che parlava allo sconosciuto, e si avvicin per sentire ci che diceva. Quando la sent metterlo in guardia del pericolo che correvano, un violento colpo d'ira gli offusc la vista e grid con furia inaudita: "Vi uccider tutti!"
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E si lanci contro di loro. Vedendo il rakshasa sopraggiungere minaccioso, Bhima si alz di scatto e gli corse incontro. La collisione dei due corpi fu cos violenta che produsse un rumore forte come un tuono. La lotta divent subito furibonda: una nuvola di polvere circondava i due avversari che si battevano con ogni arma che trovavano a disposizione, alberi e rocce compresi. Il clamore di quella battaglia svegli i fratelli e la madre che si resero subito conto della situazione. Arjuna voleva intervenire, ma i due corpi erano cos vicini l'uno all'altro e si muovevano con tale rapidit che sarebbe stato facile sbagliare bersaglio, per cui decise di lasciar fare a Bhima.
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Fu solo dopo diverse ore che il terribile duello si risolse a favore del Pandava. Afferrato il rakshasa in una stretta ferrea, facendo leva sul suo possente ginocchio gli spinse un braccio sul collo e l'altro sulle gambe, spezzandogli la spina dorsale. Hidimba lanci un grido spaventoso e per. Era l'alba, il sorgere del sole segn la fine del combattimento.
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Poich oramai la notte era trascorsa, i Pandava si prepararono a lasciare quel posto e misero insieme le cose che avevano portato con loro. La rakshasi Hidimbi era ancora l, che guardava Bhima senza dire una parola. E anche quando si furono avviati, lei li segu, senza parlare. Kunti, che aveva compreso il sentimento della donna, disse al figlio: "Bhima, quella ragazza ti vuole per marito. E' stata lei ad aiutarci, andando contro il volere del fratello. Ora non ha nessuno che pu proteggerla e credo proprio che tu debba accettarla e contraccambiare i suoi sentimenti."
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"Ma Yudhisthira non  ancora sposato," ribatt Bhima, "e non  corretto che io lo faccia prima di lui senza il suo consenso. Chiedi dunque al mio fratello maggiore, e se lui non avr nulla da obiettare, io sposer questa rakshasi."
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Yudhisthira diede il suo consenso, e il giorno stesso i due si sposarono e andarono a vivere da soli per un certo periodo. Dalla loro unione nacque un figlio, Ghatotkacha, che in poco tempo divenne forte come il padre. Dopodich Bhima salut la moglie e il figlio e si riun ai familiari, che ripresero il viaggio.
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27. Ad Ekachakra.
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A quel punto bisognava scegliere il luogo adatto dove nascondersi. Infatti il periodo tranquillo che aveva seguito l'unione di Bhima con Hidimbi non aveva certo cancellato il grave problema che avvelenava la loro esistenza, e cio la persecuzione del cugino Duryodhana.
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Durante il loro cammino in quella foresta intricata incontrarono Vyasa, il quale consigli loro di recarsi a Ekachakra, un piccolo paese situato a oriente, abitato da gente pia e religiosa, dove avrebbero potuto visitare numerosi luoghi santi. Seguendo, come sempre, i consigli benefici del saggio, il piccolo gruppo si diresse verso Ekachakra.
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Quando furono in vista del paese, Arjuna si preoccup di come si sarebbero dovuti presentare e di cosa avrebbero dovuto fare. "Ora dovremo travestirci," disse. "Non possiamo farci riconoscere, altrimenti Duryodhana manderebbe subito il suo esercito ad eliminarci. E' meglio non affrontarlo ancora cos apertamente."
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"Ci travestiremo da brahmana poveri," concluse Yudhisthira, "e cercheremo ospitalit presso qualcuno che possa offrircela. Per quanto riguarda il nostro mantenimento, chiederemo l'elemosina come fanno tutti coloro che appartengono a questo ordine."
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Cos travestiti, i Pandava e la madre entrarono nel paese e cercarono una dimora dove soggiornare; non tardarono a trovarla presso una famiglia di brahmana semplici e pii, che misero a loro disposizione alcune stanze.
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Trascorsero giorni tranquilli. A parte Bhima che aveva il problema della quantit di cibo sempre troppo scarsa per lui, i Pandava erano contenti e impiegavano il tempo in modo proficuo studiando i testi sacri e andando in questua solo per quel tanto che bastava per la loro sopravvivenza. Ma anche quel periodo di serenit fu ad un certo punto scosso da un dramma che li avrebbe coinvolti.
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Accadde che un giorno Kunti ud involontariamente dei lamenti accorati provenienti dalle stanze della famiglia che li ospitava: erano dei pianti cos convulsi e disperati che si preoccup molto e volle conoscerne le cause. "Cos' successo di tanto grave? Perch piangete cos? Ditemene le ragioni," chiese gentilmente.
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"E' possibile che non sappiate quale calamit ci sta facendo soffrire? Sono tanti anni che la nostra esistenza  un inferno, e vivere in questa regione  oramai diventato impossibile. Ci che sta accadendo  terribile," rispose il brahmana che stringeva a s la moglie e i due figli. A fatica Kunti riusc a farsi raccontare ci che rendeva tanto dolorosa la vita dei nuovi amici.
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"Tempo fa un forte rakshasa di nome Baka arriv a Ekachakra e subito cominci delle scorribande terribili: entrava nei paesi e ne massacrava gli abitanti, rubando e portando via qualsiasi cosa volesse. Il nostro re tent di intervenire, ma avendo capito che questi era troppo forte per lui, non tent neanche di combattere e come un codardo fugg lontano. A quel punto la situazione era diventata insostenibile: non si sapeva come porre fine alle stragi e alle razze, quando gli anziani del paese riuscirono a trattare con quel demonio.
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Alla fine costui ha accettato di cessare le sue azioni nefande, a patto per che ogni settimana una famiglia gli mandi alla caverna in cui vive uno di loro alla guida di un carro colmo di cibo, trainato da otto muli. Come potete immaginare, il rakshasa mangia tutto, compreso il conducente.
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Questa settimana tocca alla mia famiglia sacrificare qualcuno, e uno di noi dovr morire." Tanto dolore colp Kunti che pens di sdebitarsi con il brahmana per l'ospitalit ricevuta.
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"Per favore, non piangete pi," disse loro Kunti, "non preoccupatevi pi per il rakshasa. Io risolver il problema che assilla il vostro paese. Mio figlio andr al vostro posto, e condurr il carro fino alla caverna di Baka; poi porr fine a quell'esistenza malvagia."
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Il brahmana era esterrefatto; da una parte avrebbe voluto aggrapparsi a quello che sembrava uno spiraglio di salvezza per s e per la sua famiglia, ma dall'altra non intendeva mettere a repentaglio la vita del giovane, che pensava fosse un ragazzo comune. Cos disse: "E' un suicidio, non posso accettare la tua proposta."
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"Mio figlio non corre alcun pericolo," rispose Kunti. "Tu non sai della sua grande forza, che non conosce rivali. Non temere, non ci sono rischi per lui; al contrario  il rakshasa a dover avere paura."
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Il brahmana, convinto da quelle argomentazioni, accett. La sera stessa la madre raccont ogni cosa a Bhima. "Figlio," concluse Kunti, "abbiamo un dovere di riconoscenza verso queste persone che ci hanno offerto asilo per cos tanto tempo e anche nei confronti della virtuosa gente di questo paese. Voi che siete kshatriya, guerrieri, avete il dovere di difendere la gente debole e di uccidere tutti coloro che disturbano la pace e la religione. Dunque io credo che dovresti andare dal rakshasa e distruggerlo. Inoltre, tu sei sempre affamato e il cibo che otteniamo mendicando  sempre cos scarso: andando da Baka con il carro potresti sfamarti con ci che  destinato a lui."
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Bhima non si tir indietro, anzi accett quel compito con esultanza. Era felice di avere in tal modo l'opportunit di fare qualcosa per quella famiglia che era sempre stata tanto gentile con loro, e allo stesso tempo si sentiva anche risollevato alla prospettiva di potersi finalmente sfamare in modo soddisfacente.
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Part il giorno stesso. Ci volle qualche ora di viaggio per giungere sul posto dove si trovava la caverna di Baka. In un primo momento pens di causare qualche rumore per richiamare il rakshasa, ma subito ci ripens.
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"Se uccido ora il rakshasa poi dovr digiunare interi giorni per purificarmi dal contatto con quell'essere immondo. In questo periodo ho mangiato troppo poco per attendere altro tempo, per cui  meglio che prima mangio e poi lo affronto."
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Il potente Pandava cominci a mangiare voracemente l'ottimo cibo, provocando con le mandibole forti rumori. Il rakshasa ud lo strano suono che proveniva dall'esterno e usc per vedere cosa stesse accadendo. Ci che gli si prospett alla vista lo lasci per un attimo impietrito dalla sorpresa: la vittima, invece di gridare e chiedere piet come avevano sempre fatto le altre, per nulla preoccupata del pericolo, stava mangiando tutto il suo cibo.
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Superata la sorpresa, Baka tuon contro Bhima e non ottenendo risposta gli si scagli contro con furia inaudita; ma questi non si scompose e continu a mangiare finch non ebbe terminato. Poi si alz e si scaten. Al termine della furibonda lotta, il rakshasa giaceva a terra privo di vita.
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Bhima, allora, trascin il gigantesco corpo fino alle porte del paese e lo lasci l, in modo che tutti potessero vederlo. Poi, prima che qualcuno potesse scorgerlo e sospettare chi in realt fosse, fugg. Certamente quella non poteva essere stata un'impresa fatta da un povero brahmana.
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Ci fu una grande festa per la morte di Baka e per la fine di quell'incubo. Grazie a Bhima, ora si poteva vivere serenamente.
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28. La notizia del torneo.
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Dopo quegli avvenimenti i Pandava rimasero graditi ospiti nella casa del brahmana. Erano passati alcuni mesi, quando un giorno un pellegrino che si trovava di passaggio nel paese, rimase a pranzo presso di loro: in quella occasione gli fu chiesto cosa stesse accadendo di importante in giro. Questi non si fece pregare e cominci a raccontare di un importante svayamvara che stava per avere luogo nella capitale del regno di Panchala.
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"Non so se siete a conoscenza della storia del re Drupada," disse, ignaro della vera identit dei suoi interlocutori, "e dell'odio che nutre per Drona. Dopo essere stato duramente umiliato, egli ha vagato nelle foreste per molti anni, rivolgendosi a numerosi asceti; voleva dedicarsi alle pratiche dello yoga e della rinunzia per acquisire il potere di compiere grandi sacrifici. Sapeva bene che il solo valore militare non avrebbe mai potuto fargli ottenere la vendetta su Drona il quale, grazie a Parashurama,  diventato praticamente invincibile. 
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Drupada voleva guadagnarsi il potere brahmanico, che sgorga dalle pratiche della rinuncia. Dopo tanto tempo e innumerevoli austerit, Drupada  riuscito a celebrare un sacrificio del fuoco in collaborazione con dei monaci molto potenti, e grazie a loro ha avuto due figli, un maschio e una femmina, nati direttamente dal fuoco del sacrificio: Drishtadyumna e la seconda, la meravigliosa Draupadi. Sono personaggi celestiali discesi su questo mondo con una precisa missione: Drishtadyumna con lo scopo di uccidere Drona, e Draupadi con quello di causare indirettamente la morte di milioni di guerrieri.
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Da allora Drupada ha ritrovato la serenit, perch sa che per la sua vendetta deve soltanto aspettare. Quei due figli hanno sempre arrecato al re grandi soddisfazioni. Ora per Draupadi  arrivato il momento di sposarsi, per il re vuole darla solo a una persona che sia in possesso di qualit realmente straordinarie. Per questo ha indetto uno svayamvara, un torneo, e chi ne riuscir vittorioso potr sposare la fanciulla."
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Ci fu un momento di silenzio; poi il viandante continu. "Ma tutti dicono che esso sia costituito da una prova cos difficile che solo Arjuna avrebbe potuto superarla, per cui dopo la sua morte sembra che praticamente nessuno potr farcela."
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L'ospite poi parl di Draupadi, descrivendola con toni talmente ammirati che i Pandava provarono una cos forte attrazione per una simile bellezza che desiderarono andare a vederla. La sera stessa ne parlarono con Kunti, la quale convenne che la cosa migliore sarebbe stata andare a Kampilya. Dicevano che erano solo curiosi di ammirare Draupadi, ma era chiaro che tutti speravano di averla in moglie.
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Fu un viaggio che dur qualche giorno, non privo di avventure e situazioni particolari. Una notte Arjuna si imbatt nel gandharva Citraratha, con il quale ebbe dapprima un acceso alterco, e poi uno scontro armato. Il valoroso figlio di Pandu ebbe la meglio sull'abitante dei pianeti celesti ma, nonostante il duello, i due diventarono grandi amici.
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Fu Citraratha, in quell'occasione, che sugger loro di accettare un maestro spirituale prima di arrivare a Kampilya. In quei paraggi viveva il celebre rishi Dhaumya, e i Pandava furono felici di ottenere l'iniziazione spirituale da quel grande saggio che, a sua volta, decise di seguirli durante i loro spostamenti.
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29. Lo svayamvara di Draupadi.
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Dopo alcuni giorni i Pandava arrivarono a Kampilya, la stupenda capitale del regno di Panchala. Dopo aver trovato ospitalit nella casa di un vasaio, i cinque fratelli cominciarono a vagare per la citt, che trovarono pervasa da un'atmosfera di festivit quasi frenetica, con fiumane di persone che arrivavano e le strade erano continuamente percorse, tanto che durante il giorno e la notte non erano vuote un solo istante.
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Da tutta Bharata-varsha arrivava in continuazione gente di ogni tipo. Rallegrata da festoni e bandiere, con gli ampi viali continuamente cosparsi di acqua di rose, pulita e opulenta come non mai, Kampilya sembrava davvero una citt celeste. I Pandava, irriconoscibili nel loro travestimento, ad un certo punto si accostarono a uno dei numerosi gruppetti di persone che confabulavano per la strada per ascoltare quello che dicevano.
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"Pensate che il nostro re," sosteneva uno di loro, "ha fatto costruire un arco cos pesante che in pochi riuscirebbero persino solo a sollevarlo, e cos rigido che pochissimi potrebbero tenderlo. Che dire poi di porvi una freccia e farla partire! Inoltre nel suo anfiteatro appena costruito,  stata appesa a una volta una forma simile a un pesce con una ruota che le gira davanti in continuazione e che ha un solo orifizio dal quale si pu individuare il bersaglio.

E l'arciere dovr colpire esattamente l'occhio del pesce. Ma non  tutto qui. Pensate che l'arciere non potr neanche guardare direttamente in alto, ma dovr mirare guardando il riflesso in una vasca di acqua mossa."
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"E' una prova praticamente impossibile per chiunque," diceva qualcuno. "Forse Karna ce la potrebbe fare," ribatteva qualche altro. "Forse, ma potete essere sicuri che Draupadi non accetterebbe mai di sposare un uomo di casta inferiore. Piuttosto si getterebbe nelle fiamme."
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"Eh, Arjuna sicuramente ce l'avrebbe fatta, ma purtroppo  caduto vittima delle losche trame del malvagio figlio di Dritarashtra." "Il vile Duryodhana..." "Sapete, in segreto il re ha sempre desiderato dare sua figlia ad Arjuna, che ha ammirato quando tempo fa lo ha affrontato sul campo di battaglia..."
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Nei giorni che seguirono i Pandava continuarono a visitare la stupenda e ricca capitale, e trascorrevano il tempo mendicando e studiando le scritture. Poi giunse l'agognato giorno del torneo.
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Arjuna si alz di buon'ora e dopo aver svolto le sue pratiche spirituali mattutine, accompagnato da Bhima, usc di casa e si diresse verso il gigantesco anfiteatro dove si sarebbe celebrato lo svayamvara. Gi gremito di centinaia di migliaia di persone vocianti sugli spalti, questo costituiva una cornice davvero impressionante al torneo.
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I due fratelli si guardarono attorno e poterono constatare con meraviglia che erano affluiti a Kampilya quasi tutti i re e i principi della terra. Nelle tribune riservate ai monarchi riconobbero i figli di Dritarashtra con a capo Duryodhana, poi Karna, Shalya, e migliaia di altri.
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Ma quando Arjuna volse lo sguardo in direzione del settore riservato ai Vrishni, not una figura stupenda e ornata da ghirlande e gioielli di vario tipo; non lo aveva ancora incontrato, ma Drona gliene aveva parlato cos tanto che non pot non riconoscere Krishna e suo fratello Balarama, accompagnati da amici e familiari.
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Guard a lungo quel personaggio divino, colui che tutti dicevano fosse una incarnazione della Suprema Personalit di Dio. Bhima, invece, avendo scorto Duryodhana nel settore riservato ai Kurava, si sent ribollire di un'ira insostenibile che solo a fatica riusc a trattenere.
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Poi si fece silenzio: fu annunciata la principessa Draupadi che nata dal fuoco sacrificale per volere dei deva entr, brillante come un sole. Tutti rimasero senza fiato, colpiti e in piena ammirazione per quella bellezza straordinaria; sulla terra mai si era vista una donna cos incantevole e aggraziata. Camminando con portamento che rivelava grande modestia, Draupadi si sedette a fianco del padre. E, come tutti gli altri, in cuor suo Arjuna non desider altro che di averla come sposa.
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Prima Drupada e poi il figlio Drishtadyumna fecero un breve discorso, spiegando le regole della gara; poi fu introdotto l'arco e la ruota che disturbava il passaggio delle frecce fu messa in moto. A turno potenti re, generali di eserciti e celebri guerrieri si susseguirono l'uno dopo l'altro nel tentativo di colpire il bersaglio: Duryodhana e i suoi cento fratelli, Shakuni, Asvatthama, Bhoja, Virata e i suoi figli, Bhagadatta, Shalya, Somadatta, Jayadratha, Jarasandha e centinaia di altri tentarono di colpire il bersaglio, ma tutti fallirono. Furenti e umiliati, tornavano a sedere, guardando con rimpianto la meravigliosa principessa che aveva irrimediabilmente rubato i loro cuori.
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Ad un certo punto ogni rumore cess e uno strano silenzio, quasi di paura, invase gli spalti: alzatosi dal suo seggio d'oro, Karna, con la sua figura alta e imponente, si faceva avanti con incedere regale. Creduto morto Arjuna, tutti pensavano che egli fosse l'unico arciere al mondo capace di colpire il bersaglio. Il figlio di Surya impugn l'enorme arco, lo sollev senza alcuno sforzo apparente e vi fiss una freccia: poi con la stessa facilit tir la corda verso di s.
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Drupada sent un tuffo al cuore, aveva paura che Karna riuscisse nell'impresa; non voleva che sua figlia andasse in sposa a lui, in quanto, nel suo intimo, sperava che fossero fondate certe voci di strada che circolavano ultimamente, le quali volevano ancora vivi i figli di Pandu. E anche Draupadi avrebbe voluto sposare Arjuna, del quale aveva tanto sentito parlare come di un uomo favoloso e guerriero invincibile.
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D'un tratto si ud echeggiare nell'anfiteatro la voce della principessa, forte e decisa. "Tutti possono provare a colpire il bersaglio," proclam, "ma in quanto a sposare il vincitore voglio che si sappia che non accetter mai un marito appartenente alla classe dei suta."
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Karna rimase esterrefatto. Ancora quella maledizione che lo perseguitava! Ancora lo chiamavano figlio di auriga! A quelle parole, dette con lo scopo di scoraggiare Karna, un forte mormoro si lev dalle gradinate e lui, umiliato e deconcentrato, scagli la freccia con precipitazione, mancando il bersaglio solo per pochi millimetri. Allora, furibondo, gett l'arco in terra e torn a sedersi, con il viso sconvolto dalla rabbia.
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Nel vedere fallire l'arciere migliore del mondo, qualcuno dei monarchi presenti cominci a innervosirsi. "Drupada, non capiamo cosa tu abbia avuto in mente mettendoci di fronte a una prova impossibile. Hai visto? Persino Karna non ce l'ha fatta, anche se bisogna ammettere che le parole taglienti di tua figlia lo hanno disturbato. Sembra quasi che tu non voglia darla a nessuno. E se ci  vero, perch ci hai fatto venire qui?"
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"Forse tu volevi solo umiliarci e divertirti alle nostre spalle vedendoci fallire," disse un altro con cipiglio furioso. "Se cos , meriti sicuramente una punizione." "Pagherai la tua impudenza con la vita," gridarono altri.
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Il nervosismo cresceva sempre di pi, tanto che il settore riservato ai re si agitava come un mare in tempesta e si udivano proferire parole furibonde. La piega che la situazione aveva preso fece temere il peggio a Drupada. Qualcuno gi metteva mano alle armi. Ma d'un tratto una voce proveniente dal palco riservato ai brahmana si lev cos forte che tutti tacquero; era Arjuna, che chiedeva il permesso di parlare.
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"Le leggi che osserviamo da millenni non vietano alle classi superiori di provare a cimentarsi anche in dimostrazioni che non sono pertinenti ai propri ruoli," afferm lui. "Dunque chiedo il permesso di provare anch'io a colpire il bersaglio."
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Drupada osserv quello strano brahmana: per appartenere a una classe per la quale lo studio delle scritture e la pratica delle austerit e delle penitenze sono le regole fondamentali, si presentava singolarmente robusto e il suo portamento era fiero e nobile: qualit queste che normalmente si riscontrano negli kshatriya. Le parole pronunciate da Arjuna erano giuste: nessuna legge impediva ai brahmana di cimentarsi in prove di destrezza militare. "Sei libero di provare, se lo desideri," rispose Maharaja Drupada.
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Quando Arjuna scese gli scalini, gli kshatriya presenti bisbigliavano tra loro, irritati: come poteva un debole brahmana riuscire dove i guerrieri pi possenti del mondo avevano fallito? Ma quando lo videro afferrare con sicurezza e senza nessuno sforzo l'arco e porvi una freccia, i rumori cessarono d'un colpo, tanto che sembrava che tutti stessero trattenendo il respiro. La freccia part e, saettando nell'aria, and a colpire in pieno il bersaglio.
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E non contento, con una velocit impressionante, il figlio di Indra sped ben altre sette frecce nello stesso punto, dividendo a met quella scagliata precedentemente. Draupadi era stata vinta.
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Dopo un momento di silenzio incredulo, dagli spalti si levarono clamori di stupore e indignazione. Guardandosi attorno, Bhima cap che la situazione si stava scaldando, cos si prepar all'azione.
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Draupadi, intanto, guardava quel giovane brahmana tanto forte e abile e qualcosa le suggeriva che quello poteva essere Arjuna, e che i suoi sogni potevano essersi avverati. Si alz, scese nell'arena e gli pose la ghirlanda al collo: era il segno che lo aveva accettato come marito. A quel punto i mormorii si fecero altissimi: quel gesto aveva scatenato il nervosismo fin troppo represso di tutti.
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Shalya, Somadatta, Jayadratha e mille altri, sentendosi feriti nel loro orgoglio di guerrieri, inveirono violentemente contro il brahmana, e contro Drupada, che gli aveva permesso di tentare. A decine si alzarono dai seggi e, con le armi in pugno, si riversarono nell'arena come un fiume in piena, vogliosi di combattere. Arjuna e Bhima proteggevano il re e, scontrandosi con i monarchi infuriati, ingaggiavano spettacolari duelli contro Duryodhana e Shalya, e Karna e tutti gli altri.
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Trascendentale alle passioni del mondo, libero dalla schiavit del desiderio e della collera, con gli occhi tanto simili ai petali del fiore di loto, Krishna osservava la scena. Sembrava quasi divertito, e sorrideva: sapeva bene chi fossero quei brahmana in realt.
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La situazione degener e gli kshatriya presero a combattersi tra di loro, rispolverando vecchi rancori, rendendo generale la confusione. Approfittando del momento in cui sembrava che la conquista di Draupadi fosse diventata una questione secondaria, i due Pandava, presa l'avvenente donna con loro, uscirono precipitosamente dall'arena e si diressero verso la casa dove erano ospiti.
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Arrivati sulla soglia di casa, allegri per la vittoria ottenuta, chiamarono la madre e dissero in tono scherzoso: "Madre, abbiamo portato un dono!"
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"Qualsiasi cosa sia," rispose Kunti dall'interno, "il vostro solenne impegno deve essere di dividerlo in cinque." A quei tempi la veridicit di parola era uno dei principi fondamentali e uno dei valori a cui si dava maggiore importanza; in quel modo si imparava a controllare la lingua. Perci, sebbene Kunti non fosse a conoscenza del dono che i figli avevano portato, questi ultimi avrebbero dovuto dividere Draupadi tra loro.
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I Pandava erano costernati: come potevano fare? Ne discussero a lungo, e l'unica soluzione sembrava quella di sposarla tutti e cinque; ma era giusto? Rispondeva alle leggi della moralit e di Dio? Decisero di fare in quel modo; ma il dubbio rimaneva. Comunque quando Draupadi seppe che i suoi cinque mariti sarebbero stati i Pandava prov una gioia immensa. Il suo desiderio era stato esaudito.
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30. L'incontro dei Pandava con Krishna.
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Sicuri che quei valorosi guerrieri non potevano essere altri che i Pandava, Krishna e Balarama li avevano seguiti ed erano arrivati alla casa del vasaio proprio nel momento in cui i fratelli stavano ancora discutendo del problema del loro matrimonio.
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I due entrarono e dissero: "Siamo Krishna e Balarama, vostri cugini..." I cinque fratelli per un attimo li guardarono smarriti, poi si alzarono e li abbracciarono con grande trasporto.
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Si ricorder che Kunti era la figlia di Sura e aveva un fratello di nome Vasudeva, il padre di Krishna e Balarama. Kunti rispose con gioia agli slanci dei nipoti e chiese loro notizie del padre. Si sedettero e parlarono per tutto il giorno. In special modo tra Krishna e Arjuna nacque subito un'amicizia molto solida.
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Ma i due fratelli trascendentali non erano stati i soli a capire che quei due brahmana non potevano essere ci che sembravano. Infatti anche Drupada e Drishtadyumna decisero di indagare. E non vi sono parole per descrivere la felicit dei due quando scoprirono chi veramente era quel brahmana che aveva centrato il bersaglio e aveva sconfitto Karna in duello!
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Tuttavia tali sentimenti di esultanza si raggelarono e lasciarono il posto allo stupore e allo sdegno non appena costoro seppero che Draupadi avrebbe sposato tutti e cinque i fratelli. A quei tempi era normale che un uomo prendesse pi mogli, ma non lo era altrettanto per una donna unirsi a pi mariti; dunque la forte perplessit mostrata da Drupada nell'accettare la cosa era pi che giustificata. Per amore della verit bisogna ricordare che nella storia vedica c'erano stati gi dei precedenti del genere, ma rari e tutti motivati da specialissime ragioni.
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Allo scopo di discutere dell'intricata questione che coinvolgeva numerose problematiche etiche e religiose, il giorno dopo i Pandava si recarono a corte. Tuttavia la situazione si risolse pi facilmente del previsto grazie all'arrivo di Vyasa, il quale raccont episodi della vita precedente dei Pandava e di Draupadi. Alla fine del racconto il monarca di Panchala acconsent alle insolite nozze, che furono celebrate pochi giorni dopo.
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Ora i Pandava erano usciti dalla situazione di pericolo, non avevano pi bisogno di nascondersi; avevano validi alleati, come Drupada e i suoi figli, Krishna e tutti i Vrishni. Con amici di questo calibro potevano tranquillamente mirare a riprendersi il regno che spettava loro di diritto.
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31. L'apparente riconciliazione.
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La notizia che i figli di Pandu erano vivi e che il brahmana che aveva vinto Draupadi altri non era che Arjuna si diffuse velocemente. Ad Hastinapura ci furono momenti di autentico panico; Duryodhana, terrorizzato, cominci subito a fare piani per annientarli, ma questa volta Vidura, Bhishma e Drona non solo lo smascherarono pubblicamente insieme ai suoi amici, ma riuscirono anche a portare solidi argomenti per convincere Dritarashtra a fare la pace con coloro che, in fin dei conti, erano i figli di suo fratello minore che egli aveva tanto amato.
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Tuttavia Duryodhana fu molto chiaro nello specificare che fra loro non avrebbe mai potuto esserci un rapporto di fratellanza o di amicizia. Dunque il problema era di accontentare entrambi. Non era facile.
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Dritarashtra allora indisse un consiglio generale per tentare di trovare una soluzione alla crisi che sarebbe potuto diventare gravissima. Tutti i personaggi pi importanti e rispettati della corte Kurava vi parteciparono ed esposero le loro opinioni.
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Duryodhana diede inizio al simposio sostenendo: "I Pandava sono i nostri nemici, lo sono sempre stati. E ora che hanno trovato alleati come i Vrishni e i Panchala si scateneranno contro di noi e tenteranno di distruggerci. Noi dobbiamo capire che costituiscono una continua minaccia, per cui dobbiamo utilizzare tutte le armi a nostra disposizione al fine di renderli pi deboli. Io propongo di corrompere i loro alleati e tentare di seminare dissensi fra i Pandava stessi; solo cos li avremo in pugno."
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Karna disse: "Io sono d'accordo con Duryodhana quando dice che i Pandava sono i nostri nemici giurati e che vanno combattuti; tuttavia non convengo con i metodi che egli suggerisce. Un guerriero veramente valoroso non ha bisogno di corruzione n di seminare dissensi tra i suoi nemici, anche perch noi siamo militarmente pi forti. Dunque comportiamoci da valorosi, scendiamo sul campo di battaglia e distruggiamoli. Solo cos nei secoli futuri il nostro nome non sar macchiato dall'infamia."
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Bhishma, Vidura e Drona dissero: "Sbagliate quando sostenete che i figli di Pandu sono nostri nemici; essi fanno parte della nostra stessa famiglia. E' vero che essi sanno che pi di una volta avete attentato alle loro vite, ma  anche vero che sono molto virtuosi; e se noi cominceremo ad agire secondo giustizia, pur di non versare sangue fraterno sono disposti a dimenticare i torti subiti. Dobbiamo fare pace, e restituire ci che spetta loro di diritto."
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Asvatthama disse: "I Pandava sono tra i miei amici pi cari, e quindi non condivido le intenzioni bellicose di Duryodhana e di Karna. Non dimentichiamo la lealt e la giustizia, i valori sui quali si poggia la nostra vita. Non scendiamo al livello pi basso; ricordiamoci dei principi della verit."
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E cos come Bhishma, Drona, Vidura e Asvatthama, tutti i monarchi e i saggi giusti e virtuosi si pronunciarono contro i vili propositi del malvagio principe. E Duryodhana cap di essere sorretto solo da Karna, da Shakuni e dai suoi fratelli; in realt neanche questi ultimi erano veramente d'accordo, davano ragione a lui solo perch gli erano affezionati. Duryodhana era isolato.
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"Non importa cosa si decider qui," disse a voce bassa a Karna. "In caso di guerra tutti saranno costretti a combattere per me, anche se a loro non far piacere."
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Alla fine Dritarashtra convenne: "Avendo ascoltato tutti voi, io credo che la pace con i Pandava sia la migliore e la pi giusta delle soluzioni. Vidura stesso andr a Panchala per parlare ai nostri nipoti e per invitarli qui, ad Hastinapura, per avere un colloquio chiarificatore."
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Duryodhana non replic: aveva realizzato che in quel momento gli sarebbe convenuto maggiormente nascondere le proprie intenzioni bellicose; anche se fosse stato costretto a una tregua, pens che in tempo di pace avrebbe potuto trovare meglio la maniera di distruggerli senza correre rischi.
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Vidura part il giorno stesso e fu ricevuto da tutti con grande affettuosit e rispetto. Appena arrivato aveva trovato gli eserciti Vrishni e Panchala in stato di allarme, pronti a cominciare una guerra nel giro di pochi giorni. Anche Krishna era l, con tutti i suoi familiari.
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"Ho un messaggio da parte di vostro zio Dritarashtra," disse il saggio Vidura dopo i saluti. Dice: "Sono contento che siete ancora vivi, ma ho saputo che covate desideri di vendetta, tanto che addirittura volete combattere contro di noi. Sono stupito: come possono uomini retti come voi giungere a simili propositi? Venite ad Hastinapura e cerchiamo di risolvere i problemi che sono sorti tra voi e mio figlio Duryodhana."
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Quel messaggio irrit i Pandava: lo zio parlava di pace ora, ma non aveva mai fatto niente per impedire al figlio di attentare alle loro vite, n per frenare il suo odio. E ora che avevano ottenuto degli alleati forti parlava di pace, auspicava una soluzione pacifica. Ci nonostante Yudhisthira non voleva inutili spargimenti di sangue, per cui decise di accettare l'invito. Pochi giorni dopo i Pandava partivano alla volta di Hastinapura.
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Nell'antica citt capitale dei Kuru vennero ricevuti con tutti gli onori e con grande affetto. Soprattutto, i Pandava apprezzarono le manifestazioni di simpatia da parte dei cittadini che ancora li amavano incondizionatamente e non avevano mai accettato i sentimenti e le vili strategie di Duryodhana.
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32. La divisione del regno.
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Quando per Dritarashtra introdusse con modi paterni il suo discorso di benvenuto, Yudhisthira non pot fare a meno di scorgervi espressioni false. Tuttavia egli rispose senza astio, nascondendo la sua preoccupazione circa le proposte che in seguito lo zio avrebbe avanzato; per lui la cosa pi importante era di porre fine a una contesa che oramai durava da troppo tempo, per cui in quel momento avrebbe accettato qualsiasi cosa a patto che lui e suoi fratelli non fossero esclusi dai loro diritti di nascita.
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L'orazione di Dritarashtra fu lunga e piena di parole cortesi, finch non si arriv al punto cruciale della questione: il possesso dei territori. "Tu, Yudhisthira, sei il pi anziano dei figli miei e di Pandu, e dunque ti spetterebbe di diritto l'intero territorio che  sempre stato dei nostri avi. Ma come desiderate governare voi fratelli, anche Duryodhana lo vuole e non sono riuscito a trovare argomenti validi per convincerlo diversamente. D'altra parte lui ha paura che voi vogliate privarlo di questa prospettiva tanto che questo sentimento nel corso degli anni si  tramutato in astio. Io credo sia saggio accontentare tutti dividendo il regno, cosicch da una parte regnerete voi, e dall'altra Duryodhana. Questa  la mia proposta; meditateci sopra e poi ditemi cosa ne pensate."
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Accettare tale suggerimento avrebbe significato per Yudhisthira privarsi di parte del suo impero, ma egli fu entusiasta dell'idea. Tutti gli uomini giusti presenti all' assemblea applaudirono.
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"Noi accettiamo la tua proposta come se fosse un ordine proveniente dal nostro stesso padre," disse Yudhisthira. "L'unica cosa che desideriamo  di espletare in pace i nostri naturali doveri di regnanti. Se la divisione del regno pu assicurare ci ed evitare un conflitto armato, noi siamo felici di prenderne solo met."
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E Dritarashtra disse: "Tutto il territorio che si estende a sud-ovest di Hastinapura sar vostro, mentre tutto il resto rimarr a Duryodhana." A queste parole nessuno riusc a frenare un tremito di rabbia; non era un mistero per nessuno che la regione affidata ai Pandava fosse praticamente un deserto, senza grandi citt, n acqua, n vegetazione, mentre la zona destinata a Duryodhana era quella pi florida e sviluppata.
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Dritarashtra cercava di imbrogliarli, ma stranamente n Yudhisthira n Krishna dissero nulla, e anche gli altri tacquero. Il figlio di Dharma accett con parole gentili, ringraziando di cuore.
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Quel giorno stesso, alla presenza santa di Vyasa, Yudhisthira fu incoronato re, e pochi giorni dopo i Pandava partirono alla volta del loro territorio.
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La capitale del regno era Khandava-prastha, una piccola citt che nel passato era stata la capitale dei Kuru. Una volta era stata cos opulenta e florida che era ancora comune il detto "ricca come Khandava-prastha", sennonch un giorno un rishi le aveva scagliato contro una disastrosa maledizione che l'aveva fatta deperire al punto da ridurla in un piccolo paese circondato da uno sterile deserto. Allo stato attuale, tutt'intorno non si vedeva altro che desolazione; da secoli niente cresceva pi in quel luogo maledetto.
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Ma i Pandava non si sentirono scoraggiati e si misero al lavoro. Il principe di Dvaraka, Krishna, che aveva gli occhi tanto simili ai petali del fiore di loto, in meditazione chiam Indra e gli chiese di far cadere grandi piogge allo scopo di rendere fertile il terreno; e in effetti in pochi giorni l'intero territorio di Khandava fu inondato da continue piogge. In onore e ringraziamento al deva, la capitale sarebbe poi stata chiamata Indra-prastha.
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Poi Krishna chiam Vishvakarma, al quale chiese di costruire meravigliose citt, con stupendi palazzi, fontane e prati. La notizia che a Khandava qualcosa di incredibile stava accadendo cominci a richiamare tanta gente e persino numerosi deva, tutti desiderosi di contribuire alla realizzazione del fantastico regno dei Pandava.
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Non pass molto tempo che dove prima si estendevano aridi territori, ora si poteva ammirare un luogo pieno di verde, di fiumi, laghi e fantastiche citt. Le incredibile notizie che riguardavano il nuovo impero dei Pandava si diffusero velocemente e fiumane di persone, provenienti da ogni parte del mondo, vennero, sicure che nel regno dei virtuosi fratelli avrebbero potuto vivere senza privazioni materiali n spirituali.
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Presto Khandava-prastha pullul di cittadini. Arriv il giorno dell'inaugurazione. Vyasa stesso e molti altri saggi dal cuore privo di ogni attaccamento a questo mondo vennero personalmente a dirigere la cerimonia e a recitare auspiciosi mantra vedici.
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Quando tutto fu terminato, Krishna e i Vrishni si congedarono e tornarono a Dvaraka. A Indra-prastha molti sapevano chi era Krishna e l'amavano con tutto il loro essere, cos al momento della partenza si sentirono come abbandonati. Ma nelle loro menti egli restava sempre presente. Per i Pandava cominci un nuova vita di serenit, i tempi terribili di Varanavata parevano trascorsi da millenni.
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33. Arjuna in pellegrinaggio.
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Trascorsero anni: ormai sembrava che nulla potesse disturbare il divino dominio dei cinque fratelli, che regnavano sui loro sudditi con tale rettitudine e giustizia che mai nessuno trovava niente da lamentarsi neanche per le cose pi insignificanti.
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Un giorno Narada, il figlio diretto di Brahma, celebre saggio celestiale, giunse in visita a Indra-prastha e chiese a Yudhisthira di poter parlare con tutti i Pandava. Dopo il puja, i sei si appartarono.
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"Ci che voglio dirvi  che questa pace con i vostri cugini  solo apparente. Essi non vi hanno ancora perdonato il fatto di essere superiori a loro in qualsiasi cosa, n lo faranno mai. Duryodhana  colmo di invidia e di odio; non riesce a spiegarsi da dove prendiate le capacit di fare le cose pi impossibili.
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Non potr mai capire che l'origine della vostra forza  la purezza di cuore e la devozione al Signore Supremo che ora  presente in questo mondo. Duryodhana tutto il giorno soffre di una rabbia senza limiti, ancor pi ora che avete saputo trasformare Khandava-prastha in un florido regno. Anche se tace e non complotta apertamente contro di voi, non dovete illudervi perch lo far appena ne avr l'opportunit. In questi giorni state assaporando un momento di felicit, ma  una cosa temporanea; dovrete ancora sopportare dolori e disagi."
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"Ma come possono danneggiarci, ora?" chiese Yudhisthira. "Abbiamo un florido regno, un esercito forte e ben addestrato, degli alleati fedeli. Cosa potrebbero ideare?"
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"Loro sanno bene che nel passato non sono riusciti a distruggervi perch siete sempre stati uniti, ed ora che siete diventati pi potenti risulter ancora pi difficile. La strategia di Duryodhana sar questa: cercher di creare ragioni di dissenso per farvi litigare e rompere questa vostra unione."
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"Ma noi in tutta la nostra vita non siamo mai stati l'uno contro l'altro," disse il figlio maggiore di Kunti, "non abbiamo mai litigato. Come sperano di riuscirci loro?"
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"Draupadi  l'unica ragione per cui potrebbero sorgere dissensi," rispose Narada, "per quanto grande sia l'amore che nutrono l'uno per l'altro, gli uomini che hanno in comune l'attaccamento per la stessa donna rischiano ad ogni attimo di litigare e distruggersi fra di loro. Ricordate come Sunda e Upasunda si uccisero per il possesso di Tilottama? Perci prendete precauzioni e non fidatevi ciecamente dell'amore fraterno che vi unisce."
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Un consiglio dato da un personaggio come Narada non poteva certo essere minimizzato. Anche dopo che fu partito, i Pandava continuarono a discutere della cosa per trovare una soluzione. Bisognava evitare che qualcuno di loro, vedendo il fratello in compagnia di Draupadi, diventasse geloso e cominciasse a covare pensieri e sentimenti foschi.
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"Una soluzione," concluse Yudhisthira, "potrebbe essere questa: nessuno di noi dovr pi vedere Draupadi in compagnia di un altro. Ogni settimana star con uno di noi a turno, e se qualcuno trasgredir questa regola andr in esilio per dodici anni a visitare i luoghi santi."
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A tutti sembr una buona idea e da quel giorno quella regola fu osservata con rigore. Ma evidentemente le cose non dovevano andare cos lisce per i Pandava neanche in quel periodo alquanto sereno.
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Un giorno, infatti, mentre Draupadi era con Yudhisthira, un brahmana arriv alla reggia e chiese di parlare urgentemente ad Arjuna, che lo ricevette immediatamente. "Sono stato derubato delle mie mucche," si lament, "che sono la mia unica ricchezza. Per favore, fai presto, corri a recuperarle e punisci i criminali."
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Sollecitato fortemente dal brahmana, Arjuna decise di inseguire all'istante i ladri, ma si ricord che aveva lasciato le armi nella sala dove Yudhisthira era in compagnia di Draupadi. Il virtuoso Pandava era incerto su quale fosse la cosa giusta da farsi.
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"Se non recupero le mucche del brahmana, il re ed io stesso saremo aspramente criticati per non aver assolto ai nostri doveri. Se invece entro nelle stanze di Yudhisthira potr restituire la refurtiva ma dovr andare in esilio. Devo farlo, non c' alcun dubbio che fra i due mali il primo  sicuramente il peggiore."
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Riprese le armi, Arjuna insegu i ladri e recuper con facilit la refurtiva. Poi torn a corte."Cari fratelli," disse, "ricorderete senz'altro il nostro accordo che era pi di un voto. Oggi non sarei dovuto entrare nelle stanze di Yudhisthira, per cui andr via per dodici anni. Impiegher bene questo periodo: viagger per i luoghi pi santi di Bharata-varsha e star insieme con grandi saggi dai quali imparer molte cose."
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I suoi fratelli erano costernati. "Ma non hai l'obbligo di partire," disse Yudhisthira. "Tu sei entrato nella sala per prendere le armi. Dovevi proteggere le propriet del brahmana, che  il primo dovere di uno kshatriya. Non sei entrato per motivi di gelosia o altro."
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"Voi sapete bene quanto sia importante per uno kshatriya dire sempre la verit e non mancare mai alla parola data," ribatt Arjuna. "Se ci accadesse anche una sola volta la sua reputazione sarebbe rovinata e nessuno lo rispetterebbe pi. E se il popolo non stima i suoi governanti ogni cosa si degrada e la pace  distrutta. Noi abbiamo promesso: se per affetto familiare non manteniamo il nostro patto la gente dir che siamo deboli, che siamo troppo attaccati ai piaceri della famiglia e ci criticher. Non possiamo permetterci un simile rischio. Non preoccupatevi. Questi anni non saranno gettati via, imparer cose che poi ci potrebbero tornare utili."
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E il figlio di Indra part per quel lungo viaggio. Sebbene facesse soste solo di rado, ebbe modo di incontrare tante persone e conoscere nuovi usi e costumi. Pochi mesi dopo la partenza da Indra-prastha, infatti, Arjuna incontr Ulupi, la figlia del re dei naga, con la quale si spos ed ebbe un figlio di nome Iravan. E in seguito, dopo che ebbe ripreso il cammino, dirigendosi verso nord-est, nel versante orientale delle Himalaya entr nella citt di Manalur, dove conobbe Citrangada, la figlia del re Citrasena.
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I due si innamorarono e si sposarono. Dalla loro unione nacque un bambino che chiamarono Babruvahana. Dopo qualche mese trascorso in compagnia della principessa di Manalur, Arjuna riprese il suo pellegrinaggio. Da allora erano passati alcuni mesi quando Arjuna arriv a Dvaraka, la citt del suo grande amico Krishna.
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34. Arjuna e Subhadra.
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Non vi era giunto per caso. Aveva dei motivi. Quello principale era certamente il forte desiderio di rivedere il suo pi caro amico, ma si sentiva anche mosso da un'enorme curiosit: sia ad Indra-prastha che durante il tirtha-yatra, infatti, aveva sentito parlare da molti della sorella minore di Krishna, della quale tutti dicevano essere bellissima e di magnifico carattere.
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Egli voleva approfittare del suo arrivo a Dvaraka per vederla. Proprio per questo suo desiderio prefer non farsi riconoscere e si travest da yati. Cos camuffato entr a Dvaraka, dove pass inosservato. Ma Krishna, che  l'onnisciente Signore Supremo, sapeva dell'arrivo dell'amico e anche della sua intenzione di conoscere Subhadra, per cui and a trovarlo nella modesta dimora dove aveva preso alloggio.
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Quando Arjuna lo vide entrare si alz per abbracciarlo, felice di rivederlo dopo tanto tempo di lontananza. I due parlarono a lungo, di tante cose, e anche di Subhadra.
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"S, io sapevo che volevi conoscere mia sorella," disse Krishna, "e credo di non sbagliare se ti dico che anche a lei farebbe piacere. Da parte mia non ho niente in contrario, ma credo che dovremo risolvere un problema serio: Balarama ha gi promesso Subhadra al suo discepolo Duryodhana, e ci non ha fatto piacere n a me n a lei. Non sar facile convincerlo a ritirare la parola data." "L'unica cosa da fare," continu Krishna, " che domani stesso tu la rapisca e la porti via con te. Io stesso mi occuper poi di placare le ire del mio focoso fratello. Anche se all'inizio lo considerer un atto irrispettoso, sii sicuro che poi ti perdoner e che riotterrai la sua stima e amicizia."
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E cos accadde. Arjuna rap la bellissima Subhadra e Krishna convinse Balarama e gli altri Vrishni a perdonare il Pandava e a rinunciare alle loro intenzioni di vendetta. Il matrimonio fu celebrato e i due vissero a Dvaraka per il rimanente periodo di esilio di Arjuna.
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Quando questo fu terminato, una lunga processione di Vrishni accompagn gli sposi a Indra-prastha. Appena le fu presentata Subhadra, Draupadi ebbe un impeto di gelosia, ma ben presto le due principesse finirono col diventare buone amiche. Tutti festeggiarono il ritorno di Arjuna.
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Dopo un po Subhadra diede alla luce Abhimanyu. Nello stesso periodo Draupadi partor un figlio per ogni marito: da Yudhisthira nacque Prativindhya, da Bhima Sutasoma, da Arjuna Shrutakarma, da Nakula Satanika e da Sahadeva Shrutasena.
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35. Il rogo della foresta di Khandava.
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La nascita dei ragazzi port una ventata di grande felicit nel regno dei Pandava. Tutti erano contenti e in ogni citt e villaggio di Indra-prastha si festeggi per giorni l'avvenimento.
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I Vrishni erano ripartiti, ma Krishna era rimasto. La sua presenza conferiva alla corte un'atmosfera di spiritualit e di gioia, e specialmente Arjuna, con il quale trascorreva la maggior parte del tempo, era felice della sua presenza. Un giorno i due amici stavano passeggiando lungo le rive dello Yamuna, nella vicinanze della foresta di Khandava e stavano parlando dell'infanzia di Krishna, dei suoi genitori adottivi Yashoda e Nanda, dei suoi amici e familiari, delle gopi, prima fra tutte Radharani, quando un brahmana dallo splendore simile a quello del sole si avvicin a loro. Il suo portamento era cos solenne, la sua figura cos alta e maestosa che i due si alzarono in piedi e lo salutarono con rispetto.
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"O brahmana che splendi come un deva," lo salut Krishna, "dicci cosa possiamo fare per te." "Sono malato," rispose lui. "Da tanto tempo soffro di un grave male e i medici mi hanno assegnato una dieta per ritrovare la salute; ma non trovo nessuno che sia in grado di fornirmi gli alimenti di cui ho bisogno. Voi siete guerrieri famosi in tutto il mondo e il primo dovere della vostra classe sociale  di sostenere e aiutare i brahmana. Vorreste aiutarmi a trovare gli alimenti di cui necessito?"
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"Certamente, siamo disposti a fare qualsiasi cosa per te," dissero i due. "Cosa dobbiamo fare?" Lo strano personaggio decise di rivelare la sua vera identit.
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"Cari amici, io non sono un brahmana, ma Agni, il deva del fuoco, colui al quale i brahmana offrono tutti i sacrifici vedici. Vi racconter come  accaduto che mi sono ammalato. "Molto tempo fa il re Svetaki celebr cinque sacrifici del fuoco che durarono dodici anni, e fece versare nelle fiamme una tale quantit di ghi, il burro chiarificato, che gradualmente le mie condizioni di salute si sono rovinate.
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Da quel giorno smisi di ardere negli hotra vedici, per cui i brahmana si allarmarono al punto da spaventarsi: non ardendo il fuoco sacro l'intera societ soffriva per mancanza di virt e di necessit materiali. Allora Brahma intervenne e mi disse: "Devi ricominciare a bruciare!" Io gli risposi che ero malato e che non potevo. E lui ribatt: "Per ritrovare la salute devi divorare con le tue fiamme la foresta di Khandava".
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"Cos sono venuto subito in questo luogo e ho cominciato a causare incendi. Ma sfortunatamente qui vive con tutta la sua famiglia il serpente Takshaka, che  un grande amico di Indra, per cui ogni volta che tento di bruciare Khandava lui fa cadere fiumi di acqua che spengono le mie fiamme e io sono costretto a ritirarmi. Da allora la mia salute  andata peggiorando sempre pi e devo assolutamente guarire. Io ho bisogno di due potenti guerrieri che sappiano tenere lontano Indra dalla foresta: solo cos avr la possibilit di divorarla. Aiutatemi, e ve ne sar riconoscente."
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Senza indugio, i due amici accettarono di aiutare Agni. "Per se dovremo combattere contro i deva," dissero, "avremo bisogno di armi. Con queste che abbiamo non riusciremmo ad affrontare una simile battaglia. Procura delle armi adatte, dunque."
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Agni fu d'accordo e chiam Varuna; i due deva consegnarono agli amici trascendentali armi celestiali con le quali avrebbero potuto affrontare qualsiasi nemico. Ad Arjuna offrirono l'arco Gandiva e una faretra miracolosa che non esauriva mai le sue scorte di frecce, nonch uno strabiliante carro da guerra, mentre Krishna ricevette da Agni il disco Sudarshana.
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Ottenute queste ed altre armi, i due si sentirono pronti per la difficile impresa. A quel punto Agni si sent gi vittorioso e si gett nei boschi di Khandava, espandendo le sue furiose fiamme. In pochi minuti la foresta divenne un inferno di grida di uomini e animali, che si mischiavano al crepitio delle fiamme e al fragore degli alberi che cadevano; il rumore era addirittura assordante.
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E mentre il fumo saliva altissimo, nel cielo cominciarono ad addensarsi pesanti nubi nere, che aumentarono sempre di pi con il passare dei minuti; poi i primi lampi, le prime gocce. Indra stava arrivando.
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Krishna e Arjuna si prepararono al combattimento e quando la pioggia cominci a cadere, i due inondarono il cielo di armi infuocate, prosciugando le nuvole. Poi la battaglia si fece feroce: i deva contrattaccarono, fino a che il duello divenne diretto. Dopo una violenta battaglia Indra fu sconfitto.
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Egli, che durante il combattimento aveva ammirato il magnifico valore del figlio, si ritir lasciando ardere la foresta. Del resto Takshaka era altrove e non correva alcun pericolo.
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Khandava bruci per giorni e giorni, ridando la salute ad Agni. Quando il furore delle fiamme si plac, Krishna e Arjuna si rinfrescarono con soddisfazione nelle acque chiare dello Yamuna. 
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Libro 2. SABHA PARVA.
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36. La costruzione del sabha.
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A questo punto  bene che vi racconti i particolari di un episodio accaduto durante il grande incendio della foresta di Khandava. Tale avvenimento si sarebbe rivelato fondamentale per il proseguo della storia.
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Mentre Arjuna combatteva contro Indra, Krishna scorse un demone che, tra le fiamme, cercava scampo nella fuga. Gli aveva appena lanciato il disco Sudarshana per ucciderlo, quando il danava, vista avvicinarsi l'infallibile arma del Signore, corse in direzione di Arjuna chiedendogli disperatamente aiuto. Impietosito dalle preghiere, il Pandava si rivolse all'amico.
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"Costui ha chiesto la mia protezione, ed io non posso rifiutargliela. Fa che abbia salva la vita." Krishna acconsent e ritir l'arma.
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Quando tutto fu finito, il demone and da Arjuna. "Tu mi hai salvato la vita, quindi vorrei fare qualcosa per te. Dimmi come posso sdebitarmi. Io sono Mayadanava, l'architetto degli asura, e potrei costruire per te le citt pi belle."
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"Non importa," rispose il Pandava, "non devi sdebitarti di nulla. Salvare la vita di coloro che chiedono protezione  il primo principio di ogni kshatriya retto. D'altra parte non vedo proprio cosa potresti fare per me."
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"E invece c' qualcosa che potresti fare," intervenne allora Krishna. "I Pandava non hanno un sabha all'altezza della loro fama e tu sei tra i pochi in tutto l'universo capace di costruirlo. Se davvero vuoi dimostrare la tua riconoscenza costruisci un sabha cos bello come mai se ne sono visti in tutti i mondi." Mayadanava sorrise e assent.
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I lavori di costruzione cominciarono dopo qualche settimana. Aiutato da numerosi rakshasa dalla forza straordinaria, Mayadanava and a Kailasha, da dove torn con inimmaginabili ricchezze in oro, diamanti e altri metalli preziosissimi che in tempi passati erano gi stati utilizzati per svolgere cerimonie enormemente costose. Di ritorno dall'Himalaya, il danava inoltre regal a Bhima una possente e pesantissima mazza e ad Arjuna un carro di guerra dalle propriet magiche. Aiutato dagli asura, il sabha fu terminato in tempi prodigiosi.
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Nei giorni precedenti l'inaugurazione, i Pandava incaricarono molti corrieri di recapitare gli inviti a tutti i monarchi di Bharata-varsha; e poich costoro montavano cavalcature velocissime in tempi molto brevi poterono assolvere il loro compito.
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Dopo poche settimane re e principi di ogni parte del mondo cominciarono a convenire a Indra-prastha in gran numero. Il luogo pi visitato della stupenda citt fu la reggia costruita da Mayadanava, dove tutto era splendore a s stante, in quanto le preziosissime gemme impiegate in larga misura emanavano una luce cos intensa da illuminarne gli interni.
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Chiunque, entrando, aveva l'impressione che un sole posasse continuamente i suoi raggi sulle pareti delle innumerevoli sale. Ammirati e stupiti, milioni di persone tessevano le lodi del fantastico sabha dei Pandava. Il festival fu un momento di gioia per tutti, e in special modo per i figli di Pandu fu senz'altro il momento pi felice della loro vita.
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In quel periodo molti principi giovani e valorosi vennero ad apprendere le arti marziali da Arjuna; tra i tanti, colui che dimostr di essere il migliore in assoluto fu Satyaki, della razza dei Vrishni, un cugino di Krishna.
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37. La storia di Jarasandha.
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Durante uno dei giorni lieti in cui stava svolgendosi il festival di inaugurazione, arriv a Indra-prastha il saggio Narada che fu condotto a visitare il sabha. Anch'egli rimase entusiasta della opulenza e della bellezza che permeavano ogni angolo della struttura.
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"Io ho visitato tutti i sabha dell'universo," disse, "e posso assicurarvi che questo  il pi bello, ancor pi di quelli di Brahma, di Kuvera, di Yama, di Surya e di Indra." Narada descrisse quei cinque sabha e di nuovo elogi vivamente quello dei Pandava, raccontando nel contempo storie di valore e rettitudine riguardanti i loro antenati.
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 Poi disse: "Non sono venuto qui solo per ammirare la vostra gloria, ma anche per portarvi un messaggio che vi riguarda. Recentemente ho incontrato vostro padre Pandu nei pianeti celesti. Egli  felice di ci che state facendo, ma vorrebbe da voi qualcos'altro: "D ai miei figli che io avrei piacere che loro compissero quel grande e celebre sacrificio chiamato rajasuya," mi ha incaricato di riferirvi, "che conferisce ad ogni kshatriya grandi meriti e fortune." Se lo farete Pandu otterr grande prestigio nel pianeta dove vive."
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Da quel giorno Yudhistira e i suoi fratelli non riuscirono a pensare n a parlare d'altro. Esso per di pi avrebbe concesso al fratello maggiore il titolo di imperatore. Era un desiderio espresso direttamente dal padre, per cui dovevano farlo; ma si domandavano se ne sarebbero stati all'altezza. Alla fine decisero di chiamare a consiglio le persone pi rispettate tra i loro alleati, amici, parenti e tutti coloro a cui stava a cuore il loro benessere. Per quell'occasione anche Krishna venne da Dvaraka, accompagnato da Satyaki e da altri Vrishni.
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La discussione, in quel conclave di santi brahmana e virtuosi monarchi, si protrasse per diverso tempo. Infine fu deciso che Yudhisthira avrebbe potuto sicuramente aspirare a quella che era considerata un'ambita meta.
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Ma Krishna sollev a Yudhisthira un'obiezione. "Per rendere realizzabile questo sacrificio," disse, "bisogna innanzitutto risolvere un serio problema. Tu conosci il re Jarasandha e sai quanto egli sia un vostro acerrimo nemico. Lui sar uno di quelli che mai accetteranno il tuo rajasuya, per cui sicuramente muover le sue truppe e quelle dei suoi alleati contro di te. Devi ucciderlo. C' da riconoscere che possiede una potenza fisica impareggiabile e in battaglia potrebbe sconfiggerti. E' meglio affrontarlo da solo, senza l'aiuto dei suoi soldati; dopo di ci potrai svolgere il tuo sacrificio."
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"Jarasandha  un combattente formidabile," ribatt Bhima, "e la sua forza  paragonabile a quella di molti elefanti uniti insieme; dunque  un avversario temibile. Per si deve tenere conto che egli  malvagio, e di conseguenza non  benedetto dalla virt e dagli dei. Io lo sfider in duello e lo uccider. Non dubitate di me."
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Krishna riflett per qualche minuto, poi parl ancora: "Non c' alcun dubbio che Bhima  in grado di uccidere il monarca di Magadha, ma la cosa deve essere affrontata senza sottovalutarla, o potrebbe diventare pericolosa. E' importante per tutti voi che sappiate la sua storia:  "Non molto tempo fa il re di Magadha era il valoroso Brihadratha, che aveva ricevuto la benedizione di possedere tutte le cose che in questo mondo sono desiderabili.
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La sua vita era felice, il suo regno prosperava e il popolo era contento. Nonostante ci non era privo di problemi, anzi ve n'era uno che lo assillava particolarmente: le sue due mogli non gli avevano ancora dato dei figli. "Nel regno viveva un saggio che si chiamava Chandra Kausika il quale, venuto a conoscenza della questione, and a trovare il re con l'intenzione di offrirgli una soluzione. Gli disse: 'Prendi questo frutto: se la tua consorte lo manger ti dar un figlio.'
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"Il re, che era di animo giusto ed era ugualmente affezionato a tutt'e due le mogli, non volle fare torto a nessuna e divise il frutto in due. Cos ne porse loro un pezzo a testa. "I mesi passarono e le due regine diedero alla luce un aborto di bambino tagliato verticalmente alla met, allo stesso modo in cui il re aveva diviso il frutto. Credendolo senza vita, Brihadratha lo fece gettare via.
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"In quel giorno una rakshasi di nome Jara, che viveva cibandosi di carne e sangue umano, passando nei paraggi dei giardini reali, trov l'aborto e lo prese con s, convinta di essersi procurata il pasto del giorno. Ma quando fu arrivata alla caverna dove viveva, avvicin casualmente le due porzioni e queste, come per magia, si riunirono dando vita a un normale bambino, che immediatamente cominci a piangere per la fame. Allora la strega, sperando che l'avrebbero lautamente ricompensata, riport il figlio del re a corte. Poich era stato riunito da Jara, il bambino fu chiamato Jarasandha.
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"Fin da bambino," continu Krishna, " sempre stato un grande devoto di Shiva, e si  sottoposto a dure austerit e impareggiabili sacrifici, per cui Mahadeva come ricompensa gli ha conferito una forza sovrumana. Negli anni ha sviluppato un profondo astio verso di me e verso tutti i Vrishni, e mi ha gi dichiarato guerra per ben diciassette volte. Naturalmente non  mai riuscito a sconfiggermi, e pure mi sono trovato costretto ad abbandonare Mathura e a fondare il mio regno a Dvaraka, dove  pi facile difendersi.
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Ora Jarasandha ha sposato la sorella di Duryodhana ed  diventato un suo fedele amico e alleato, cosicch da quel giorno l'ostilit che nutre nei miei confronti si  estesa anche contro di voi. "Siatene certi, cari amici: finch vivr, Jarasandha non accetter mai la nomina di Yudhisthira a imperatore senza combattere. Egli ci odia tutti, ed effettivamente un nemico temibile come lui, unito a Karna e Duryodhana, pu essere veramente pericoloso. Uccidiamolo, dunque; dopodich Yudhisthira potr svolgere senza nessuna preoccupazione il migliore degli yajna chiamato raja-suya."
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La discussione si protrasse a lungo e alla fine Krishna, Arjuna e Bhima decisero di andare a Magadha travestiti da brahmana. Presentatisi al cospetto di Jarasandha, chiesero di parlargli.
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"Cosa volete da me?" disse il re. "Sappiate che qualsiasi cosa mi abbia chiesto un brahmana finora ho sempre fatto in modo di accontentarlo." "Noi non siamo brahmana, ma kshatriya, tuoi nemici. Io sono Krishna, e questi due sono Bhima e Arjuna. Poich hai promesso di soddisfarci in qualsiasi richiesta, accetta una sfida; scegli uno di noi e combatti."
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Jarasandha rise forte. "Volete battervi contro di me? Ma certo, come volete. Con te, Krishna, non combatter perch la tua nascita non  nobile a sufficienza e neanche con te, Arjuna, poich sei giovane e sicuramente meno forte di me. Ma contro Bhima s, contro di lui combatter, perch so che  abbastanza forte."
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Il duello fra i due dur per giorni e giorni e solo dopo grande fatica e ansiet Bhima riusc a uccidere Jarasandha, riuscendo a dividere il suo corpo proprio nel punto in cui era stato riunito da Jara. Ora che uno dei nemici pi temibili era stato eliminato, Yudhisthira era libero di celebrare senza timori il prestigioso rajasuya-yajna.
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38. Campagna militare dei Pandava.
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I preparativi iniziarono. Prima di tutto bisognava trovare un brahmana sufficientemente qualificato per guidare il complicato rituale, e su questo tutti si trovarono immediatamente d'accordo: nessuno come il grande Vyasa avrebbe saputo farlo con la giusta maestria.
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Il secondo passo sarebbe stato quello di far accettare da tutti i re Yudhisthira come imperatore e riscuotere i tributi tradizionali. Questa impresa richiedeva un grande valore in combattimento, per cui, chiamati i fratelli, il primo figlio di Pandu disse: "Andate per tutte le terre del mondo, e chiedete i tributi e la sottomissione ai monarchi dei vari regni. E solo se qualcuno si rifiuter dovrete fronteggiarlo e assoggettarlo con la forza. Ma non cercate di creare nemici, piuttosto stringete amicizie e alleanze."
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Yudhisthira affid la conquista del nord ad Arjuna, dell'est a Bhima, dell'ovest a Nakula e del sud a Sahadeva. Scortato da un poderoso esercito di guerrieri veterani e privi di paura, Arjuna procedeva in direzione delle vette himalayane, e riduceva all'obbedienza i governanti delle terre visitate, usando a seconda dei casi diplomazia o forza militare. Arrivato a Prajyotisha volle conoscere il grande Bhagadatta, del quale si dicevano cose favolose circa la sua rettitudine e il suo valore in battaglia; il Pandava stesso pot constatare quanto quelle voci non fossero infondate: rifiutandosi di pagare i tributi senza prima essere stato sconfitto in duello, Bhagadatta impegn Arjuna in uno strenuo combattimento.
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Uscitone vincitore, quest'ultimo confer grandi omaggi all'anziano e nobile guerriero. Continuando la sua marcia, attravers e conquist molti altri regni, fermandosi anche a visitare stupendi luoghi santi e meravigliosi eremi nelle foreste pi disertate dall'uomo.
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Tra gli altri assoggett i fratelli Trigarta, da sempre grandi amici di Duryodhana e nemici giurati dei Pandava.Giunto alla montagna Meru, si delizi alla vista delle bellezze delle alte quote himalayane. Infine torn a Indra-prastha, portando con s incalcolabili ricchezze.
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Allo stesso tempo Bhima, al comando delle sue truppe, procedeva verso est, riportando non meno trionfi del fratello minore. Ovviamente senza essere stato costretto ad affrontarli in combattimento, ottenne l'assenso e i tributi del re dei Panchala, il suocero Drupada, e del re di Mithila.
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Arrivato a Chedi, Sishupala lo ricevette con tutti gli onori e accett Yudhisthira come imperatore. Attraversati Koshala, Ayodhya e molti altri regni, riport in battaglia solo grandi trionfi. Anch'egli ritorn portando con s immense ricchezze.
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Nakula impervers ad ovest, stringendo solide amicizia e riportando sonanti vittorie sui monarchi che non avrebbero voluto assoggettarsi al dominio dei Pandava. Sahadeva non fu da meno. Scontratosi con l'ostile Dantavakra, lo sconfisse e pretese enormi tributi, cos come accadde con molti altri monarchi, fra i quali Nila, che tra l'altro era protetto dal deva Agni. Fra coloro che non lo osteggiarono ci furono il cugino Ghatotkacha e Vibhishana, l'anziano re di Lanka, con il quale fece amicizia. Circondato da un alone di gloria, il prode Sahadeva, ultimo tra i fratelli, ritorn a Indra-prastha.
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Appena i Pandava furono rientrati alla capitale, grazie a tutte quelle ricchezze, i preparativi cominciarono a fervere. E come era accaduto per dell'inaugurazione del sabha, gli inviti per il sacrificio furono spediti con la massima sollecitudine. Nakula and personalmente ad invitare Krishna, il quale part pochi giorni dopo.
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Per la seconda volta in poco tempo Indra-prastha fu un tripudio di persone, tutte ansiose di assistere al magnificente sacrificio. Usando grande attenzione a non causare contrasti, furono inoltrati inviti anche ai cugini. Lo stesso Duryodhana aiut nello svolgimento del sacrificio, prendendosi cura della tesoreria; tale incombenza gli fece constatare personalmente le incalcolabili ricchezze che circolavano nelle casse degli odiati parenti. Un patrimonio che lui e i fratelli neanche si sarebbero mai sognati di possedere. Ma non fece commenti, e tenne tutto dentro.

Il rajasuya fu un grande successo. Tutti i saggi presenti benedirono in continuazione il virtuoso Yudhisthira e i suoi fratelli, sostenendo che mai si era visto uno yajna tanto bello e opulento. Solo Narada taceva; il suo occhio profetico vedeva nel tempo i terrificanti eventi che sarebbero accaduti.
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39. Krishna e Sishupala.
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Al momento culminante del rajasuya, Maharaja Yudhisthira fu incoronato imperatore e tutti lo applaudirono generosamente: nessuno prov astio o invidia. Il maggiore dei Pandava, conosciuto come il pi virtuoso tra i re, era rispettato e amato da tutti, e nessuno, a parte ovviamente Duryodhana, si sentiva defraudato da lui.
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Subito dopo, secondo il cerimoniale, ebbe luogo l'arghya, durante il quale l'imperatore di norma elegge fra i presenti la persona pi meritevole a sedersi sul seggio pi alto per ricevere il puja. A quel punto il Pandava si sent in imbarazzo: davanti a lui c'erano centinaia di rishi, brahmana, guerrieri senza macchia e senza peccato, e sarebbe stato difficile onorare uno senza offendere gli altri. Ognuno dei presenti avrebbe meritato l'arghya. Chi nominare, allora?
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Accorgendosi del suo imbarazzo, Bhishma sugger: "Secondo la mia opinione non c' nessuno qui presente che merita tanto rispetto e riconoscimento quanto Krishna. Ogni persona libera dalla collera e dall'invidia che sappia chi Egli  in realt, sar felice e onorata di porgergli omaggio."
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Yudhisthira fu lieto del consiglio e rivolgendosi a Sahadeva disse: "Il suggerimento di Bhishma  consono ai dettami delle scritture, per cui mi trova completamente d'accordo: nessuno come Krishna merita questo riconoscimento. Prendi ci che  necessario e offri arghya al nostro amato amico."
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Gioiosamente il pi giovane dei Pandava svolse la cerimonia, e al termine una pioggia di fiori proveniente dai pianeti celesti cadde su Krishna e Sahadeva. Durante la cerimonia nessuno aveva proferito parola, ma l'aria si era impregnata di un silenzio strano, pesante, tombale, che aument quando questa fu compiuta. Si avvertiva una forte tensione. Era chiaro che molti non avevano gradito la scelta di Yudhisthira. Poi, ad un certo punto, si lev un forte mormoro e molti re cominciarono a parlottare fra di loro e a farsi cenni d'intesa. Ma nessuno osava dire niente.
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Fu Sishupala, il re di Chedi, a rompere il silenzio. "Yudhisthira, noi siamo venuti qui di nostra spontanea volont per tributarti omaggio, poich abbiamo sempre riconosciuto in te grandi qualit di rettitudine e un forte senso di giustizia. Tuttavia dopo questa scelta dobbiamo ricrederci e pensare di averti sopravvalutato. Guardati intorno: qui presenti ci sono saggi meritevoli di rispetto assoluto e re anziani e ricchi di ogni qualit. Qui, davanti a loro, come hai potuto preferire Krishna?
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Come hai potuto ascoltare il consiglio di Bhishma, il quale evidentemente per via dell'et ha perso la ragione? Non ti sei accorto che hai commesso un insulto imperdonabile nei riguardi di tutte le pi importanti personalit viventi? Come hai potuto farlo? Sicuramente Krishna non merita questo onore."
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"Caro Sishupala," rispose Yudhisthira, "chi ha una visione spirituale e non  vittima della gelosia e della lussuria, sa che Krishna non  un uomo comune, ma l'incarnazione sulla terra del Signore Supremo Narayana. Io sono pienamente consapevole del fatto che qui davanti a me ci sono gli uomini pi meritevoli del mondo, ma Krishna non  un uomo,  molto di pi: Egli  Dio incarnato, quindi merita l'adorazione di tutti noi, e non solo in questo frangente ma in ogni momento della nostra vita."
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Le parole di Yudhisthira infiammarono ancora di pi gli animi. Sishupala cominci a inveire con grande violenza contro Krishna e Bhishma, che dal canto loro osservavano con calma la scena senza intervenire. Ma i Pandava, nell'udire le offese rivolte al loro pi caro amico e oggetto di devozione, cominciarono a fremere per la rabbia e, afferrate le rispettive armi, gridavano minacce in direzione di Sishupala. Il tumulto crebbe e alcuni re prendendo le parti di Krishna e altri schierandosi a difesa di Sishupala, iniziarono a gridare e a insultarsi, brandendo spade, archi e mazze.
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A quel punto Sahadeva si fece avanti con un'espressione di furia tale da lasciare sbigottito chiunque lo guardasse e gridando pi forte degli altri fece in modo che tutti l'ascoltassero.
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"Coloro che non riescono a sopportare di vedere Keshava, l'uccisore di Keshi, che possiede incommensurabili energie, adorato da me, sappia che sar ben felice di porre il mio piede sulle loro teste, dopo averli sconfitti in duello. "E voglio che si facciano subito avanti."Al contrario, chi possiede una vera intelligenza spirituale dia la sua approvazione alla scelta di Yudhisthira. Io desidero che tutti sappiano che per noi Krishna  allo stesso tempo il nostro precettore, il nostro padre, il nostro guru, e che merita pienamente l'arghya e l'adorazione che gli ho appena conferito."
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Quando in segno di sfida Sahadeva mostr a tutti il piede, non uno fra quei potenti monarchi ebbe il coraggio di rispondere. Allora una pioggia di fiori dai pianeti celesti cadde sulla sua testa e una voce incorporea disse: "Eccellente, eccellente."
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Senza tuttavia raccogliere la sfida di Sahadeva, Sishupala, ormai privo di ogni tranquillit d'animo, vittima della sua perfida invidia, continu a offendere Krishna, che era ancora seduto sul seggio elevato. Nell'udire quegli insulti, il petto di Bhima si gonfiava per l'agitazione mentre la sua mano stringeva con terribile furia la mazza.
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"Non posso pi tollerare di ascoltare queste infamit nei riguardi di Krishna," disse a Bhishma; "dammi il permesso di schiacciare la testa di quella serpe velenosa." Ma Bhishma, nonostante una buona dose di offese fossero dirette anche a lui, non si scompose n disse nulla.
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"No, Bhima, non intervenire. Il tempo concesso alla vita di Sishupala sta volgendo al termine e non c' alcuna necessit del tuo intervento. Non vedi che Krishna stesso, sebbene potrebbe ucciderlo con un solo gesto della mano, non dice niente, anzi rimane seduto senza fare il minimo movimento? Non ti chiedi il perch? Ascolta la sua storia, e riacquisterai tranquillit.
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"Dopo che Jaya e Vijaya, i guardiani di Vaikuntha, furono maledetti dai figli di Brahma a nascere tre volte come demoni in questo mondo materiale, in satya-yuga si incarnarono come Hiranyakashipu e Hiranyaksha, in treta-yuga come Ravana e Kumbhakarna e ora, al termine di dvapara-yuga, come Sishupala e Dantavakra.
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"Appena nato aveva un aspetto mostruoso, con tre occhi e quattro braccia e i suoi genitori, terrorizzati alla vista di quel figlio deforme, avevano deciso di sopprimerlo, quando una voce misteriosa disse loro che appena il neonato fosse stato tenuto sulle ginocchia della persona che in futuro l'avrebbe ucciso, l'occhio e le braccia in eccedenza sarebbero scomparsi.
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Sua madre, che da un lato si era tranquillizzata per la speranza che al pi presto suo figlio avrebbe preso un aspetto normale, d'altra parte si sentiva in ansia per il suo futuro, e si chiedeva a ogni poco chi mai potesse essere l'artefice della morte del figlio. A questo scopo prese a viaggiare ovunque, chiedendo a ogni re di Bharata-varsha di prendere il neonato fra le braccia. Ma i suoi tentativi risultarono vani.
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"Cos un giorno che Krishna e Balarama si erano recati in visita di cortesia a Chedi, la capitale del re Damaghosha, la regina chiese anche a Krishna di prendere Sishupala fra le braccia. Appena questi lo ebbe toccato, il bambino divent normale. Cos la regina era venuta a conoscere colui che in futuro avrebbe tolto la vita al figlio. Volle rivolgergli una preghiera: 'Ti prego, Signore,  destino che Sishupala sia ucciso da te; perci, ti prego, non prendere sul serio le offese che ti rivolger.'
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"Poich la madre di Sishupala era sua zia, una delle sorelle di Vasudeva, Krishna rispose: 'Perdoner fino a cento delle sue offese.' "Fin dai primi anni della sua vita, il bambino prov istintivamente un forte odio verso qualsiasi cosa riguardasse Krishna, n riusc mai a sopportare di ascoltare la minima lode rivolta a lui. Ecco perch ha reagito in questo modo all'arghya offerta a Krishna.
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"Bhima, sappi che il Signore non pu mancare alla promessa fatta, ma che il numero di cento insulti  gi stato superato, cosicch presto liberer Sishupala dalla pena in cui lo hanno imprigionato la sua stessa rabbia e invidia."
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E mentre Bhishma raccontava la storia, il Chedi continuava a insultare il divino Krishna, fino a che, accecato dall'ira, perse il lume della ragione e, afferrata la spada, gli si scagli contro. In quel momento il disco Sudarshana apparve nella mano di Krishna e subito dopo guizz contro l'avversario. La testa di Sishupala salt in aria e una scintilla luminosa come il sole sorse dal suo corpo ed entr in quello di Krishna.
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Tutti videro lo straordinario avvenimento: nonostante tanto odio, Sishupala aveva ottenuto la liberazione. La morte di Sishupala plac gli animi, e anche se molti erano rimasti contrariati dalla piega che aveva preso la situazione, il sacrificio termin senza ulteriori incidenti.
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40. Duryodhana umiliato.
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Dopo aver offerto sommi rispetti ai rishi, i re presero commiato e tornarono ai loro regni. E man mano che partivano i Pandava a loro volta onorarono tutti secondo i rispettivi meriti. Nei giorni che seguirono anche Krishna part per Dvaraka.
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Yudhisthira invit a rimanere a Indra-prastha Duryodhana con Karna, Dusshasana e Shakuni, intendendo tributare loro dei speciali trattamenti al fine di raddolcire la loro invidia nei suoi confronti. I Kurava, affascinati dalla magnificenza del fantastico sabha che Mayadanava aveva costruito, accettarono di visitarlo con pi calma.
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E giunse anche il giorno della partenza di Vyasa. "Yudhisthira," disse il saggio, "state attenti a come trattate Duryodhana. Non mancategli di rispetto in nessun modo. Dopo la morte di Sishupala sono apparsi presagi che preannunciano tanto sangue, e anche il mio guru Narada mi ha confermato che tempi terribili si stanno apprestando.
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"Le pagine del libro della storia del mondo si riempiranno di morte. Il destino ha preordinato la distruzione di tutti gli kshatriya della terra. La malvagit di Duryodhana e la forza di Bhima, il valore di Arjuna e la bellezza di Draupadi saranno la causa di una sterminata carneficina. "State in allarme, quindi, e fate in modo che se ci accadr, non debba essere a causa di una vostra negligenza ma per volere del Signore."
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Nei giorni che seguirono Duryodhana visit accuratamente il sabha. Non aveva mai visto nulla del genere. Che splendore! Quali divine bellezze! Man mano che osservava quelle meraviglie mai viste in tutto il mondo diventava sempre pi consapevole del fatto che dal niente i Pandava erano riusciti a costruirsi una fortuna ben pi grande della sua, che pure era un'eredit di millenni.
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Ancora una volta l'insopportabile invidia di sempre divamp nel suo cuore. E destino volle che mentre se ne stava assorto in simili pensieri, questi non s'avvedesse che ci che sembrava un pavimento di marmo era in realt un laghetto interno, e vi cadesse dentro, bagnandosi completamente.
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A nulla servirono le premure di Yudhisthira, che immediatamente mand degli attendenti ad asciugare il cugino schiumante di rabbia. Ma le pessime figure di Duryodhana non erano ancora finite: mentre infatti continuava la visita, credendo che nel mezzo di un giardino vi fosse un laghetto, si tir su il vestito per attraversarlo, ma poi s'accorse che si trattava solo di un gioco di riflessi creato dalle gemme. E non accorgendosi di una porta di cristalli cos trasparente da essere difficilmente individuata, vi sbatt contro. E cerc di aprire una porta che in realt era solo un effetto di luci.
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Invano Yudhisthira aveva proibito a Bhima e Draupadi di commettere qualsiasi mancanza di rispetto nei confronti del cugino perch essendo stati testimoni di queste sue disavventure essi avevano riso di lui davanti a tutti.
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L'umiliazione di Duryodhana era stata cocente; cos si era ritirato nella sua abitazione senza voler pi vedere altro. Durante la notte Duryodhana non era riuscito a dormire, torturato dal pensiero della grande fortuna dei cugini. Oramai pensava a una sola cosa: a come distruggerli, a come fare per vederli in disgrazia, e sofferenti nella maniera pi intensa possibile. Oramai l'odio era diventato cos forte da non poter pi essere controllato. Il giorno seguente torn ad Hastinapura.
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41. Il piano diabolico.
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Nei mesi che seguirono il rajasuya di Yudhisthira, Duryodhana cadde in uno stato depressivo tale da preoccupare tutti i suoi amici e familiari. Shakuni ne aveva capito subito le ragioni e, non tollerando di vedere il nipote in quello stato, aveva deciso ancora una volta di intervenire in suo favore.
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"Oramai conosco bene le ragioni che non ti fanno essere di buon umore, e io che sono tuo zio ti voglio vedere felice. Vuoi sbarazzarti dei tuoi nemici una volta per tutte? Allora ascoltami bene. Tu sai che posseggo dei dadi dalle virt magiche e che ho imparato alla perfezione la scienza di lanciarli in modo da vincere sempre. Tu sai anche che a Yudhisthira questo gioco piace molto, sebbene non sia particolarmente abile. Sfidiamolo a una partita, dunque, che presenteremo come un gioco innocente mentre invece porteremo via ai Pandava tutto ci che posseggono. Resi schiavi i cinque fratelli, avrai avuto finalmente la tua rivincita.
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Naturalmente Yudhisthira potrebbe anche rifiutarsi di giocare contro di me, anche se non credo che lo far; uno dei suoi voti  quello di non ritirarsi mai di fronte a una sfida, di qualsiasi tipo essa sia. Io credo che questa possa essere la soluzione ai tuoi problemi."
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"Convinci tuo padre," continu il vile Shakuni, "a costruire un sabha e poi insisti nell'invitare i tuoi cugini all'inaugurazione e a un gioco di dadi. Se ci riuscirai, i tuoi avversari saranno rovinati e tutta la loro fortuna diventer tua."
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Duryodhana fu immediatamente entusiasta all'idea e il giorno stesso convinse il padre a far cominciare i lavori per la costruzione di un sabha a Jayanta.
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Appena Vidura, Bhishma, Drona e gli altri anziani furono a conoscenza della sua intenzione di sfidare Yudhisthira a un gioco di dadi capirono immediatamente le sue vere mire, proiettando nel futuro i disastri che ne sarebbero potuti scaturire. Nessuno si risparmi ogni tentativo di convincere Dritarashtra a far cessare i lavori del sabha o almeno a non permettere la sfida dei dadi, ma non ci fu nulla da fare.
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"Si tratta solo di una innocente partita ai dadi," dichiarava candidamente Duryodhana, "non capisco proprio le ragioni di tanto allarmismo per un semplice gioco di societ." Cos i lavori continuarono, e quando il grande palazzo fu ultimato, il re cieco chiese a Vidura di andare a Indra-prastha per invitare i Pandava.
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"E riferisci," fu il messaggio di Dritarashtra, "che per festeggiare il nuovo sabha mio figlio Duryodhana desidera giocare a dadi contro di loro."
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Vidura sapeva bene che l'innocente gioco nascondeva in realt un tranello e aveva il timore che quell'ennesimo tentativo di Duryodhana di rovinare i Pandava, quella volta avrebbe causato una catastrofe. Cos disse: "Caro fratello, il gioco d'azzardo  sempre stato fonte di discordie e spesso di odi. Fra tuo figlio e i cugini non  mai corso buon sangue, per cui credo sia saggio evitare ogni situazione che possa provocare ulteriori fratture. Questa partita a dadi  una pessima idea: io ti consiglio di non permettere che venga fatta."
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"Ma  solo un gioco fra amici," ribatt Dritarashtra, "e non credo che possa causare alcunch di grave. Non temere, Vidura." Egli continu ad avvalersi di mille altre ragioni, ma inutilmente. Il re cieco era fin troppo cosciente delle intenzioni del figlio, ma il desiderio di vederlo finalmente appagato era pi forte di tutto, persino di sentimenti di giustizia e onest. Con una profonda tristezza nel cuore, Vidura part alla volta della capitale dei Pandava.
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42. L'invito.
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Appena i messaggeri che precedevano Vidura arrivarono a Indra-prastha, Yudhisthira e i suoi fratelli uscirono dalla reggia per riceverlo con tutti gli onori e dimostrargli l'affetto che sentivano per lui. In quell'occasione i Pandava ricordarono di come egli li avesse salvati da tanti pericoli e di come fosse sempre stato il loro benefattore.
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Quando Yudhisthira gli chiese le ragioni della sua visita, Vidura, vergognandosi profondamente, ripet il messaggio che Dritarashtra gli aveva consegnato: non fu difficile per nessuno capire che dietro la sua apparente innocenza si celava un grave pericolo. Come abbiamo gi avuto modo di dire, a Yudhistira piaceva giocare a dadi, lo sapevano tutti, e sapevano anche che non era molto abile in quel gioco.
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"Se  vero che io non sono un campione, neanche il mio malvagio cugino lo ; sono sicuro che non giocher lui in persona, ma delegher qualcun altro ad affrontarmi in sua vece," disse Yudhistira. "Contro chi pensi che dovr giocare?"
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"Ci sono tanti bravi giocatori nella nostra corte," rispose Vidura, "ma qualcosa mi dice che di fronte a te troverai Shakuni. E' il migliore di tutti e ti odia quanto Duryodhana stesso."
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Ci fu un momento di silenzio. Se Yudhisthira avesse affrontato il Gandhara, per lui non ci sarebbe stato nulla da fare: avrebbe perso tutto. Il piano del cugino era chiaro, ora. "Il consiglio che posso darti," continu Vidura, " di trovare qualche scusa per non accettare l'invito. Il gioco d'azzardo deve essere evitato ad ogni costo da tutte le persone sane, che conoscono i principi della spiritualit: provoca sempre discordia tra i giocatori, cagionando ansiet senza fine e conflitti.
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E quando l'uomo perde il senno e la tranquillit e causa inimicizie, ogni sorta di catastrofe  possibile. Yudhisthira, non accettare l'invito. Questo piano  stato partorito dalla mente diabolica di Shakuni ed  stato subito accolto con grande gioia dal vile Duryodhana, il quale nel libro della sua vita ha scritto che avrebbe causato morti e distruzioni: quindi non ne pu uscire niente di buono. So che giocare ti piace, ma non devi soccombere all'intossicazione del gioco e non devi accettare quest'invito."
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Yudhistira riflett a lungo. Poi rispose. "Vorrei tanto poter seguire i tuoi buoni ammonimenti che, come sempre, contengono tanta saggezza ma, come sai, uno kshatriya non pu rifiutare una sfida sia a un duello di armi che a un gioco di dadi: per di pi questo  un mio personale voto; inoltre bisogna anche riflettere sul fatto che se devo governare un regno cos vasto non posso mostrare codardia, altrimenti ne risentirebbe la stima e la fiducia che la gente nutre nei miei confronti.
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Dunque devo andare. Se perder tutto, sar stato destino, e contro di esso che possiamo fare? L'unica cosa che posso promettere  che cercher con tutte le mie forze di non farmi prendere troppo la mano, e di non puntare forte." Il giorno dopo, accompagnati dalla moglie Draupadi, i Pandava partirono per Hastinapur.
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43. Il gioco dei dadi.
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Inondato da un folla immensa accorsa per l'inaugurazione, il sabha dei Kurava era veramente stupendo. Tra gli invitati vi furono ad accogliere con calore i Pandava i re che avevano partecipato al rajasuya. Anche i Kurava li accolsero bene, nascondendo i loro veri propositi. Accompagnati nei loro appartamenti, i fratelli trascorsero una notte serena. La mattina seguente Duryodhana and personalmente a invitarli.
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"Venite ad ammirare il mio nuovo sabha, che ho fatto costruire a Jayanta per l'occasione. Vi piacer sicuramente." Un p tesi e innervositi dall'evidente falsit malcelata dalla cortesia del cugino, i Pandava visitarono la reggia, elogiandola con frasi gentili e piene di ammirazione.
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Dopo che ebbero terminato la visita, Shakuni disse: "Ora che abbiamo visto il mirabile sabha dei Kurava, per festeggiare direi di cominciare il gioco dei dadi."
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"Io credo che il gioco dei dadi sia come il vino e che porti via all'uomo ogni capacit di buon giudizio," disse Yudhisthira, tentando di evitare ci che irreparabilmente avrebbe portato al disastro. "L'azzardo  veleno per ogni uomo virtuoso e perci preferirei evitarlo."
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"Yudhistira," ribatt con tono ironico Shakuni, "ho sentito dire che la tua ricchezza  cos grande che mai nessun monarca ne ha avute di simili, e capisco che il denaro per te, abituato alla vita di foresta, sia una cosa cos nuova da farti diventare avido; ma ti prego, cerca di controllare l'avarizia. Giocando con noi non sei forzato a puntare tutto; noi vogliamo farlo per divertirci, e non per portare via i tuoi averi."
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Con queste parole Shakuni lo aveva beffeggiato davanti a tutti; ma Yudhisthira cerc di mantenere la calma e di non raccogliere la provocazione. "Il gioco uccide l'amicizia e attrae le disgrazie pi nere," rispose. "E' per questo che non voglio; non certo per paura di perdere i miei beni."
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Shakuni incalz e lo ridicoleggi pubblicamente. A quel punto il Pandava non pot pi tirarsi indietro. "Visto che mi hai sfidato non mi rifiuter. Che il gioco abbia inizio."
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E Duryodhana disse: "Non giocher io personalmente, ma incarico mio zio Shakuni di rappresentarmi." Yudhisthira protest perch avrebbe dovuto giocare lui e non altri, ma alla fine dovette sottostare a tale decisione. E il gioco cominci.
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Si mise subito male: Yudhisthira inizi col puntare grandi tesori, ma Shakuni rispondeva con lanci infallibili: e pi la posta in palio saliva, pi si facevano forti i mormorii che accompagnavano le vittorie del Gandhara. E ancora il figlio di Yamaraja punt e Shakuni, implacabile, vinse ancora.
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Si gioc per svariato tempo. Oramai tutti avevano compreso il piano diabolico di Duryodhana, e cos poco alla volta le grida erano andate scemandosi fino a interrompersi del tutto. Il silenzio era totale. Nella sala si udiva solo una voce, quella di Shakuni che diceva con entusiasmo: "Ho vinto".
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Man mano che il gioco procedeva, i re presenti sentivano gelarsi il sangue nelle vene. Tutti erano consapevoli che quel gioco avrebbe causato una reazione a catena di odi e sangue. Il gioco continuava e Yudhisthira sembrava essere pervaso da una folla suicida: pi perdeva pi aumentava la posta in palio. Sembrava che ormai l'intossicazione del gioco d'azzardo lo avesse sopraffatto.
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Nel gelo della sala le parole che Shakuni continuava a gridare, "ho vinto", suonavano come frustate, o ancora meglio condanne a morte per migliaia di kshatriya e lacrime per tutti gli altri. Quando Yudhisthira ebbe ormai perso tutte le sue ricchezze, Vidura intervenne.
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"Questo gioco deve essere interrotto qui," grid, "e deve essere tutto restituito, o neanche immaginate cosa potr accadere." Ma Dritarashtra, oramai preso dall'eccitazione febbrile della vittoria, continuava a chiedere, "cosa ha vinto mio figlio? quali tesori ha vinto?" e non degn neanche di una risposta il fratello minore.
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Gli rispose invece Duryodhana. "Caro zio," disse in tono ironico, "sebbene anche noi siamo tuoi nipoti, non sei mai stato imparziale negli affetti e hai sempre preferito i figli di Pandu a noi, figli di Dritarashtra. Tutti lo sanno, ma ora mi sembra che tu stia esagerando. Noi non stiamo facendo nulla di male, stiamo solo giocando, e Yudhisthira ha accettato liberamente di partecipare. Sta perdendo, d'accordo, ma avremmo potuto perdere noi e allora io sono sicuro che in tale frangente non avresti detto che tutto doveva essere restituito. Queste sono le regole del gioco, e certamente non daremo indietro ci che abbiamo vinto. E per quanto riguarda la continuazione, noi lo sfidiamo ancora, per se Yudhisthira ha paura pu ritirarsi quando vuole."
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Ma questi disse: "No, continuo a giocare." A quel punto, avendo gi perso tutto, la sua puntata fu Nakula. Ma perse ancora. Poi gioc Sahadeva, poi Arjuna e Bhima, e poi s stesso, e il risultato fu sempre uguale. Allora, in un silenzio glaciale, il lancio dei dadi si ferm: avevano perso tutto, i Pandava erano diventati propriet di Duryodhana.
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"Yudhisthira," disse Shakuni con voce squillante, "sembra che non ti sia rimasto proprio niente; ma se vuoi andare avanti hai ancora qualcosa di tuo: Draupadi. Gioca anche lei, e se questa volta vincerai riavrai tutto ci che hai perso finora."
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A quella proposta forti mormorii di disapprovazioni salirono dalla folla. Bhima ebbe un impeto di furia e strinse la mano possente sul manico della mazza, pronto ad uccidere Shakuni con un colpo solo. Tuttavia in quella circostanza non poteva reagire senza il permesso del fratello, cos si controll.
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La sorprendente risposta di Yudhisthira raggel tutti molto pi della proposta. "E sia. Draupadi  ora la mia puntata," disse. E per l'ennesima volta i dadi furono lanciati, e ancora si ud la voce di Shakuni che diceva: "ho vinto!"
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A quel punto si levarono parole frementi di rabbia e il tutto in pochi secondi sfoci in forti tumulti. Draupadi ora era una schiava: i Pandava avevano perso proprio tutto. Cosa sarebbe successo ancora?
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44. Gli insulti a Draupadi.
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Appena il clamore si fu placato, tutti guardarono i Pandava, e Duryodhana, e Dritarashtra, in attesa di nuovi eventi. Una gelida sensazione di morte circolava fra i presenti e le espressioni di Arjuna, di Bhima e dei gemelli non promettevano nulla di buono: Bhima soffiava come un toro infuriato, il figlio di Indra brandiva l'arco e la faretra in chiaro atteggiamento di minaccia, mentre Nakula e Sahadeva avevano le mani sull'impugnatura delle spade, pronte a scattare.
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Consapevoli della piega terribile che gli avvenimenti avevano preso, Bhishma, Kripa, Vidura, Drona e tutti gli altri re e saggi si sentirono costernati, preoccupati per ci che sarebbe potuto accadere. La storia era a una svolta allarmante. Solo Dritarashtra e suo figlio erano visibilmente felici: il Kurava infatti si alz dal seggio e abbracci con trasporto lo zio.
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Sempre pi infuriati, i Pandava aspettavano solo un cenno del fratello maggiore per scatenarsi in battaglia; dentro di loro non desideravano altro che il massacro di quei malvagi. I dadi erano truccati e loro sapevano bene di essere stati ingannati; ma Yudhisthira non diceva niente, guardava sconsolato il pavimento e si muoveva appena.
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Ad un tratto si ud la voce di Duryodhana, per nulla impressionato dall'aspetto minaccioso dei cugini. "Mio caro zio," disse rivolgendosi a Shakuni, "ti ringrazio a nome della mia famiglia per le ricchezze che sei riuscito a guadagnare e non dobbiamo preoccuparci se i nostri cugini ci minacciano con gesti e frasi pronunciate a denti stretti. Noi abbiamo conquistato con piena legittimit i loro tesori, ed  ora che anch'essi imparino a perdere.
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Ma non pensiamo pi a loro: godiamoci questo momento di gioia. Piuttosto chiamate Draupadi e fatela venire qui, in modo che possiamo dirle che non  pi una regina ma la moglie di cinque schiavi. Affidiamola oggi stesso alle nostre istruttrici, cosicch possa imparare presto i suoi doveri di servitrice."
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"Duryodhana," grid Vidura, "Draupadi non  la tua schiava. Quando Yudhisthira ha giocato per l'ultima volta, aveva gi perso s stesso e non poteva pi disporre di nulla. Inoltre devi considerare che  anche la moglie dei suoi fratelli, ai quali Yudhisthira non aveva chiesto il permesso di metterla sul tavolo delle puntate. Dunque Draupadi non  stata vinta.
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"Inoltre, Duryodhana, ti avverto: non provocare ulteriormente i Pandava, la loro pazienza pu finire. Guardali, una sola parola in pi e distruggeranno in pochi istanti te, i tuoi parenti e i tuoi amici. Non insultare Draupadi chiamandola schiava. Un atto simile potrebbe significare la tua fine."
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A quelle parole Duryodhana ghign e non degnandolo di una risposta si rivolse a Pratikami. "Amico mio, va da Draupadi nei suoi appartamenti e dille di venire immediatamente. Il suo nuovo padrone, Duryodhana, il figlio di Dritarashtra, le ordina di presentarsi al suo cospetto." Osservando le espressioni dei Pandava, questi esitava, dubbioso sul da farsi.
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"Hai paura dei figli di Pandu?" gli disse allora il Kurava con tono di derisione. "Non averne. Sono nostri schiavi. Sono come dei serpenti il cui veleno  stato asportato. Non possono fare pi male a nessuno, oramai."
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A quelle parole Pratikami raggiunse velocemente le stanze della regina e le raccont l'accaduto. Questa, stupefatta, disse: "Torna da mio marito e chiedegli se ha perso prima s stesso o me."
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Pratikami torn alla sala e si rivolse a Yudhisthira, che se ne stava a capo chino, senza pi guardare in viso i suoi oppressori. "O re, la tua consorte vuole sapere se hai perso prima lei o prima te stesso." Ma poich questi non rispondeva, Duryodhana si alz e con voce tonante ordin: "Amico, Yudhisthira non se la sente di dare spiegazioni. Torna subito da lei e dille che suo marito si rifiuta di risponderle. Dille di venire di persona a porre la questione."
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Quando Pratikami usc di nuovo dalla sala, l'atmosfera di tensione era cresciuta a dismisura: negli occhi di Bhima, Arjuna, Nakula e Sahadeva si poteva leggere la rabbia frustrata di chi vorrebbe distruggere un pianeta intero. Per Yudhisthira, che era pur sempre il fratello maggiore, non si muoveva ancora n diceva niente.
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Intanto Draupadi, a quel nuovo messaggio, disse: "Non posso presentarmi davanti agli altri. Oggi  cominciato il mio ciclo mestruale e di conseguenza indosso un solo lembo di stoffa per coprire il mio corpo. Presentarmi cos davanti ai brahmana e agli anziani non  rispettabile. Torna ancora da mio marito e chiedigli cosa devo fare."
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Pratikami, palesemente nervoso, si rec un'altra volta nella sala dov'erano riuniti gli uomini e ripet le parole della regina. A quel punto Yudhisthira alz il capo: "Dille cos: le vie del dharma sono spesso estremamente diramate e di difficile comprensione. Io non so se ho agito bene in questo frangente, ma ho sempre cercato di comportarmi secondo i dettami delle leggi divine che ci sono state tramandate. Posso aver fatto bene, o forse ho sbagliato tutto; non lo so. Ma qui ci sono tanti saggi e monarchi dalla vasta conoscenza, che hanno sicuramente compreso queste leggi meglio di me. Vieni tu stessa qui, e domanda a loro cosa sia giusto fare."
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A quelle parole gli altri Pandava divennero ancora pi furibondi e cominciarono a muoversi febbrilmente sui loro seggi brandendo le armi in aria con forsennata energia. A quel punto Pratikami, spaventatissimo, si rifiut di tornare ancora da Draupadi.
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Cos Duryodhana, ridendo forte, si rivolse al fratello. "Dusshasana, fratello mio, il nostro Pratikami ha paura. Vai tu dalla nostra schiava e conducila qui da noi. Mostra come nessuno deve temere nulla dai nostri nemici."
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Intossicato dall'atmosfera ebbra del gioco d'azzardo, sghignazzando, il Kurava irruppe con foga nella stanza della regina e le grid: "Sei stata vinta da Duryodhana, e ora sei al suo servizio. Non tardare ancora ad obbedirgli. Egli vuole che tu lavori alla sua corte, ma se ci non ti aggrada puoi evitarlo accettandolo come marito. In tal modo potrai continuare a vivere da regina."
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A quelle parole ingiuriose Draupadi si alz di scatto e lo guard con occhi collerici, poi, rendendosi conto dell'evidente intenzione di Dusshasana di afferrarla, cerc di fuggire nelle stanze di Gandhari per trovare protezione. Ma prima che potesse arrivarci Dusshasana la raggiunse, la gett in terra e, afferratala per i capelli, la trascin con s.
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La figlia di Drupada, nata direttamente dal fuoco del sacrificio, con i capelli santificati durante il rajasuya, era trascinata al pavimento come una vile serva: un insulto cos grave a una regina non era mai stato perpetrato. Succube della rabbia e dell'intossicazione della vincita al gioco, Dusshasana non riflettava, neanche sospettava che in realt in quel momento non aveva afferrato i capelli di una donna, ma un serpente di fuoco che lo avrebbe distrutto.
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Cos l'infame si present nella sala, trascinando la piangente Draupadi per i capelli. A quella scena empia tutti costernati si alzarono in piedi, gridando improperi e condanne al secondogenito di Dritarashtra. Draupadi tremava per la paura e piangeva. I Pandava fremevano come se fossero stati scossi da una tremenda corrente.
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45. Insulto dopo insulto.
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"Mi rivolgo agli anziani della rispettabile corte Kurava," disse lei fra i singhiozzi, "e a tutti gli uomini retti che sono presenti qui. Non avete forse visto cosa mi ha fatto questo vile mascalzone? E se avete visto, come potete tacere e non intervenire in mia difesa? O forse la rettitudine non conta pi nulla per voi?
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Questo gioco di dadi  stato un tranello, un inganno progettato dalla vergogna della razza Kurava: Duryodhana. Costui per tutta la sua vita non ha fatto altro che odiare i miei mariti, i quali in questo momento non possono intervenire come vorrebbero per difendermi. Ma guardate in viso il possente Bhima: credete che qualcuno possa mantenersi in vita davanti a lui sul campo di battaglia? E Arjuna, guardatelo: chi di voi sa usare le armi come lui? E Nakula? E Sahadeva? Non conoscete i nostri alleati, che sono gli invincibili Vrishni, e i Panchala con mio padre e mio fratello alla loro testa? Non sfidate ancora la buona sorte. Fate giustizia, e liberatemi da questa tremenda ansiet."
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Ma Bhishma e Drona e Vidura e tutti gli uomini giusti non poterono dire niente. Sembrava che nessuno fosse in grado di aiutarla. A quel punto si ud un ruggito terribile che scosse i cuori di tutti gli uomini: era Bhima, incapace di contenere la sua rabbia.
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"Fratello, e anche tutti voi presenti, osservate queste mie braccia e questa mia mazza; quanto pensate che impiegherei per impartire la giusta punizione al vile Duryodhana? E se qualcuno si opponesse, quanto pensate che ci metterei per sterminare i suoi amici e parenti, Dusshasana e i suoi fratelli, e il baro Shakuni, e Karna che tanto si vanta della sua bravura militare? Se tu, fratello, dicessi solo una parola, io massacrerei immediatamente tutti coloro che si sono prestati a questo vile inganno e all'oltraggio di nostra moglie; ma tu taci, non proferisci parola, neanche quando vedi Draupadi trascinata sul pavimento al pari di una villana, come se avesse dei mariti incapaci di proteggerla. Come puoi tollerare tutto ci?
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Sei stato tu, a causa del tuo attaccamento al gioco a metterci in questa situazione e se non puoi risolverla, almeno permetti che lo faccia io. Tu sai che con Arjuna e i due gemelli posso sconfiggere gli stessi dei. Non cedere a quella letargia che sembra averti colto."
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"Fratello, ascolta," intervenne allora Arjuna. "Non devi parlare in questo modo. Nella gloriosa storia del nostro casato ci sono molti esempi di re santi che hanno preferito abbandonare anche per sempre le ricchezze e gli onori pur di non cedere sui principi fondamentali che regolano le nostre vite. Uno di questi  il rispetto incondizionato verso i superiori: i nostri padri, i nostri maestri e anche il nostro fratello maggiore. In questo momento a noi pu sembrare che Yudhisthira abbia sbagliato a giocare, ma poich ignoriamo cosa il destino abbia in serbo per noi, non possiamo sapere se ci che ci  successo si riveler un bene o un male.
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"E non dimenticare che noi siamo servitori di Dio, nessuno  completamente indipendente nel costruire il proprio destino. Dunque dobbiamo accettare sempre ci che ci accade con 
serenit.
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"Ma  anche vero," continu Arjuna, "che questi empi dal cuore pi duro di una pietra hanno peccato gravemente, e che uno dei doveri dello kshatriya  quello di punire severamente coloro che disobbediscono alle leggi divine. Devi solo attendere, fratello mio, e sii sicuro che presto Duryodhana e i suoi accoliti raccoglieranno ci che hanno seminato. Non rispondiamo all'empiet con altri peccati. Attendiamo che giunga il momento opportuno per ristabilire la giustizia, e allora avremo ottenuto anche la nostra vendetta."
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Terminato che fu il discorso del savio figlio di Indra, il pubblico si lev, pronunziando accorate parole di condanna contro Duryodhana. Persino uno dei suoi fratelli, il giusto Vikarna, cerc di difendere Draupadi, affermando che essendo lei la moglie di tutti e cinque i Pandava, Yudhisthira non avrebbe potuto giocarla senza il consenso degli altri. Nel tumulto si distinse ad un tratto la voce di Karna che gridava contro Vikarna e lanciava tremende offese nei confronti di Draupadi.
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Intanto tutti parlavano o disputavano fra di loro, cercando di stabilire cosa fosse giusto e sbagliato. A un certo punto, al culmine della follia, Dusshasana afferr il sari di Draupadi e cominci a tirarlo, tentando di spogliarla davanti a tutti. A quella vista i rishi presenti si coprirono gli occhi, gli anziani inorridirono, gridandogli di non farlo. Ma il vile non si ferm. Mai in un discendente di stirpe aryana s'era vista tanta malvagit.
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Draupadi piangeva disperatamente e si teneva la veste con tutt'e due le mani. Guardava uno dopo l'altro i mariti cercando aiuto, pur sapendo che non potevano fare niente per lei. In quel momento pens che il solo che potesse aiutarla era l'incarnazione del Signore Supremo, Shri Krishna; quando la povera anima spirituale in questo mondo soffre ed  in pericolo, e finalmente comprende che nulla e nessuno pu proteggerla, si rivolge alla Suprema Personalit di Dio, che pu metterla al riparo da ogni minaccia. E la devota Draupadi, mentre Dusshasana tirava vigorosamente la sua veste, rinunci a proteggersi con le proprie forze.
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Cos, abbandonata la presa, a voce alta preg: "O Govinda, Tu che risiedi a Dvaraka, o Krishna, Tu che prediligi i pascoli di Vrindavana, o Keshava, non vedi come i Kurava mi stanno umiliando? O Signore, o Marito di Lakshmi, o Signore di Vraja, Tu distruggi tutte le afflizioni, o Janardana, sto annegando nell'oceano dei Kurava. O Krishna, o Krishna, Tu sei il pi grande fra gli yogi. Tu sei l'anima dell'universo. O Creatore di tutte le cose, o Govinda, salvami, io sto soffrendo, sto perdendo i sensi nel mezzo dei Kurava."
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Afflitta e piangente, Draupadi preg il Signore con profondo amore spirituale e Krishna, avendo udito quell'invocazione, intervenne a favore della sua devota. E pi Dusshasana tirava pi il sari, come per miracolo, si allungava. In un attimo decine e decine di metri di stoffa scaturiti dal corpo della regina ricoprirono il pavimento, e tutti gridarono al miracolo, proferendo lodi al Signore. Visti inutili i suoi sforzi, il Kurava si sedette, stremato dalla fatica.
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A quel punto Bhima grid con furia: "Ascoltatemi tutti: se non uccider quel malvagio peccatore di Dusshasana, che io non possa mai vedere i pianeti celesti, meritati grazie alla pratica delle leggi kshatriya. Io giuro che strapper il cuore dal suo petto e che berr il suo sangue." Dusshasana, che aveva oramai la ragione completamente ottenebrata, lo derise.
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E ancora proruppe un coro di voci discordanti. "Portate Draupadi nelle stanze delle regine perch possa conoscere i suoi futuri doveri di serva," grid Karna. Si ud ancora la voce di Vidura che cercava invano di difenderla, ma quella di Duryodhana la sovrast. "Ora che i tuoi mariti sono degli schiavi, scegli uno di noi e vivi ancora da regina."
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"Se non fosse stato per il rispetto che porto a mio fratello," url Bhima, "tu non saresti pi vivo da tanto tempo. Se non avessi le mani legate dalle leggi del dharma, pensi forse che tu e il tuo maledetto fratello Dusshasana sareste ancora vivi?" Bhima, con la possente mazza in mano che Mayadanava gli aveva regalato, aveva il petto che gli si gonfiava e sgonfiava a dismisura, e incuteva terrore solo a guardarlo.
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Tuttavia Duryodhana, per nulla intimorito dalla minacce di quest'ultimo, in tono scherzoso chiese a Yudhistira: "Tu hai giocato e perso. Dicci, dunque:  corretto che noi consideriamo Draupadi di nostra propriet?"
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Il figlio di Dharma non rispose. Allora il Kurava mostr la coscia a Draupadi e le rise in faccia. A quell'ennesimo insulto, Bhima alz la mazza verso di lui e con voce solenne grid: "Che io non possa mai vedere i pianeti celesti se non romper con questa mazza quella coscia che hai mostrato a Draupadi. Se non riuscir a farlo che io sia condannato a dimorare per l'eternit nel pi basso degli inferi."
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"Io vi dico che uccider Duryodhana," grid poi, "e quando costui giacer nella polvere alla mia merc, spinger con disprezzo il piede sulla sua testa. Inoltre siate certi che Arjuna uccider Karna e mio fratello Sahadeva eliminer lo sleale Shakuni."
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A quel punto, avendo perduto ogni calma, gli altri Pandava si alzarono e proferirono i loro voti. Arjuna afferm che avrebbe ucciso Karna, Sahadeva che avrebbe tolto la vita a Shakuni e Nakula che avrebbe soppresso Uluka, il figlio pi caro di Shakuni. In quel frangente Arjuna incuteva ancora pi terrore del terribile Bhima e i presenti furono presi da un tremore incontrollabile.
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Scagliate come macigni, quelle parole furibonde suonarono come sicure condanne a morte. Poi tutti uscirono dal sabha maledetto di Jayanta.
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Ora il re cieco non era affatto tranquillo; anzi si sentiva preso da brividi irrefrenabili di paura non appena gli si presentava davanti agli occhi la scena di poc'anzi. E quando nel pomeriggio terribili presagi evidentemente sfavorevoli apparvero nella reggia dei Kurava, e Gautama e Vidura e Bhishma e Drona lo misero in guardia del tremendo pericolo che tutti loro stavano correndo, Dritarashtra, terrorizzato, realizz la gravit della situazione e restitu tutto ai nipoti.
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La sera stessa i Pandava, per nulla chetati dal gesto dello zio, ripartirono per Khandava-prastha.
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46. Si gioca ancora.
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La loro partenza non pass inosservata; Dusshasana, vedendoli partire in libert, cap che il padre aveva avuto paura e aveva dato ascolto ai consigli di Bhishma e degli altri. Immediatamente corse dal fratello e gli raccont quello che era accaduto.
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"Oramai non si tratta pi di un gioco," disse Duryodhana, spaventato, "i Pandava hanno giurato di ucciderci tutti e non avranno pace finch non l'avranno fatto. Oramai ci conviene sin da ora giocare le nostre carte apertamente contro di loro, o avranno tutto il tempo di organizzarsi. Dobbiamo convincere nostro padre a richiamarli e a giocare ancora. Sono sicuro che vinceremo di nuovo e allora li costringeremo ad andare in 
esilio."
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Non fu affatto facile convincere Dritarashtra ad agire in quel modo, ma anch'egli convenne che i nipoti liberi in quel momento costituivano una minaccia sicura ed cos costui, con l'intelligenza confusa dalle trame del destino, non pot rifiutare. E si gioc ancora.
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Sconfitti, i Pandava avevano perduto il loro regno ed erano stati condannati a trascorrere dodici anni nella foresta e un anno in incognito. Senza dire una parola, Yudhisthira era uscito dal sabha. Il giorno stesso, accompagnati dalla loro moglie, i Pandava si prepararono per la partenza.
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A quel punto i Kurava erano di nuovo padroni di tutto il regno e di vaste ricchezze, ma da quel giorno Dritarashtra, spaventato dal pensiero della vendetta dei Pandava, non ebbe pi un solo istante di pace.
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Libro 3: VANA PARVA.
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47. Nella foresta di Kamyaka.
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La notizia del drammatico avvenimento di Jayanta si diffuse in un baleno per tutta Hastinapura. Dalle case e dai luoghi pubblici la gente cominci a riversarsi per le strade.
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A poco a poco si form una folla sterminata che vociando e condannando il re empio, si diresse verso la porta meridionale della citt, in direzione del Gange, ove erano diretti i Pandava. Scorti i cinque fratelli tutti cominciarono a inneggiare alla loro rettitudine.
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"Duryodhana ha voluto mandarvi nella foresta," dicevano, "e noi vi seguiremo, cos creeremo una vera e propria citt nella foresta, spopolando Hastinapura. Permettetici di venire con voi."
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E Yudhisthira parl loro. "Vi ringrazio di queste dimostrazioni di affetto, ma non potete venire con noi. Nel luogo in cui andremo a vivere non ci sar cibo sufficiente per tutti, n potremo permetterci comodit di alcun tipo. E non preoccupatevi. Noi ora siamo costretti a recarci nelle foreste perch siamo legati dal debito del gioco, ma fra tredici anni torneremo e stabiliremo ci che  giusto."
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Dopo diverso tempo la folla, a malincuore, si disperse, ma i fratelli non rimasero da soli: oltre al loro maestro Dhaumya, molti brahmana e amici fedeli non avevano accettato la proposta di tornare nelle loro case ed erano determinati a seguire i Pandava ovunque andassero.
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Giunti al grande fiume santificato dal contatto della testa di Shiva, il gruppo si ristor, bevendone l'acqua fresca e santa. Passarono la prima notte di esilio sotto gli alberi.
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Il mattino seguente Yudhisthira, preoccupato per quegli amici che avevano dormito all'aperto, in condizioni disagevoli, cerc di convincerli a ritornare alle loro case."Cari amici, voi sapete quanto la vostra compagnia mi sia cara, e quanto nei prossimi anni io avr bisogno di parlare e ascoltare di argomenti che trattino di Brahman, la Realt Spirituale, di cui tutti voi siete esperti. Ma la vita sar dura, e io non voglio vedervi soffrire a causa mia. Vi prego, tornate ad Hastina-pura."
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Ma essi rifiutarono. "Non preoccuparti, Yudhisthira," gli risposero. "Siamo pronti ad affrontare qualsiasi sacrificio pur di stare in vostra compagnia. Non accetteremmo mai di vivere in un regno governato dalla perfidia personificata. Sapremo trovare il sostentamento per le nostre vite."
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Nonostante quelle rassicurazioni, Yudhisthira si sentiva in ansia: il suo primo dovere di kshatriya era quello di provvedere ai bisogni dei brahmana, e come avrebbe potuto farlo nella foresta?
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In privato ne parl a Dhaumya. "Tutto cresce per la grazia e l'energia del sole," rispose il guru, "per cui in ultima analisi  Vivashvan che in questo mondo provvede ai nostri bisogni. Ora, giacch  da lui che dipende il sostentamento di miliardi di esseri viventi, non credi che non abbia problemi a procurare di che vivere a poche decine di persone? Ti insegner delle meditazioni grazie alle quali potrai parlare direttamente con lui e chiedergli aiuto."
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Nei mesi che seguirono, il figlio di Dharma pratic delle severe ascesi e alla fine Surya, il deva che predomina sul pianeta solare e che svolge tali funzione grazie alle attivit pie compiute nel corso di numerose vite, discese sulla Terra.
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"Io so cosa ti preoccupa," disse, "e ci  degno di te perch  indice di virt. Un re deve sempre pensare prima al sostentamento e al benessere degli altri e poi a s stesso. Ecco, io ti d questa pentola di rame che produrr per dodici anni tanto cibo quanto ne necessiti. Ma fa attenzione perch ci accadr una sola volta al giorno e appena Draupadi avr mangiato, la pentola si esaurir fino al giorno seguente. Dunque fa in modo che sia sempre tua moglie a servire e che consumi il pasto solo dopo che voi avrete finito."
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Cos, risolto il problema pi impellente e felice di non doversi privare della compagnia di tanti saggi brahmana, Yudhisthira cominci a trascorrere le giornate discutendo di complesse problematiche filosofiche e delle attivit trascendentali del Signore e dei Suoi intimi associati.
In quei giorni si diressero verso la foresta di Kamyaka. L rimasero per un p di tempo.
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Nel frattempo, nella sua sfarzosa reggia, avendo realizzato cosa avrebbe potuto comportare l'aver trattato i nipoti in quel modo, Dritarashtra non si dava pace; si era amaramente pentito di aver permesso al figlio di danneggiarli in maniera cos apertamente scorretta. E fece chiamare Vidura, il solo che nei momenti pi neri riusciva con tanti buoni consigli a procurargli sollievo dalle ansiet.
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Ma questi, come sempre quando gli si chiedeva di esaminare il problema dei Pandava, fu molto esplicito."Come puoi essere tranquillo se non ti comporti secondo i principi della virt? Ti sei reso complice di un abominio nei confronti dei figli di tuo fratello minore, che ti rispettava e ti amava. Cosa pensi che direbbe Pandu se fosse ancora vivo?
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Ora dici che sei in ansiet e non sai cosa fare, eppure  cos semplice: devi ridare loro ci che Duryodhana e i suoi amici hanno rubato e chiedere umilmente perdono per tanta ignobile empiet. Solo cos, forse, la rabbia di Bhima, di Arjuna e dei gemelli potr placarsi e la vita dei tuoi figli essere salva."
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Ma quelle parole fecero infuriare Dritarashtra. "Da come parli sembra che gli unici guerrieri potenti e le sole persone sagge al mondo sono i Pandava e che i miei figli non valgano alcunch. Stai esagerando, Vidura. Che interesse hai nel proteggere sempre loro e nel denigrare i miei figli? Cosa si cela dietro questo tuo inaccettabile atteggiamento?"
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Aspramente contestato, Vidura cap che ancora una volta le sue parole non sarebbero state ascoltate dal fratello maggiore e allora gli disse: "Poich a causa tua ogni concetto di santit  stato bandito da questa corte che una volta era governata da re saggi, io la abbandono, e vado dove il dharma  venerato e seguito."
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Amareggiato, Vidura part dalla citt il giorno stesso e raggiunse i Pandava nella foresta. Fu accolto da tutti con gioia immensa. Tuttavia quando Dritarashtra realizz che il fratello aveva detto sul serio e che si era allontanato da Hastinapura, si pent di aver detto quelle parole e mand Sanjaya a pregarlo di tornare.
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Vidura accett. "Posso fare molto di pi se torno," disse a Yudhisthira. "L posso cercare sempre di instillare saggezza e virt nel cuore di Dritarashtra, che non solo non ha occhi per vedere le cose di questo mondo, ma non riesce a discernere neanche quelle del mondo di Dio. Ad Hastinapura io posso tentare di salvare l'anima di mio fratello, ma voi non immaginate nemmeno quanto mi sarebbe piaciuto, invece, rimanere qui con voi."
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48. La maledizione di Maitreya.
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Mentre Dritarashtra era stato felice per il ritorno di Vidura, Duryodhana e i suoi amici non lo furono affatto. Sapevano bene che egli aveva il potere di esercitare una forte e costante influenza sull'anziano re, il quale finiva sempre col dare ascolto ai suoi consigli; cosicch avevano paura che anche quella volta sarebbe riuscito a convincerlo a restituire il regno ai Pandava.
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Ormai per Duryodhana non si trattava solo del vecchio desiderio di vedere i cugini caduti in disgrazia, ma era sopraggiunto anche un vivo senso di paura: i Pandava avevano pronunciato dei voti terribili, e conoscendo specialmente Bhima e Arjuna, sapeva che non si sarebbero fermati davanti a nulla pur di realizzare ci che avevano giurato.
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E i loro alleati, i Panchala, i Vrishni, i Matsya, erano tutti guerrieri tremendi. Per di pi il fatto di combattere con la consapevolezza di essere dalla parte della ragione avrebbe contribuito a conferire loro una furia speciale. Per tutti questi motivi, insieme ai suoi amici, il Kurava decise infine che sarebbe stato meglio affrontarli subito, mentre si trovavano ancora privi di alleati e di mezzi.
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Senza che il padre ne fosse a conoscenza, Duryodhana fece preparare l'esercito. Ma Vyasa, venuto a sapere delle sue intenzioni, intervenne, e riusc a bloccare l'efferato progetto.
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Qualche giorno dopo arriv a corte il potente saggio Maitreya, che raccont di aver incontrato i figli di Pandu nella foresta e di aver parlato con loro.
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"Duryodhana," disse il saggio, "mi appello a te. Ci che hai fatto  empio: un tale comportamento non  consigliato dalle nostre leggi le quali, come tu sai, possono dare perenne beneficio spirituale. Richiama i Pandava, chiedi scusa e restituisci tutto ci che era loro."
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Tuttavia mentre il saggio parlava, il principe non lo guardava neanche e si colpiva la coscia con violenza. Con tale atteggiamento voleva dimostrare che grazie alla sua forza non aveva rivali da temere. Quella era una vera e propria mancanza di rispetto nei suoi confronti e verso ci che diceva, per cui Maitreya, irritato, disse: "Il giuramento di Bhima si avverer: tu morirai con la coscia rotta dalla sua mazza, quella stessa che colpivi con forza mentre parlavo."
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Quelle parole terrorizzarono Dritarashtra, che ben conosceva la potenza delle maledizioni dei rishi del calibro di Maitreya. "Grande saggio," supplic, "perdona mio figlio, il quale non conosce il valore del retto comportamento nei confronti dei santi. Ti prego, tu che sei sempre misericordioso verso le anime cadute e confuse, ritira la tua condanna."
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Il rishi allora ribatt: "O re, poich discendi da una stirpe gloriosa come quella dei Bharata, io perdoner Duryodhana e la mia maledizione non avr effetto; ma egli deve fare pace con i Pandava." A quelle parole Duryodhana, per nulla impensierito, fece un ghigno di scherno.
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Maitreya allora, senza aggiungere altro, usc dalla sala reale, gettando tutti nella costernazione. E Vidura, disgustato da quel comportamento degno delle persone pi basse e ignoranti, si rivolse ai presenti.
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"Sembra che il nostro giovane Duryodhana ignori i principi basilari del comportamento di uno kshatriya del suo rango e non tema il peccato. Forse pensa che il valore suo e dei suoi amici gli possa dare la vittoria sul dio della morte. Eppure non solo egli sar sconfitto nel momento in cui dovr presentarsi al cospetto di Yamaraja, ma anche in questa vita conoscer la disfatta pi pesante proprio quando si trover di fronte alle possenti braccia del secondo figlio di Pandu. Nei giorni in cui sono rimasto nella foresta con i Pandava, Kirmira, un rakshasa fratello di Baka e caro amico di Hidimba,  venuto da noi e lo ha sfidato per vendicare le loro morti. Ora vi racconter come Bhima ha ucciso Kirmira."
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La storia che Vidura raccont ebbe l'effetto di terrorizzare ancora di pi il re cieco, che fu preso da violenti tremiti al solo pensiero della furia di Bhima; mai, per tutta la sua vita, avrebbe dimenticato il tono della sua voce. Al contrario Duryodhana 
ascoltava senza fare una piega.
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49. A Dvaitavana.
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Un giorno un piccolo drappello arriv a Kamyaka. Era Krishna, accompagnato da Drishtadyumna, Dhrishtaketu e dai fratelli Kekaya, tutti famosi nel mondo per il loro valore in guerra. Erano venuti a fare visita ai Pandava per sapere come vivevano nella foresta e per parlare dei Kurava.
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"Se vuoi," disse Krishna a Yudhisthira, "io posso marciare subito con il mio esercito verso Hastinapura e distruggere i vostri nemici. Il mondo ha bisogno di governanti virtuosi, non di asura come Duryodhana e i suoi degni compagni."
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"No, Krishna," ribatt il Pandava. "Il governante deve essere sempre pio ed  importante che non devii mai dal sentiero della virt, cosa che il nostro perfido parente fa in continuazione; tuttavia io ora ho un debito con lui che si estinguer fra tredici anni. Trascorso questo periodo tutti noi potremo finalmente fargli scontare ci che si merita. Ma solo allora."
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Eppure, nonostante le sagge parole proferite da Yudhisthira, tutti si sentivano in favore di una guerra immediata; Krishna stesso era infuriato con i Kurava, e la sua rabbia, che contrastava con la bellezza trascendentale del suo volto, incuteva ancora pi paura.
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Cos egli disse: "Io giuro che non saranno trascorsi molti giorni dopo la 
scadenza dei prossimi tredici anni che la terra potr bere il sangue dei figli di Dritarashtra e di tutti coloro che lo hanno appoggiato."
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Quel giorno anche Draupadi, alla presenza di Krishna e del fratello Drishtadyumna, non riusc pi a contenere il dolore, dando libero sfogo a tutte le amarezze. Krishna la consol con parole gentili.
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"Cara regina, tutto ci non sarebbe successo se io fossi venuto a Jayanta. Purtroppo ero impegnato in un duro combattimento contro Shalva e per questa ragione non sono potuto intervenire. Ma non devi crucciarti troppo, casta signora, perch presto questo esilio terminer e Duryodhana, che in questo momento sta godendo dei risultati delle proprie attivit empie, non tarder a pagare il fio dei propri misfatti."
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Krishna si era poi soffermato a raccontare la storia della battaglia che lo aveva visto avversario del potente demone Shalva. L'indomani i visitatori erano ripartiti, lasciando i Pandava pieni di coraggio rinnovato.
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Susseguentemente alla visita dei Vrishni, i Pandava decisero di lasciare Kamyaka e di spostarsi a Dvaitavana, una bellissima foresta che Arjuna aveva visitato durante il suo precedente pellegrinaggio. Appena furono arrivati, Yudhisthira si rec a rendere omaggio ai rishi che vivevano in quel posto e ricevette da tutti saluti colmi di profondo affetto. Al figlio di Dharma piaceva molto l'atmosfera particolare della foresta, la pace, la serenit, lo scenario naturale e incontaminato, le pratiche dello yoga e della meditazione, e soprattutto la compagnia di coloro che avevano rinunciato ai piaceri mondani per ottenere la liberazione e il ritorno nell'universo spirituale d'origine.
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In un idilliaco angolo di Dvaitavana, i fratelli costruirono delle semplici capanne che sarebbero state le loro dimore per diverso tempo. In quel luogo Yudhisthira riusc a ritrovare la pace mentale che credeva ormai perduta.
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Un giorno venne a trovarli uno dei rishi pi illustri dell'epoca, Markandeya, che per la sua et avanzata aveva assistito agli avvenimenti di molti yuga, e pur tuttavia grazie ai suoi poteri mistici e alle benedizioni di Shiva aveva mantenuto il corpo giovane e fresco come quello di un ragazzo. Markandeya rimase con loro svariate settimane e raccont meravigliose storie, fra le quali quella del principe Nala. Poi, con la promessa di ritornare presto, ripart.
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Abbiamo gi avuto modo di dire che Yudhisthira amava la vita della foresta, poich aveva l'animo dell'asceta, del contemplativo, del filosofo; godeva delle lunghe discussioni con i rishi e delle discipline spirituali. Ma lo stesso non si poteva dire degli altri fratelli n di Draupadi. Soprattutto Bhima non aveva affatto sbollito la furia terribile dei tempi di Jayanta; cos continuava con tremenda determinazione ad allenarsi, e spesso lo si sentiva imprecare e lanciare minacce contro Duryodhana e i suoi fratelli. Dunque Yudhisthira era felice, ma gli altri cinque non lo erano affatto. Vivevano nell'attesa della vendetta.
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Una sera, non riuscendo pi a contenersi, Bhima e Draupadi si sfogarono. "Tu non sei un vero kshatriya," dissero, "tu sei un brahmana nato nella famiglia sbagliata. Ma noi che apparteniamo alla razza guerriera non possiamo godere come fai tu di questa vita; noi vogliamo agire, vendicare i torti subiti, vogliamo uccidere gli empi che ci hanno umiliati. E tutto questo  successo per colpa tua, per il tuo attaccamento al gioco, per non aver saputo resistere alla tentazione dell'azzardo."
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"No, vi sbagliate," rispose lui. "La mia intenzione non  affatto quella di godere di questa situazione cos serena, bens essendo kshatriya di nascita la mia propensione  tutta verso l'osservanza dei miei doveri naturali. Noi abbiamo il dovere di proteggere la gente con un governo che rispecchi le leggi del Signore Supremo. E sono proprio queste stesse leggi che non ci consentono di rompere le promesse. Anche se siamo stati ingannati, abbiamo perso al gioco e promesso che avremmo trascorso dodici anni per le foreste e il tredicesimo in incognito.
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Il tempo passer in un baleno e porr fine a quest'esilio; e allora agiremo come compete a uno kshatriya. Incontreremo i Kurava sul campo di battaglia e li stermineremo dal primo all'ultimo." Il tono della sua voce era talmente acceso e accorato che gli altri ne furono rassicurati.
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50. La partenza di Arjuna.
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La sera in cui si stava discutendo per l'appunto di quella intricata questione, fece loro visita Vyasa, il grande saggio dall'animo puro e incontaminato. Al suo arrivo i Pandava e i loro compagni gli si prostrarono ai piedi con grande reverenza.
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"Bhima," disse Vyasa intervenendo nella discussione, "tuo fratello ha ragione. Noi conosciamo la tua forza e il valore militare di Arjuna, e comprendiamo che tu vorresti partire in questo stesso momento per distruggere i tuoi nemici; ma in queste cose non si deve essere impulsivi. Pensi forse di essere l'unico grande combattente sulla faccia della Terra? Che fra i tuoi nemici non ci sia nessuno in possesso di forza e valore?
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Ti sbagli, perch sul campo di battaglia troveresti soldati praticamente invincibili. A parte Duryodhana e i suoi fratelli, che sono anime nere ma impareggiabili in battaglia, hai dimenticato che Bhishma e Drona e Bhurishrava e Asvatthama, pur non condividendo il suo modo di agire, si ritroveranno costretti a combattere dalla loro parte? E hai dimenticato Karna? E quanti altri ancora sicuramente si schiereranno contro di voi?
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Prima di irrompere ad Hastinapura come giustizieri dovete rafforzarvi, ottenere armi nuove e pi potenti. E' questo il giusto modo di utilizzare gli anni del vostro esilio."
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"Ma come possiamo fortificarci nella foresta," ribatt Bhima, "se non possiamo avere contatti con nessuno? Questo non  un luogo di preparazione militare, ma di meditazione e ascesi."
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"Non  di alleati che avete bisogno," disse Vyasa, "ma di qualcos'altro. Quando Indra combatt contro Arjuna a Khandava, rimase immensamente compiaciuto del suo valore e del suo carattere nobile; e in quella occasione disse che se fosse riuscito ad avere l'arma pashupata da Shiva gli avrebbe concesso anche le sue. E' arrivato il momento che Arjuna parta per il nord, che vada sulle vette himalayane ad adorare Mahadeva e a farsi concedere la pashupata.
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"Bhima, Duryodhana  cos invidioso di voi che la guerra ci sar di certo, ma voi dovete prepararvi per vincerla. E per riuscirci avete bisogno di armi celestiali." In seguito alla visita di Vyasa, i Pandava ritornarono a Kamyaka, stabilendosi sulle rive del fiume Sarasvati. E pochi giorni dopo ripresero a parlare dell'argomento che stava loro pi a cuore.
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"Arjuna," disse Yudhisthira, "come ci ha detto Vyasa, dobbiamo prepararci per la guerra. Quindi se vogliamo sperare di sconfiggere guerrieri del calibro di Bhishma, Drona, Karna e Asvatthama, dobbiamo fare come ci ha consigliato. Tu devi andare al nord, sulle Himalaya, e conquistare le armi dei deva pi eccelsi."
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Quelle parole furono come musica per le orecchie di Arjuna, che si sent come liberato da un letargo forzato. Felice di tornare all'azione e di potersi preparare per la guerra, pochi giorni dopo part. Erano passati sei anni dal giorno in cui aveva avuto inizio il loro esilio.
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51. L'incontro con Shiva.
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Arjuna gi conosceva quel tragitto per averlo percorso durante la campagna militare che aveva preceduto lo svolgimento del rajasuya.
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Arrivato alla montagna Gandhamadana ricord di averla gi scalata e di aver tanto desiderato in seguito di poterla rivedere. Dopo essersi deliziato di quelle bellezze naturali, continuando il suo cammino arriv al monte Indrakila. L decise di sostare.
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Non lontano dal luogo dove il Pandava si era fermato a riposare viveva un vecchio asceta. Uno kshatriya su quelle alture era una cosa inusuale, per cui gli si avvicin.
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"Cosa fai con tutte quelle armi?" gli disse. "Su queste montagne non ci sono nemici da combattere, n pericoli di alcun genere. Gettale, dunque, e compi ascesi al fine di meritare gioie senza limiti nei pianeti benedetti. Vivendo in questo posto  facile ottenere tali destinazioni."
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"In questo momento non sono interessato a Svarga-loka," ribatt Arjuna, "perch devo aiutare mio fratello a riconquistare il suo regno. Sono venuto qui per cercare le armi dei deva, e non posso gettare via quelle che gi posseggo."
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L'asceta insistette descrivendogli i pianeti celesti e le gioie che vi si possono trovare, ma Arjuna era determinato a non abbandonare il fratello. Allora il vecchio disse:"Figlio, ancora una volta ti sei comportato nel migliore dei modi. Tu non ti preoccupi dei piaceri personali, che quando passano non lasciano traccia, ma sei interessato solo ad adempiere i tuoi doveri, i quali al contrario possono conferirti il beneficio pi alto. Io sono Indra, tuo padre, e presto ci rivedremo. Ora inizia sacrifici e meditazioni per Shiva, e chiedigli in prestito la sua arma preferita. Quando ci sar stato fatto, io e gli altri deva ti daremo altre potentissime armi."
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In quello stupendo luogo di ritiro, Arjuna s'impegn in severissime ascesi e non pens ad altro che a vedere Shiva. E i suoi sforzi non andarono perduti: Shiva, altrimenti chiamato Shankara, la parziale incarnazione di Narayana, constatata la profonda devozione del Pandava, decise di mettere alla prova la sua capacit guerriera e il suo carattere. Accompagnato dalla moglie Parvati e dalle altre donne che costantemente tengono loro compagnia, il grande deva discese dalle vette di Kailasha e prese le sembianze di un kirata (un cacciatore). In brevissimo tempo si trovarono a Indrakila.
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Qui viveva un rakshasa di nome Muka, il quale odiava Bhima per aver ucciso molti dei suoi amici pi cari e voleva vendicarsi uccidendogli il fratello. Cos, prese le sembianze di un enorme cinghiale, lo attacc con furia. Quando sent il rumore dei possenti zoccoli della bestia, Arjuna afferr l'arco e con velocit fulminea scagli una freccia.
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Intanto, nascosto dietro gli alberi, Shiva aveva assistito alla scena e nello stesso istante scagli anch'egli una grossa freccia. Le due armi colpirono nello stesso preciso momento e con grande fragore il grosso corpo del rakshasa, che cadde al suolo senza vita. Arjuna s'accorse che il cinghiale era stato colpito anche da qualcun altro e, guardandosi attorno, s'avvide della presenza del kirata.
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"Chi sei?" disse con tono severo il figlio di Pandu. "Questo cinghiale era il mio bersaglio, e tu non dovevi permetterti di intervenire."
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"Ti sbagli," rispose il cacciatore, "io l'avevo visto prima di te e infatti il mio dardo ha colpito prima del tuo: quindi la preda  mia."
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Arjuna e il Kirata discussero animatamente, finch la rabbia s'impossess di ambedue. E si scatenarono in un feroce duello. Combatterono a lungo, ma il Pandava, per quanto s'impegnasse allo stremo, non riusciva ad averne ragione. Con il corpo pieno di ferite, stanco e umiliato, Arjuna medit su Shiva, offr una ghirlanda al lingam che adorava e con umilt chiese aiuto. Quando riapr gli occhi vide che i fiori adornavano il corpo del cacciatore e cap che il suo avversario altri non era che Shiva in persona.
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"Ti prego di perdonarmi per non averti riconosciuto prima," disse cadendo ai suoi piedi sacri, "e di scusarmi per averti offeso combattendo contro di te. Nessuno pu vincerti in battaglia e come potevo io, un semplice mortale, riuscire dove i pi grandi asura hanno fallito?"
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Ma Shankara gli sorrise. "Volevo solo rendermi conto di persona del tuo ardore guerriero: ora che ho visto voglio complimentarmi con te. Ora so che sei qualificato per avere la mia arma. Prima della battaglia, che sar ingaggiata molto presto, io ti consegner la pashupata e ti insegner ad usarla." Dopo averlo benedetto con parole gentili, il deva scomparve.
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52. Arjuna nei pianeti celesti.
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La magica atmosfera che la presenza di Shiva aveva determinato era ancora palpabile, quando Arjuna vide apparire in uno straordinario alone di luce i quattro Lokapala. Indra, Kuvera, Yama e Varuna gli consegnarono personalmente le loro armi e dopo avergliene insegnato il complicato uso, svanirono allo stesso modo di come erano venuti.
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E il Pandava stava ancora chiedendosi cosa aveva fatto di cos grande per aver meritato tali visioni, quando vide avvicinarsi il carro di Indra guidato dal celeste Matali. "Vieni," gli disse questi, "sali sul carro. Tuo padre desidera vederti: ha bisogno di te. Io ti porter nel suo regno." Dopo che Arjuna ebbe preso posto, il carro si innalz verso il cielo al pari di una cometa di luce.
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Viaggiando a quella inimmaginabile velocit, i due arrivarono in pochi istanti ad Amaravati, la capitale di Indra. Dall'alto il Pandava osservava con stupore le meraviglie di quella citt, ove la bellezza pervadeva ogni cosa, dalle case ai giardini, dalle strade alla gente che vi passeggiava. Arjuna si sentiva stupefatto e ammirato.
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Giunti al favoloso palazzo di Indra, il deva lo accolse a braccia aperte e lo invit affettuosamente a sedersi accanto a lui, sul suo stesso trono. Quelli che seguirono furono giorni felici per Arjuna; intrattenuto a corte con ogni riguardo, ascoltava i gandharva suonare in modo incantevole i loro strumenti musicali e, accompagnate da quei suoni estasianti, le pi famose apsara quali Menaka, Rambha, Urvashi e Tilottama danzavano per il suo piacere. Arjuna era felice.
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Durante le danze, la stupenda Urvashi si ritrov a osservare quel bellissimo uomo, e poich questi ricambiava i suoi sguardi con insistenza, credette di aver suscitato in lui desideri sessuali.
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Quella sera l'apsara and da Indra e gli chiese: "Oggi tuo figlio mi guardava continuamente. Di certo gli piaccio, e anche lui mi attrae. Vorrei chiederti il permesso di andare nelle sue stanze, stanotte." Il re dei deva, sorridendo, acconsent.
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Quella stessa notte la donna entr nell'appartamento dove alloggiava Arjuna e apr la porta della stanza dove egli stava dormendo. Urvashi era cos bella che nel passato grandi e famosi saggi, dopo anni di pratiche e sacrifici, al solo vederla non erano stati in grado di controllare i loro sensi e allo stesso modo grandi monarchi santi, per quanto fortificati dalla stretta osservanza dei principi del loro dharma, erano caduti vittime del suo straordinario splendore. Coperta da un unico velo e con i capelli che brillavano sotto il chiarore della luna, Urvashi era una meraviglia del creato. Nessun uomo avrebbe potuto resisterle.
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"Signora beata," disse Arjuna alquanto sbalordito, "cosa posso fare per te? Perch sei venuta a trovarmi nel cuore della notte?" "Oggi mentre danzavo ho notato che i tuoi occhi, quando si posavano su di me, si colmavano di passione. Ho pensato che mi desideravi, e siccome anche tu mi piaci sono venuta qui per donarti il mio amore."
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Arjuna s'irrigid. "Oh no, ti sbagli. Io non ti guardavo con intenzioni lussuriose, bens con affetto e curiosit. Fin da ragazzo, quando mi raccontavano la storia della vita del nostro antenato Pururava, ho sempre cercato di immaginarti e mi sono sempre chiesto quanto dovesse essere ammaliante la donna che lo aveva fatto cos tanto innamorare.
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Essendo stata la sua compagna, anche tu sei una nostra antenata, e io non posso considerarti in altro modo se non come una madre, proprio al pari di Kunti. La devozione che nutro nei tuoi confronti va al di l di ogni desiderio sessuale e mi induce a considerarti con il rispetto dovuto a una devi. Per queste ragioni non posso pensare a te come a un'amante."
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Urvashi insistette, avvalendosi del fatto che una loro unione non era contraria ai principi della religione, ma il giusto figlio di Indra non cedette; alla fine Urvashi, presa dalla frustrazione e dall'umiliazione, disse: "Siccome con me non ti sei comportato da uomo, presto perderai i tuoi poteri sessuali e diventerai un eunuco."
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Proferite quelle parole, se ne and infuriata. Spaventato da quella violenta maledizione, Arjuna and a confidarsi con il suo pi caro amico, il gandharva Citrasena, il quale il giorno seguente raccont l'accaduto a Indra. Il monarca celestiale parl con la ragazza che, nonostante fosse ancora amareggiata per il rifiuto ricevuto, accett di modificare la maledizione.
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"Giacch Arjuna non ha voluto unirsi a me per ragioni di virt, perder le sue capacit sessuali solo per il periodo di un anno, che egli stesso potr scegliere," disse. Come vedremo in seguito, l'esplosione d'ira di Urvashi sarebbe tornata comoda.
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Durante il tempo che trascorse ad Amaravati, il figlio di Pandu impar dal padre molte cose sull'arte della guerra, tra cui l'uso di numerose armi celesti; da Citrasena, invece, apprese l'arte del canto e della danza. Quegli anni a Svarga si rivelarono eccezionalmente costruttivi.
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Un giorno arriv ad Amaravati il saggio Lomasa che, approfittando del fatto che Arjuna era l presente, rivel che nella vita precedente lui e Krishna erano stati i rishi Nara e Narayana.
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Poi Indra disse: "Rispettabile saggio,  passato molto tempo da quando Arjuna  arrivato qui e forse i fratelli e la moglie sono preoccupati per lui. Per favore, d loro di averlo visto qui da me, e che sta imparando sull'arte marziale quanto basta per sterminare i perfidi figli di Dritarashtra e i loro amici. D loro che presto torner, che potranno rivederlo sulla vetta di Mandara e che nel frattempo dovrebbero andare in tirtha-yatra a visitare luoghi santi e ad ascoltare i discorsi dei saggi." Lomasa torn sulla Terra e si diresse verso Kamyaka.
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53. Il pellegrinaggio verso Mandara.
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Non sempre la vita nella foresta era idilliaca. Spesso il freddo, gli animali e altri fenomeni naturali la rendevano dura, specialmente in inverno, stagione in cui la delicata Draupadi soffriva maggiormente. Oltre a tutto ci si sentiva anche la mancanza di Arjuna e in quel periodo le pressioni di Bhima e Draupadi, le loro lamentele e le loro accuse si accrebbero facendosi sempre pi aspre.
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Yudhisthira aveva il suo da fare a tenerli calmi e per quanto esternamente apparisse sempre calmo e controllato, in realt le inquietudini del fratello e della moglie toccavano il suo cuore e aumentavano in lui il rimorso di averli messi in quelle condizioni di patimento.
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Per fortuna l'arrivo di Brihadashva allevi un p la tensione. Tra l'altro in quel periodo il maggiore dei Pandava, grazie all'aiuto del rishi, pot studiare la scienza del gioco dei dadi. Yudhisthira comunque non fu l'unico ad apprendere cose nuove. Brihadashva, infatti, impart lezioni su svariati argomenti a tutti i presenti.
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Come  facile immaginare, il tempo speso in quel modo sembr volare. Ma le sorprese piacevoli non erano ancora finite: qualche giorno dopo arriv anche Narada, il quale venne messo al corrente delle smanie di alcuni di loro.
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"Stare fermi in un posto per tanto tempo a qualcuno pu risultare molto faticoso," disse allora il saggio. "Forse  meglio che vi muoviate. Sicuramente un tirtha-yatra vi far bene. In casi come questi un pellegrinaggio distrae dai pensieri negativi e purifica la mente e il cuore."
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Dhaumya era d'accordo, ma sarebbe stata necessaria una guida esperta dei numerosi luoghi santi di Bharata-varsha. Destino volle che proprio in quei giorni, proveniente dai pianeti celesti, arrivasse Lomasa, il quale raccont degli ultimi sviluppi del viaggio di Arjuna e del messaggio di Indra. Immensamente felici e rinfrancati alla notizia che il fratello era riuscito nel suo intento, appena sentirono che anche Indra consigliava loro un viaggio, chiesero a Lomasa di guidarli. Il saggio accett di buon grado. Pochi giorni dopo i Pandava partirono.
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Dapprima visitarono Naimisha, la regione in cui scorre il sacro Gomati, poi videro il santissimo luogo Prayaga, dove le acque dorate del Gange si uniscono a quelle blu dello Yamuna; a quei tempi quel posto era chiamato Triveni Sangama. E continuando cos visitarono numerosissimi luoghi tra i pi benedetti e belli dell'India. E ovunque si trovassero Lomasa aveva da raccontare storie meravigliose di uomini fantastici che erano vissuti sul posto.
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Poi si diressero verso occidente: arrivati a Dvaraka, trascorsero splendide giornate in compagnia di Krishna, Balarama e degli altri Vrishni. Ripreso il cammino, si diressero a nord.
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Vollero soffermarsi sulle rive del Sarasvati, il luogo dove Shibi mostr a Indra la sua grandezza. E poi a Mainaka, e a Kailasha, dove si pu ammirare la sorgente del Gange. In quelle atmosfere paradisiache persino Bhima dimentic i suoi odi e le sue sofferenze.
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54. Sulle vette dell'Himalaya.
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Il viaggio dur dei mesi. A un certo punto di ritrovarono a scalare vette altissime, in direzione del monte Mandara: l, tra breve, Arjuna sarebbe ridisceso dai pianeti celesti. Dal giorno della sua partenza erano trascorsi cinque anni e, mai come allora, la nostalgia per la lontananza dell'amato si era sentita tanto intensamente: tutti non vedevano l'ora di riabbracciarlo.
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Ma l'impresa si rivel estenuante, specialmente per la delicata Draupadi, la quale non era certo stata preparata a quelle fatiche immani. Fortunatamente c'era Bhima che non ebbe difficolt a portarla sulle spalle.
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A Badari stavano visitando l'ashram in cui Nara e Narayana avevano svolto le loro penitenze quando, nei pressi di quel santo eremo di spiritualit, scoppi un uragano cos potente che persino Bhima dovette mettersi al riparo; non dur a lungo, e cos come era apparso all'improvviso, il vento cess, lasciando il posto a violenti scrosci d'acqua.
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Dopo un p anche la pioggia termin e il sole riapparve rischiarando la volta celeste. Ma quell'esplosione di violenza naturale aveva oramai abbattuto i residui di resistenza di Draupadi che perse i sensi, spossata dalle fatiche e dalle privazioni, dai continui sbalzi di temperatura, dalle veglie e dal cibo scarso. Immediatamente le furono tutti accanto, prodighi di cure.
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Appena la moglie si riebbe, Yudhisthira le consigli di riposarsi. E, intanto, avvedutosi di aver preteso troppo dalla eroica donna, cerc una soluzione. "Draupadi non pu pi camminare da sola," disse infine ai fratelli; "qualcuno deve portarla in braccio. Purtroppo anche noi siamo stanchi e queste vette sono difficili da superare. Forse Ghatotkacha e i suoi potenti rakshasa potrebbero risparmiarci ulteriori fatiche portandoci sulle loro spalle."
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Bhima fu d'accordo e chiam il figlio, il quale accett di organizzare il trasporto di tutti su per le vette himalayane. Solo Dhaumya e Lomasa vollero proseguire confidando sulle loro forze. A Kailasha si fermarono e posero l'accampamento. Trascorsero giorni sereni, riacquistando le energie perdute.
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55. Bhima incontra Hanuman.
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In quello scenario montano, splendido e salubre, Draupadi ritrov la serenit che era tipica del suo carattere. Un giorno trov uno stupendo fiore di loto dal profumo inebriante e dolcissimo, e desider averne in gran numero.
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Cos corse da Bhima. "Bhima, guarda quanto  bello questo loto, e senti che profumo. Sicuramente  stato portato fin qui dal vento e ce ne dovranno essere molti altri in qualche bosco non lontano. Per favore, procuramene pi che puoi, ch voglio piantarli dietro la capanna."
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Dopo tutti i disagi che aveva sopportato, qualche fiore era fin troppo poca cosa per farla felice, cos il Pandava le assicur che gliene avrebbe portati al pi presto. Si alz e and a cercarli. Arrivato nel fitto della boscaglia, cominci a procedere con l'impeto prepotente che gli era peculiare, abbattendo alberi e causando un frastuono tale che spaventava e faceva fuggire gli animali.
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Non molto lontano da l viveva Hanuman. "Che strano rumore! Chi pu essere a fare tutto questo baccano? E' meglio andare a dare un'occhiata," pens. Saltando di albero in albero arriv in prossimit di Bhima. Lo vide avanzare con grande velocit, incurante di qualsiasi ostacolo che si frapponeva al suo cammino. Non vi erano dubbi: quella figura possente, che incuteva un senso di timore solo a guardarla, non poteva essere altri che suo fratello, nato dalla stessa energia di Vayu: pens che sarebbe stato bello per entrambi incontrarsi. Allora si sdrai in terra fingendo di essere una scimmia vecchia e stanca, che si era addormentata nel mezzo del sentiero.
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Quando Bhima lo vide disse: "Spostati, ch devo andare a cercare dei fiori per mia moglie. Non farmi perdere del tempo, lasciami passare. Se ti travolgo ti faccio male."
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"Sono troppo vecchio e stanco e non riesco neanche pi a spostarmi. Ma visto che sei giovane e forte fallo tu, oppure se proprio hai cos tanta fretta, fa un salto sopra il mio corpo."
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"Non  corretto saltare sopra nessuno," rispose Bhima, "perch nel corpo di ogni entit vivente risiede il Signore Supremo nella forma di Paramatma ed  offensivo passarvi sopra. Ma siccome sei cos vecchio ti sposter pi in l."
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Al pensiero di Draupadi che aspettava i fiori di loto e quindi leggermente irritato per quella perdita di tempo, Vrikodara afferr Hanuman per la coda e con noncuranza si apprest a trascinarlo; ma quale fu la sorpresa quando si accorse che non riusciva a spostarlo neanche di un millimetro. Stupito da tanto peso, afferr la coda con ambedue le mani e diede un possente strappo, ma il risultato non fu diverso. Voltatosi verso la scimmia si avvide che questa lo osservava con aria ironica.
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Bhima allora, al culmine della rabbia, impieg tutte le sue forze; ma l'esito non fu migliore. "Chi sei?" gli chiese a quel punto con tono umile. "Tu sembri privo di energie, ma per resistere alla mia forza devi essere qualche deva, o qualche gandharva, o qualche forte asura. Dimmi chi sei."
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La scimmia si alz in piedi e sorrise. "Io sono tuo fratello Hanuman, nato dal tuo stesso padre, il deva del vento. Milioni di anni fa aiutai Shri Rama a debellare la peste di treta-yuga. Ormai da molti millenni vivo su queste alture e oggi, appena ti ho visto, ho provato un grande desiderio di parlarti."
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Bhima, riconosciuto finalmente il Vanara Hanuman, lo abbracci con affetto fraterno. Poi si sedettero a parlare.
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"Conosco i problemi che vi assillano e sono certo che grazie alla tua forza e al valore di Arjuna avrete la meglio sui figli malvagi di Dritarashtra. Anch'io desidero partecipare alla guerra, proprio come a Lanka. Tuttavia non combatter personalmente, bens mi sieder sulla bandiera del carro di Arjuna e lancer in continuazione grida di guerra che spaventeranno a morte i vostri nemici. Anche in questa battaglia il mio Signore Rama sar presente come parte di Krishna, per cui non potrete fare altro che vincere."
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Dopo aver conversato per un p, Bhima chiese al fratello di mostrargli la forma fisica grazie alla quale aveva portato la montagna a Lanka, e Hanuman si espanse in modo prodigioso. Il Pandava rest di stucco dinanzi a tale meraviglia. Poi Hanuman abbracci ancora il fratello e scomparve.
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Allora Bhima si ricord del motivo per cui si trovava l. Pi che mai determinato a far felice Draupadi, continu impetuosamente a seguire il dolce profumo dei fiori, riprendendo l'ascesa della montagna. D'un tratto, immersi nella densa foresta, si ritrov davanti a giardini stupendi, ricchi di piante e fiori di ogni tipo e di straordinaria bellezza; e l, in un laghetto sorvegliato da numerosi e robusti rakshasa dall'aspetto piuttosto minaccioso, vide i loto tanto desiderati da Draupadi.
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Senza curarsi dei guardiani, Bhima si tuff nel lago e prese a raccoglierne in gran numero. Subito i rakshasa intervennero. "Fermo, tu, se non vuoi morire. Questo  il giardino personale di Kuvera, il deva delle ricchezze, e noi abbiamo il compito di sorvegliarlo e di impedire l'accesso agli intrusi. Nessuno all'infuori di lui pu entrarne e uscirne vivo. Chi sei?"
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"Io sono Bhima, il secondo dei figli di Pandu, e sono venuto fin qui per cogliere questi fiori di loto per mia moglie. Non ho paura di nessuno, tantomeno di voi. Le vostre minacce non mi impressionano. Dunque non disturbatemi se volete mantenervi in vita."
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I rakshasa, tutti alti come montagne e dal viso terribile come quello della morte, non tollerando quelle provocazioni, si lanciarono con veemenza all'attacco. Uscito dalle acque con la violenza di un drago infuriato, l'invincibile Pandava si scagli contro quel folto gruppo e ne fece una carneficina. Fra i tanti, sconfisse persino il potente Maniman, temuto da tutti.
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Durante la lotta qualcuno era riuscito a sottrarsi ai colpi di Bhima ed era corso da Kuvera per metterlo al corrente dell'accaduto. "Un mortale arriva fin qui e solo per fare piacere alla moglie coglie i miei fiori e riesce a sterminare i miei rakshasa? E' impossibile. Voglio andare a vedere di chi si tratta.".

Nel frattempo gli altri Pandava, preoccupati per la prolungata assenza di Bhima, decisero di andare a controllare, perch conoscendolo erano sicuri che si fosse cacciato in qualche guaio. La devastazione che questi aveva causato durante il cammino serv loro per seguirne le tracce.
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Arrivati al lago, lo trovarono che ansimava e ruggiva come un leone, incutendo lo stesso terrore di Yama: usando come arma un albero gigantesco, questi massacrava qualsiasi rakshasa osasse affrontarlo.
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Intanto era giunto anche Kuvera e, avendo riconosciuto Bhima, cap immediatamente quanto era successo. Non appena il figlio di Vayu vide il deva, pose fine a quel terribile sterminio, e i Pandava poterono offrire i loro omaggi.
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"Yudhisthira," disse Kuvera, "mi avevano detto che un mortale aveva profanato il mio lago e aveva ucciso molti dei miei rakshasa pi forti: io mi chiedevo chi avesse potuto fare una cosa del genere. Ma ora che so che si trattava di Bhima, capisco che i miei guardiani hanno commesso un grave errore impedendogli di cogliere i fiori. Ti prego, non adirarti con questo tuo fratello talvolta troppo impulsivo, perch in realt uccidendo Maniman e gli altri mi ha aiutato a liberarmi da una maledizione.
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"Vi racconter di quale maledizione sto parlando. "Un giorno io e il mio fidato compagno Maniman stavamo volando a un conclave di dei, quando dal cielo vedemmo il saggio Agastya impegnato in severissime ascesi. Il suo corpo sembrava in fiamme, come un secondo sole: era una sola massa di energia. Io in verit non potei fare altro che ammirarlo, ma il mio amico si prese gioco di lui al punto che defec sulla sua testa.
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"Agastya guard in alto e ci vide: la sua rabbia divamp, e i suoi occhi sembrarono divorare i quattro punti cardinali. Poi disse: "Giacch questo tuo amico mi ha insultato in questo modo, lui e le sue truppe periranno in battaglia contro un mortale e tu, che non gli hai impedito di commettere l'affronto, soffrirai per la loro perdita. Solo allora sarai libero dalla mia maledizione. "Ora che Maniman e i suoi soldati sono morti, io sono salvo. E per questo devo ringraziare il tuo potente fratello."
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Dopo aver raccontato quella storia ai Pandava, Kuvera se ne and. A parte quell'incidente i giorni passarono tranquillamente, offuscati solo dall'ansia di riabbracciare Arjuna.
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56. Il ritorno di Arjuna.
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Erano trascorsi esattamente cinque anni dalla partenza di Arjuna da Kamyaka, quando i Pandava notarono un fenomeno irreale provenire dalla cima del monte: era una luce potentissima, che abbagliava come i raggi del sole in piena estate.
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Placatasi quella straordinaria manifestazione, tutti poterono guardare in quella direzione e vedere un fantastico carro da guerra celeste, guidato da Matali. Nel carro, attorniato da un alone di gloria, c'era Arjuna, che teneva stretto nella mano Gandiva. Disceso, corse ad abbracciare i fratelli, la moglie e i brahmana. E mentre costoro discutevano felici di essersi ritrovati dopo anni di separazione, Indra, che desiderava vedere Yudhisthira, comparve.
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"Virtuoso re," gli disse, "presto ogni sofferenza avr fine e i tuoi nemici raccoglieranno il frutto di ci che hanno seminato. Io sar dalla tua parte, perch i figli di Dritarashtra e i loro compagni sono asura incarnati sulla Terra e stanno causando troppo disturbo alla quiete del pianeta. Voglio anche ringraziarti per aver permesso ad Arjuna di venire a Svarga: mi  stato infatti di grande aiuto, come egli stesso ti racconter nei prossimi giorni. Ora tornate a Kamyaka e lasciate trascorrere i pochi anni che ancora vi restano, dopodich giustizia sar fatta."
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Dopo averli benedetti, Indra e l'auriga Matali scomparvero. I giorni che seguirono furono interamente spesi ad ascoltare Arjuna che raccontava nei minimi dettagli i numerosi avvenimenti accaduti nei cinque anni trascorsi sui pianeti celesti. Tra l'altro narr di come avesse distrutto le malvagie popolazioni dei Nivata-kavacha, dei paulama e dei Kalakanja.
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Mancava solo un anno al completamento del periodo promesso; poi avrebbero dovuto trascorrere un altro anno in incognito e il supplizio sarebbe terminato.
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57. La storia di Nahusha.
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Dopo alcuni mesi il santo Lomasa part. E non trascorse molto tempo che anche i Pandava decisero di lasciare le vette himalayane e ridiscendere a valle per fare ritorno a Kamyaka. Come sempre, durante il cammino, i fratelli ebbero modo di visitare molti posti interessanti, fra cui l'ashram di Vrishaparva.
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Un giorno, mentre Bhima era solo nella foresta, non si avvide della presenza di un gigantesco pitone sul ramo di un albero, per cui, quando vi pass sotto, fu serrato nelle sue spire. Il figlio di Pandu non prestava mai particolare attenzione ai pericoli rappresentati dagli animali della giungla, in quanto credeva di essere abbastanza forte da poter superare ogni avversit. Cos, quando tent di liberarsi allargando le sue forti braccia, si sorprese di non riuscirci.
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Allora cerc di impiegare tutta la forza a sua disposizione, ma il corpo dell'animale sembrava fatto del metallo pi duro. La cosa strana era che pi energia adoperava, pi sentiva che gli venivano meno. Quello non poteva essere un normale pitone.
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"Chi sei tu," chiese il Pandava, stremato, "che resisti alla pressione delle mie braccia? Sicuramente non sei un comune serpente, altrimenti il tuo corpo si sarebbe gi spezzato."
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"Tanto tempo fa ero un re molto famoso; poi il rishi Agastya mi maledisse a nascere in questa miserabile forma vivente. Ma ora non ho voglia di parlare. Oggi sono particolarmente affamato, e la provvidenza ti ha mandato a me per sfamarmi." Nel frattempo Yudhisthira, che aveva scorto in cielo presagi di un'immane tragedia, si inform su chi dei suoi fratelli mancava.
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Quando gli dissero che Bhima non era l, questi preoccupatissimo si lanci nella densa boscaglia, sulle sue tracce. Lo trov avvolto nelle spire del gigantesco pitone mentre si divincolava quasi privo di energie. Realizz immediatamente che ci doveva essere qualcosa di strano. Chi avrebbe potuto ridurre Bhima in quello stato?
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"Chi sei tu," gli chiese, "che sei stato capace di privare di tutte le sue forze il possente figlio di Vayu? Rivelami il tuo nome e la tua storia."
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"Io sono Nahusha, uno dei vostri antenati. Giacch lo hai chiesto, ascoltatemi bene, e ti narrer in breve la mia storia. "Quando Indra dovette nascondersi per espiare le offese arrecate al guru Vishvarupa e per l'assassinio del demone Vritra, il trono dei deva rimase vacante. I rishi allora vennero da me, sulla Terra e mi chiesero di sostituire il loro re finch questi non fosse tornato.
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Io che non mi ritenevo sufficientemente potente per governare sull'intero universo n per scontrarmi con gli asura pi forti, esternai loro le mie perplessit. Ma i saggi mi rassicurarono: Non temere, noi ti doneremo il potere di assorbire l'energia di qualsiasi essere vivente che incontrerai di modo che potrai fronteggiare tutte le emergenze e sovrastare qualsiasi avversario.
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Cos cominciai a governare su Svarga con sufficiente rettitudine, obbedendo sempre ai consigli dei santi. "Tuttavia a un certo punto il potere mi gioc un brutto scherzo e cominciai a pensare di essere diventato oramai invincibile.
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Mi invaghii della moglie di Indra, Saci, e pretendevo che diventasse mia. Lei, casta e fedele al marito, mi rifiut diverse volte. Per queste ragioni i deva e i brahmana si videro costretti a congiurare per mettere fine al mio governo empio.
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"Un giorno Saci mi disse: 'Sar tua se verrai a casa mia su un palanchino sorretto dai sette rishi, tra cui Agastya.' Io, che ero come impazzito per la sua bellezza divina, pur di averla non pensai al grave peccato che stavo per commettere e ordinai ai saggi di portarmi. E mentre andavamo verso la casa di Saci, impaziente di possederla, calciai pi volte il venerabile Agastya, dicendogli: 'sarpa, sarpa!'. Sarpa significa 'presto', ma anche serpente.
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Allora il rishi mi maledisse dicendomi: 'Giacch mi hai scalciato come un villano senza cultura, diventerai un sarpa sulla Terra, e vivrai a lungo in quelle condizioni. Ti libererai solo quando qualcuno sapr rispondere perfettamente alle domande pi complicate sul sapere umano.' "Per questa ragione io vivo ancora oggi come un pitone in questa giungla, e ora mi sfamer con il corpo di tuo fratello, a meno che tu non voglia tentare di rispondere alle mie domande."
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"Dimmi, voglio tentare." La discussione si protrasse per diverso tempo e poich il Pandava rispondeva a tutte le questioni che Nahusha gli poneva, alla fine questi liber Bhima: come d'incanto il corpo del rettile scomparve e al suo posto si manifest la sua forma umana originale. Davanti ai loro occhi, Nahusha ascese al cielo. Bhima era salvo.
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Ripreso il viaggio, i fratelli si fermarono per diverso tempo nella pacifica foresta di Dvaita, che avevano avuto modo di visitare durante l'andata. Ora che il periodo d'esilio stava scadendo, nessuno riusciva pi a prestare veramente attenzione alle bellezze naturali: i pensieri di tutti erano rivolti al giorno della guerra.
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58. Ritorno a Kamyaka.
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Quell'anno la stagione delle piogge era stata particolarmente terribile: i monsoni avevano spirato con furia inaudita. L'autunno, con il suo sole tiepido e le sue giornate quiete fu accolto con gioia da tutti. I Pandava approfittarono dell'arrivo della bella stagione per ritornare a Kamyaka.
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Krishna, che era stato informato delle ultime notizie riguardanti gli amici, decise di far loro visita a Kamyaka insieme alla moglie Satyabhama. E' superfluo raccontare della gioia dei Pandava: per loro ogni volta che il figlio di Devaki andava a trovarli era un evento straordinario. Era la persona che amavano di pi, la loro vita stessa.
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Krishna immediatamente si apprest a rassicurarli riguardo ai loro familiari che da anni vivevano a Dvaraka. "Subhadra e tuo figlio Abhimanyu stanno bene con noi," disse ad Arjuna, "e anche i figli di Draupadi godono di ottima salute e crescono vigorosi e sani nel corpo e nell'anima. Tutti stanno studiando alacremente, tanto che sono gi quasi diventati dei maestri nell'arte guerriera. Manca ancora poco tempo, e poi potrete rivederli e riabbracciarli."
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Nei giorni in cui Krishna era a Kamyaka, arriv anche Narada e dopo un p Markandeya. Trascorsero ore fantastiche parlando di tante cose, e in special modo quest'ultimo estasi tutti con narrazioni di avvenimenti accaduti milioni di anni prima, quando aveva visto Krishna durante una delle distruzioni dell'universo e aveva appreso che era il Signore Supremo. Qualche giorno dopo, Krishna torn a Dvaraka.
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Ma in casa Kurava cosa succedeva? Mentre nei primi anni Duryodhana si era sentito finalmente felice di essersi sbarazzato dei cugini, ora riavvertiva le vecchie ansiet, aggravate dal pensiero della loro vendetta. I momenti sereni stavano per finire. Probabilmente aveva creduto che tredici anni fossero pi lunghi, ma poi aveva dovuto ricredersi e constatare con mano la fugacit delle situazioni terrene.
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Proprio in quel periodo giunse ad Hastinapura un brahmana di passaggio che raccont le avventure di Arjuna a Svarga e in special modo si sofferm sulla storia dello sterminio degli asura. Quelle notizie non sortirono sicuramente un effetto tranquillizzante sull'anziano re cieco, il quale nonostante le smargiassate di Duryodhana e Karna non riusciva pi a dormire sonni sereni. Aveva troppa paura per la vita dei suoi figli.
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Invece Duryodhana, accecato dall'orgoglio e dall'invidia, aveva piena fiducia nelle capacit guerriere del suo caro amico. Karna, da parte sua, volendo risollevare gli animi si accord con Shakuni e Duryodhana su un piano che sarebbe servito loro a ridicolizzare i Pandava, che a quel tempo si trovavano a Dvaitavana.
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"Organizziamo un viaggio di piacere," propose Karna, "e portiamo con noi le nostre famiglie e gli amici pi cari. Arrivati a Dvaitavana potremo andare a trovare i figli di Pandu e prenderci gioco di loro, mettendo la nostra ricchezza a confronto con la loro povert. Moriranno dalla rabbia, e noi potremo gustare la gioia del trionfo."
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"Sarebbe bello, ma mio padre non permetter mai una cosa simile," ribatt per Duryodhana. "Ha troppa paura della loro forza e temerebbe una reazione." "Ma non c' bisogno di dirgli la verit," intervenne Shakuni, "possiamo dirgli che andiamo a controllare i nostri pascoli e le nostre mandrie che sono proprio da quelle parti, e promettergli che non avremo contatti con i Pandava."
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Naturalmente entusiasta per l'idea, Duryodhana la propose al padre. Questi non ne fu affatto contento in quanto sapeva che i nipoti si trovavano proprio in quella zona; ma poi, pressato dal figlio, come al solito cedette.
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59. Duryodhana sconfitto e umiliato.
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Cos Duryodhana e i suoi amici e fratelli, tutti di ottimo umore, accompagnati da un forte contingente di soldati, si diressero verso i boschi di Dvaita.
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Appena arrivati, Duryodhana ispezion le sue mandrie e trovatele in ottima salute, distribu generosi doni ai pastori. Poich faceva molto caldo, decisero di andare a rinfrescarsi nelle acque di un lago nei pressi della foresta. Ma, giunti nelle vicinanze, si accorsero che un nutrito drappello di soldati si era accampato proprio dove il re voleva fare il bagno.
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Stizzito dall'inconveniente, Duryodhana ordin a dei messaggeri di andare a dire al comandante di far sgombrare le rive del lago. I portavoce, introdotti al generale, riferirono le parole del loro monarca.
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"Il nostro signore, il glorioso discendente di Bharata, il re Duryodhana, vi ordina di levare l'accampamento e di andare da qualche altra parte, in quanto egli ha scelto questo posto per bagnarsi e far riposare gli uomini e i cavalli. Se non andrete via immediatamente si vedr costretto a farvi saggiare la sua potenza militare."
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"Noi siamo dei gandharva," ribatt l'altro per nulla intimorito dalle minacce, "e io sono Citraratha, il loro re. Questo lago non appartiene a Duryodhana. Siamo arrivati qui prima noi, dunque n Duryodhana n altri possono ordinarci di abbandonare il posto. Che si trovi lui un altro lago dove ristorarsi. Per quanto riguarda la sua forza militare, riferitegli che questa  l'ultima delle nostre preoccupazioni."
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Non appena i soldati ebbero riportato la risposta del gandharva, una grande ira si impossess del suo cuore e immediatamente ordin l'attacco. Ma la battaglia si rivel subito un vero disastro: soverchiati e massacrati dalle armi divine dei gandharva, i Kurava, Karna compreso, dovettero darsi alla fuga. Sul campo rimase solo Duryodhana che, schiumante di rabbia, era cosparso su tutta l'armatura e il corpo di sangue e di frecce. Abbandonato da tutti, in pochi minuti venne fatto prigioniero.
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In lontananza i soldati Kurava videro il loro re catturato dai gandharva, e consci di non potersi opporre con le armi, per liberarlo non videro altra soluzione che andare dai Pandava a chiedere aiuto.
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Quando Bhima sent il racconto rise a voce alta. "Erano venuti per prendersi gioco di noi e guarda cosa gli  capitato. Povero Duryodhana. E lui che si fida tanto di Karna! Dove stava costui mentre i gandharva facevano prigioniero il suo amico? Dobbiamo andare da loro e ringraziarli per ci che hanno fatto."
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Ma Yudhisthira non fu dello stesso avviso. "Nonostante i tanti torti che abbiamo dovuto subire per opera sua," disse, "Duryodhana  pur sempre un membro della nostra famiglia, e i suoi soldati sono venuti qui per chiedere protezione e aiuto. Non possiamo rifiutarci di intervenire. Anche se non lo merita affatto, anche se il suo animo  buio come la notte, noi andremo a liberare il figlio di Dritarashtra."
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Allora Arjuna and a chiedere ai gandharva di liberare il loro prigioniero. Ma poich essi si rifiutarono, i Pandava combatterono e li sconfissero duramente. Alla fine Arjuna riconobbe nel loro capo l'amico Citrasena, al quale chiese di liberare Duryodhana. Citrasena accett.
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Duryodhana, demoralizzato, and via in preda a una profonda sofferenza. Era venuto per umiliare ed era stato umiliato.
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60. La disperata decisione.
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Radunate tristemente le sue truppe, Duryodhana, evidentemente immerso in foschi pensieri, ripart alla volta di Hastinapura. Tuttavia lungo la strada volle fermarsi in un posto solitario e, sceso da cavallo, si sedette in una posizione yoga. Fu in quel momento che giunse Karna, che era stato costretto alla fuga durante il combattimento.
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"Amico, vedo che sei vivo e ancora in testa alle tue truppe. Ci vuol dire che sei riuscito ad importi sui potenti gandharva, contro i quali persino i deva hanno difficolt ad avere la meglio. Gloria a te, Duryodhana; oggi hai compiuto un'impresa che sar decantata dai poeti nei millenni che verranno."
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Ma Duryodhana lo disilluse subito. "Ti sbagli, amico mio. Se sono qui in questo momento debbo ringraziare le uniche persone al mondo dalle quali mai avrei accettato un favore del genere. Io non ho sconfitto i gandharva: i Pandava lo hanno fatto per me. E non  tutto. Pensa che Yudhisthira, ridandomi la libert, mi ha detto: 'Va via, cugino, non essere pi malvagio come lo sei sempre stato.' Capisci? Mi hanno liberato per piet. Quale umiliazione!"
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Duryodhana si ferm un attimo, come per rimettere in ordine i propri pensieri. Karna intanto era rimasto sbigottito.

Poi riprese. "Non potr mai sopportare una cosa simile. Tu non li hai visti combattere: il fatto che loro hanno avuto successo dove noi abbiamo fallito  l'ennesima e inequivocabile prova della loro superiorit. Essi ci sovrastano, non c' pi dubbio alcuno, proprio come Bhishma, Drona, Vidura e Kripa amano ripeterci con assillante insistenza. E io non voglio vivere in un mondo dove costoro ottengono le glorie e io le sconfitte; per cui ho deciso: oggi abbandoner questo inutile corpo con il quale non riesco a ottenere ci che desidero. Mio fratello Dusshasana mi succeder al trono e tu gli sarai vicino come lo sei stato con me. Addio, amico mio caro."
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Le insistenze e gli argomenti dei fratelli e degli amici sembrava non riuscissero a fargli cambiare idea: il Kurava, deciso a privarsi di cibo fino a morirne, si era chiuso in s stesso e non rispondeva pi.
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In quel momento gli asura sui loro pianeti si allarmarono. Duryodhana era il loro inviato principale sulla Terra e per frustrazione stava per abbandonare la missione. Subito celebrarono un grande sacrificio, durante il quale chiamarono Duryodhana e lo convinsero a non lasciare il corpo. Dopo qualche giorno questi abbandon il suo proposito e riprese il comando delle truppe, tornando ad Hastinapura.
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61. Il rajasuya di Duryodhana.
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La notizia dell'avvenimento scosse la corte Kurava. Tutti rimasero impressionati dalla narrazione delle gesta di Arjuna durante il combattimento contro i gandharva. Bhishma, specialmente, non si lasci sfuggire l'occasione di rimproverare e mettere in guardia il nipote ancora una volta. Ma stavolta Duryodhana, che non desiderava ascoltare discorsi moralistici, fin con l'insultare il figlio di Ganga che usc dalla sala disgustato.
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Karna, intanto, rifletteva sulla sconfitta subita che aveva indubbiamente seminato un generale senso di sconforto e un inizio di sfiducia nelle sue capacit. Arjuna infatti era riuscito vittorioso laddove egli aveva fallito. Questo era indubbiamente un punto a suo sfavore, soprattutto se si teneva conto che le speranze di Duryodhana erano tutte riposte in lui. A quel punto bisognava fare qualcosa.
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Infine, dopo tanti ripensamenti, giunse a una soluzione. "Amico mio, ho avuto un'idea che credo ti piacer," disse allora a Duryodhana. "In questo momento di scoraggiamento cosa ci sarebbe di meglio da fare se non celebrare un rajasuya per ribadire la tua supremazia? Io stesso viagger per tutta Bharata-varsha e da solo riporter le stesse vittorie dei quattro Pandava. Seguir i loro stessi tragitti, e sopraffar gli stessi monarchi, in modo che si potr dire che Karna ha lo stesso potere di tutti i Pandava messi assieme."
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E cos, con l'approvazione degli anziani Kurava, il prode figlio di Surya viaggi per lungo tempo e ottenne grandi trionfi: torn ad Hastinapura portando con s incalcolabili ricchezze e la promessa di fedelt da parte di tutti i governanti del mondo. A quel punto il rajasuya poteva essere celebrato.
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Non appena i preparativi furono ultimati, Duryodhana convoc tutti al suo sacrificio, non tralasciando, con incredibile sadismo, di invitare anche i Pandava.
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"S, verremo, e presto," rispose Bhima a denti stretti, "ma non per questo sacrificio, bens per un altro: quello che vedr immolati tutti i figli di Dritarashtra insieme a Karna, a Shakuni e a coloro che saranno cos folli da mettersi contro di noi. Tornate dal vostro re e riferitegli ci che ho detto."
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Il rajasuya di Duryodhana fu grandioso, ma a detta di molti neanche lontanamente poteva paragonarsi a quello di Yudhisthira. Ci nonostante, alla fine del sacrificio questi si sentiva raggiante.
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"O re e amico mio," aveva detto Karna durante lo svolgimento della cerimonia, "fa che io non sia accolto veramente nel tuo cuore finch non avr ucciso Arjuna. E giuro che fino a quel momento non mi laver pi i piedi n manger pi vivande sontuose."
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Dopo questo voto Duryodhana, che aveva riposto infinita fiducia nel suo pi caro amico, consider i Pandava gi morti.
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62. La disavventura di Jayadratha.
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Gli ultimi mesi d'esilio furono i pi difficili per Yudhisthira. Era vero che in quel periodo la moglie e i fratelli non gli facevano pi pesare il fatto di essere stato il responsabile delle loro disgrazie, ma le notizie provenienti da Hastinapura lo preoccupavano in modo particolare. Era Karna colui che lo inquietava maggiormente, proprio perch era amico fedele di Duryodhana. Bhishma e gli altri avrebbero sicuramente combattuto contro di loro, ma senza l'ardore che avrebbe invece impiegato questi.
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Per placare l'ansiet di Yudhisthira, decisero di spostarsi e di tornare a Kamyaka. Un giorno dalle loro parti pass Jayadratha, il re dei Sindhu. Nelle capanne non c'era nessuno, in quel momento, tranne Draupadi e il guru Dhaumya. Nell'attimo in cui il monarca passava alla testa delle sue truppe, la donna usc e lui la vide sulla soglia, radiosa come la pi bella delle apsara. A tale visione meravigliosa Jayadratha, scosso nei sensi, non riusc pi a continuare la marcia.
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"Kotikasya, amico mio," disse il monarca, "vedi anche tu la straordinaria bellezza che sta sulla soglia di quella capanna, o  un miraggio causato dalla stanchezza? No, io so che  vera. Desidero che diventi mia, sia lei una apsara, una kinnara, una yakshi, una dea, o che appartenga a qualsiasi altra specie umana o celeste. Per favore, vai da lei, e chiedile il nome suo e quello della famiglia."
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Questi, che era il re dei Trigarta e un amico intimo di Jayadratha, fece come gli era stato chiesto. Torn in breve tempo con le notizie."Amico mio, hai messo gli occhi dove non dovevi metterli. Quella donna  della specie umana, ma  la moglie di cinque uomini potenti come i deva. Si tratta di Draupadi, figlia di Drupada e moglie dei fratelli Pandava. Contro di loro non c' nulla da fare. E' meglio non importunarli. Andiamocene."
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Ma Jayadratha non connetteva pi. Spinto dal destino e turbato nel pi profondo da tanta leggiadria, non ascolt minimamente i saggi consigli dell'amico e si precipit di persona nella capanna. Dapprima si comport con gentilezza, ma poi quando estern a Draupadi le sue vere intenzioni, questa tent di scacciarlo.
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Ma egli non ragionava pi in termini di giusto o sbagliato, voleva solo che fosse sua. E nonostante la presenza del santo Dhaumya, la afferr e la trascin via, mentre lei urlava disperata i nomi dei mariti. Nel frattempo Yudhisthira aveva notato strani presagi che lo avevano allarmato.
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"Bhima, osserva come gli sciacalli ululano e l'intera parte sinistra del nostro corpo  scossa da fremiti incontrollabili. Ci sta accadendo qualche disgrazia. Noi siamo tutti qui e non corriamo alcun pericolo, per Draupadi  rimasta nella capanna senza protezione. Corriamo subito, e speriamo che non sia accaduto niente di grave."
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Appena furono tornati, si accorsero subito che qualcosa era successo; immediatamente gli attendenti raccontarono del rapimento. Rapidi come le aquile presero le armi e inseguirono le milizie di Jayadratha. Appena le avvistarono, lanciarono le loro grida di guerra, terrorizzando i soldati che conoscevano i Pandava di fama.
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In pochi minuti piombarono sul nemico e provocarono un'autentica carneficina; vedendo il suo esercito messo in fuga da soli cinque uomini, Jayadratha temette per la propria vita e anch'egli scapp precipitosamente con la donna sul carro. Ancora non voleva rinunciarvi.
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Ma Bhima e Arjuna lo videro, e videro anche la moglie, prigioniera sul carro; come furie scatenate, gridando, si lanciarono all'inseguimento. Vedendoli avvicinarsi e comprendendo che l'avrebbero raggiunto in pochi istanti, il re abbandon il carro e fugg da solo, a piedi. Mentre Arjuna si prendeva cura della moglie, Bhima lo raggiunse e lo picchi duramente.
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Fu solo grazie all'intercessione di Draupadi che questi lo lasci in vita, anche se lo priv della corona e gli tagli i capelli con la lama della spada. Trascinatolo al cospetto di Yudhisthira, il virtuoso Pandava fu mosso a piet.
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"Noi non ti uccideremo, non vogliamo che la nostra cara cugina Duhssala diventi vedova cos giovane. Bhima ti ha gi punito abbastanza: vai, dunque, e non tentare pi di prendere con la forza donne indifese che non siano consenzienti."
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Jayadratha se ne and senza dire niente, ma non riusc mai a dimenticare l'umiliazione. Nel corso del tempo comp severissime ascesi, solo per avere il potere necessario per vendicarsi e sconfiggere i Pandava. Trascorse molti anni sulle rive del Gange a meditare e a mortificare il corpo e la mente: quando alla fine gli apparve Shiva, questi volle conoscere il motivo che lo aveva spinto a tante austerit.
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"Voglio da te, o Shankara, la forza necessaria per vincere i Pandava in guerra," gli disse. "Mi stai chiedendo una cosa impossibile," rispose la divinit. "Finch Krishna  dalla loro parte non  possibile batterli. Neanche io stesso, con tutto l'esercito dei deva a sostegno, potrei fare una cosa simile. Krishna e Arjuna sono invincibili. Per se farai in modo di trovarti di fronte agli altri quattro Pandava senza che Krishna e Arjuna siano nelle vicinanze, allora ci riuscirai. Tuttavia non potrai ucciderli, ma soltanto sconfiggerli in duello."
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Jayadratha non pot fare altro che accontentarsi. Nei giorni che seguirono l'incidente, il rishi Markandeya torn, e ancora delizi Yudhisthira con le sue storie e i suoi saggi consigli.
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"Io credo di avere avuto una vita sfortunata," disse Yudhisthira. "Siamo sempre stati perseguitati dai nemici e dalle avversit, e non abbiamo mai potuto godere di un lungo periodo di serenit. Dimmi, c' mai stato un re tanto sventurato quanto lo sono stato io?"
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"In confronto ad altri non puoi proprio lamentarti," gli rispose. "Ricordi che ti narrai la vicenda di Nala? Oggi ti racconter la sacra storia di Rama, il quale si ritrov in esilio come te nella foresta, ma senza la compagnia di tanti brahmana e amici; e per la maggior parte del tempo fu anche privato della propria moglie. Ascolta."
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Dopo avergli recitato il famoso Ramayana del rishi Valmiki, Markandeya raccont anche come Savitri fosse riuscita a fronteggiare Yama con la sola forza dell'amore per il marito. Mancavano pochi mesi alla fine del dodicesimo anno.
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63. Il lago misterioso.
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Un giorno, trafelato e visibilmente preoccupato, venne da loro un brahmana."Voi siete i figli di Pandu," disse, "e siete degli kshatriya. Il vostro sacro e primo dovere  quello di aiutare i brahmana, per cui, vi prego, non abbandonatemi. Ho bisogno di voi."
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Yudhisthira rispose: "Pio asceta, non temere nulla. Dicci qual  il problema che ti assilla e noi faremo l'impossibile per risolverlo." "Poco fa," disse il brahmana, "stavo accendendo il fuoco e ho appoggiato per pochi istanti i miei bastoni arani vicino a un cespuglio. Un cervo che passava l da presso me ne ha inavvertitamente portato via uno. Allora l'ho inseguito, ma lui  scappato con la velocit del vento e non sono riuscito a raggiungerlo. Senza quel bastone io non posso accendere il fuoco sacro. Vi prego, recuperatelo e ve ne sar eternamente grato."
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I Pandava si lanciarono alla ricerca dell'animale, ma quando lo avvistarono e tentarono di raggiungerlo, non ci riuscirono. Come aveva detto il brahmana, sembrava che corresse rapido come il vento. I fratelli corsero a lungo sotto il sole cocente e dopo molto tempo, stanchi e scoraggiati, si gettarono all'ombra di un albero, sentendosi ardere da una sete insopportabile.
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"Nakula, fratello mio," disse Yudhisthira, "sali su quest'albero e vedi se nelle vicinanze c' qualche lago o ruscello dove possiamo dissetarci." "C' un laghetto poco lontano da qui," disse Nakula dopo che fu salito. "Vai a prendere acqua per tutti, visto che siamo troppo stanchi."
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Felice di poter finalmente bere, il Pandava corse in direzione del lago e appena arriv si affrett a riempire il contenitore. Ma assillato com'era dalla sete, pens di bere lui per primo. Una voce possente lo ferm. "Fermati! Questo lago  di mia propriet e non puoi bere. Se lo farai, morirai. Ma se saprai rispondere alle mie domande, ti conceder di dissetarti senza pericolo."
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Nakula si guard in giro e non vide nessuno; spinto dall'arsura bevve l'acqua e cadde avvelenato. Gli altri aspettarono a lungo poi, non vedendolo tornare, Yudhisthira disse a Sahadeva di andare a cercare il fratello. In breve questi arriv al lago e vide Nakula disteso in terra, senza pi vita. Disperato per quella tragedia ma anch'egli torturato da una sete insopportabile, pens di bere. La stessa voce lo blocc.
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"Fermati! Se berrai quest'acqua prima di aver risposto alle mie questioni, morirai." Sahadeva scroll le spalle e bevve. Lui pure, ucciso da quel potente e misterioso veleno, cadde al suolo senza pi vita. La stessa sorte tocc ad Arjuna e poi a Bhima. Spaventato per l'inspiegabile ritardo dei fratelli e torturato da una sete intollerabile, Yudhisthira corse di persona sul posto, e l trov tutti i suoi fratelli distesi in riva al lago esanimi. Ma quella terribile sete prevalse sul dolore della morte dei fratelli: nel momento in cui stava per bere qualche goccia, la voce misteriosa lo ferm. "Fermati! Se berrai quest'acqua ancor prima di aver risposto alle mie domande morirai come sono morti i tuoi fratelli."
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Yudhisthira riusc a controllare il disturbo della sete e rispose alle difficili questioni di carattere filosofico e morale. La voce misteriosa, soddisfatta, gli disse: "Hai risposto bene ai miei quesiti e meriti un premio. Riporter alla vita uno dei tuoi fratelli. Dimmi, chi vuoi con te pi degli altri?"
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"Fa che sia Nakula a tornare in vita." "Perch proprio Nakula," chiese la voce con tono stupito, "e non Bhima dalla forza sovrumana, o Arjuna dal valore incontenibile per gli stessi dei? Nella guerra che dovrete combattere, uno di questi due ti sarebbe stato di maggiore aiuto."
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"Se  destino che tre dei miei fratelli debbano morire, io devo assicurare soddisfazione anche a Madri, ed  giusto che torni in vita uno dei suoi figli. Kunti ha gi me, Nakula rappresenter l'altra moglie di Pandu."
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Per un attimo ci fu silenzio; poi la voce risuon ancora. "Sono molto contento della tua rettitudine e della tua saggezza, e quindi io far rivivere tutti i tuoi fratelli. Sappi che io sono Yamaraja, tuo padre, e ho voluto metterti alla prova: sono stato io, infatti, a prendere il bastone del brahmana e a procurarvi quella sete intollerabile. Sono molto fiero di te. Io ti benedico: che tu possa mai deviare dalla strada della virt."
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Dopo aver recuperato il bastone, i Pandava ritornarono all'ashrama. E proprio in quei giorni scadde il dodicesimo anno di esilio. Ora avrebbero dovuto trascorrere un anno senza farsi riconoscere da nessuno, altrimenti sarebbero stati costretti a tornare nelle foreste per altri dodici anni.
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In quei giorni l'argomento maggiormente discusso riguard il luogo in cui avrebbero dovuto passare quell'ultimo periodo di esilio.
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Libro 4. VIRATA PARVA.
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64. L'inizio dell'anonimato.
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Nello quello splendido asilo in cui avevano trascorso quegli ultimi anni, Yudhisthira chiam intorno a s tutte quelle persone che non avendo accettato di vivere lontano da loro, ne avevano condiviso in quel lungo periodo ogni sorta di pene e privazioni.
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"Io non so se potr dimostrarvi la mia riconoscenza per quanto avete fatto in questi anni. N sono sicuro che esista veramente la maniera. La vostra compagnia mi  stata di grande sollievo: se non fosse stato per voi questo ingiusto esilio mi sarebbe pesato molto di pi. Il vostro aiuto pratico e i vostri discorsi fondati sulla eterna saggezza che  tesoro solo di pochi eletti hanno fatto s che passassero in un baleno ben dodici anni.
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Ma ora mi piange il cuore nel dovervi dire che dovremo forzatamente separarci, perch se rimanessimo insieme anche quest'anno il vile Duryodhana ci scoverebbe facilmente. Ma si tratta solo di un anno, dopo di ch ci ritroveremo per non separarci pi. Noi ancora non sappiamo dove andremo; ad ogni modo preferiamo non dirvelo, in modo che non corriate il rischio di rivelare inavvertitamente il segreto. Per quanto vi riguarda, invece, ci sono molti luoghi dove potrete andare ed essere i benvenuti; siete liberi di decidere come meglio vi aggrada."
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Nei giorni che seguirono quasi tutti quei cari amici partirono; rimase solo Dhaumya. Con lui i Pandava discussero riguardo al luogo migliore in cui andare: naturalmente loro avrebbero preferito Dvaraka, o Panchala, il regno di Drupada. Ma sarebbe stato troppo rischioso. Quelli sarebbero stati i primi posti in cui le abili spie di Duryodhana sarebbero andate a cercarli. Cos, dopo che ognuno ebbe espresso il proprio parere, fu scelto il territorio di Matsya, il regno di Virata. Rimaneva solo da decidere il modo migliore di presentarsi senza destare sospetti.
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"Io dir di essere un brahmana di nome Kanka," disse Yudhisthira, "e terr compagnia al re, discutendo delle sottili regole della moralit e insegnandogli a giocare a dadi." "Io dir di chiamarmi Valala," disse Bhima. "Lavorer come cuoco e ogni tanto dar un saggio della mia forza nell'arena di Virata."
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"Grazie alla maledizione di Urvashi," disse poi Arjuna, "mi far passare per un eunuco e vivr negli appartamenti delle donne. Il mio nome sar Brihannala e insegner loro le arti del canto e della danza."
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"Io metter a frutto la mia conoscenza sui cavalli," disse Nakula, "prendendomi cura delle stalle del re. Mi chiamer Damagranthi."
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"Io invece mi occuper delle sue mandrie," afferm Sahadeva, "e dir di chiamarmi Tantripala."
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"Io sar Sairandhri," disse infine Draupadi, "e chieder di lavorare negli appartamenti della regina. Pettiner i suoi capelli, le terr compagnia e far decorazioni di fiori. Dir di essere sposata con cinque potenti gandharva, cosicch tutti avranno paura di importunarmi e potr conservarmi casta senza problemi."
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Partito anche Dhaumya alla volta di Panchala, i Pandava lasciarono cos Dvaitavana e si diressero verso la capitale di Virata, famosa per essere una delle citt pi sfarzose e colme di bellezze artistiche nel mondo intero. Arrivati nei pressi della citt, si videro costretti a risolvere il problema delle armi; erano troppo vistose e celebri dappertutto perch potessero portarle con loro.
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Cos decisero di nasconderle fuori delle porte della citt. Le avvolsero in un grande lenzuolo, cercando di dare il pi possibile all'involucro la forma di un uomo; poi lo nascosero in cima a un grande albero shami. Non del tutto rassicurato, Yudhisthira pens di lasciarle in custodia a Durga, nel periodo in cui sarebbero stati assenti. Mentalmente preg la suprema dea dell'universo, affinch non permettesse a nessuno di avvicinarsi al loro prezioso tesoro.
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La devi allora apparve nella mente del Pandava e gli disse: "Yudhisthira, ascoltami. Presto anche quest'ultimo anno terminer e giunger per voi il momento di incontrarvi con le malvagie milizie di Duryodhana e di distruggerle. Non temere per le vostre armi, nessuno le toccher. E non avere neanche paura per il vostro anonimato, poich nessuno sapr 
riconoscervi. Andate tranquillamente, io vi benedico."
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Delle persone avevano visto in lontananza sei individui avvolgere qualcosa in un lenzuolo e deporlo sulla cima dell'albero: in un attimo si era sparsa la voce che l'involucro conteneva un cadavere e che degli spiriti maligni vigilavano su di esso. I Pandava alimentarono subito tale diceria, affermando che si trattava del corpo della madre e che, a causa di una maledizione, il suo spirito si sarebbe liberato solo se fosse rimasto per diversi anni in quella posizione senza che nessuno lo toccasse. Per tale ragione essi avevano pregato uno spirito di vigilare sulla morta e di uccidere chiunque ne avesse profanato il corpo.
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Tranquillizzati dal fatto che le armi ora si trovavano in un luogo protetto, per la prima volta nella loro vita i Pandava si separarono e ognuno entr per conto proprio nella citt.
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Yudhisthira fu il primo a chiedere di poter parlare con il re. Virata not subito il portamento nobile del suo interlocutore e si stup che una tale persona potesse essere un brahmana; comunque lo accolse con tutti gli onori, accettandolo felicemente come compagno e consigliere.
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Alla stessa maniera and per tutti gli altri, compresa Draupadi che trov impiego come dama personale di compagnia della regina Sudeshna.
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Virata era un buon re e aveva preso in moglie una donna virtuosa e ben disposta verso tutti. E come accade in tutti i regni governati da sovrani retti e magnanimi, i sudditi vivevano in serenit e benessere.
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Erano gi trascorsi quattro mesi, quando nei giorni di Shivaratri Virata indisse, come tutti gli anni, una gara di lotta oramai divenuta famosa in tutto il mondo e alla quale partecipavano i pi forti atleti. Fra di loro si distingueva Jimuta, il campione dei campioni, cos forte che era rimasto praticamente senza pi avversari.

"Kanka, guarda Jimuta," disse Virata durante il torneo. "I suoi muscoli sono d'acciaio e la sua abilit  impareggiabile proprio come la sua insolenza. Non c' rimasto pi nessuno in grado di batterlo oramai."
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"Una volta a Indra-prastha ho visto il cuoco Valala combattere," rispose questi, "e ti assicuro che varrebbe la pena di vederlo in azione contro Jimuta." Il re annu e chiese a Valala se desiderava scendere nell'arena a combattere. Bhima, che non aspettava altro che di sgranchirsi un p le braccia, accett immediatamente di affrontare il campione.
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E dopo un combattimento spettacolare il Pandava sconfisse Jimuta e, non ancora soddisfatto, affront anche delle bestie feroci che ridusse a brandelli. Tanta forza gli fece guadagnare la stima e l'ammirazione del monarca di Matsya e degli altri dignitari di corte.
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Negli mesi che seguirono la vita trascorse placidamente senza che nulla di particolarmente rilevante turbasse il governo di Virata.
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65. Il sogno di Karna.
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Ma qualcosa di importante stava accadendo altrove. Facendo qualche passo indietro nel tempo, arriviamo esattamente al periodo in cui Lomasa era tornato dal pianeta di Indra: un giorno questi aveva preso da parte Yudhisthira e gli aveva riferito un messaggio importante che riguardava Karna, l'incubo che minacciava in continuazione i suoi sogni. Indra gli aveva infatti mandato a dire quanto segue: "Fai bene a preoccuparti di Karna, che, in determinate condizioni, pu realmente rivelarsi pi forte di Arjuna. Ma Duryodhana non deve assolutamente risultare vittorioso, quindi far in modo che egli diventi vulnerabile."
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E in corrispondenza del tredicesimo anno di esilio dei Pandava, Karna ebbe un sogno: di notte gli apparve Vivashvan e il valoroso guerriero gli offr immediatamente i suoi pi rispettosi omaggi. Egli non sapeva che il deva era il suo misterioso padre; tuttavia da sempre lo adorava come sua divinit preferita, e passava molte ore della sua giornata in meditazione.
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Surya gli apparve, dunque, in un'immagine nitida come la realt del giorno, e gli diede un avvertimento. "Tu sei diventato famoso in tutto il mondo per la generosit con la quale elargisci qualsiasi cosa ti si chieda, specialmente se a domandartela  un brahmana. Ma sappi che domani verr a trovarti Indra camuffato da brahmana e vorr che tu gli faccia un'offerta.
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Se tu ti mostrerai pronto ad accontentarlo, egli pretender la tua armatura naturale e i tuoi orecchini celestiali, senza i quali sei molto meno forte. Lo scopo che ha in mente  chiaro: Arjuna  suo figlio e vuole che egli ti vinca nel duello fatidico che avverr fra pochi mesi. Per questa volta non devi essere caritatevole: non acconsentire alle sue richieste, o sarai sconfitto. Digli di no e sarai salvo."
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In sogno Karna ci riflett a lungo. "Tempo fa ho pronunciato il voto solenne di concedere qualsiasi cosa mi sarebbe stata richiesta, anche la vita stessa. Se quindi domani verr Indra, avr ci che desidera."
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Vivashvan, nonostante fosse rimasto piacevolmente sorpreso e ammirato da quel figlio cos fermo nei suoi voti, prefer non rivelargli il segreto della sua nascita. "Giacch sei cos determinato," ribatt il deva, "fai come vuoi. Ma quando Indra ti chieder se vorrai qualcosa in cambio, allora chiedigli la shakti.Nessuno pu sopravvivere se viene attaccato dall'arma personale del re degli esseri celesti. Cos, malgrado tu venga privato dell'armatura e degli orecchini, Arjuna sar ucciso."
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La mattina seguente, quando Karna si svegli, non si sentiva allegro come al solito, ma piuttosto pensieroso. Quel sogno l'aveva scosso.
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66. Indra chiede la carit.
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Quella stessa mattina arriv un brahmana dal portamento maestoso e solenne, che volle parlargli. Il nobile Karna, come faceva con tutti gli ospiti di riguardo, gli offr il puja e gli rivolse cortesi parole di rispetto. Poi gli chiese se aveva qualche desiderio da esprimere.
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"S, c' una cosa che potresti fare per me," rispose il brahmana, "ma siccome non ho mai potuto tollerare rifiuti, devi prima dirmi se sei pronto a concedermi qualsiasi cosa oppure poni dei limiti."
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Karna sorrise. "Tutti sanno che io non metto mai limiti alla carit; puoi dunque chiedermi tranquillamente ci a cui ambisci."
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"Quando sei nato avevi un'armatura e un paio di orecchini di origine divina che erano parte del tuo corpo. Dammi quelli. Nient'altro mi soddisfer."
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"O brahmana," ribatt Karna, "come ti ho gi promesso sono pronto a concederti qualunque cosa, ma riconsidera la tua richiesta: posso darti oro, terre, villaggi e intere citt al posto dell'armatura e degli orecchini che sono la sorgente di buona parte dell'abilit con la quale proteggo i cittadini del mio regno. Non privarmene. Accetta qualsiasi altra cosa."
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"Hai detto che avresti soddisfatto qualsiasi mia richiesta. Io non voglio altro che questo. Concedimi dunque l'oggetto dei miei desideri."
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Avendo appurato quanto il brahmana fosse deciso nel suo intento, Karna, felice di mantenere i suoi voti anche a costo di privarsi delle cose pi care, davanti allo sguardo ammirato del suo interlocutore, tagli via dal corpo l'armatura e gli orecchini e glieli porse.
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"Tu sapevi che sono Indra," disse allora questi, "ed eri anche a conoscenza delle ragioni che mi hanno spinto a venire da te; ci nonostante non hai esitato a darmi le cose pi preziose che avevi: la protezione alla tua vita e la sicurezza della vittoria. Hai rinunciato a tutto ci per mantenere i tuoi voti. Sei un uomo straordinario. E come segno della mia ammirazione sar io ora a concederti qualcosa di mio che ti piaccia veramente."
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Ricordando cosa gli aveva suggerito Surya in sogno, Karna disse: "Voglio la shakti, la tua arma preferita." "Ti conceder quella potente energia," rispose Indra, "ma sappi che potrai usarla una volta sola."
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"Non importa," afferm lui, "non ne ho bisogno pi di una volta. La user quando mi trover di fronte al mio grande nemico."
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Indra rise, quasi con tono di scherno. "Karna, sei un illuso se credi di poter uccidere Arjuna. Egli  invincibile perch Krishna, la Suprema Personalit di Dio,  al suo fianco e lo protegge personalmente. Non credere perci di poter fare ci che  impossibile a chiunque. Io stesso non sono riuscito a sconfiggerli, tempo fa, a Khandava."
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"So chi  Krishna, e conosco anche la relazione che li stringe l'uno all'altro," rispose, "ma nonostante ci credo di avere sufficienti probabilit per tentare. C' un'altra cosa che volevo chiederti. Da sempre il mistero della mia nascita ha condizionato la mia esistenza e tu sei uno dei pochi che pu chiarirmelo; ti chiedo, per favore, di svelarmi come sono nato e chi sono i miei genitori."
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"Non posso dirtelo, per ti assicuro che presto saprai tutto." Proferite tali parole, il deva della pioggia scomparve.
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67. Gli insulti di Kichaka.
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Erano trascorsi dieci mesi sereni durante i quali Draupadi aveva impiegato molto del suo tempo in compagnia della regina, discutendo amabilmente con lei di svariati argomenti.
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Sudeshna aveva un fratello di nome Kichaka, il quale era un combattente cos forte e degno di rispetto che Virata lo aveva nominato generale del suo esercito. Un giorno, mentre questi passava per i giardini della sorella, vide Draupadi, bella come le pi splendide apsara quali Urvashi, Tilottama e Menaka. Ammirandola con occhiate avide di cupidigia, Kichaka si ferm, sorpreso che a corte esistesse tale bellezza e che non ne fosse mai stato messo al corrente. Le and incontro e le chiese il nome.
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"La tua avvenenza mi ha stregato, tanto che ti chiedo di diventare oggi stesso la mia sposa favorita. Ti prego accetta, e io sapr renderti felice."
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"Mi chiamo Sairandhri e sono sposata a cinque gandharva che non posso certo tradire," rispose con gentilezza lei, attenta a non scoprirsi, "e sono molto gelosi, per cui se vuoi continuare a vivere abbandona questa insana idea nata da una improvvisa infatuazione. I miei mariti sono molto forti e vendicativi, e posso assicurarti che se sapessero che hai corteggiato la loro moglie ti ucciderebbero senza farsi tanti scrupoli."
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Detto ci Draupadi se ne and rapidamente. Kichaka rimase a guardarla andare via senza parole, stupito da tanta meraviglia e da tanta grazia di movimenti. Le parole di Draupadi sembrarono non aver sortito alcun effetto sul generale perch costui, appena si fu ripreso dallo stupore, si rec subito dalla sorella per raccontarle tutto. Sudeshna cerc di convincerlo in tutti i modi a dimenticarla.
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"Non posso, non ci riesco. Da quando l'ho vista ho perso la mia serenit d'animo e non penso ad altro che a lei. E non credo neanche che col tempo la dimenticherei. Sorella cara, io non ho mai visto una donna cos bella e la desidero come mai ho desiderato nulla in tutta la vita. Per favore, aiutami a convincerla. Fa in modo di farci incontrare in un momento propizio affinch io possa parlarle con calma. Ci riuscir, ne sono sicuro. Fa questo per me e te ne sar grato per sempre."
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Credendo che non potesse succedere niente di pi serio di qualche proposta al limite rifiutata, Sudeshna promise al fratello che gli avrebbe dato una mano. Due giorni dopo la regina chiam Sairandhri e le chiese di portare da bere a Kichaka che in quel momento era a casa sua.
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Draupadi era molto preoccupata. "Oh no, mia regina, non mandarmi da lui. L'altro ieri mi ha fermata e mi ha fatto delle proposte. Era molto agitato e sembrava aver perso la ragione a causa di una passione malsana. Ti prego, non farmi andare da sola a casa sua."
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"Amica mia, tu ci stai andando su mio ordine, perci sii certa che non oser molestarti. Non temere, vai tranquillamente." A nulla valsero le preghiere della donna: dovette prendere il contenitore d'oro e dirigersi verso la casa.
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Ma appena Kichaka la vide sulla soglia, i suoi sensi si infiammarono; cos, toltole il contenitore dalle mani, tent di abbracciarla. Terrorizzata, Draupadi riusc a divincolarsi e a fuggire verso la sala del consiglio dove in quel momento erano riuniti i dignitari di corte. L'assemblea fu interrotta bruscamente dall'entrata della donna che chiedeva aiuto; dietro di lei era intanto sopraggiunto Kichaka, sconvolto dalla rabbia e dalla frustrazione.
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E, davanti a tutti, si ripet la terribile scena di dodici anni prima: Kichaka afferr Draupadi per i capelli e la gett in terra, scalciandola con furia. Tutti guardavano sbigottiti senza dire nulla.
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Quel giorno casualmente anche Bhima era presente. Vedendo la moglie per la seconda volta insultata in quel modo barbaro, il Pandava stava per scagliarsi contro Kichaka, ma con un gesto Yudhisthira fece in tempo a fermarlo. Lei piangeva, sul pavimento, coi capelli in disordine, e imprecava contro quei mariti che non erano capaci di proteggerla.
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Yudhisthira, per paura che se si fossero vendicati apertamente, le spie di Duryodhana li avrebbero scovati, si sforz di mantenersi calmo, e riusc a contenere la furia di Bhima dicendogli parole sagge.
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A quel punto Draupadi si appell a Virata, ma costui, troppo dipendente dal suo generale, non se la sent di prendere le sue difese, lasciandola per tornare sconsolata nel suo appartamento.
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Sudeshna appena la vide in quello stato le chiese cosa fosse successo. "Tu sapevi perfettamente cosa voleva da me tuo fratello," disse la donna infuriata, "e nonostante ci hai preteso che io mi recassi da lui. E ora mi chiedi cosa  successo? Quando i miei mariti mi vendicheranno e Kichaka giacer in terra senza vita, ricordati che sar stata anche colpa tua."
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Sembrava cos sicura di ci che diceva che Sudeshna cominci a temere per la vita del fratello. Quella sera, quando fu buio profondo, badando bene a non farsi vedere da nessuno, Draupadi usc dalla sua stanza e and in quella di Bhima. Lo scosse finch non lo svegli.
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"Destati, o Bharata, come puoi dormire dopo che tua moglie  stata insultata e malmenata in quella maniera?"
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Bhima si svegli e la trov sofferente e impaurita. Non tollerava di vederla piangere in quel modo, cos asciugandole gli occhi le disse: "Non preoccuparti pi di nulla, regina. Tu sai che io mai avrei permesso che ti accadesse una simile cosa; purtroppo per la seconda volta sono stato costretto a tollerare per obbedire a mio fratello.
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Ma in quanto a quel vigliacco che ha osato alzare le mani contro di te, una donna indifesa, non sopporter oltre. I suoi giorni sono finiti; lo giuro. Ascolta: domani devi andare da lui e fingere di averci ripensato e di voler accettare le sue proposte. Dovrai dirgli di venire la stessa notte nella sala degli ospiti dove lo aspetterai. Per il miserabile non trover te, in quel letto, bens un gandharva che lo uccider."
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Felice per la promessa del marito, Draupadi torn nelle sue stanze e dorm serenamente. Il mattino dopo, la donna fece in modo di farsi vedere da Kichaka e appena ebbe l'occasione di parlare sola con lui gli fece credere che aveva deciso di accettare il suo amore. Fuori di s dalla gioia per l'insperato cambiamento d'idea dell'amata, tutto il giorno questi non fece altro che pensare a lei e a prepararsi all'incontro; dentro di s malediva il tempo che sembrava non passare mai. Finalmente, tra i tormenti dei desideri della carne, giunse la mezzanotte.
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Quando Kichaka entr nella sala, Bhima lo stava aspettando, nascosto sotto delle lenzuola riccamente ricamate di modo che, giocando sulla lontananza e sulla penombra, egli potesse facilmente essere scambiato per una donna.
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Coi sensi infiammati e mormorando dolci parole d'amore, Kichaka si avvicin e pos la mano sulla spalla di quella figura: purtroppo per lui non si trattava del corpo morbido di una donna, ma di quello di un uomo nerboruto e possente. Di scatto Bhima si rizz in piedi, ruggendo come un leone infuriato.
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Sorpreso di trovarsi di fronte quella figura gigantesca e infuriata, Kichaka si difese valorosamente e pure invano: dopo un duro corpo a corpo perse la vita.
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La morte del nemico non plac tuttavia la furia bestiale di Bhima; tanta era l'aggressivit accumulata in anni di frustrazione che Bhima continu a far scempio di quel corpo, riducendolo in una palla informe di carne, spargendo sangue su tutte le pareti e in ogni punto del pavimento.
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In quel momento Draupadi entr e vide l'orrenda fine che aveva fatto il suo aggressore. Soddisfatti, i due tornarono a dormire.
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68. Si diffonde il terrore dei gandharva.
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Fu Draupadi stessa la mattina seguente a chiamare le guardie. "Venite a vedere cosa  successo al vostro generale. Guardate quello che capita a chi si inimica i gandharva. La sua vita non vale pi niente."
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Subito i soldati corsero ad avvertire Virata e Sudeshna, che si precipitarono sul luogo del tremendo massacro. Tutti versarono lacrime per quella tragedia.
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I funerali di Kichaka si svolsero il giorno dopo. In giro c'era molto malumore, specialmente tra i parenti e gli amici del morto, che parlottavano in continuazione. Cos quando ci che rimaneva di quel corpo straziato fu posto sulla pira, uno dei suoi fratelli disse: "Giacch il nostro valoroso Kichaka era cos innamorato di quella donna da gettare via la sua vita, che almeno possa averla dopo la morte. Andiamo a prenderla e bruciamola insieme a lui. Che questa sia la nostra vendetta."
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Allora sbraitando forte tutti si rivolsero in direzione di Virata, il quale non se la sent di opporsi a quello che, anche senza Kichaka, era il clan pi potente della citt; cos permise alla folla di entrare nel palazzo reale e di irrompere nelle camere di Draupadi, che terrorizzata venne trascinata verso la pira.
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Bhima sent le grida e non ci mise molto a capire cosa stava accadendo. Mascherato in modo da non farsi riconoscere, corse verso il luogo, sradic un albero e si gett in mezzo alla calca come un dio della morte, e tanto veloce fu la sua azione che ancor prima che i parenti di Kichaka potessero realizzare quello che stava per avvenire, in pochi minuti decine di loro furono sterminati. Solo alcuni riuscirono a fuggire.
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In breve il campo era diventato un vasto cimitero e Draupadi era stata liberata dalle corde che la legavano. Nessuno seppe riconoscere l'autore del massacro.
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Dopo il duro colpo della morte di Kichaka, quell'altra carneficina atterr la cittadinanza. Si diffuse il terrore che la furia dei gandharva non si fosse placata con quel sangue, e che ora volessero vendicarsi contro tutti. Ma fu Draupadi stessa che volle tranquillizzare la popolazione parlando pubblicamente e assicurando che la rabbia dei mariti si era gi spenta. Ma Virata era ancora spaventato.
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La sera stessa parl alla moglie. "Questa donna  troppo bella e i suoi mariti sono troppo forti. Non possiamo correre altri rischi: non deve rimanere oltre in citt. Dille di andare via e di cercare altrove una sistemazione."
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Ma quando Sudeshna le riport la decisione del marito, lei rispose: "Cara amica, lasciami rimanere solo per altri tredici giorni, e poi me ne andr. In questo modo non provocherete l'ira dei miei mariti."
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Considerato che si trattava di poco tempo, Virata fu d'accordo. Infatti mancavano esattamente tredici giorni al termine dell'ultimo anno del loro esilio.
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69. Consiglio ad Hastinapura.
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Per tutto l'anno le spie di Duryodhana avevano viaggiato in continuazione in tutto il mondo, nella speranza di trovare i Pandava o almeno qualche traccia. Ma fino ad allora le loro ricerche erano state infruttuose. Una dopo l'altra erano tornate ad Hastinapura.
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Un giorno nella sala del consiglio si ricominci a parlare dei Pandava. "I miei emissari pi abili sono tornati," disse Duryodhana, "senza aver trovato indizi. Forse i miei cugini sono morti nella foresta per gli stenti, le malattie, o forse sono caduti vittime di qualche rakshasa. Se cos fosse le nostre preoccupazioni sarebbero finite."
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"Non illuderti," replic Bhishma, "i figli di Pandu non sono tipi da morire in una foresta. Preparati al loro ritorno."
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A Duryodhana aveva sempre dato fastidio la maniera di come quest'ultimo e Drona stesso parlavano dei Pandava; da come li descrivevano, sembrava che fossero gli unici valorosi del mondo.
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"Se non sono morti nella foresta, li incontreremo senza timori sul campo di battaglia," rispose aspramente. Ognuno era perfettamente cosciente che mancavano pochi giorni alla scadenza dei tredici anni, dopo di ch l'impegno di Yudhisthi-ra sarebbe scaduto e i Pandava sarebbero stati liberi di vendicarsi dei torti subiti.
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E ognuno sapeva bene quali sarebbero state le reazioni di Bhima, di Arjuna, dei gemelli, di Drishtadyumna, di Krishna e dello stesso Yudhisthira. Niente li avrebbe fermati. Per questa ragione gli anziani, primo fra tutti Dritarashtra, tentarono di convincere Duryodhana a chiedere la pace quando i cugini si fossero ripresentati per riavere il loro regno. Ma il suo atteggiamento non lasciava sperare nulla di buono, cosicch cominci a serpeggiava tra di loro un profondo pessimismo.
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Il giorno seguente tornarono anche gli informatori che erano stati inviati a Matsya e raccontarono gli ultimi avvenimenti riguardanti Kichaka e lo strano massacro dei suoi familiari. La cosa era fin troppo evidente per non destare sospetti.
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Duryodhana e i suoi amici pi intimi si riunirono in segreto. "In tutta Bharata-varsha si possono contare gli uomini che avrebbero potuto affrontare Kichaka," riflett a voce alta il Kurava, "e uno di questi  Bhima. Amici, forse li abbiamo trovati. Che si nascondano da Virata?"
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Tra gli amici pi fidati di Duryodhana c'era Susharma, il re dei Trigarta, che nutriva un odio viscerale per i Pandava, in particolare per Arjuna da cui era stato assoggettato durante la campagna militare per il rajasuya.
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"La notizia della morte di Kichaka mi rallegra," disse, "perch questo ci offre nuove prospettive. Noi abbiamo sempre tentato di conquistare il regno di Virata, ma non ci siamo mai riusciti proprio a causa del valore di questo generale. Sono convinto anch'io che i Pandava si nascondono l. Io propongo di costringerli a tradirsi, a mostrarsi, in modo che possiamo rispedirli nelle foreste. Forse ho un piano; ascoltate."
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E Susharma propose la sua idea diabolica: le sue truppe avrebbero invaso da sud il territorio di Matsya, portandone via le mandrie e costringendo Virata ad accorrere per difendere le propriet dei suoi cittadini. E il giorno dopo, mentre quella parte del regno fosse stata praticamente priva di protezione, i Kuru avrebbero attaccato dal nord.
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In questo modo i Pandava si sarebbero sentiti costretti ad intervenire per aiutare Virata, col quale avevano un debito di riconoscenza. Se quella strategia avesse funzionato, li avrebbero riconosciuti.
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Dopo aver studiato tutti i particolari e aver risolto i molti problemi di ordine tattico, il progetto trov tutti d'accordo. Fu deciso che i Trigarta avrebbero avuto otto giorni di tempo per prepararsi mentre i Kuru avrebbero attaccato il giorno dopo. Cominciarono i preparativi per la spedizione di guerra.
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70. L'attacco di Susharma.
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Penetrando nel territorio dei Matsya dal fronte meridionale, i Trigarta invasero la regione, frantumando senza difficolt ogni difesa; privi del valido comando di Kichaka i soldati vennero travolti in poche ore e le mandrie rubate.
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Virata fu subito informato dell'aggressione, e organizz velocemente le truppe, partendo il giorno stesso in direzione del fronte sud. Avendo bisogno di ogni aiuto, port con s tutti i Pandava, ad eccezione di Arjuna, creduto un eunuco e quindi ritenuto non adatto al combattimento.
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L'esercito raggiunse l'aggressore il giorno dopo; fu ingaggiata una feroce battaglia durante la quale Virata, preso prigioniero dal forte Susharma, fu liberato da Bhima e dai gemelli. Gli eroi della giornata furono proprio i due figli di Madri, che sfogarono nel combattimento tutta la furia per troppi anni repressa. Increduli per tanto inaspettato valore, i Trigarta abbandonarono le mandrie e si rifugiarono in patria.
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71. Arjuna sconfigge i Kuru.
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Il giorno seguente, mentre Virata e i suoi soldati erano ancora impegnati contro i Trigarta, i Kuru invasero Matsya varcando i confini settentrionali e sconfiggendo con irrisoria facilit le poche guarnigioni dislocate in quella zona. Quando i mandriani arrivarono trafelati, a corte era rimasto solo il principe Uttara, il giovanissimo figlio di Virata. Tutti gli uomini abili erano con il re a sud. Non rimase loro che lagnarsi con lui.
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"Non preoccupatevi, pastori," disse il ragazzo, "nonostante la mia giovane et io sapr recuperare il maltolto, le nostre mandrie, e punire i ladri. Non temete, partir immediatamente."
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"Principe," ribatterono i pastori piuttosto preoccupati, "ci che dici ci sembra impossibile da attuarsi. Noi ti abbiamo detto che tra le file nemiche abbiamo visto anche Karna, Duryodhana, e persino Bhishma e Drona. E' un grande attacco: non hanno mandato solo le truppe. Cosa puoi fare tu da solo, senza l'ausilio dei tuoi militari?"
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"So bene chi c' tra le file dei nostri avversari, ma non mi spaventano n Karna, n Duryodhana, n nessun altro. Aspettate solo di vedermi combattere. Io vi dico che da solo metter in fuga i celebri guerrieri Kurava."
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Le spacconate infantili di Uttara fecero sorridere di cuore Draupadi, la quale pens a come fare per proteggere la vita del ragazzo. L'opportunit gliela diede lo stesso principe, quando si lament di non poter, tuttavia, andare perch gli mancava un auriga valido.
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Draupadi disse: "Se ti manca l'auriga, porta con te Brihannala. Egli sapr guidare benissimo il tuo carro." "Ma Brihannala  un eunuco," rise forte il principe e con tono severo continu: "Come potr costui partecipare a una battaglia? Quando il campo sar diventato un inferno, finir con lo spaventarsi a morte e fuggir via, lasciandomi solo sul campo di battaglia."
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"Ti sbagli," rispose Draupadi. "Nel passato io so che Brihannala ha guidato anche il carro di Arjuna in un'azione di guerra, quindi deve essere molto esperto. Puoi essere certo che ti sar di grande aiuto."
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A Uttara, che avrebbe preferito che il gioco finisse l, non rimase che accettare. Dopo poche ore si ritrov in viaggio verso nord. Quando arrivarono in prossimit del confine, i due avvistarono l'esercito dei Kuru, che sembrava tanto simile a un mare in grande fermento.
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A quel punto Uttara cominci a sudare freddo; davanti a s c'erano decine di migliaia di esperti di guerra e spietati soldati, capeggiati da eroi celebri per le loro gesta, quali i figli di Dritarashtra, e Bhishma, Drona, Karna, Kripa e tanti altri. Pensando a quei combattenti, dei quali aveva sentito parlare gi da bambino e che sino ad allora aveva immaginato pi come figure leggendarie che persone reali, si sent pervaso da un terrore folle, tanto che i capelli gli si rizzarono in testa. Resosi conto che i suoi propositi erano solo le spacconate di un ragazzo, sent vicina la morte.
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"Brihannala," balbett terrorizzato, "gira il carro, torniamo indietro. Immediatamente." Arjuna si gir e lo guard sorridendo. "Tornare indietro? Ma li abbiamo appena raggiunti. Dobbiamo recuperare le mandrie. Perch vuoi scappare?"
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"Torniamo indietro, ti dico," grid. "Ma lo sai chi c' laggi che noi pretenderemmo di sconfiggere? Bhishma, Drona, e gli altri. Come puoi immaginare che un ragazzo come me che non ha neanche terminato il suo periodo di studi, possa affrontare quegli eroi che neanche i deva saprebbero battere? Torniamo indietro immediatamente."
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Ma Arjuna si rifiut di fuggire e cerc di convincerlo ad andare avanti. Al colmo del terrore, Uttara salt gi dal carro e cominci a correre nella direzione opposta. Il Pandava si gett all'inseguimento e lo immobilizz, rassicurandolo con parole colme di saggezza.
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Nel frattempo i Kuru, da lontano, avevano osservato divertiti la singolare scena del giovane che fuggiva precipitosamente e dell'eunuco che lo inseguiva. Ma mentre tutti ridevano, l'intelligente Bhishma guardava senza ridere.
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"Quell'eunuco somiglia molto ad Arjuna," disse con tono preoccupato a Drona, "e se ci  vero dovremo prepararci a un duro scontro."
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Messo al corrente delle preoccupazioni dell'anziano, Duryodhana in cuor suo si rallegr; credeva di aver raggiunto il suo scopo.
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"Se quello  Arjuna, allora ci siamo riusciti. Il tredicesimo anno non  ancora trascorso interamente, e quindi lui e i suoi fratelli dovranno tornare nella foresta per altri tredici anni. E in ogni caso di cosa vi preoccupate? E' solo e noi siamo in tanti. O pensate che egli possa sconfiggere senza aiuti un intero esercito?"
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Gli anziani non risposero, ma dall'espressione del viso di Drona e del figlio Asvatthama era evidente che erano preoccupati. Duryodhana era confuso. Non capiva il motivo per cui quegli eroi invincibili temessero tanto quel solitario avversario.
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Nel frattempo Arjuna era riuscito a convincere Uttara a non arrendersi. "Insomma, cosa vuoi che faccia," gemeva Uttara mentre si dirigevano verso il carro, "io, che sono poco pi di un bambino? Come vuoi che combatta da solo i Kurava?"
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"Non aver timore," rispose Arjuna, "tu non dovrai combattere; lo far io al tuo posto. Tu dovrai solo guidare il carro, al resto penser io." Il principe lo guardava sbigottito.
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"Guarda l, quell'albero shami; tempo fa, degli eroi hanno nascosto sulla sua cima le loro armi tutte di origine celestiale. Vai a prenderle: con quelle non potremo perdere."
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Condotto a forza all'albero, Uttara port gi il grosso fagotto e quando lo apr dovette coprirsi gli occhi per proteggersi dal bagliore. "Queste sono le armi dei Pandava," disse Arjuna, "e quest'arco  Gandiva. Tutte queste armi sono state date donate loro dagli stessi deva. E chiunque le possiede acquista una forza incomparabile."
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Cos il grande eroe, dopo essersi chinato a terra per porgere loro i rispetti, afferr Gandiva e lo sollev; e fece vibrare la corda con un vigore impressionante, che caus un tuono talmente assordante che fece tremare i soldati Kurava. Nessuno kshatriya al mondo ignorava quel suono inconfondibile.
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"E' Arjuna,  Arjuna," mormorarono tutti in gran fermento. "Stanno arrivando i Pandava. Che i deva ci proteggano." Un panico irrefrenabile si diffuse tra i soldati. Ci fece arrabbiare Duryodhana.
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"Questo terrore che si  impadronito delle nostre truppe  colpa tua," disse a Bhishma con tono seccato. "Qual  il tuo scopo nel diffondere una paura immotivata? Prima di tutto dovremmo essere ben contenti se quel suono appartiene a Gandiva, poich ci significa che Arjuna si  scoperto. Ma se pure egli desideri combattere contro di noi, per quale ragione dovremmo preoccuparci? Abbiamo un possente esercito guidato dai pi forti generali del mondo per cui non dovremmo temere neanche i deva con Indra a capo. Questa tua inquietudine non ha ragione di essere."
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Bhishma, che era un maestro di astrologia, sment seccamente il nipote. "Ti sbagli ancora, Duryodhana. Posso assicurarti che il tredicesimo anno  terminato nel momento esatto in cui Arjuna ha fatto vibrare Gandiva, e per quanto riguarda la battaglia contro di lui, fra breve ti accorgerai perch sono cos allarmato."
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Nel frattempo Arjuna, per rincuorare il principe che a quel punto cominciava a sentirsi particolarmente confuso, gli aveva rivelato la sua identit, quella dei fratelli e della moglie. Poi lo aveva messo alla guida del carro spronandolo ad andare contro i Kurava.
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Mentre il carro da guerra si avvicinava sollevando grandi nubi di polvere, i peggiori presagi apparvero nel cielo sovrastante i Kurava: segni che profetizzavano la sconfitta. Tutti i pi esperti misero Duryodhana in guardia.
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Fu a quel punto che la furia di Karna esplose. "Basta con queste glorificazioni irragionevoli di quel singolo uomo che niente pu fare contro di noi. Se avete paura di lui, fatevi da parte, andate a nascondervi, e io dar la vittoria al nostro re."
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Offesi da quelle parole, Kripa ed altri reagirono verbalmente. Asvatthama addirittura, sentendo insultare il padre, stava per scagliarsi contro il figlio di Surya con furia omicida. Ma Duryodhana riusc a placare gli animi. E si cominci a disporre le difese, in attesa dell'urto con il celebre figlio di Indra.
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Il carro era ancora lontano quasi due chilometri, quando tre frecce caddero ai piedi di Bhishma, Drona e Kripa: era un segno di saluto e di rispetto. A quel gesto i tre venerabili acarya sorrisero e benedissero Arjuna.
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Fu una grande battaglia. L'incontenibile Pandava sconfisse uno ad uno tutti i maharatha presenti sul campo, riuscendo persino a far perdere i sensi ai sei pi grandi, Kripa, Asvatthama, Karna, Bhishma, Duryodhana e Drona. A ognuno port via un trofeo di vittoria.
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Massacrati a migliaia, i soldati Kurava si ritirarono disordinatamente oltre i confini: quel giorno era letteralmente impossibile combattere contro Arjuna, che sembrava la morte fattasi uomo.
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72. Il segreto  svelato.
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Uttara era stupefatto: non aveva mai visto nessuno combattere in quel modo, n pensava che fosse umanamente possibile. E quando vide le truppe Kurava ritirarsi, lanci grida di gioia e gett in aria le sue armi.
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Dopo aver recuperato le mandrie e averle riaffidate agli esperti pastori, il Pandava disse: "Caro principe, io ti ho aiutato perch avevo un debito di riconoscenza verso tuo padre, il quale, seppur inconsciamente, ci ha offerto asilo e protezione per un anno. Ma ora in cambio dovrai promettermi una cosa: fino a domani la mia identit e quella dei miei fratelli dovrai tenerla nascosta; nessuno dovr venire a conoscenza di ci che  accaduto oggi."
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Uttara promise e dopo aver riposto le armi sull'albero shami, i due si apprestarono a tornare alla capitale. Durante il viaggio parlarono del successo ottenuto.
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Nel frattempo Virata era rientrato dalla battaglia vittoriosa contro i Trigarta e non vedendo il figlio che solitamente lo aspettava fuori delle porte della citt, chiese dove fosse. "Mentre tu eri in guerra nei territori che si estendono a meridione," lo informarono, "i Kuru ci hanno attaccati a nord e ovviamente non c'era nessuno che potesse contrastarli. Appena il nostro coraggioso principe lo ha saputo,  subito corso a difendere le nostre propriet. E per quanto riguarda l'auriga, non avendo trovato nessun altro, ha portato con s Brihannala."
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Virata non riusciva a credeva a ci che sentiva. "Mio figlio  andato da solo contro i Kuru? Ma  una pazzia. Lui  poco pi di un ragazzo e ha una scarsa educazione militare: cosa potr mai fare contro un esercito come quello? E per giunta con un eunuco come auriga?"
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In preda all'ansiet per la sorte toccata al ragazzo, diede disposizioni perch l'esercito si preparasse per ripartire immediatamente. Intanto che i generali davano le disposizioni, Yudhisthira cerc di calmarlo. "Non temere per la vita del principe Uttara, perch se Brihannala  andato con lui, tuo figlio non corre alcun pericolo."
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A Virata sembrava strano sentire il suo fidato compagno tessere simili lodi di colui che non era neanche un uomo; ma indaffarato com'era nel dare ordini ai suoi collaboratori, non si diede pena di ribattere.
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Passarono ore di angoscia. Poi i messaggeri che erano stati mandati in avanscoperta tornarono. "O re, ti portiamo buone notizie. Il principe Uttara e il suo auriga Brihannala stanno tornando vittoriosi. L'esercito del re Duryodhana, forti di grandi eroi come Bhishma, Drona, Karna e tanti altri,  stato messo in fuga. Pensa che queste persone sono gi tornate entro i loro confini, lasciando molti morti sul terreno. Non troviamo altra spiegazione al fatto se non quella di attribuire la vittoria a tuo figlio, il quale deve essere riuscito da solo a sconfiggere il nemico."
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Virata stentava a crederci: una simile cosa era impossibile, ma i messaggeri insistevano che quella era la verit, che avevano da poco visto di persona il campo di battaglia cosparso di corpi umani e di animali, di detriti di carri e di armi, e che loro stessi avevano visto Uttara tornare. A quel punto a Virata non rimase altro che crederci.
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Spumeggiante di felicit e di orgoglio disse: "Vieni, Kanka, dobbiamo festeggiare questa incredibile vittoria. Giochiamo a dadi, facciamo festa e aspettiamo spensieratamente il ritorno dell'eroe."
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E mentre giocavano Virata tesseva le lodi di Uttara, paragonando il suo valore a quello di Indra. Ma Yudhisthira rispondeva in tono diverso. "Nessuna sorpresa che tuo figlio abbia respinto gli invincibili Kurava, visto che Brihannala era con lui."
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A quel punto il re cominci a spazientirsi. "Insomma, come puoi pensare che un eunuco sia stato l'artefice di una vittoria cos grande? E' pi che evidente che il merito deve essere attribuito a mio figlio perch  stato lui a riportare il trionfo. O credi forse che sia stato l'eunuco a combattere contro Bhishma e Drona?"
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Ma poich Yudhisthira continuava ad attribuire il merito della vittoria a Brihannala, Virata perse la pazienza e gli scagli i dadi sul viso, ferendolo al naso. Al figlio di Pandu uscirono alcune gocce di sangue che gli scesero fino alle labbra. Ma prima che potessero cadere in terra, Sairandhri era corsa a raccoglierle.
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"Che fai?" chiese il monarca evidentemente stupito, "perch raccogli il suo sangue in una coppa?" "Non ti rendi conto di cosa hai fatto," rispose lei. "Se questo sangue si fosse riversato sul pavimento in breve tempo tu, la tua famiglia e tutto il tuo regno sareste stati completamente distrutti."
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Virata era sempre pi confuso. Stavano accadendo troppe cose che non riusciva a capire. In quel momento arriv Uttara. Mentre il padre tutto inorgoglito correva ad abbracciarlo, il giovane s'accorse che Yudhisthira sanguinava dal naso e che Draupadi gli teneva il calice sotto il mento.
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Immediatamente grid: "Chi ha ferito quel grande uomo? chi  stato? chi ha  commesso tale atto suicida?" "Sono stato io," rispose il padre, "ma non adombrarti per una cosa di cos poca importanza e festeggiamo invece la tua grande vittoria."
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"Tu non sai come stanno le cose. Io non ho sconfitto quei grandi eroi, n mai sarei riuscito a farlo. Qualcun altro l'ha fatto salvandomi la vita e le propriet del nostro regno. E non sai neanche immaginare chi  colui che hai osato colpire. Chiedigli subito perdono, o tutti noi periremo come moscerini in un grande fuoco."
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Con le idee sempre meno chiare, per fare contento il figlio, Virata chiese scusa a Yudhisthira. "Ma chi  infine questo grande guerriero che ti ha salvato la vita e ha recuperato le nostre mandrie? Perch non viene a ricevere la mia riconoscenza? Chiunque egli sia gli conceder tua sorella in sposa e vaste ricchezze e onori." "Padre, per oggi questo grande uomo non vuole venire da te; ma domani sar qui e tu potrai esternargli la tua gratitudine."
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Il mattino seguente, i Pandava si alzarono di buon'ora, ma non indossarono i soliti vestiti. Bagnatisi in acque impregante dei profumi pi fragranti e copertisi di sete preziose di fattura squisita, si recarono nella sala reale e presero posto sui seggi riservati ai monarchi ospiti.
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Quando entr Virata e vide il suo compagno, il cuoco, l'eunuco e i due mandriani che sedevano insieme su quelle sedie solenni, si adir profondamente.
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"Kanka, tu sei un ospite gradito e un caro amico, ma non hai il diritto di sedere sul trono dei re. E ci vale anche per gli altri. Perch vi comportate in questa maniera?"
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Colui che Virata credeva fosse Brihannala l'eunuco, parl per tutti. "La persona che tu conosci come brahmana e giocatore di dadi  invece degna di sedersi nello stesso trono di Indra. E' Yudhisthira, il maggiore dei Pandava." Poi, uno dopo l'altro, indic Bhima, Nakula, Sahadeva, s stesso e infine Draupadi. Come si pu facilmente immaginare, il monarca e tutti i presenti restarono senza parole per la sorpresa. Dopo i primi attimi di sbigottimento, ai figli di Pandu furono offerte scuse e grandi onori.
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"Dunque l'eroe che ha salvato mio figlio  Arjuna. E' lui che devo ringraziare per avergli salvato la vita quando per un atto di spavalderia infantile  voluto correre ad affrontare i Kurava. Ieri ho promesso che a questa persona avrei offerto mia figlia in sposa e spero che, come pegno di alleanza, voglia accettarla."
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A quel punto il giovane principe Uttara accompagn la sorella nella sala del consiglio. Allora Arjuna parl: "Per un anno, grazie alla maledizione di Urvashi, ho potuto vivere vicino a lei come un eunuco e le ho insegnato il canto e la danza. Io sono dunque il suo maestro e non  corretto prendere come moglie la propria discepola. Ma non posso neanche rifiutarla perch, essendo stati tanto tempo insieme, qualcuno potrebbe dubitare della sua castit e della mia correttezza: sar la sposa di mio figlio Abhimanyu." I presenti dimostrarono il loro assenso applaudendo alle sagge parole di Arjuna.
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73. Il matrimonio di Abhimanyu.
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La notizia che i fratelli Pandava avevano terminato con successo il loro ultimo anno di esilio si diffuse in tutto il mondo e semin sgomento ovunque. Ci significava che con tutta probabilit presto sarebbe scoppiata la guerra.
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In quei giorni costoro, con i loro amici pi intimi, si trasferirono a Upaplavya, una delle citt del regno di Matsya, dove cominciarono a prepararsi militarmente nell'eventualit di un conflitto.
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Non tardarono ad arrivare tutti gli alleati. Prima Krishna e Balarama, poi Drupada, Satyaki e migliaia altri re e grandi eroi cominciarono ad affollare la citt, tutti ansiosi di vendicare i torti inflitti agli amici. Ma nel mezzo di tanto fermento guerriero in quei giorni ci furono anche momenti di gioia, quando fu celebrato lo sfarzoso matrimonio tra Abhimanyu e la sorella di Uttara. Le nuvole nere della guerra prossima non oscurarono fortunatamente quella giornata felice.
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Libro 5. UDYOGA PARVA
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74. Gli alleati a consiglio.
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Gli echi dei festeggiamenti del matrimonio di Abhimanyu con Uttara si erano appena spenti quando i Pandava cominciarono a concentrare le loro attenzioni sull'imminente guerra. Riunitisi nella capitale di Virata, i cinque fratelli si incontrarono di prima mattina con i loro alleati. Drupada e Virata furono i primi a entrare nella sala del consiglio, poi via via tutti gli altri.
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Quando ognuno di loro si fu seduto comodamente sul proprio seggio, Krishna apr le discussioni ricordando ai presenti gli avvenimenti degli ultimi anni.
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"E' ovvio che noi, che sosteniamo di essere uomini retti, non siamo qui per concordare una vendetta cieca contro i Kurava, che pure non meriterebbero altro, ma per cercare una soluzione giusta e che arrechi beneficio a tutti. Infatti una guerra non coinvolgerebbe solo i responsabili di tanta empiet ma anche coloro che sono perfettamente innocenti e che anzi per tanti anni hanno tentato di offrire buoni consigli. Dunque, ognuno di voi dica la propria opinione al riguardo."
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Segu Balarama, il fratello di Krishna, il quale inaspettatamente profer parole che stupirono immensamente i presenti. "Quello che  stato appena detto  giusto. Non dobbiamo cercare la vendetta. In fin dei conti non dimentichiamo che Duryodhana non ha costretto Yudhisthira a giocare, ma che  stata una sua libera scelta. Per tutto ci che  successo non  dunque corretto che gli si addossi ogni colpa. Anche i figli di Pandu ne hanno; e perch questa guerra venga evitata bisogna che anch'essi accettino la loro parte di responsabilit. Questa guerra deve essere evitata in tutti i modi possibili."
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Era cosa nota che Duryodhana fosse stato un discepolo di Balarama diligente e affezionato, ed era naturale che questi volesse proteggerlo; non dimentichiamo, infatti, che gli aveva addirittura promesso Subhadra in sposa, e che solo il rapimento ad opera di Arjuna era servito ad evitarlo. Ma anche se Balarama era molto rispettato, ci che aveva detto non piacque praticamente a nessuno.
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La reazione pi veemente provenne da Satyaki. "Ci che hai detto mi sembra strano. Pare quasi che tu ignori la realt, e cio che Duryodhana  l'anima nera della razza Bharata, che si  comportato da villano imbroglione, da ladro, da assassino, ed  invidioso come un serpente. Lui e i suoi compari hanno complottato per derubare i Pandava del loro regno e con l'inganno ci sono riusciti, giocando sul fatto che Yudhisthira non avrebbe potuto sottrarsi alla sfida dei dadi che tra l'altro erano truccati.
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E a parte tutto ci, ora, dopo altri tredici anni di sofferenze, proporresti di dimenticare tutto, compresi gli insulti a Draupadi e le innumerevoli provocazioni che essi hanno dovuto sopportare? Come puoi dire che la guerra deve essere evitata a ogni costo? Sappiamo tutti che Duryodhana non restituir mai il regno ai Pandava e che si potrebbe evitarla solo se loro rinunciassero al diritto di governo. E' questa la tua proposta? Io dico che combattere  l'unica cosa giusta da fare in questo momento affinch giustizia venga fatta."
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Le discussioni si protrassero a lungo e tutti ovviamente condannarono il figlio di Dritarashtra e la sua politica demoniaca. Infine unanimemente fu deciso di mandare un brahmana ad Hasti-napura come messaggero allo scopo di sondare gli umori e le reazioni di Duryodhana. Ma nessuno si illudeva pi di tanto: conoscendo quel cuore roso dall'invidia, era sin troppo prevedibile come sarebbe andata a finire.
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Per questo i preparativi per lo scontro armato cominciarono comunque. Numerosi delegati si recarono in tutte le parti del mondo per chiedere alleanze.
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Nel frattempo anche Duryodhana si era preoccupato di procurarsi appoggi militari. Nei giorni che seguirono l'immensa piana di Bharata-varsha, l'antico continente indiano, vide immensi spostamenti di uomini e mezzi, un tramestio di tale entit come mai si era visto su questo pianeta. E parte di questi marciavano in direzione di Upaplavya, altri verso Hastinapura.
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75. Arjuna e Duryodhana a Dvaraka.
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Dopo essere stato debitamente istruito su cosa dire al cospetto dell'assemblea dei Kurava, l'ambasciatore era partito. Nella stessa giornata gli alleati dei Pandava avevano fatto ritorno ai propri regni in modo da iniziare i preparativi per la partenza dei propri eserciti.
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Come gi detto fervevano anche intense manovre diplomatiche per assicurarsi l'aiuto dei monarchi dei vari regni di Bharata-varsha. I Pandava personalmente viaggiarono nella speranza di garantirsi assistenza e amicizie.
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In quei giorni Arjuna venne a sapere che Duryodhana intendeva chiedere a Krishna di combattere dalla sua parte, e per tale ragione era gi partito alla volta di Dvaraka. In tutta fretta si precipit nella citt del Signore, ma quando vi giunse si accorse che Duryodhana era arrivato pochi minuti prima di lui. Fianco a fianco entrarono nella sfarzosa reggia e chiesero di parlare col divino re di Dvaraka.
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"In questo momento sta dormendo," disse loro Satyaki, "ma voi siete suoi parenti, quindi avete libero accesso alle sue stanze private. Andate."
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Con irruenza, il Kurava entr per primo e sentendosi per nulla inferiore al Signore gli si sedette accanto, all'altezza del viso. Arjuna invece si inchin ai suoi piedi con le mani giunte. Quando Krishna apr gli occhi vide per primo Arjuna, in posizione di preghiera.
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"Amico caro," disse allora Krishna, "sei qui? Perch sei venuto a trovarmi? Se hai qualche problema e vuoi da me aiuto per risolverlo io te lo conceder senza dubbio." Fu a quel punto che si accorse della presenza di Duryodhana al suo fianco, il quale gli offr rispettosi saluti. "Anche tu qui? per quale ragione sei venuto?"
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"Nel caso che ci sia guerra, sono venuto a chiederti di combattere dalla mia parte, " rispose il Kurava. Con un cenno del capo Arjuna fece capire di essere l per la stessa ragione.
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"Ma io sono arrivato per primo, e quindi  pi giusto che tu soddisfi la mia richiesta prima della sua," afferm Duryodhana.
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"Anche se sei arrivato pi presto, quando ho aperto gli occhi ho visto prima Arjuna che era ai piedi del mio letto, e gli ho promesso che gli avrei concesso qualsiasi cosa desideri. Spetta a lui quindi chiedere per primo. Ma nonostante la tua empiet, anche tu sei mio parente e hai fatto un viaggio cos lungo per venirmi a trovare che non ti deluder mandandoti via senza niente.
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Arjuna potr scegliere tra due possibilit: da una parte ci sono io, che non combatter attivamente nella battaglia, dall'altra il mio potente esercito, i Narayana."
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Senza pensarci nemmeno per un istante, Arjuna scelse di avere Krishna accanto a s. Nel suo intimo Duryodhana sorrise: pensava che per colpa di un gesto di sentimentalismo, i Pandava si erano persi uno dei pi potenti eserciti del mondo, composto da un akshauhini di truppe, che ora sarebbero state tutte sue. Dopo aver stabilito ogni cosa, ringraziando, Duryodhana usc dalla stanza. Si diresse verso la casa del suo maestro Balarama.
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"Io sono un tuo discepolo," gli disse con tono umile, "e sono dipendente da te. Combatti dalla mia parte e procurami la vittoria."
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Quel giorno Balarama non aveva l'aria molto allegra. "Voi, figli di Dritarashtra mi siete tutti cari alla stessa maniera dei figli di Pandu: mai potrei alzare le armi contro gli uni o gli altri. Io ho sempre auspicato la pace tra di voi, e in ogni caso ho consigliato a mio fratello di non prendere le difese di nessuno. Ma so che Krishna prender le parti dei Pandava e conosco anche le ragioni di una simile decisione.
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Io non potrei mai combattere contro mio fratello, n contro di te, e per questo ho scelto di non partecipare affatto a questa guerra; e siccome non voglio neanche assistere a tale massacro, fra qualche giorno partir per un tirtha-yatra. In ogni caso  giusto che tu sappia una cosa: se Krishna  dalla loro parte tu non hai nessuna speranza di vittoria."
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Duryodhana non prese molto sul serio le ultime parole del maestro; che danno avrebbe potuto causare in una guerra un uomo che non combatteva? Krishna aveva promesso che non avrebbe partecipato attivamente alle ostilit e ci lo faceva sentire al sicuro.
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Salutato Balarama, Duryodhana si precipit da Kritavarma e lo convinse a prendere le sue parti. Il giorno stesso ripart; era soddisfatto del suo operato. Aveva ottenuto l'aiuto dei Narayana e di Kritavarma con la sua vasta armata, ed era persino riuscito ad impedire che Krishna e Balarama combattessero dalla parte dei Pandava.
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Ma se Duryodhana avesse potuto leggere nei pensieri pi segreti di Balarama avrebbe perso di colpo ogni entusiasmo. Immerso in meditazione, con la sua visione perfetta, egli aveva gi presagito che avendo i Pandava Krishna con loro, i Kurava erano destinati a essere sterminati.
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76. Krishna auriga di Arjuna.
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Appena Duryodhana usc dalla sua stanza da letto, Krishna guard Arjuna con stupore. "Che sciocchezza hai commesso, amico mio! Hai scelto me nonostante io non abbia intenzione di impugnare armi, al posto di un esercito pressoch invincibile. Non credi di aver fatto un errore?"
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"Non lo penso affatto," ribatt questi sorridendo apertamente, "perch conosco la natura trascendentale delle tue attivit e so perci quello che significa averti accanto. Ma nella guerra che ci aspetta vorrei che tu assumessi un ruolo speciale, per soddisfare un desiderio che ho sempre avuto e che spero tu voglia esaudire."
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"Dimmi cosa posso fare."
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"Ho sempre sognato di scendere sul campo di battaglia con te alla guida del mio carro. La guerra  oramai vicina e difficilmente potr essere evitata: se tu vorrai condurmi fra le file nemiche, io considero questa guerra gi vinta."
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In quel momento entr Satyaki con la notizia che Kritavarma avrebbe combattuto contro di loro. I giorni che passavano rendevano sempre pi chiara una cosa: quella guerra avrebbe causato una spaventosa carneficina fra amici e parenti, ragion per cui si doveva fare il possibile per evitarla. I tre partirono alla volta di Upaplavya.
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77. L'arrivo degli eserciti.
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Anche il re di Madra, il famoso Shalya, fratello di Madri e quindi zio dei Pandava, era venuto a sapere che questi ultimi avevano terminato il periodo del loro esilio. Naturalmente aveva deciso di unirsi a loro. Accompagnato dal valoroso figlio Rukmiratha e dal suo grande esercito, era gi partito per Upaplavya.
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Quando le spie lo informarono che Shalya stava gi in viaggio, Duryodhana escogit un piano per costringerlo a combattere per lui. Lungo la strada che il sovrano avrebbe percorso, fece erigere velocemente dei luoghi di ristoro e d'intrattenimento, dando istruzioni agli inservienti di trattare gli uomini con la massima attenzione, senza badare a spese e soprattutto evitando con accortezza di rivelare chi era stato a organizzare tutto.
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Allorch Shalya e i suoi uomini si furono rifocillati con piena soddisfazione ed ebbero riposato in letti sontuosi, il re, certo che quella fosse stata un'iniziativa di Yudhisthira, disse: "Riferite al vostro sovrano che gli sono riconoscente per quanto  stato fatto, e che mi impegno di combattere dalla sua parte."
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Appena Duryodhana venne a sapere della promessa del re di Madra, corse da lui, e lo ringrazi per l'aiuto che gli aveva offerto. Shalya era costernato, non aveva la minima intenzione di combattere per quell'essere invidioso e peccatore, ma aveva dato la sua parola e non poteva pi tirarsi indietro. Dopo aver promesso al Kurava che sarebbe tornato presto, and a Upaplavya.
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Salut i nipoti e raccont loro ci che era accaduto. Yudhisthira fu profondamente rattristato all'idea di avere contro suo zio. "Non preoccupatevi," disse loro Shalya. "Anche se sono stato ingannato da Duryodhana, sar lo stesso utile alla vostra causa. Vi prometto che quando Arjuna incontrer Karna nel duello decisivo, mi procurer di essere alla guida del suo carro e gli parler in un modo tale da fargli perdere ogni entusiasmo e sicurezza nei suoi mezzi. Sono tanti coloro che, pur dovendo combattendo per conto di Duryodhana, vorrebbero essere qui ora, insieme a voi, ad affrontare quelle forze del male: siate certi che tutte queste persone si batteranno senza entusiasmo. Ci contribuir di molto alla vostra vittoria."
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Dopo aver parlato a lungo coi nipoti, Shalya ripart. Nei giorni che seguirono, nei due luoghi di raduno, cominciarono ad affluire gli alleati con le rispettive truppe. A Upaplavya, accompagnati da un akshauhini a testa, arrivarono Satyaki, Drishtaketu, Jayatsena (il figlio di Jarasandha), i fratelli Kekaya, Drupada e Virata. I rimanenti alleati, uniti insieme, ne costituivano un altro. In totale potevano disporre di sette akshauhini.
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Ad Hastinapura, invece, arrivarono Bhagadatta, Shalya, Bhurishrava, Kritavarma, Jayadratha, Sudakshina, i fratelli Vinda e Anuvinda e i fratelli Avanti, ognuno alla testa di un akshauhini. Le rimanenti milizie sommate insieme formavano tre ulteriori akshauhini, per un totale di undici.
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Le due citt erano letteralmente scosse da un fermento febbrile. Poi, qualche giorno dopo, l'esercito di Duryodhana si spost in direzione del Gange, ove attese gli eventi finali.
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78. Il messaggio di Dritarashtra.
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Il brahmana che era stato mandato da Drupada in veste di ambasciatore torn da Hastinapura senza aver ottenuto risultati positivi. Duryodhana era stato molto arrogante e minaccioso nelle sue risposte e quindi le ultime possibilit di evitare la guerra si stavano a poco a poco affievolendo.
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Intanto Bhishma, a colloquio con Dritarashtra, gli aveva fatto capire che in uno scontro armato i suoi figli non sarebbero sopravvissuti, e questi, spaventato a morte, aveva deciso di mandare Sanjaya a Upaplavya con un messaggio.
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Il discepolo di Vyasa fu ricevuto da tutti con grande rispetto; poi, con il cuore colmo di imbarazzo per ci che era costretto a dire, rifer il messaggio di cui era portatore. "Dritarashtra manda a dirvi questo. E' strano che voi, cos virtuosi e retti, stiate preparandovi per una guerra contro i vostri stessi parenti. Perch state facendo ci? Avete perso il vostro regno in un gioco onesto che avete liberamente accettato perch sanzionato dalle usanze kshatriya. Ora dunque cosa avete da pretendere?"
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Giacch il messaggio andava avanti con lo stesso tono, mentre Sanjaya parlava cominciarono a levarsi forti mormorii di sdegno. Yudhisthira era stupefatto da quelle parole, Bhima furioso, e Satyaki fremeva per l'impazienza di avere tra le mani i figli dell'autore di quel bieco messaggio. Ma nonostante quell'ennesima provocazione, il cuore puro di Yudhisthira si sentiva ancora propenso alla pace.
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"Nostro amato Sanjaya," disse, "torna ad Hastinapura e riferisci queste mie parole al caro zio: "Se voi mi restituirete Indra-prastha, io dimenticher i vostri complotti malvagi e gli insulti, e ritirer gli eserciti. Se farete ci avrete evitato la guerra; in caso contrario saranno le armi a decidere chi era nel giusto. Non c' altro modo."
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Il giorno stesso Sanjaya ripart. Era chiaro che la pace sarebbe stata praticamente impossibile, ma Krishna volendo tentare ancora, decise di andare personalmente ad Hastinapura a parlare con i Kurava.
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79. I consigli di Sanjaya e di Vidura.
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Sanjaya entr nella sala del consiglio con un'espressione di disgusto sul volto; Dritarashtra, ansioso, gli chiese cosa avevano risposto i nipoti.
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"Vengo direttamente da Upaplavya e solo ora realizzo la differente atmosfera che vi aleggia. Qua, nella tua corte, si respira aria di empiet e di peccato, mentre l regna la Suprema Personalit di Dio con tutte le sue energie spirituali. Ho visto i Pandava e i loro alleati. E ho parlato con tutti. O re, io posso dirti questo: non scatenare la guerra contro i Pandava, perch non potresti mai vincerla. Tu vuoi tutto, il che  sintomo di eccessiva avidit; in un conflitto perderesti anche ci che gi possiedi. Segui il mio consiglio, riappacificati con i Pandava."
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Vidura intervenne. "Fratello, tutte le persone pi sagge, come Bhishma, Drona, Sanjaya, e tanti altri, ti hanno offerto consigli veramente tesi a beneficiarti. E anche io, in questi anni, non ho fatto altro che dirti le stesse cose: non permettere a tuo figlio Duryodhana di muovere guerra contro i Pandava, perch perderesti tutto. E' vero che egli possiede immense forze militari;  vero che soldati come Bhishma, Drona, Karna, Bhagadatta e altri sono praticamente invincibili, ma  anche vero che nessuna potenza materiale potr mai distruggere Brahman, l'energia spirituale della quale Shri Krishna  l'origine.
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Nessun esercito pu contrastare il Signore, il quale  disceso per ristabilire i principi della religione che asura come tuo figlio hanno ripetutamente calpestato. Egli potrebbe da solo, con un solo gesto, o ancora meglio, semplicemente volendolo, disintegrare le armi celestiali dei tuoi guerrieri. E invece desidera che lo facciano l'arco del suo devoto Arjuna, la mazza di Bhima e quella di Drishtadyumna, e la spada di Sahadeva.
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Questo solo per accontentare il proprio spirito connaturato di esuberanza interiore, che lo porta a svolgere attivit trascendentali in compagnia dei suoi devoti. Ma il destino dei tuoi figli  gi segnato. Convinci Duryodhana a fare la pace, a cambiare la propria natura demoniaca, cos ch il disegno del Signore possa avverarsi senza inutili spargimenti di sangue."
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A quelle parole Karna e gli altri amici di Duryodhana scattarono come fanno i serpenti quando viene loro calpestata la coda. "Chiacchiere! Chiacchiere!" grid il figlio di Surya. "Ora devono parlare le armi. Krishna ha gi promesso che non combatter, e quindi siamo noi contro di loro, arco contro arco, spada contro spada. Saremo noi a dare la vittoria ai Kurava, e non certo le parole prive di coraggio di un filosofo."
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Tutti parlavano concitatamente, ma Dritarashtra non ascoltava; il terrore delle braccia possenti di Bhima e dell'arco di Arjuna aveva invaso il suo cuore, privandolo di ogni serenit. Poi si alz in piedi e rimprover aspramente il figlio.
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Sanjaya intervenne. "Non devi dare la colpa ai tuoi figli. Sei tu in realt il responsabile di tutto quanto. Tu che non hai mai voluto ascoltare i consigli dei tuoi veri benefattori. Hai gi dimenticato cosa ti disse Vidura la sera in cui Duryodhana nacque? Non ti predisse forse questi amari momenti? E quante migliaia di suggerimenti ispirati alla verit e alla saggezza Bhishma e Drona ti hanno offerto per anni che tu non hai mai ascoltato? Per conto mio ti dico una cosa: i tuoi figli in confronto a te saranno fortunati, perch essi moriranno sul campo di battaglia, mentre tu vivrai a lungo tormentato dal rimorso."
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Quel discorso duro colp Dritarashtra nel pi profondo del cuore. Duryodhana, vedendolo che a testa bassa ascoltava senza ribattere, cerc di tranquillizzarlo.
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"Padre, non capisci che costoro sono amici dei figli di Pandu, infiltrati nella nostra corte per ottenere con le chiacchiere ci che con le armi non potranno mai conquistare? Non devi temere nulla. Siamo noi i pi forti. Il nostro esercito  pi potente del loro, e anche individualmente abbiamo i migliori guerrieri. Vinceremo noi, non preoccuparti senza che ve ne sia la necessit, e non perdere la pace a causa di queste parole crudeli."
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Fu Sanjaya a ribattere. "Duryodhana, tu non hai la minima possibilit di vittoria. Ma ascolta cosa hanno detto i Pandava dall'animo puro e senza macchia: pur essendo certi di poter conquistare tutto, vogliamo evitare un immenso spargimento di sangue, per cui ci accontentiamo di cinque villaggi. Dateci solo cinque paesi, e la guerra non ci sar."
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A quelle parole il Kurava scatt in piedi, con il viso stravolto da un violento impeto di rabbia. "Da me non avranno neanche il terreno sufficiente a piantarvi uno spillo. E che questa sia la mia parola definitiva." Poi, furibondo, abbandon il salone.
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80. Krishna ad Hastinapura.
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Come ad Hastinapura, anche a Upaplavya, nel corso del dibattito, erano sorti contrasti nelle opinioni. Si erano create due tendenze divergenti sull'atteggiamento di fondo da adottare: si doveva tentare una possibile via di pace, o scatenare la guerra ad ogni costo? Durante la discussione persino Bhima stup tutti dichiarandosi favorevole a una soluzione pacifica del conflitto.
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Gli intransigenti erano Sahadeva e Satyaki, i quali avrebbero voluto scendere in campo anche se Duryodhana si fosse trovato d'accordo a una soluzione di pace. "Noi faremo la guerra anche da soli," dichiararono.
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A un certo punto intervenne anche Draupadi. "Io non capisco come si faccia qui a parlare di pace. Come pu uno kshatriya virtuoso perdonare i terribili insulti rivoltimi dai Kurava? e le ingiuste sofferenze? e le continue provocazioni? dovremmo dimenticare tutto? No, io non potr mai farlo. Ci che  successo esige la vita di Duryodhana, del peccatore Dusshasana e di Karna. E se voi non volete assolvere i doveri che sono propri della classe sociale a cui appartenete, allora Sahadeva, Satyaki, i miei figli e Abhimanyu da soli saranno in grado di sterminare gli aggressori."
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Dopo quell'accorato appello, Krishna rasseren la regina con frasi gentili, ricordandole che il malvagio non avrebbe mai accettato una soluzione pacifica, ma che ci nonostante loro avrebbero dovuto cercarla per restare interamente dalla parte del giusto.
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Il giorno dopo Krishna e Satyaki partirono per Hastinapura. Quando Dritarashtra seppe che il figlio divino di Vasudeva stava arrivando, fece abbellire la citt per offrirgli un degno ricevimento. Pens anche di donargli vaste ricchezze affinch diventasse ben disposto nei loro confronti. Bhishma ne fu sdegnato e disgustato.
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"La vostra politica  sempre improntata sulla corruzione e sulla malvagit; mai prendete in esame l'opportunit di fare le cose oneste. Ma veramente credi di poter comprare Krishna con doni e onorificenze? Non sai che  gi il padrone di ogni cosa, compreso tutto ci che vi appartiene? Egli  il creatore del mondo intero e pu essere conquistato solo dall'amore e dalla purezza."
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Quando al mattino il Signore di Dvaraka arriv in citt, nessuno era in casa perch tutti erano fuori a riceverlo e onorarlo. Quando i cerimoniali ebbero termine, Krishna rifiut di essere ospitato nel palazzo reale, preferendo soggiornare nella casa di Vidura.
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Kunti, che abitava l dal giorno della partenza dei figli per la foresta, gli chiese notizie dei suoi cari, e Krishna la rassicur circa le condizioni di salute promettendole che presto li avrebbe riabbracciati.
Quando l'indomani Krishna si rec al palazzo reale, sulla soglia incontr Karna, Shakuni e Dusshasana. "Ci  dispiaciuto molto che non hai voluto accettare l'ospitalit che ti abbiamo offerto con tanto rispetto," gli disse Duryodhana. "Non capiamo le ragioni di questo atteggiamento. Non  forse un tuo voto accettare qualsiasi cosa ti venga offerta?"
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"Non sono rimasto presso di voi," rispose Krishna, "per una semplice ragione: io non accetto il cibo cucinato e offerto da una persona che abbia il cuore contaminato dai vizi e dalla lussuria, dall'invidia e dall'avidit, n accetto la loro ospitalit. Voi avete dato ampie dimostrazioni di essere dei grandi peccatori, e per questo ho preferito essere ospite della grande anima Vidura. "Tuttavia, essendo latore di un messaggio della massima importanza, vi prometto sin da ora che se voi accetterete le mie proposte, rester volentieri a corte."
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Quella sera, nel privato della sua dimora, Vidura discusse a lungo con Krishna della grave crisi che minacciava di estinguere l'intera razza kshatriya sulla terra. Infatti con guerrieri del calibro di Arjuna, Bhima e Satyaki da una parte, e Bhishma, Drona e Karna dall'altra, i soldati ordinari non avrebbero avuto scampo e la battaglia si sarebbe svolta con enormi e crudeli massacri nei primi giorni e strabilianti duelli negli ultimi. Su questo non sussistevano dubbi di nessun tipo.
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Il giorno dopo di prima mattina, dopo aver svolto le sue meditazioni giornaliere, Krishna si rec nella sala del consiglio, gi gremita di monarchi che desideravano vederlo e ascoltarlo. Egli parl a lungo, adottando sia la via della persuasione che quella minacce, ma a nulla valsero i suoi tentativi: Duryodhana non voleva affatto far pace con i Pandava. Altri intervennero nella discussione per indurlo alla ragione e fu persino convocata la madre Gandhari, affinch lo dissuadesse dai suoi diabolici propositi, ma invano.
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Accompagnato dai suoi amici pi stretti, Duryodhana inviperito lasci la sala. E non solo non dette alcun peso alle parole di Krishna, ma addirittura progett di catturarlo e ucciderlo. Fortunatamente il piano fu sventato da Satyaki, il quale entr nella sala del consiglio e mise tutti al corrente delle intenzioni di Duryodhana.
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Il re cieco allora rimprover severamente il figlio. Krishna osservava la scena, senza mostrare segni di preoccupazione per il pericolo che avrebbe potuto correre. "Pensi davvero che tu possa catturarmi e uccidermi?" disse poi con calma. "Che illuso sei! Solo mia madre Yashoda, durante la mia infanzia,  riuscita a legarmi, ma grazie alla sua forza spirituale: il suo era amore trascendentale, non odio materialistico, come il tuo. Nessuno pu imprigionarmi perch il mio corpo non ha limiti e non esiste catena abbastanza lunga per potermi tenere. "La mia forma  infinita, e in essa tutto esiste eternamente. Ora ti dimostrer come ci che dico  vero."
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Cos, mentre parlava, davanti agli astanti terrorizzati, il Signore di tutti i poteri mistici manifest la sua forma universale, dimostrando come tutto il creato  presente nel suo corpo divino. In quello stesso momento Dritarashtra riacquist la vista e pot ammirarne la potenza incommensurabile. Quella magia dur per qualche minuto. Poi tutto torn normale.
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"Caro Sanjaya," disse Dritarashtra, "dopo aver ammirato la forma universale del Signore non voglio vedere altro, perch a questo punto credo che non ci sia nulla che meriti di essere visto. Desidero che quella resti la sola immagine presente nella mia mente. Prega dunque il Signore affinch mi faccia ridiventare cieco."
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Nell'istante in cui Dritarashtra fu privato di nuovo della vista, petali di fiori piovvero dai pianeti celesti e si udirono benedizioni rivolte al suo futuro benessere. Ma la crisi non era stata evitata.
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Fallito anche quell'ultimo tentativo, la guerra era diventata una realt incontrovertibile. Krishna salut gli anziani e usc dalla sala, dando istruzioni ai suoi aiutanti perch predisponessero per il viaggio di ritorno.
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Senza dare alcun peso alla visione terrificante a cui aveva assistito pochi attimi prima, non appena Krishna fu uscito, Duryodhana cominci a parlare di guerra con i suoi alleati. Nel giro di poche ore i generali si prepararono per la partenza, in modo da raggiungere le truppe stazionate sulle rive del Gange. Allorch gli eserciti Kurava si mossero in direzione di Kurukshetra, la terra trem sotto il loro peso.
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C'erano stati ancora altri tentativi da parte degli anziani e dei rishi di dissuaderlo dai suoi intenti, di farlo riappacificare con i cugini, ma era stato tutto inutile. Duryodhana era deciso: avrebbe distrutto una volta per tutte i Pandava oppure sarebbe morto.
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81. Karna e il mistero della sua nascita.
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Prima di ripartire per Upaplavya Krishna volle parlare in privato a colui che era il pi caro amico e valido alleato di Duryodhana: Karna. Questi era l'unico fra i grandi guerrieri che combattevano dalla parte dei Kurava che odiava i Pandava, e proprio per tale ragione era da considerarsi il pi temibile.
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Gli disse: "Io so che tu hai un gran desiderio di conoscere la vera storia della tua nascita, e ci mi sembra legittimo, in quanto ha influenzato grandemente il corso della tua vita in senso negativo. Se vuoi posso svelarti questo mistero."
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"Tu sai come sono nato?" rispose Karna. "Perch non me lo hai detto prima? Ti prego, rivelami questo segreto." E Krishna narr la storia di come Kunti avesse soddisfatto il saggio Durvasa e come la conoscenza del mantra per chiamare i deva le avesse permesso di chiamare Vivasvan. Poi gli raccont della sua nascita e di quando era stato abbandonato alla corrente del Gange ove era stato raccolto dal suta Atiratha. Karna ora sapeva, ma sapeva cosa? che gli odiati Pandava erano i suoi fratelli. Questa notizia lo sconvolse.
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"Ora sai la verit, sai come stanno realmente le cose. Come puoi ora combattere in difesa di Duryodhana? Vai dai Pandava: tu sei il loro fratello maggiore, e a te spetta il diritto al trono del regno dei Bharata. Essi, Yudhisthira compreso, ti accetteranno e ti ameranno. Vai da loro e vinci questa guerra."
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Karna riflett a lungo, poi disse: "Perch solo ora, a pochi giorni dall'inizio della battaglia, vieni a dirmi queste cose? Io so perch l'hai fatto: per proteggere il tuo amico Arjuna, altrimenti perch non mi avresti detto prima che sono un Pandava anch'io? E ora hai inferto un colpo mortale sul mio entusiasmo. E' vero che io non ho mai condiviso le decisioni empie di Duryodhana, ma non posso combattere contro di lui perch tutto ci che posseggo l'ho ottenuto grazie alla sua amicizia, che mi sar sempre cara.
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E oltre a questo rapporto profondo, la seconda cosa che fino a pochi istanti fa dava un senso alla mia vita era l'odio verso i figli di Pandu, in special modo verso Arjuna, che era per me era il simbolo di ci che non sono mai potuto essere. E tu ora cosa mi vieni a dire? che sono nati dalla mia stessa madre! e che sono i miei fratelli minori. Il mio odio per loro  crollato. Hai raggiunto il tuo scopo, Krishna: hai smontato il mio furore, e malgrado tutto non posso passare dalla loro parte.
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Combatter per il mio amico e far tutto ci che  in mio potere per dargli la vittoria, compreso, se necessario, la mia stessa vita." Quel giorno Krishna ripart per Upaplavya.
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82. Kunti va a trovare Karna.
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Nella casa di Vidura non si riusciva a parlare d'altro: da ore il mahatma discorreva con Kunti, esternandole l'immenso dolore che quella situazione gli procurava.
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"La notte non riesco pi a dormire pensando a ci che accadr fra pochi giorni. Quel terribile massacro che avevo previsto alla nascita di Duryodhana sta per avverarsi, e anche le parole di Vyasa stanno diventando realt. Fra brevissimo tempo nel mondo non ci sar persona che non avr morti da piangere," diceva.
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Anche Kunti non faceva che pensare a quella tremenda situazione. Conosceva bene il potere dei suoi figli: quanto Arjuna fosse abile, come Bhima fosse forte e quanto valorosi fossero anche gli altri tre; sapeva anche che erano protetti personalmente da Krishna. Ma era anche consapevole della forza dell'armata Kurava, e del fatto che per Duryodhana combattevano eroi che non avevano mai subito sconfitte.
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Ma la causa principale delle sue preoccupazioni era Karna, il suo figlio segreto, che era forte come un deva e odiava i fratelli. Cos, non essendo a conoscenza del dialogo avvenuto fra Krishna e Karna, si fece forza e prese la difficile decisione di andare a parlargli, di dirgli tutto, di fargli sapere che era lei sua madre.
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Aveva saputo che sovente Karna andava a meditare su Vivashvan in un luogo sacro sulle rive del Gange, ove svolgeva severe austerit e recitava continue preghiere. Da lontano lo vide, immerso in trance sotto il sole cocente della mattina.
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Avvicinatasi senza farsi sentire, Kunti, con un lembo del sari lo protesse dai raggi per diverse ore. Quando ebbe finito le sue meditazioni e apr gli occhi, Karna la vide davanti a s, che piangeva per l'emozione.
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"Forse tu non mi conosci, ma io s, e ho qualcosa da chiederti," gli disse con voce gentile. "Nobile signora, io non ti ho mai vista, ma sento che sei una persona molto vicina a me. Dimmi, cosa posso fare per renderti felice?"
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Kunti non rispose. Karna la guard meglio, poi i suoi occhi si illuminarono e le raccont che aveva un sogno ricorrente, nel quale una donna, sua madre, lo veniva spesso a trovare e lo proteggeva dai raggi del sole; quella donna era lei, la riconosceva.
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"S, io sono tua madre," conferm allora lei, "e sono anche la madre dei Pandava, coloro che tu ritieni i tuoi peggiori nemici." A quel punto raccont in tutti i dettagli le circostanze della sua nascita.
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Karna la lasci parlare, e solo alla fine rispose che sapeva gi tutto, che Krishna glielo aveva da poco rivelato. "Ma perch sei venuta qui solo oggi? cosa vuoi da me?" le chiese.
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"Dopo aver saputo che i miei figli sono i tuoi fratelli minori," rispose, "come puoi fronteggiarli sul campo e tentare di ucciderli? Unisciti a loro, vinci questa guerra e sii il re. Prendi il trono che ti spetta di diritto, perch sei il maggiore tra loro. Ti prego, fa questo per me."
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Karna sorrise. "E' commovente come cerchi di proteggere i tuoi figli e assicurare loro un futuro felice... ma se anch'io sono tuo figlio perch non hai fatto lo stesso per me? Tu forse non sai, n puoi renderti conto di quanto la mia vita sia stata condizionata dal fatto che tu non mi abbia mai riconosciuto. Per questa tua paura di ammettere la tua unione con Vivashvan prima delle nozze con Pandu, mi hai condannato a patire le pene dell'inferno. Non hai mai pensato al mio benessere. E ora vieni qui addirittura a offrirmi il trono dei Bharata. Ora vuoi riconoscermi come tuo primogenito. Tu non lo stai facendo per amore materno, ma solo per salvare la vita degli altri tuoi figli.
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Ci non  corretto, madre. Duryodhana  stato colui che mi ha dato le sole felicit della mia esistenza e gli devo riconoscenza; senza ombra di dubbio io combatter per lui e cercher di farlo vincere. Ma tu sei venuta per chiedermi qualcosa e non posso mandarti via senza averti concesso niente. Prima di questa guerra tu avevi cinque figli, e alla fine te ne resteranno altrettanti. Sappi che cercher di uccidere solo Arjuna e che non causer la morte degli altri quattro. In questa guerra moriremo o io o lui: in ogni caso avrai sempre cinque figli.".

Dopo averlo abbracciato con amore, Kunti fece ritorno alla sua casa.
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83. Drishtadyumna nominato comandante.
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Il sole stava tramontando quando Krishna, dopo essersi riposato, rifer ai re alleati che nel frattempo erano divenuti ansiosissimi cosa era successo ad Hastinapura.
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"Ho tentato di farlo ragionare," disse Krishna dopo aver raccontato tutto nei dettagli, "ma  stato inutile. Nel cuore fosco di Duryodhana non c' posto per i pensieri e i sentimenti puri e quindi dobbiamo prepararci: oramai la sola realt  diventata la guerra."
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Lo spirito guerriero di tutti si infiamm al punto che lanciarono acute grida e ruggiti leonini. Dopo tanta attesa, finalmente si andava a combattere. Bhima faceva terrore solo a guardarlo agitare la sua enorme mazza. Immediatamente cominciarono a discutere sulle strategie da seguire durante gli scontri; uno degli argomenti trattati fu la nomina del comandante in capo di tutta l'armata.
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Ognuno propose qualcuno che riteneva pi adatto per quel compito: Sahadeva propose Virata, Nakula Drupada, Arjuna Drishtadyumna e Bhima Shikhandi. Yudhisthira invece sugger Krishna nonostante la sua posizione di partecipante disarmato. Alla fine la scelta cadde su Drishtadyumna e il giorno stesso il figlio di Drupada fu nominato comandante in capo dei sette akshauhini a disposizione dei Pandava. Tutti i soldati lo acclamarono con foga.
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Il giorno stesso la grande armata dei Pandava part in direzione di Kurukshetra. Appena i soldati avvistarono il luogo santo dove il loro antenato Kuru aveva compiuto rigide ascesi, e dove Parashurama aveva riunito fiumi di sangue degli kshatriya massacrati, soffiarono con forza nelle loro conchiglie e lanciarono robuste grida. Si respirava un'atmosfera di grande entusiasmo.
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E quando furono giunti al luogo scelto per l'accampamento, le tende furono erette dagli aiutanti con grande velocit e destrezza. Quella sera lo spettacolo delle milioni di fiaccole che illuminavano le onde placide del Gange era impressionante.
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84. Bhishma nominato comandante.
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Quando Duryodhana arriv a Kurukshetra il suo esercito vi era gi accampato da diversi giorni. Insieme ai suoi amici e alleati ispezion l'armata e nel corso di una riunione affid di persona a Kripa, Drona, Shalya, Jayadratha, Sudakshina, Kritavarma, Asvatthama, Karna, Bhurishrava, Shakuni e Somadatta il comando di un akshauhini a testa.
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Era un vero spettacolo vedere le manovre di assestamento e di preparazione di quei milioni e milioni di soldati, di cavalli, di elefanti e di carri che si muovevano e si disponevano in posizione di combattimento. Nel corso dello stesso consiglio doveva essere scelta la persona ritenuta pi adatta a prendere la guida dell'intero esercito: Duryodhana stesso offr il comando supremo a Bhishma e la sua decisione riscosse il consenso unanime dei presenti.
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"Accetto di guidare le tue milizie in questa guerra assurda," rispose l'anziano figlio di Ganga, "e ti prometto che ogni giorno sterminer a migliaia i tuoi avversari. Tuttavia accetto questa carica a tali condizioni: la prima  che non uccider i cinque Pandava, e la seconda  che non affronter Shikhandi, che  nato donna. E' Amba reincarnata, alla quale ho arrecato un grave torto nella sua vita precedente: per questo non mi sento di combattere contro di lei. A parte ci, hai la mia promessa solenne che sul campo di battaglia sar come la morte personificata e che seminer il terrore fra i tuoi nemici.
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Ma ho un'altra cosa da chiederti..." "Pur di averti come nostro comandante siamo disposti a soddisfare ogni tua richiesta," dichiar Duryodhana a nome di tutti.
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"Io non voglio essere sul campo di battaglia insieme a Karna. La sua arroganza mi indispone, e quindi egli dovr astenersi dal combattimento. Se ci non dovesse essere, io non combatter affatto."
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A quelle parole, Duryodhana rimase allibito. Non sapeva cosa dire. Non era un mistero per nessuno che sarebbero stati giorni difficili e che sarebbe servito l'aiuto di tutti, specialmente del suo migliore amico, che fra i grandi era forse l'unico che non si sarebbe risparmiato sforzi per uccidere i Pandava. Ad ogni modo fu Karna stesso che lo tolse d'impaccio.
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"Non ti sentire in imbarazzo per me. Non mi dispiacer restare negli accampamenti mentre Bhishma guider le nostre truppe: in verit neanche io desidero combattere insieme a lui. Ma quando egli cadr sotto i colpi di Shikhandi, io scender sul campo e uccider Arjuna, conducendoti cos alla vittoria finale."
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Dopo aver proferito quelle parole, Karna abbandon la tenda. Bhishma fu acclamato da tutti comandante in capo dell'esercito dei Kurava.
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85. I re neutrali.
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Quando le spie riferirono ai Pandava che Bhishma era stato nominato comandante dell'esercito nemico, essi presero le loro prime decisioni strategiche in conseguenza della notizia ricevuta. Se non fosse stato per l'amore che l'anziano provava portava nei confronti dei nipoti, da solo sarebbe stato capace di sgominare un esercito ancor pi forte di quello che avrebbe fronteggiato nei giorni seguenti. Ma Bhishma non avrebbe combattuto con il cuore poich sapeva che, oltre a tutto, la causa dei cinque fratelli era giusta.
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I generali che avrebbero guidato i sette akshauhini affidati alla guida suprema di Drishtadyumna erano Drupada, Virata, Satyaki, lo stesso Drishtadyumna, Drishtaketu, Shikhandi e Sahadeva.
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Quello stesso giorno Krishna mont sul carro dell'amico e prese le redini in mano, mentre veniva acclamato dai suoi sinceri devoti. L'arrivo di Balarama fu un'altra ragione di rammarico per Yudhisthira.
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Questi infatti che aveva voluto parlargli in privato, gli disse: "Mio fratello e voi tutti sapete quanto io sia sempre stato contrario a questa guerra. Per questo io non me la sento di combattere contro nessuna delle due fazioni. Quindi oggi stesso partir per un pellegrinaggio dal quale torner solo quando le ostilit saranno terminate."
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Balarama era appena partito quando, accompagnato da un'armata di un akshauhini, arriv Rukmi, il re di Bhojakata e fratello di Rukmini, una delle mogli di Krishna. "Sono venuto a offrirti il mio aiuto," disse ad Arjuna. "Grazie a me riuscirete a vincere questa guerra che altrimenti sarebbe per voi una disfatta totale."
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Il tono di Rukmi era cos arrogante che Arjuna non accett l'offerta. "Noi non abbiamo bisogno di te. Se vuoi rimani e combatti, altrimenti vai da Duryodhana oppure torna al tuo regno: per le sorti della battaglia la tua presenza non  per nulla determinante."
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Il re fece lo stesso discorso ai Kurava, i quali risposero esattamente alla stessa maniera del Pandava. Cos il re di Bhojakata si vide costretto a fare ritorno al suo regno. Per le ragioni sopra indicate, quella tremenda battaglia fu combattuta da tutti i re della Terra eccetto Balarama e Rukmi.
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La sera stessa Duryodhana mand Uluka, il figlio di Shakuni, dai Pandava con diversi messaggi per ognuno dei fratelli e dei loro alleati. Costui us toni talmente insolenti che Bhima lo avrebbe ucciso all'istante se Krishna non fosse intervenuto per salvargli la vita. Uluka fu rimandato indietro con duri messaggi per il figlio di Dritarashtra. Quella notte Yudhisthira non riusc a dormire: la trascorse discorrendo con Krishna e Arjuna.
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FINE Parte 1.
